Due saranno nel campo:
uno sarà preso, l'altro lasciato
(leggi e ascolta)
https://youtu.be/H-Yc8A9uG3I?si=yl5Zn-xnj2ereIoj
Sempre più spesso tornano alla mia mente queste parole ed è come un mantra che si produce automaticamente nella mia testa, riverberando immagini, ricordi, suoni e colori. Odori acri, fumo di incenso negli occhi, arsura sulle labbra, sandali terrosi e piedi stanchi di camminare in un viaggio che dura imperterrito da eoni nello spirito; spirito che alita il mio corpo, i corpi di innumerevoli esistenze terrene.
Il ricordo di quelle parole vibrate dal Maestro non hanno mai spento in me la ricerca del significato, il senso e il motivo così potente del perché fossero state da Lui pronunciate.
Ero allora in uno stato di prostrazione e di lutto per la perdita di una persona amata, amata nella carne e nel benessere di una vita agiata, mentre la disperazione stava prendendo in me il sopravvento. Fu allora che mi imbattei sulla scia dei suoi passi, quasi silenziosi eppure così magnetici.
Con Lui uno stuolo di donne soprattutto e di pochi uomini lo seguiva, apparentemente senza una meta precisa. Sembravano vagare tra le lande della Palestina, disegnando tuttavia figure di una geometrica bellezza seppure invisibile, attirando a sé voci, anime e corpi in attesa di risveglio e di senso.
Fu più forte di me: mi accodai anch'io a quella carovana di esseri in cammino e, dimentico dei miei affanni e delle mie pene, piano piano ricordavo chi ero. Frammenti, solo frammenti, ma così nitidi da sconvolgermi il cuore dentro al petto. Abbagliato dalla Sua Luce, mi avvicinavo ogni giorno di più al suo mantello, potendo percepire più da vicino il suo sguardo e odorare il profumo che emanava da Lui: nardo e mirra, come se una fontana di eteri invisibili lo pervadesse fin oltre la sua persona.
Eppure quelli erano giorni infami: la protervia romana era presente e invadeva ogni spazio nella coscienza di chi, suo malgrado, era costretto a sopportarla facendo buon viso a cattiva sorte. Era un attimo essere vittima di un loro sospetto, della delazione di qualche invidioso e venire sottratto alla libertà con la forza bruta dei legionari, per essere tradotto violentemente in prigioni anguste e senza aria né luce, in attesa di una sentenza di morte per crocifissione o di una grazia improbabile e illusoria.
Tuttavia, in tale infausto contorno, la Luce del mondo si era manifestata; sembrava splendere intoccabile in un dipinto macabro abitato da ombre e demoni, sempre pronti a ghermire anime inconsapevoli e stolte, perché dimentiche di essere figlie dell'unica Fonte, latrice di Amore e compassione dall'inizio dei tempi.
Come non avvedersi di quella luminosa presenza!? Come non accorgersi del contrasto stridente tra l'Essere che vibrava nel suono della sua voce contro al dolore pervasivo che costringeva i deboli a soccombere e i forti a schiacciarli, estinguendo in loro ogni velleità di libertà, di giustizia e di pace?
Una volta inciampati sui suoi passi, nulla poteva più corrispondere al quotidiano trascinarsi dell'esistere di una vita senza senso, né scopo.
LA SVOLTA
Fu un attimo.
Decisi di seguirlo. Scelsi di smettere tutte le maschere che avevano protetto fino a poco tempo prima le mie paure, la mia rabbia, la mia insofferenza e il dolore che era riuscito finalmente a bucare lo scudo invisibile col quale mi ero assentato da me stesso. Mi accorsi però che quell'intento segnava solo l'inizio di un lungo percorso che si sarebbe protratto al di là di quel tempo ma che, in epoche e contesti diversi, non avrebbe più abbandonato l'anelito della mia anima.
Avrei corso in quella stessa direzione per poi perdermi di nuovo e per ritrovarmi poco a poco in strati e strati di personalità dove molteplici incarnazioni avrebbero danzato il gioco della vita, avvicendandosi tra cadute e spiragli di ricordi.
In ogni modo, cercai di mantenere una certa distanza; qualche piede e qualche schiena s'inframezzava sempre volutamente tra me e Lui. Avevo comunque il timore di essere visto, temendo di essere annichilito dal suo sguardo, ma nello stesso tempo bramavo che i suoi occhi si posassero sui miei. Fantasticavo che l'azzurro dei miei e il verde dei suoi avrebbero potuto danzare e finalmente riconoscersi in un abbraccio d'amore inestinguibile. Ero certo che sarebbe giunto quel momento e lasciavo libera la mia mente di immaginare che cosa mai avrebbero potuto proferire le mie labbra di fronte a cotanta bellezza.
ANIME AFFINI
Quel momento arrivò, ma solo dopo aver incontrato una giovane donna che come me lo aveva seguito, affascinata e sedotta anche lei dal suo fulgore! Diventammo amici, poi intimi amanti, senza nemmeno quasi sapere l'uno dell'altra da dove venissimo, né per quale recondito motivo ci trovassimo lì, quasi come ci fossimo dati appuntamento.
Soltanto dopo capimmo che nulla di ciò di cui eravamo testimoni era casuale e che Lui ci aspettava... e che noi ci saremmo lasciati trovare.
La nostra unione fu da Lui benedetta; poiché anche il Maestro aveva una compagna, una sposa regale di nome Myriam che gli era al fianco e i due erano una cosa sola.
Una sera d'estate, attorno al fuoco, avvenne il nostro speciale incontro con Lui. Le parole che ci disse rimasero per sempre incise nelle nostre anime e ancora oggi vibrano in attesa del suo ritorno.
"Due saranno nel campo: uno sarà preso, l'altro lasciato". Fummo i primi ad ascoltare quelle parole che poi pronunciò sul monte degli Ulivi alla folla dei suoi seguaci...
"E come Gesù usciva dal tempio e se n' andava i suoi discepoli gli s'accostarono per fargli osservare gli edifizi del tempio. Ma Egli rispose loro: Le vedete tutte queste cose? Io vi dico in verità: non sarà lasciata qui pietra su pietra che non sia diroccata. E stando Egli seduto sul monte degli Ulivi, i discepoli gli s'accostarono in disparte, dicendo: Dicci: quando avverranno queste cose e quale sarà il segno della tua venuta e della fine dell'età presente?
E Gesù, rispondendo, disse loro: Guardate che nessuno vi seduca, poiché molti verranno in mio nome dicendo: io sono il Cristo e ne sedurranno molti. Or, voi udirete parlar di guerre e di rumori di guerre; guardate di non turbarvi, perché bisogna che questo avvenga, ma non sarà la fine. Poiché si leverà nazione contro nazione e regno contro regno; ci saranno carestie e terremoti in vari luoghi; ma tutto questo non sarà che principio di dolori .
Allora vi getteranno in tribolazione e v'uccideranno e sarete odiati da tutte le genti a cagion del mio nome. E allora molti si scandalizzeranno e si tradiranno e si odieranno a vicenda. E molti falsi profeti sorgeranno e sedurranno molti. E perché l'iniquità sarà moltiplicata, la carità dei più si raffredderà. Ma chi avrà perseverato sino alla fine, sarà salvato. E questo evangelo del Regno sarà predicato in tutto il mondo, onde ne sia resa testimonianza a tutte le genti; e allora verrà la fine. Quando dunque avrete veduta l'abominazione della desolazione, della quale ha parlato il profeta Daniele, posta in luogo santo (chi legge pongavi mente), allora quelli che saranno nella Giudea, fuggano ai monti; chi sarà sulla terrazza, non scenda per toglier quello che è in casa sua; e chi sarà nel campo, non torni indietro a prender la sua veste.
Or guai alle donne che saranno incinte e a quelle che allatteranno in que' giorni! E pregate che la vostra fuga non avvenga d'inverno né di sabato; perché allora vi sarà una grande afflizione; tale che non v'è stata l'uguale dal principio del mondo fino ad ora, né mai più vi sarà. E se quei giorni non fossero stati abbreviati, nessuno scamperebbe; ma, a cagion degli eletti, que' giorni saranno abbreviati.
Allora, se qualcuno vi dice: 'il Cristo eccolo qui, eccolo là', non lo credete; perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno gran segni e prodigi da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti. Ecco, ve l'ho predetto. Se dunque vi dicono: Eccolo, è nel deserto, non v'andate; eccolo, è nelle stanze interne, non lo credete, perché come il lampo esce da levante e si vede fino a ponente, così sarà la venuta del Figliuol dell'uomo.
Dovunque sarà il carname, quivi si raduneranno le aquile. Or subito dopo l'afflizione di quei giorni, il sole si oscurerà e la luna non darà il suo splendore e le stelle cadranno dal cielo e le potenze de' cieli saranno scrollate. E allora apparirà nel cielo il segno del Figliuol dell'uomo; ed allora tutte le tribù della Terra faranno cordoglio e vedranno il Figliuol dell'uomo venire sulle nuvole del cielo con potenza e gloria. E manderà i suoi angeli con gran suono di tromba a radunare i suoi eletti dai quattro venti, dall'un capo all'altro de' cieli.
Or imparate dal fico questa similitudine: Quando già i suoi rami si fanno teneri e metton le foglie, voi sapete che l'estate è vicina. Così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che Egli è vicino, proprio alle porte. Io vi dico in verità che questa generazione non passerà prima che tutte queste cose siano avvenute. Il cielo e la Terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Ma quanto a quel giorno e a quell'ora, nessuno li sa, neppure gli angeli dei cieli, neppure il Figlio, ma il Padre solo. E come fu ai giorni di Noè, così sarà alla venuta del Figliuol dell'uomo. Infatti, come ne' giorni innanzi al diluvio si mangiava e si beveva, si prendea moglie e s'andava a marito, sino al giorno che Noè entrò nell'arca e di nulla si avvide la gente, finché venne il diluvio e portò via tutti quanti, così avverrà alla venuta del Figliuol dell'uomo.
Allora due saranno nel campo; l'uno sarà preso e l'altro lasciato; due donne macineranno al mulino: l'una sarà presa e l'altra lasciata.
Vegliate, dunque, perché non sapete in qual giorno il vostro Signore sia per venire. Ma sappiate questo, che se il padrone di casa sapesse a qual vigilia il ladro deve venire, veglierebbe e non lascerebbe forzar la sua casa. Perciò, anche voi siate pronti; perché nell'ora che non pensate, il Figliuol dell'uomo verrà. Qual è mai il servitore fedele e prudente che il padrone abbia costituito sui domestici per dar loro il vitto a suo tempo?
Beato quel servitore che il padrone, arrivando, troverà così occupato! Io vi dico in verità che lo costituirà su tutti i suoi beni. Ma s'egli è un malvagio servitore che dica in cuor suo: l mio padrone tarda a venire e comincia a battere i suoi conservi e a mangiare e bere con gli ubriaconi, il padrone di quel servitore verrà nel giorno che non se l'aspetta e nell'ora che non sa; e lo farà lacerare a colpi di flagello e gli assegnerà la sorte degli ipocriti. Ivi sarà pianto e stridor di denti".
Ecco: quanto disse allora, non può che scuotere ancor oggi più di ieri il mio cuore; comprendo ora tanto di più di quanto compresi allora: che quella generazione era ed è la stessa di oggi, nuovamente chiamata a rispondere all'Amore; che quelli che l'hanno tradito ieri sono gli stessi di oggi, che ai Romani si sono sostituiti altri Imperi e altre Signorie, ma che la sfida ancora una volta è dentro ognuno di noi e che soltanto chi sarà capace di trascendere tutte le illusioni della materia liberandosi dal desiderio e dall'attaccamento potrà ereditare quel regno che ha già trovato e riconosciuto prima di tutto dentro di sé.
Non mi resta dunque che far tesoro delle sue parole, dello sguardo profondo che emana dal Suo Spirito attendendo il suo ritorno come quando ci lasciava soli per ritirarsi a pregare in solitudine tra le fronde degli amati olivi o tra la sabbia e il vento del deserto.
Il tempo della purificazione sembra approssimarsi ogni giorno di più, mentre il buio sempre più fitto causato dalla cattiveria umana preannuncia il giorno del grande raccolto.



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