lunedì 4 novembre 2019

LA LUCE ADAMANTINA - INSEGNAMENTI ESOTERICI PER LA NUOVA ERA (21) [prima parte - Capitolo XII]


LA LUCE ADAMANTINA


(21)

INSEGNAMENTI ESOTERICI PER LA NUOVA ERA

Capitolo XII

[prima parte]

IL POTERE DEL VERBO

I Mantram

"In principio era il Verbo, ed il Verbo era presso Dio, ed il Verbo era Dio, e senza di lui niente di quello che esiste potrebbe essere stato creato..."
Vangelo di Giovanni 
Ricordiamo che in principio ogni movimento è coesistente al Suono. Dove esiste il movimento esiste il Suono. Sebbene l'udito umano riesca a percepire solo un limitato numero di vibrazioni sonore, al di sopra e al di sotto di queste vibrazioni ne esistono altre che non si riescono a percepire. Tutti gli atomi, girando attorno ai propri nuclei, producono alcuni suoni, impercettibili per l'uomo e perfino il fuoco, l'aria, l'acqua e la terra hanno le proprie note particolari.
Si arriva dunque alla conclusione che tutto quanto esiste, che sia una molecola, un fiore, una montagna o un sistema solare, ha una nota peculiare che lo caratterizza e l'insieme di tutti i suoni che si producono nel Globo planetario produce una nota di sintesi nel coro dello spazio infinito. Ogni mondo ha la sua nota chiave e l'insieme di tutte le note chiavi dell'Infinito forma quella che è chiamata da PITAGORA la "Musica delle sfere".

Il silenzio è la fonte del suono

Il suono sorge dal silenzio. Il silenzio è eterno e permanente; il suono è intermittente e temporaneo. Il suono sorge dall'etere che è un aspetto dell'Akasha; esso è una caratteristica dell'Akasha. L'Akasha - o quinto elemento - è un altro nome che di dà alla memoria o ambiente dove nasce il suono, dal quale esso sorge.
Il suono creato nell'Akasha conduce alla rivitalizzazione dei quattro elementi nell'ambito del quinto elemento che è l'Akasha.
La creazione è il risultato dei fenomeni del suono; i suoni, pronunciati ritmicamente, generano energia attraverso la ristrutturazione dell'ambiente esistente.
La musica non è altro che una composizione ritmica di suoni.
Il suono può creare, può costruire ed anche distruggere. Gli Atlantidei sapevano come utilizzare il suono per muovere blocchi di pietra e perfino piccoli mucchi di materiali; così costruirono le grandi piramidi. Il suono generato dall'etere produce vibrazioni nella luce, creando così i colori; insieme, il suono è il responsabile del colore e della forma. Da qui la sua importanza e la necessità che noi abbiamo di usarlo nella maniera adeguata.
L'uso adeguato del suono esige un uso corretto della parola. Se la parola non è ben compresa e ben impiegata, neanche la pratica del suono può essere apprezzata.
La parola rappresenta un dettaglio del suono. Il linguaggio contiene gruppi di frasi; la frase contiene gruppi di parole; la parola è formata da gruppi di sillabe; le sillabe sono formate da lettere che rappresentano il suono. A loro volta le sillabe sono composte di consonanti e vocali; le vocali sono la vita del suono e le consonanti sono i veicoli di questi suoni di vita.
Così, come prima cosa, bisogna conoscere la relazione tra la parola e il suono. Ogni volta che parliamo usiamo molti suoni. E' necessario utilizzare tanti suoni? E' sempre assolutamente necessario parlare a meno che non sia essenziale?
I suoni in forma di suono-seme sono molto potenti quando si comprende bene la loro occulta valenza.
Quando parliamo, utilizziamo indistintamente i suoni perché non conosciamo il loro sistema di valori; è come se un selvaggio utilizzasse la carta moneta come carta igienica. Chi conosce la carta moneta sa che essa è un simbolo di potere d'acquisto, ma per chi non lo sa essa è un qualunque pezzo di carta. Questa è la differenza tra chi conosce il suono e la parola e l'ignorante.
Come introduzione diremo che un Mantram è un'energia mistica dentro una struttura di suono.
Ogni mantram racchiude nelle sue vibrazioni un determinato potere. Per mezzo della concentrazione e della sua ripetizione si libera la sua energia e questa prende forma. Ogni Mantram è costruito a partire da una combinazione di suoni derivati delle lettere dell'alfabeto sanscrito o "Lingua degli Dei". 

L'importanza esoterica della purezza della parola

Ogni idea che abbiamo nella mente ha la sua controparte in una parola: "la parola ed il pensiero sono inseparabili". 
La parte esteriore di una cosa è quella che chiamiamo "parola" e la sua parte interiore è quella che chiamiamo "pensiero". Nessun uomo può separare per mezzo dell'analisi il pensiero dalla parola.
Da quando l'uomo esiste sono esistiti parole e linguaggio. Qual è la connessione tra l'idea e la parola? Benché possiamo osservare che parola e pensiero sono collegati, non è necessario che lo stesso pensiero richieda la stessa parola.
Il pensiero può essere lo stesso in venti differenti paesi, tuttavia il linguaggio che lo rappresenta è differente. La parola è il mezzo più facile per esprimere i propri pensieri e opinioni; è un mezzo prezioso che è stato dato solo agli esseri umani. Per questo motivo dobbiamo imparare ad usarlo appropriatamente.
Il fine del linguaggio è quello di rivestire il pensiero e metterlo a disposizione degli altri. Quando parliamo, evochiamo un pensiero e gli diamo vita, rendendo udibile ciò che è nascosto dentro di noi. Il corretto linguaggio rivela, e può anche creare, una forma che racchiuda un proposito benefico, così come il linguaggio scorretto può creare una forma che abbia un obiettivo malefico. Senza rendercene conto, parliamo incessantemente giorno dopo giorno; usiamo parole; moltiplichiamo suoni e ci circondiamo di mondi, di forme create da noi stessi.
Pertanto è essenziale pensare, prima di parlare e ricordare il precetto: "prima di parlare, si deve acquisire conoscenza".

La responsabilità della "parola"

Nel corso di questi studi esoterici abbiamo studiato la purezza sul piano fisico, sul piano astrale e suo piano mentale. Ora parliamo della purezza della parola, ma prima racconteremo una storia riportata da Mikhaël Aivanhov sul profeta Maometto:
"[...] Maometto era molto saggio, ma non era disposto come Gesù a mostrare la guancia destra se gli colpivano la guancia sinistra; piuttosto somigliava a Mosè, manifestava la sua ira con facilità. Raccontano che un giorno un uomo si avvicinò a Maometto e gli disse: 'Sono molto disgraziato, non so come riparare la mancanza che ho commesso nei confronti di uno dei miei amici. L'ho accusato ingiustamente, l'ho calunniato ed ora non so come riparare il male che ho fatto'. Maometto l'ascoltò attentamente e gli rispose: 'Questo è ciò che devi fare: vai, colloca una piuma davanti a tutte le case della città e torna da me domani'. L'uomo fece quello che Maometto gli aveva detto; collocò una piuma davanti ad ognuna delle case della città ed il giorno dopo tornò da lui. ?Bene - disse Maometto - vai ora a cercare le piume e portale qui.' Alcune ore dopo l'uomo tornò. 'Non ho trovato neanche una piuma'. Allora Maometto disse: 'La stessa cosa succede con le parole: una volta dette, non possono più essere recuperate; se ne andarono via volando'. E l'uomo andò via molto triste".
Continuiamo su questo argomento. Supponiamo che qualcuno viene a domandarci come può riparare alcune accuse, alcune mormorazioni o alcuni insulti. Potremmo raccontargli la stessa storia, ma aggiungeremmo qualcosa di molto importante. Gli diremmo: "Devi parlare di nuovo di questa persona, ma per dire tutto il contrario, cioè parlerai delle sue qualità, delle sue virtù, delle sue buone intenzioni. Poiché c'è sempre qualcosa di buono in ogni creatura, lo cercherai e lo troverai". "Ed in questo modo, riparerò la mia mancanza?" "No, questo non è possibile perché le parole pronunciate hanno provocato già danni nelle regioni invisibili e fino alle visibili, ma così creerai qualcosa di differente che contrasterà un po' le tue precedenti parole. E quando arriverà il momento in cui il karma ti obbligherà a pagare, molto o poco tempo dopo, arriveranno anche le conseguenze delle buone parole che pronunciasti e riceverai consolazione."

Che cos'è una parola?

E' un razzo che percorre i mondi, che scatena forze le quali muovono alcune entità e che provoca effetti potenti. In realtà, gli effetti sono irreparabili tanto per quanto riguarda il bene che per quanto riguarda il male. Evidentemente, se si potesse porre rimedio immediatamente, prima che le parole producano conseguenze, non si causerebbero danni ma quanto più tempo passa, più danni esse producono. Il tempo è, dunque, un fattore importante.
Supponete che abbiate dato l'ordine di tagliare la testa di qualcuno e che coloro che devono eseguire i vostri ordini si sono messi già messi al lavoro...Che cosa possiamo fare per riparare quando è già caduta la testa? Potremmo riattarcarla? Una volta dato un ordine, che cosa si può fare? Dare un contrordine, cioè, inviare un comando opposto ad altri messaggeri, ad altri servitori affinché impediscano l'esecuzione. Ma se sarà trascorso troppo tempo, non potremmo più riparare. Per questo motivo Gesù disse: potremmo più riparare. Per questo motivo Gesù disse: "Prima che il sole tramonti, vai a riconciliarti coi tuoi fratelli". Questo significa che bisogna riparare immediatamente il male che si è fatto agli altri.
Ma il sole che tramonta simboleggia anche la fine della vita, la morte. Non bisogna aspettare, dunque, di essere nell'altro mondo per pensare di riparare i crimini o le trasgressioni che si sono commessi perché la giustizia, cioè il karma, entra in azione e fa pagare fino all'ultimo centesimo. La maggioranza degli umani non sa come agisce la legge del karma: lascia ribollire i propri sentimenti, dice qualsiasi cosa, ma un giorno il karma suona alla porta e dice: "Ecco! Ora devi pagare!" Bisogna riparare, dunque, immediatamente, senza aspettare il giorno dopo, perché la parola se ne va volando; si tratta di una forza, di un potere che percorre lo spazio ed agisce.
Dobbiamo inoltre sapere che esiste un potere ancora più attivo della parola: il pensiero; e, se ci mettiamo a lavorare instancabilmente col pensiero, possiamo rendere più equilibrate le nostre parole. E' difficile, naturalmente, perché il pensiero e la parola appartengono a due regioni differenti. La parola appartiene al piano fisico, è una vibrazione, uno spostamento d'aria mentre il pensiero appartiene già al piano eterico. Il dominio della nostra mente è una conquista imprescindibile nel sentiero verso la perfezione, poiché prima si produce il pensiero e poi la parola.
Se controlliamo il pensiero controlleremo la parola, le emozioni, gli atti, in definitiva la nostra vita. Se feriamo una persona con le nostre parole, chiederle poi perdono non è sufficiente, sebbene sia già un buon principio: il danno si riduce e gli effetti di dette parole non producono disastri.
Evidentemente chi perdona dà prova di nobiltà, di generosità e si distacca, liberandosi dei tormenti che lo mantenevano nelle regioni inferiori. Invece, chi non perdona soffre, l'immagine della persona che gli ha fatto del male rimane fissa nella sua mente, egli pensa continuamente a lei, è imprigionato, non avanza. Se Gesù disse che bisogna perdonare ai nemici fu affinché l'uomo si liberasse dai pensieri negativi e dei rancori che lo consumano. Si tratta di una legge straordinaria. Ma quando perdoniamo a qualcuno, non per questo l'argomento è chiuso. Il perdono libera colui che fu maltrattato, danneggiato o calunniato, ma non libera colui che commise la mancanza. Per liberarsi il colpevole deve riparare.
Diremo: "Ma, che relazione esiste tra la parola e la purezza?" Le parole che vengono dall'anima e dallo spirito sono ispirate da tutto ciò che c'è di più disinteressato e bello; esse sono di una grande purezza, dato che risvegliano qualcosa di divino nell'uomo e non potrebbero mai danneggiarlo. Con la parola possiamo ripulire e purificare gli esseri. Come un torrente, come un fiume che fluisce, la parola può lavare e purificare ogni cosa. Ma se cambiamo la natura della parola, possiamo inquinare di nuovo tutto. Pertanto bisogna meditare spesso su questo tema e cercare quelle parole con le quali si possa ripulire e purificare il cuore degli umani. Come si può purificare coloro che hanno appetiti e desideri volgari? La parola è capace di farlo ma deve provenire da molto in alto.
Ma gli uomini non hanno mai ritenuto che la parola può inquinare o purificare gli esseri e anche se qualcuno glielo dirà, non lo crederanno. La purezza dello sguardo, della parola, del gesto, dei sentimenti, del pensiero, dell'intenzione, fanno sì che l'uomo diventi quasi una divinità. Per questo lavoro gigantesco non sono molti i candidati, perché pochi si rendono conto della sua importanza. Gli Iniziati cercano unicamente e veramente la purezza, perché sanno che se non la cercano, se non la vivono intensamente, non avranno risultati. Non è l'opinione pubblica quello che conta per loro; un Iniziato vuole essere puro davanti al Cielo; per questo lavora giorno e notte e non gli interessa l'opinione che gli altri possono avere di lui. Che valore può avere l'opinione pubblica? Se un uomo  è impuro, il fatto che gli altri lo credano puro non può purificarlo; e se è puro, nonostante che alcuni lo calunnino, non potrà essere sporcato.

Uno strano racconto 


"Un giorno Ramakrishna era in casa di un amico, facendo quello che più gli piaceva fare: parlare di Dio. Nel gruppo che l'ascoltava c'era un uomo molto colto che si considerava un intellettuale. Mentre ascoltava quel fragile omino che non possedeva alcuna cultura accademica e che neanche sapeva leggere, il suo ego (mi riferisco all'orgoglio della natura inferiore) cominciò a gonfiarsi. Credeva che la sua educazione moderna l'avesse liberato, soprattutto dalle antiche tradizioni religiose dell'India che mantenevano il popolo incatenato a dogmi e rituali. Per dimostrare la sua raffinatezza, cominciò a conversare con Ramakrishna in modo da dimostrare - pensava - le sue conoscenze e l'ignoranza del santo. Quando Ramakrishna cominciò a parlare della meditazione sul nome di Dio o su uno dei molti mantram, o sui nomi del divino della cultura indiana, l'uomo incominciò a discutere con lui. Tirò fuori ogni tipo di astuzie verbali e strumenti di logica e di ragionamento. Egli avrebbe mostrato a questo matto ignorante la ridicolaggine dell'uso dei mantram! Ramakrishna tacque per un momento e poi, quando l'uomo fece una pausa nel suo discorso, gli gridò: 'Taci, idiota'! Questa imprevedibile risposta lasciò completamente stupefatto lo pseudointellettuale, che non si sarebbe mai aspettato tale reazione da quel santo tranquillo e gentile. L'uomo rimase senza parola. Cominciò a respirare con difficoltà e si sedette, reprimendo a fatica la sua ira. Era stato umiliato davanti a tutta quella gente che avrebbe voluto impressionare. Ramakrishna si rivolse agli altri, mentre l'uomo stava per esplodere. Poi, dopo un momento, andò verso di lui e gli disse: 'La prego di perdonarmi, signore. Non veda ciò come un attacco personale, bensì come una lezione per tutti i presenti. Consideri lo stato in cui si trova ora: il suo cuore batte velocemente, il sangue corre a tutta velocità per le sue vene. E' irritato, ansimante e tutto a causa di una parola. Rifletta su questo e dopo consideri che cosa può succedere se invece ripete a se stesso il nome di Dio".
Le parole ed i suoni hanno il potere di influenzarci profondamente. Abbiamo sperimentato molte volte che i differenti suoni e ritmi della musica alterano il nostro stato d'animo., le emozioni ed i pensieri; a volte, a seconda del tipo di canzone, passiamo dalla gioia alla nostalgia, dal movimento incontrollato di un rock, al romanticismo di una ballata. E tutto questo senza controllo alcuno. Certamente la musica, la letteratura, i suoni e il ritmo possono far sì che il nostro interiore si muova come un burattino senza controllo... Sappiamo anche che una parola di insulto che attenti alla nostra persona come idiota, stupido, testone, ecc..., producono nei nostri microcosmi uno squilibrio, un'alterazione per niente desiderabile ai fini del nostro obiettivo spirituale. Dobbiamo inoltre fare le differenze e sapere che le stesse parole intonate in maniera diversa producono effetti differenti. Il tono è fondamentale poiché è vicino all'intenzione con la quale la parola è pronunciata.
Non a caso una delle premesse essenziali nel sentiero spirituale, che ha a che vedere con profondi effetti sulla vita dell'anima, c'insegna che:

"Prima che la nostra voce possa parlare in presenza dei maestri, deve avere perso il pungiglione per ferire".

Esistono due categorie di Maghi: quelli che praticano la magia con l'aiuto di uno strumento e quelli che la praticano unicamente con il potere del Verbo. Questi ultimi sono più evoluti perché il loro strumento magico è la bocca, il Verbo. Non è separato da loro, non li abbandona, mentre gli altri sono obbligati a tenere una bacchetta nelle mani e la "bacchetta" è sempre qualcosa di esterno a loro.
Il Caduceo è l'attributo di Mercurio, dio della magia e Mercurio dirige nello stesso tempo la bocca, la parola e le mani. L'uomo può ritrovare questo potere del Verbo a condizione di cominciare un lavoro di Trasformazione interna. Questo lavoro, che è stato sempre insegnato nel corso dell'Iniziazione, comincia col dominio dei pensieri e dei sentimenti. Poiché, se le persone parlano senza rendersi troppo conto di quello che dicono e del perché lo dicono, è perché non controllano né i propri pensieri, né le proprie emozioni. Ed inoltre lo sanno, ma credono che pensieri e parole non abbiano importanza; invece hanno molta importanza.

I MANTRAM

Introduzione

Come abbiamo già detto, un MANTRAM è un'energia mistica dentro una struttura di suono. Ogni mantram racchiude nelle sue vibrazioni un determinato potere; per mezzo della concentrazione e ripetizione la sua energia si libera e prende forma. Ogni mantram è costruito da una combinazione di un certo numero di "sillabe-seme" che, combinate saggiamente, producono risultati straordinari in  tutti i campi, Macro e microcosmici.
Si è detto che "il principale agente per il quale gira fenomenicamente la ruota della natura è il suono perché il suono, o parola originaria, mette in vibrazione la materia della quale sono fatte tutte le forme e dà origine alle attività che caratterizzano ogni elemento, fino agli atomi della sostanza. 

La parola "mantra" consta di due parti o sillabe:

MAN = mente, "pensare"     TRA = "liberare"

Il suono è davvero potente, più di quello che l'uomo possa immaginare; solo quando il discepolo ha imparato a subordinare i suoni minori dei corpi della personalità inferiore e mano a mano che diminuisce il flusso di parole parlate, coltivando il silenzio, egli sentirà il potere della Parola nel mondo fisico.
Solo quando le innumerevoli voci della natura inferiore taceranno, sentirà la Presenza della voce che parla "nel silenzio".
Solo quando svanirà il rumore delle molte acque nel dominio delle emozioni, sentirà la chiara nota del Dio delle acque.

MANTRA YOGA

Il significato esoterico del mantra Yoga potrebbe essere "il potere della volontà e del suono che agisce sugli agenti devici". Un mantram, di qualsiasi tipo, è sempre un suono, un ordine diretto lanciato agli eteri che contatta determinati tipi di Deva (entità angeliche), i quali rispondono nello stesso tono e lo traducono in azione concreta e definita.
Bisogna tener presente che il mantram è, innanzitutto, una invocazione e che la risposta a questa invocazione sarà sempre adeguata alla sua qualità. Enfatizzando, da un punto di vista esoterico, potremmo dire che "parlare" è "invocare" e che si raccomanda, particolarmente all'aspirante spirituale, che parli poco e pensi correttamente, perché parlare e pensare molto implica caricare gli eteri di una serie di suoni che, convertiti in colori, attraggono moltitudini di elementi devici, i quali si introducono nell'aura eterica e precipitano determinati eventi.
Mantra yoga è la scienza del suono, che insegna come usare il suono per influire sulla materia, sul corpo, sulle emozioni e sulla mente e per controllare le energie della natura.
Il principio fondamentale del Mantra Yoga è che tutta l'esistenza tangibile ed intangibile è costituita solo da differenti generi di vibrazioni. Tutta l'esistenza è una condensazione di energie; l'uomo può controllare tutta l'esistenza se gli è data la chiave della vibrazione corretta per manipolare la materia, per controllare le energie e creare le forme. L'uomo può andare oltre a questo e, attraverso l'uso dei mantram, può espandere la sua coscienza, diventare sensibile alle impressioni cosmiche e divine e dirigerle ad altre esistenze attraverso la scienza del Mantra Yoga.
Le grandi Guide, o grandi iniziati, usando questa scienza del suono, formulavano parole, frasi e versi sacri per favorire l'espansione della consapevolezza della razza e per dare ad essa un'arma potente da usare per l'evoluzione dell'uomo. Queste parole, frasi o versi sacri sono intraducibili, perché sono formati secondo la scienza della vibrazione ed un lieve cambiamento di pronuncia li rende inutili. Devono intonarsi nel modo appropriato, col tono e il ritmo corretti.
alcuni echi di questi mantram si trovano nei Veda, nel Buddhismo, nei Salmi, nel Nuovo Testamento, nel Corano e negli scritti dei Padri della primitiva chiesa cristiana. Nelle chiese cristiane il Mantra Yoga si presenta come salmi ed invocazioni. Specialmente nelle chiese cattolico-romana, russa ed armena, i salmi sono mantra molto efficaci, se sono ripetuti meccanicamente. Il Rosario e il Tesbeeh si usano tenendo conto del ritmo dei salmi.
L'uso primordiale di questi mantram era finalizzato ad accrescere il potere del culto e dell'adorazione mediante la liberazione della bellezza interna latente nell'uomo; esso rendeva l'uomo più aspirativo, indirizzandolo al Supremo e, nel contempo, sensibilizzandolo alle energie liberate.
Il mantram-yoga è un esercizio universale che cominciò ad agire nel momento stesso in cui l'essere umano, all'inizio delle prime Razze, incominciò ad emettere suoni, gutturali all'inizio, organizzati più avanti, fino a trasformarlo in un linguaggio ben definito. Bisogna pensare dunque che i primi suoni emessi, essendo espressione di una natura primitiva, non potevano invocare né attrarre elementi devici, angelici, di elevata gerarchia, ma solo gruppi di entità elementari, l'aspetto più inferiore dei Deva, che utilizzavano detti suoni per creare le condizioni normali, naturali ed armoniche che definivano quelle primitive società umane. Teniamo anche presente che il nostro Universo con tutto il suo contenuto è il risultato di un Suono, del potere di un Mantram, di una Parola o Verbo emesso dalla gloriosa Entità che chiamiamo Logos o Dio. I Deva cosmici divengono eco di questo Potere e di questo Verbo e lo scompongono in un'indescrivibile gamma di suoni minori; attraverso le infinite gerarchie deviche ai loro ordini continuano a creare, con la materia vitale o "sostanza di creazione" esistente nell'etere, tutte le forme che costituiscono l'Universo.
Da tale punto di vista si può affermare che ogni essere, ogni cosa ed ogni atomo di sostanza, non importa di quale provenienza, dall'elemento più elevato al più umile, costituiscono una scala misteriosa di suoni che si estende dal Verbo solare AUM "Sia fatta la Luce", fino alla piccola vocina o suono che emette il più minuscolo elettrone in un atomo.
In ogni caso, questa scala di suoni viene diretta da un'immensa gerarchia devica che utilizza il suo potere per creare elementi oggettivi, come un albero, una roccia, o soggettivi, come una caratteristica psicologia umana o un ambiente sociale.
Le Guide della razza svilupparono gradualmente questa scienza dei Mantram ed attraverso di essa lavorarono pietre, costruirono enormi templi, raffinarono l'oro ed altri metalli, sciolsero enormi cumuli di neve, controllarono popolazioni, invocarono il fuoco e la pioggia, scacciarono epidemie e spostarono continenti.
Il Mantra Yoga fu la madre della musica sacra, attraverso la quale le Guide della razza costruirono ponti tra l'umanità ed altri regni soggettivi. Più tardi, alcuni di questi mantram furono dati a coloro che si erano purificati fisicamente ed emozionalmente, a coloro che erano avanzati sul Sentiero dell'Iniziazione. Essi notarono che per un uomo non purificato fisicamente ed emozionalmente e che non nutriva buone aspirazioni nel suo cuore poteva essere pericoloso usare il Mantra Yoga, dato che esso favorisce l'emergere di energie ardenti della natura che possono superstimolare i centri inferiori e scagliare l'individuo in un mulinello di energie sulle quali non ha nessun controllo.

Molti sono i tipi di mantram usati per differenti fini:

a) Mantram per sviluppare o aprire i centri eterici
b) Mantram che liberano le energie dei piani superiori dell'uomo ed espandono 
    la sua coscienza.
c) Mantram che estraggono energia dai centri planetario, solare e cosmico.
d) Mantram che evocano il vero Io Interiore.
e) Mantram che invocano protezione dagli angeli.
f) Mantram da usare per la cura e la purificazione e per magnetizzare il suolo
g) Mantram di protezione rispetto alle forze oscure.

Quando un mantram si pronuncia correttamente:

1. protegge
2. guida
3. illumina.

Ogni mantram ha la sua propria potenza di suono, il suo proposito, il duo simbolo, il suo provedimento e la sua dimensione temporanea. Ci sono vari mantram che la tradizione ha consacrato come molto utili ed efficaci, specialmente quando non si ha la possibilità di seguire nel proprio lavoro le direttrici date da un autentico Maestro.

Citiamo alcuni di essi, benché solo sia a titolo orientativo:

- OM
- OM NA MA SHI VA YA 
- OM NAMO NARAYANA
- OM SO'HAM
- OM MANI PADME HUM


IL GAYATRI

OM
Bhur Bhuva Svaha
Tat Savitur Varenyam
Bhargo Devasya Dheemahi
Dhiyo yonah Prachodayat


Il Gayatri è uno dei mantram solari più antichi e potenti che esistono. In Oriente si ritiene che il mantram per eccellenza sia la sillaba AUM, che si pronuncia Om.
In Occidente il pronunciare alcune frasi in sanscrito sembra per lo meno strano e molto lontano dalle nostre abitudini culturali, nonostante l'indubbia risonanza, profonda e gradevole, che la musicalità del sanscrito possa risvegliare al nostro interno. Questa pratica, benché suoni estranea alle nostre abitudini, è eccellente per i suoi risultati. La costante ripetizione di un mantram si trasforma in un automatismo che assorbe poco a poco il vagabondaggio abituale della mente, in modo che, interrompendo volontariamente la frase o mantram, si produce un vero silenzio mentale.
D'altra parte, il ripetere senza interruzione una frase che racchiude l'affermazione della qualità fondamentale che vogliamo sviluppare, condiziona profondamente la mente, così da facilitare l'attualizzazione della qualità o stato che la frase rappresenta. Si afferma in India, e lo dimostra l'esperienza di vari YOGI famosi, che questa sola pratica  è sufficiente, se si esegue con la dovuta perseveranza, a risvegliare la coscienza.










mercoledì 30 ottobre 2019

CANTO DI LOTTA - I RESILIENTI DELLA VAL DI SUSA



CANTO DI LOTTA 




I RESILIENTI 
DELLA VAL DI SUSA


NO TAV

Cantare voglio la Valle resistente
che molto ha dato e non ha chiesto niente,
i monti, il fiume, la gente che lavora
e nonostante tutto eccola ancora
unita nel dir no a questa furia
che trapana la terra ed è un'ingiuria,
difesa da milizie prezzolate
tolte da Oriente e in Valle trasportate
col sorriso sprezzante di chi crede
d'aver sempre ragione e più non vede
che a fronte c'è la vita, c'è la storia,
c'è l'umile onesta dei senza boria.


Canto chi non s'arrende e nella lotta
del quotidiano vivere ha la rotta
così che la milizia dei venduti
ai mafiosi e ai politici fottuti
più non comprende, compressa nella gogna
dietro al reticolato di vergogna.
Ma nella Valle il vento soffia ancora
e l'acqua scorre veloce nella Dora,
la lotta sarà dura ed è per tutti,
per quelli che non vogliono dei lutti
ma libera montagna verde e fiera
che ci abbraccia di fiori in primavera.


Testo di Gianni Milano
Musica di Margot






martedì 29 ottobre 2019

SOLIDARIDAD CON CHILE Y TODOS LOS PUEBLOS DE AMERICA LATINA - Kate Charlotte


SOLIDARIDAD CON CHILE


Y TODOS LOS PUEBLOS
DE AMÉRICA LATINA

Kate Charlotte 

Solidarietà e commozione... di fronte alle riprese qui sotto riportate, il mio cuore non può che vibrare all'unisono con le note e le voci del popolo cileno..

In questi giorni chi si affida alle pseudo-notizie del mainstream sentirà parlare di "proteste per il rincaro dei biglietti della metropolitana"...già solo un minimo di residua facoltà di lettura logica dei fatti farebbe balzare agli occhi l'incongruenza tra una simile motivazione e le proporzioni di questo inarrestabile e determinato movimento: un intero popolo che si sta riversando compatto per le strade, affrontando indicibili atti di repressione, minimizzati, se non taciuti, dagli organi ufficiali d'informazione.

C'è molto di più in discussione di un rincaro nei trasporti come goccia che fa traboccare il vaso di una tassazione troppo pesante...
Il popolo cileno si è alzato, unito e pacifico, per rispondere alle continue sopraffazioni del governo, chiedono dignità, non solo economica, uguaglianza e libertà.
Se fossero richieste immotivate, la risposta di una civile democrazia non sarebbe stata quella testimoniata da tanti filmati indipendenti che rimbalzano sui social, al punto da essere presi in considerazione persino dall'Osservatorio dei Diritti Umani (ODU): città militarizzate, coprifuoco, spari sui manifestanti con morti e centinaia di feriti, fino a parlare di  torture, stupri e persone scomparse...
Sono dolorose ferite troppo recenti nel vissuto ancora sensibile del popolo cileno, la cui reattività non può che essere elevatissima, spingendolo ad esprimere un corale potentissimo "NO! NON SI RIPETERÀ".
Su questa sponda dell'Oceano, per chi non è troppo giovane, sono parole che rievocano terribili cronache di dittatura... E' vivido nella mia memoria l'orrore provato per la scoperta dei metodi brutali di un governo che non consentiva alcuna libertà, così come l'empatia, inesprimibile a parole, per il dramma di chi non aveva più potuto riaccogliere a casa un figlio, una compagna...tutti scomparsi ad aumentare le fila di una generazione di Desaparecidos..
C'è però un altro mio ricordo legato a quel periodo della storia cilena, altrettanto vivido seppur meno consapevole perché vissuto da bambina, eppure preciso, inequivocabile, che mi arrivò al cuore attraverso il linguaggio delle emozioni, vibrando la sua potenza in ogni cellula del corpo: una sera estiva nel parco della mia città, la brezza marina sul viso e le note irresistibili che mi attraevano sotto il palco... variopinti e fieri, gli Inti-Illimani cantavano "El pueblo unido jamás será vencido!"
E' per questo, forse, che oggi le immagini che fanno vibrare in me commozione, rispetto e un profondo senso di Unità sono quelle di un popolo che oppone al potere e allo spettro risorto della violenza programmata, la forza ineguagliabile della Musica! Un'orchestra crea una sublime eco al mio ricordo infantile, in un'altra piazza ragazzi danzano sulle note di "Bella ciao!" e, accompagnati da migliaia di chitarre, i Cileni cantano "El derecho de vivir en paz", in onore del cantautore e attivista Victor Jara, barbaramente ucciso dai militari cinque giorni dopo il colpo di Stato, il 16 settembre 1973.   
Da questi canti sento oggi sgorgare un'intensa aura di Vittoria, non solo per il Cile, ma per ogni popolo in risveglio in America Latina e nel mondo; quali che siano i giorni che ci attendono e attraverso qualsiasi prova ci sarà chiesto di sostenere, sappiamo già che la Luce ha vinto!

Gracias Cilenos!


El Pueblo Unido



Omaggio a Victor Jara



Santiago del Cile, Plaza Italia
25 ottobre 2019



El Derecho de vivir en Paz
(versione attualizzata da vari interpreti della canzone cilena)





giovedì 24 ottobre 2019

IN-FORMAZIONE PERMANENTE ATTIVA - VOCI FUORI DAL CORO


IN-FORMAZIONE PERMANENTE ATTIVA

VOCI FUORI DAL CORO




Un tentativo disperato quello di Marco Mori che con Diego Fusaro sta dando voce al nuovo soggetto politico "Vox Italia" fondato dal filosofo torinese e dallo stesso descritto "con valori di destra e idee di sinistra". 
In un mondo ove non esiste più la polarizzazione ideologica 'destra-sinistra', categorie obsolete, proprie del Novecento, appare molto più concreto schierarsi di qua o di là rispetto all'Atlantismo, alla NATO e al predominio dei Mercati sulla politica e sullo Stato. Questo movimento politico infatti descrive se stesso all'interno di una visione socialista e keynesiana, lontano dallo schieramento atlantista, dando voce alla tesi "sovranista e populista", per usare la terminologia tanto cara ai detrattori del "globalismo turbo-capitalista e liquido finanziario" [cit. Fusaro]. 
Insomma, parrebbe questa essere l'unica e solitaria ricetta contro il liberismo più sfrenato, davanti al quale sono prostrate tutte le forze politiche italiane, sia che governino o che stiano all'opposizione. 'Destra e sinistra' infatti non fanno altro che dimostrare la loro obsolescenza programmata e valoriale, non facendo che condividere le priorità - a quanto pare 'indiscutibili' da entrambe - del capitalismo liberista e mondialista.
In questa intervista Claudio Messora di Byoblu, si intrattiene con Marco Mori, avvocato genovese, già da tempo schierato in favore della sovranità monetaria, politica e militare e impegnato a dar vita ad un movimento politico e di opinione che possa affrancare l'Italia dal servilismo dei mercati, dalla NATO, dagli Stati Uniti e dai diktat di Bruxelles. 
Proviamo a vedere che succede... Nel frattempo può essere interessante ascoltare direttamente da Marco Mori quelle che saranno le linee programmatiche della nuova forza politica.

Dinaweh
                                                                                                                                                                                  
                                                                                                                                                                                                                                                       
CLAUDIO MESSORA
intervista
MARCO MORI






martedì 22 ottobre 2019

MIGRANTI... "OPEN SOCIETY" IN SALSA DEMOCRATICO-PROGRESSISTA... O DEPORTAZIONE DI MASSA?



MIGRANTI... 

"OPEN-SOCIETY" 
IN SALSA 
DEMOCRATICO-PROGRESSISTA


...O DEPORTAZIONE DI MASSA?

Dinaweh


Solo alla borghesia può venire in mente di qualificare fratellanza
lo sfruttamento cosmopolita dei lavoratori.
L'azione distruttiva della libera concorrenza di ogni singolo Paese
aumenta a dismisura sul mercato internazionale.

K. Marx, Discorso sul libero scambio



Come non accorgersi dell'inutile strage che continua imperterrita e impunita davanti ai nostri occhi, con il placet del papa 2G (Gesuita e Globalista) in linea con l'Open society propugnata da Soros & Co. e che piace tanto alle "anime belle arcobaleniche", come simpaticamente asserirebbe l'amico filosofo Diego Fusaro?! 
...Eh sì, perché dietro questo falso buonismo cattolico-progressista, si cela un indegno traffico di vite umane che nessun Paese occidentale, partito o movimento, di governo o di opposizione che sia, ha mai finora avuto il coraggio di fermare davvero. Come? Denunciandone le vere ragioni, ritrattando le politiche liberiste e neocolonialiste dell'Occidente a discapito dei Paesi poveri dell'Africa e dell'Asia, intravvedendo lì la vera causa di cotanto macello umanitario programmato, di un esodo senza fine, che vede traghettare masse di uomini, donne e bambini da una sponda all'altra del Mediterraneo, alla ricerca di una vita dignitosa che sprofonderà, nella migliore delle ipotesi, in una successione di umiliazioni, di miseria e di prevaricazioni, una volta sbarcati sulla sponda opulenta tanto agognata!
Una coscienza critica e disincantata sullo stato delle cose non potrà quindi non svelare una volta per tutte agli occhi dei benpensanti arcobaleno, che lottano contro i cattivi "sovranisti-populisti" (termine coniato ad hoc dagli strilloni del mainstream, il loro siparietto) la loro complice ipocrisia di fronte alla regìa ben architettata dai fautori del globalismo apolide e finanziario, che come obiettivo ultimo si propone di minare le società occidentali alle loro fondamenta, apportando al loro interno masse di disperati disponibili ad accontentarsi di lavori sottopagati e condizioni di vita al limite della sopravvivenza umana. 


IL PROCESSO DELLA DISIDENTIFICAZIONE IDENTITARIA
E LO SRADICAMENTO DEI POPOLI

Minando alla base la loro identità culturale e la loro appartenenza etnica, i padroni del mondo sono in grado di condannare all'abisso della medesima disidentificazione identitaria, persino i popoli europei che loro malgrado si vedono costretti ad accogliere masse di profughi e disperati. Il messaggio forte e chiaro che sottende a tale strategia è che d'ora in poi i cittadini, meglio sarebbe chiamarli "i sudditi" dovranno accontentarsi al ribasso,  accettare lavori sottopagati, insieme all'erosione costante di tutti i diritti civili acquisiti in decenni di lotte sindacali e politiche. 
In sostanza possiamo affermare che tale processo di disidentificazione identitaria non è unipolare. Ciò che tragicamente sperimenta sulla propria pelle il migrante, costretto in fretta e furia a lasciare il proprio paese d'origine per fame, guerre e malattie, prima o poi si riverbera ad effetto boomerang anche nell'illusionistico paese dei balocchi dei cittadini-sudditi europei i quali, per effetto della glebalizzazione (che nelle sue varianti prevede anche lo spostamento di masse di diseredati da Paesi poveri verso l'Europa e l'Occidente in generale come forza lavoro disponibile a basso costo), smarriscono essi stessi la loro identità culturale e identitaria, divenendo gradienti neutri e senza titolo di replica, ingranaggi di un sistema economico anonimo, fagocitante e predatorio, capace di fare a meno di loro nel momento in cui le loro richieste fossero dal sistema stesso e dai suoi cani da guardia (UE, FMI, Banca Mondiale, Ministri dei governi in carica) valutate irricevibili: i diritti dei lavoratori, come il salario sindacale garantito, le ferie pagate, l'assistenza sanitaria, il diritto all'istruzione e ai servizi sociali...      
Tale scenario, di ciò che sta accadendo in Europa e nel mondo, lo si traduce per esempio negli avvenimenti più vicini a noi, con i gilet gialli in Francia, nonostante il mainstream nostrano si guardi bene dal lasciar trapelare nulla di quanto oltralpe continui ad accadere. L'erosione dei diritti culturali, civili e politici la si vede nuovamente rigurgitare in Catalunya, con gli scontri di piazza di questi giorni; la scusa del governo centrale di Madrid di voler a tutti i costi tutelare la compattezza unitaria della nazione, cela in realtà gli obiettivi dell'agenda globalista e transnazionalista, che, attraverso il governo spagnolo, vuole omologare e appiattire le peculiarità culturali, sociali e politiche di un'altra nazione, quella catalana, altrettanto forte e significativa, in nome della globalizzazione dall'alto, senza voler considerare e ammettere la glebalizzazione dal basso (cfr. Diego Fusaro, Glebalizzazione: la lotta di classe al tempo del polulismo, Rizzoli, 2019).

Che dire del genocidio che si sta consumando, con il complice silenzio della stampa internazionale, in Equador, ove i diritti fondamentali di quel popolo, soprattutto dei nativi, vengono impunemente schiacciati e ridotti al silenzio con l'assassinio sistematico di centinaia di migliaia di persone ad opera dell'esercito e del governo di quel Paese? Per conto di chi, se non della stessa occulta regia neoliberista che vuole ridurre questo pianeta ad un ammasso di consumatori imbelli, omologati e senza radici? 
Simile la situazione in Cile, ove il governo del miliardario Sebàstian Piñera, sta massacrando la popolazione esausta dall'oppressione fiscale e dall'erosione sistematica dei diritti civili...
Non possiamo tralasciare nemmeno di ricordare la martoriata vicenda del Venezuela, Paese custode di immense ricchezze petrolifere, difese dal governo socialista di Maduro che del suo Paese vuole mantenere una forte identità socialista ed egualitaria, sul quale gli Stati Uniti d'America continuano a gettare l'ombra del discredito e delle calunnie, non senza prima aver ordinato un embargo economico pesantissimo, al punto da sobillare la parte più esposta della popolazione contro la sua persona e il suo governo, finanziarne la rivolta e dar vita al governo fantoccio Guaidò, pretendendo oltretutto la tacita accettazione di quel governo abusivo da parte di tutte le cancellerie occidentali!


LO STORY-TELLING DEL BUONISMO DEMOCRATICO PROGRESSISTA
SUL FENOMENO DELL'IMMIGRAZIONE

Fin qui abbiamo cercato di darci spiegazione sulle vere ragioni che costringono interi popoli a lasciare i loro paesi d'origine. Avevamo già tentato un'analisi veritiera del fenomeno in altri post, con particolare riferimento sia alla figura di Thomas Sankara, presidente del Burkina Faso, sia, più recentemente, attraverso le parole in video di un protagonista dei nostri giorni, molto più attendibile nelle sue analisi sul fenomeno migratorio di quanto lo siano gli sproloqui dei buonisti del governo giallo-fucsia, di Salvini o dei portavoce del Vaticano: stiamo parlando di Mohamed Konarè.

Può essere invece indicativo comprendere quale sia, a questo stesso proposito, la narrazione democratico-progressista, in linea con le istanze cosmopolite propugnate da papa Bergoglio e da una parte della Chiesa cattolica, in perfetta simbiosi con il capitale apolide e cosmopolitico: "allo stato attuale delle cose vi sono dei disperati che fuggono dall'inferno della Libia e dagli stati Africani confinanti; chiedono di essere accolti, mentre ne sono respinti da alcuni, vittime inguaribili di razzismo, xenofobia e intolleranza". Naturalmente questa narrazione risulta totalmente a-storicizzata, disincarnata dalla concreta analisi storica dei fatti, ove semplicemente si opera una estrema semplificazione fra: 'tolleranti' e 'intolleranti', 'accoglienti' e 'xenofobi'! Una narrazione emotiva, che non trova alcuna giustificazione razionale, se non ci si interroga sulle cause di un fenomeno che giova sicuramente a qualcuno alimentare, mentre nuoce a qualcun'altro quando si trovi o costretto ad emigrare, o ad accogliere.

Per dirla con Fusaro, oggi siamo entrati nella fase 3.0 del colonialismo occidentale, ove non si deportano più i neri nelle Americhe (1.0), non si va più a depredare l'Africa o l'Asia andando in loco a sfruttare le risorse di quei paesi per tornare in Europa (2.0); oggi siamo di fronte alla fase che il filosofo definisce della glebalizzazione.
[...] Si destabilizzano i Paesi africani, vuoi con bombardamenti umanitari (il caso della Libia nel 2011 è paradigmatico), vuoi mediante forme di colonialismo monetario (il caso del franco africano), vuoi tramite forme di sfruttamento che pure si presenta incivilito in forme garbate; si costringono gli Africani allo sradicamento e alla fuga per mare e poi naturalmente bisogna aprire i porti per farli arrivare, ovvero per farli entrare nei circuiti dello sfruttamento capitalistico.
Quanta cura "le anime belle del mondialismo e dell'arcobaleno permanente" [cit. D. Fusaro] pongono nel cercare di far attraccare i barconi dei deportati ai porti italiani, ma quanto schifo e che velo pietoso occorrerebbe stendere sul destino in serbo per loro, totalmente ignari del loro incerto futuro!
Qualche settimana fa, ebbi modo di ascoltare l'intervento del filosofo Massimo Cacciari, il quale, intervistato in uno dei tanti talk-show televisivi, asseriva con il suo solito piglio imbronciato che "l'Italia ha bisogno dei migranti, altrimenti si ferma, perché gli Italiani non fanno più figli e non farebbero mai i lavori che sono disposti a fare loro!". Raccapricciante! Stava forse parlando del Capitale che ha bisogno dell'immigrazione di massa per avere schiavi a basso costo? E poi, si è mai chiesto e si è mai dato una risposta l'esimio professore del perché gli Italiani siano così restii a fare figli?
Perché piuttosto non si chiede come mai nessun governo del Bel Paese si sia mai posto l'obiettivo di fermare il vomitevole traffico di migranti che lavorano e muoiono nei campi di pomodori nel sud dell'Italia, trattati come bestie e sfruttati per 300 euro al mese dal caporalato locale? 


NON I DEPORTATI MA I DEPORTATORI SONO DA CONDANNARE

Non cadremo in alcun caso nel gioco in cui qualcuno vorrebbe che cadessimo, cioè nella guerra tra poveri, nello scontro orizzontale fra disperati, gioco fatto apposta per far guerreggiare fra loro i disperati e distogliere l'attenzione dai deportatori di schiavi, i quali così non vengono mai menzionati. Occorre ribadire infatti che il nemico principale non è il deportato, ma il deportatore, così come il "complottista" non è chi denuncia il complotto, ma chi lo ordisce! Per tornare a noi quindi, il nemico non è il disperato, ma chi getta nella disperazione i popoli


IMMIGRATO, EMIGRATO, MIGRANTE...

Cito per finire ancora Diego Fusaro, riportando una digressione semantica sul cambiamento linguistico che l'autore descrive nel suo libro Storia e coscienza del precariato sulla parola "Migrante":
"Negli anni Novanta si parlava ancora di immigrati e di emigrati. C'era la figura dell'immigrato che arrivava a Torino dal sud o dal Veneto e che si re-integrava nel territorio, si ri-territorializzava 'Immigrato' o 'emigrato' era chiarissimo in questa espressione sia la direzione in cui ci si muoveva, sia - come suggeriva il participio passato - il compiersi di un'azione al termine della quale ci si ri-teritorializzava. Oggi, dagli anni Duemila, più o meno, non si parla più di immigrati o di emigrati; si parla di migranti. Il participio presente è interessante, perché intanto allude a un movimento il cui termine non avviene mai, a differenza dell'immigrato o dell'emigrato. Il migrante è sempre in movimento e non vi è una direzione. Il migrante si muove senza direzione. L'idea è quella per cui l'uomo forgiato dal processo turbo-capitalistico e liquido finanziario è esso stesso un migrante apolide che non ha direzione. Si muove di moto browniano nel piano liscio del mercato globale e non si ferma mai. Oggi l'obiettivo della ingegneria del mondialismo è quello non di integrare i migranti, come dice l'anima bella arcobalenica; l'obiettivo è di rendere come i migranti quanti ancora non lo siano. L'obiettivo non è di integrare loro, ma di rendere come loro anche noi. Molti dei nostri giovani vivono già come migranti: cervelli in fuga, le esperienze Erasmus: nobilitata perché sono le chances della mondializzazione che ti permette con la laurea in ingegneria di andare a fare il lavapiatti a Berlino o a Londra. Molta parte di quello che sta avvenendo rientra in questa logica. Siamo già tutti migranti: precari lavorativamente, nomadi dell'esistenza, privati di cittadinanza e, di più, indotti a pensare che questa sia un'esperienza glamour, cool... [...] Significa dunque generalizzare la condizione di chi è senza diritti, di chi è sradicato e deterritorializzato per sempre."

Dinaweh

  

mercoledì 16 ottobre 2019

IN-FORMAZIONE PERMANENTE ATTIVA - LA GUERRA TURCHIA SIRIA E IL DELICATO EQUILIBRIO INTERNAZIONALE


IN-FORMAZIONE PERMANENTE ATTIVA

LA GUERRA TURCHIA-SIRIA


E IL DELICATO EQUILIBRIO
INTERNAZIONALE

Non possiamo dimenticare quanto questo conflitto, quello in Siria, sia stato voluto e organizzato dagli Stati Uniti d'America, grazie anche alla loro complicità con l'ISIS, costola armata creata ad arte dagli USA in primis, con la complicità di altri attori occidentali, con lo scopo precipuo di creare destabilizzazione in certe aree del pianeta per interessi strategici favorevoli all'Occidente. Portare la guerra in Siria da parte dell'Occidente si spiega proprio per la posizione strategica di quel Paese se l'obiettivo finale rimane quello di entrare in guerra con Russia e Cina e contro l'Iran che, insieme al Venezuela, è il Paese foraggiatore di petrolio a Russi e Cinesi. La conquista della Siria significava quindi, sin dall'inizio, poter ottenere un avamposto strategico che avrebbe strappato un alleato alla Russia per fare un passo avanti nella direzione di un conflitto totale contro Russia e Cina.
Ma, inaspettatamente, in questo contesto ben concertato da nove anni a questa parte dalla politica predatoria americana, arriva un contrordine dal Presidente degli Stati Uniti d'America, Donald Trump, che dichiara: 
"Abbiamo pagato ai Curdi molti soldi; hanno ricevuto l'equipaggiamento per continuare a fare la guerra in Siria... (Non dobbiamo dimenticare che i Curdi sono stati finanziati e armati insieme all'ISIS dagli Stati Uniti perché insieme avevano il compito di destabilizzare e rovesciare il governo di Assad)... [...] "ma è tempo per noi di uscire da queste ridicole guerre infinite, molte di loro tribali e portare i nostri soldati a casa", scrive Trump, che ribadisce: "Combatteremo solo dove sarà beneficio per noi e combatteremo solo per vincere"
L'Occidente, non dimentichiamolo, è oggi diviso su tre linee diverse: 

1) la linea "trumpiana" presente oggi in una parte dell'opinione pubblica americana, che vuole riaprire il dialogo con la Russia in funzione anti-cinese e per questo favorevole allo scontro con l'Iran e con il Venezuela;

2) la linea clintoniana, quella del "deep State" che mira alla guerra definitiva con la Russia e con la Cina;

3) infine, la linea "Aquisgraniana", quella del Capitale europeo, favorevole ad un'apertura con la Russia e con la Cina per smarcarsi dagli Stati Uniti d'America e portare avanti le proprie politiche di profitto economico.

Dal canto suo, Trump vuole chiudere con tutte queste guerre, particolarmente dispendiose per gli Stati Uniti d'America, ma soprattutto non vuole perdere l'occasione di poter creare un'alleanza con la Russia come alleato essenziale da strappare alla Cina.

Come reagisce il deep State americano? 

Dichiara la scelta di Trump come un errore madornale, poiché abbandonare il Medioriente, dopo nove anni di una lunga e faticosa guerra per cercare di conquistarsi un avamposto, significa il suicidio della politica estera americana. D'altra parte Stoltenberg, il presidente della NATO, l'11 ottobre in un incontro con Erdogan e il ministro degli Esteri turco dichiara: 
"La Turchia è in prima linea in questa regione molto volatile. Nessun altro alleato ha subito più attacchi terroristici della Turchia; nessun altro è più esposto alla violenza e alla turbolenza proveniente dal Medio Oriente"
giustificando così la legittimità dell'intervento militare turco e legittimando la preoccupazione del governo turco per la propria sicurezza nazionale. 
Da una parte quindi gli Stati Uniti ritirano l'esercito, ma dall'altra, proprio per non perdere tutto, il deep State americano usa il suo alleato strategico per portare avanti ugualmente il conflitto. Trump, tuttavia, non se ne sta, rispondendo per le rime a Erdogan, facendo ben intendere la divergenza interna agli Stati Uniti e, testualmente, con un tweet dichiara:
"Come già precedentemente ho affermato con forza e ora lo ripeto: se la Turchia farà qualcosa che nella mia grande e impareggiabile saggezza ritengo superi i limiti, distruggerò totalmente e annienterò l'economia della Turchia. [...] Gli Stati Uniti hanno fatto più di chiunque si potesse aspettare, compresa la conquista del 100% del Califfato e adesso è tempo per altri nella Regione di proteggere il loro territorio".
Questa è la risposta di Trump, inequivocabile, contro il deep State e la NATO.


I Curdi abbandonati dagli Stati Uniti che fanno?

Nel frattempo, i Curdi della Siria che erano stati foraggiati dagli Stati Uniti che combattevano contro il regime di Assad con la speranza di conquistare una propria autonomia in uno stato sovrano, si trovano in questo momento a non avere più il loro alleato, senza foraggiamenti militari e alimentari, costretti o a morire prigionieri dei Turchi o a ri-allearsi con Assad per evitare che la Siria sia conquistata dalle truppe di Erdogan. Questa ultima opzione sembra essere la scelta finale delle milizie curde: la riconquista di importanti città della Siria del Nord, il 14 ottobre scorso, da parte dell'esercito arabo-siriano, con il supporto della popolazione e delle milizie curde dimostra la scelta di un'alleanza strategica dei curdi con la Siria di Assad, per cui sul territorio siriano nessuno combatte più per gli interessi degli Stati Uniti. 

Ecco spiegato questo attacco repentino della Turchia che in realtà rappresenta la longa manus della NATO, facendone essa stessa parte come la seconda forza militare più forte e numerosa, dopo quella degli Stati Uniti d'America: un partner strategico importantissimo dunque la Turchia, anche se negli ultimi anni un po' troppo ambivalente per la coalizione occidentale perché, dopo il fallito colpo di stato contro Erdogan, orchestrato dagli Stati Uniti, la Turchia si è aperta verso la Russia e verso l'Iran per cercare appoggi internazionali oltre quelli americani. Non sappiamo in realtà quindi fino a che punto la Turchia non stia facendo il doppio gioco. Si trova così in questo momento a dover accontentare sia i Russi, che gli Americani e fare, al contempo, la propria politica: posizione difficile dopo questo attacco, se non altro perché non piace alla Russia e all'Iran, che hanno negato il loro consenso, mentre piace di più agli Stati Uniti. 
Occorrerà vedere dunque il prosieguo della situazione: se questo conflitto lo ferma subito, per una strategia di propaganda interna, o se fa la scelta di proseguire e quindi, scoprendo le carte, deciderà di stare con gli Stati Uniti. 
La decisione appare oltremodo cruciale, poiché il posizionamento strategico della Turchia è fondamentale per l'obiettivo della guerra totale che si vuole organizzare. Qui vi confluiscono infatti gli interessi di Medioriente, Europa e Asia. Se la scelta sarà di allearsi con la Russia, c'è da credere che ci vorrà più tempo per arrivare alla guerra; al contrario le cose potrebbero evolversi molto più velocemente.

fonte: cfr. intervista per "Il vaso di Pandora tv" a Simone Lombardini 
         del 1ottobre 2019.