lunedì 26 ottobre 2020

"I FORZATI" SEPARATI



I "FORZATI" 

S  E  P  A  R  A  T  I


 

Dinaweh


Tutto questo è normale?
No, ma sembra che vogliano imporcelo.
Nuova norma di convivenza tra cyborg vuole nuove regole, distanziamento sociale, mascherine, disinfettanti asettici, DAT (didattica a distanza), chiusure anticipate di bar e ristoranti, coprifuoco, isolamento coatto in cella di rigore, autocertificazioni comprovanti solo motivazioni ammesse per spostamenti in assetto di guerra e, dulcis in fundo, cosa fa il facente funzioni di presidente della "Republic of Italy S.p.A."? Convoca il Consiglio Supremo di Difesa al Palazzo del Quirinale per martedì 27 ottobre 2020 alle ore 17!
In realtà è già trapelato - per vie traverse - che il facente funzioni pro tempore di "presidente del Consiglio" della suddetta Republic abbia già deciso di imporre un secondo "coprifuoco prolungato" [H24] dal 2 novembre per quindici giorni e poi chissà, altri quindici, un mese, due, o persino a tempo indeterminato! 

Questo è il mondo che ci stanno preparando: atomi atomizzati indistinti e virtuali in due dimensioni che comunicano dagli schermi piatti di un computer o di uno smartphone, a tempo indeterminato! 
Il piattino servito sta prendendo sempre più forma e sostanza. Tra non molto avremo l'esercito nelle strade, come previsto da copione. A Davos hanno già pianificato tutto, proprio tutto: scontri di piazza, disordini, disoccupazione, esasperazione di chi sempre più velocemente sarà costretto a chiudere attività, impoverimento generale, vaccinazioni forzate, sfoltimento della popolazione considerata in eccesso e pericolosa, campi di detenzione dei resistenti, blocco della produzione e della distribuzione alimentare, carestie, disoccupazione generale, esproprio delle proprietà individuali in cambio di un sussidio generalizzato per tutti, secondo le loro regole e a determinate condizioni. 

Benvenuti nel Nuovo Ordine Mondiale!
 
La gente comincia a ribellarsi e ad essere stufa delle limitazioni alla propria libertà ma, invece di "chiedere" scuola  e lavoro ai propri aguzzini, dovrebbe voler uscire da quelle stesse gabbie che l'hanno imprigionata per eoni e rivendicare a se stessa la dignità di Esseri Umani liberi e indipendenti, dovrebbe poter pretendere la libertà di scelta di fronte ad ogni singola sfida la vita le presenti, dovrebbe smettere di delegare la propria esistenza nelle mani di politicanti furfanti e maggiordomi di altri poteri, usando il proprio discernimento e dichiarando il primato della propria coscienza. Questo e soltanto questo farà la differenza tra chi farà il salto in quarta dimensione e quelli che continueranno a lottare, a supplicare, a chiedere, a usare violenza o a mettersi supini nelle mani di altri, illudendosi di trovare quella libertà tanto agognata, mentre rimarranno ancora imprigionati in una dimensione sempre più densa e conflittuale.
Le difficili giornate che seguiranno ci metteranno sempre più di fronte a noi stessi e non sarà davvero più possibile far finta che le cose vadano bene o che tutto possa tornare come prima. 




Con l'esplosione dell'epidemia avevamo avuto una grande occasione per comprendere che non era più possibile continuare a vivere come prima, sfruttando indiscriminatamente le risorse del pianeta, e non l'abbiamo fatto: vi ricordate come erano pulite le acque della Laguna di Venezia e quanti animali si avvicinavano alle nostre strade e alle nostre case? 
Più recentemente abbiamo avuto più di un'occasione per non sottostare a delle regole che vanno contro il buonsenso e la Costituzione; avremmo potuto sottrarre i nostri figli ad una scuola-lager che non può più considerarsi "scuola", e non l'abbiamo fatto... Potevamo, in tempi non sospetti come oggi, opporci e non accettare l'obbligo di vaccinare a bomba i nostri piccoli sin dalla più tenera età per colpa di una legge liberticida, causando loro danni di ogni genere, dall'autismo  alle malattie autoimmuni, fino alla morte, e non l'abbiamo fatto.
La posta in gioco si è per forza alzata! Il processo di risveglio delle coscienze non può più essere una carezza sul viso, ma un cazzotto nello stomaco per tutti. Non comprendere i segni che ci vengono dati 'con le buone' per crescere in scienza e coscienza significa necessariamente poi doverli comprenderli 'con le cattive'. La legge dell'Evoluzione infatti è inesorabile e non fa sconti per nessuno.




   


sabato 24 ottobre 2020

HERBST, ITALIEN KAPUTT!

HERBST,ITALIEN KAPUTT

(PROSSIMO AUTUNNO, ITALIA KAPUTT!)




Prima la guerra civile, 
poi il governo Draghi: in autunno
il mondialismo darà 
l'assalto finale all'Italia

Cesare Sacchetti


Se si dà uno sguardo all'ultima indagine della banca d'Italia sulle condizioni economiche del Paese dopo il Covid, si avvertirà probabilmente un brivido freddo che percorre la schiena.
Il 55% degli Italiani si trova ad un passo dalla soglia di povertà. Un terzo delle famiglie italiane tra tre mesi non avrà più sufficienti riserve. L'ossigeno finirà in autunno e molti non avranno più nemmeno le risorse necessarie per comprare il pane.
Quella che sta per arrivare è un'ondata tale che trascinerà il Paese in un vortice di caos e violenza mai visti dalla fine del secondo conflitto mondiale.
Cacciari, uomo da sempre vicino agli ambienti globalisti, non ha avuto pudori nel descrivere ciò che sta per arrivare in Italia. Le sue parole infatti non lasciano spazio a dubbi. "In autunno la situazione sociale ed economica sarà drammatica con pericoli per l'ordine sociale. Per stare a galla, il governo dovrà coprirsi dietro il pericolo della pandemia e tenere le redini in qualche modo. Una dittatura democratica sarà inevitabile".
A parte la definizione "dittatura democratica", è chiaro a cosa si sta andando incontro.
E' uno scenario da guerra civile, accuratamente voluto e preparato dal governo e dalle élite internazionali che lo dirigono.

L'attenzione del pubblico è stata interamente rivolta contro un virus che ad oggi non è stato in grado  di fare più morti nel mondo della comune influenza stagionale, al netto di tutte le falsificazioni fatte sui numeri.
Mentre le masse sono state magistralmente, e in maniera criminosa, fatte mettere le une contro le altre per quello che riguarda l'Uso dei guanti e mascherine, il regime è andato avanti e ha portato una sospensione delle libertà personali senza precedenti dal 1945.

Per il momento sembra che la prevista proroga dello stato di emergenza non ci sarà, ma ciò non cambia purtroppo nulla rispetto allo scenario che sta per arrivare.
La crisi ci sarà e sarà devastante, così come le possibili rivolte. E' a quel punto che la proroga oggi messa nel cassetto potrebbe essere ritirata fuori domani, per portare ad un'altra durissima repressione.
Il pretesto sarà ancora una volta il Covid-19 e su questo avranno un ruolo fondamentale i media nel regolare al massimo la manopola del terrore del virus.
In quel momento, il punto massimo di rottura sarà probabilmente raggiunto e il rischio di tumulti sarà estremamente elevato.
Ecco perché il virus serve. Serve a mantenere in vita il colpo di Stato consumatosi lo scorso gennaio.


Perché il mondialismo vuole
distruggere l'Italia

a questo punto ci si chiede perché le élite mondialiste che stanno coordinando in diverse parti del mondo uno scenario di dittatura globale, si siano accanite così tanto in modo particolare contro l'Italia.
Come già spiegato in altre occasioni, l'Italia assume un ruolo importantissimo nelle strategie esecutive del nuovo ordine mondiale.
L'ex agente dei servizi segreti britannici, John Coleman, nel suo libro "Il comitato dei 300", denunciò come la morte del Paese fosse stata decretata molti anni prima da uno dei circoli più importanti del mondialismo, il comitato dei 300 che a sua volta controlla fermamente il Club di Roma, fondato da Aurelio Peccei, uomo degli Agnelli, e il club Bilderberg, un altro gruppo globalista del quale fanno parte tra gli altri l'attuale capo della task force del governo, Colao.
L'attacco all'Italia ordinato da questi gruppi sovranazionali si è articolato principalmente su due piani.

Il primo è di natura prettamente spirituale e religiosa.
L'Italia rappresenta dai tempi della sua fondazione la cristianità. Per arrivare ad un governo unico mondiale fondato su una nuova religione globale, in tutto e per tutto simile al culto misterico e gnosticista praticato dalla massoneria, occorre prima colpire al cuore il Paese che ospita e custodisce la tradizione fondante del cristianesimo, ovvero l'Italia.
L'infiltrazione degli ambienti progressisti dentro la Chiesa cattolica e il pontificato di Bergoglio sono in questo senso l'esempio più vivo della strategia di secolarizzazione e scristianizzazione perseguita dalle élite contro l'Italia.

Il secondo è di natura prettamente economica, ed è subordinato al primo in quanto a importanza.
La deindustrializzazione del Paese e la sua completa spoliazione economica è funzionale al raggiungimento del primo obiettivo.
Occorreva giungere al depauperamento nazionale, sia per spegnere la forza economica della nazione, sia per togliere di mezzo un pericoloso competitor per l'industria mercantilista nord-europea e francese.
Non è certo un caso se dagli anni Ottanta in poi, con la prima infausta stagione di privatizzazioni, realizzata e avviata da Romano Prodi, allora presidente dell'IRI, l'istituto per la ricostruzione industriale che racchiudeva il patrimonio industriale pubblico, si sia andati in una progressiva direzione di abbattimento dell'industria pubblica nazionale che aveva consentito al Paese di diventare una potenza economica mondiale.
Il processo è continuato con la seconda ondata di privatizzazioni degli anni Novanta e con la svendita del patrimonio dell'IRI, eseguita attraverso il contributo fondamentale ancora una volta di Romano Prodi, nuovamente presidente dell'istituto nel 1993 e di Mario Draghi, un uomo che già all'epoca era un riferimento fondamentale per le élites europee riguardo ai piani da eseguire per l'Italia e che avrà anche ora un ruolo decisivo, come si vedrà a breve.
Infine, il passaggio al disastroso modello economico ordoliberale, l'ingresso della moneta unica e la conseguente adozione di un cambio troppo pesante per i parametri dell'economia italiana, ha dato un'ulteriore accelerazione al processo di deindustrializzazione del Paese, a tutto beneficio del cartello mercantilista nord-europeo, rappresentato dall'industria tedesca e olandese, che di converso hanno beneficiato di un cambio artificialmente svalutato.



La crisi da Covid è l'ultima fase
per colpire a morte l'Italia

Ora si è alle battute finali. E' stato fatto un lavoro scientifico di demolizione di una nazione dal punto di vista materiale e spirituale, ma non si è ancora giunti al suo annichilimento totale.
Serve qualcosa di ancora più devastante. In questo senso, la crisi da Covid si è rivelata perfetta, perché le previsioni economiche parlano di un crollo verticale del PIL pari a -12%.
L'Italia sarà il Paese che subirà quella che sarà considerata probabilmente la più grave repressione economica della storia economica internazionale.

Di fronte ad una situazione così drammatica, i disordini pertanto saranno inevitabili e il governo fantoccio nelle mani delle élites lo sa perfettamente.
Per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale, mancherà il pane a milioni di persone.
Ecco perché è necessaria la farsa della seconda ondata. Per disinnescare qualsiasi tentativo di rivolta e usare il pugno duro della repressione dittatoriale contro le rivolte di piazza.

Quando questa crisi raggiungerà l'apogeo e l'instabilità sarà totale, allora con ogni probabilità questo traballante governo uscirà di scena.
I segnali di una sua dipartita precoce sembrano esserci già adesso.
Al Senato, la maggioranza è già sotto la soglia della maggioranza assoluta di 161 senatori.
Il vice-ministro della Salute, Pierpaolo Silieri, che durante la crisi da Covid non osava pronunciare una parola contro il governo di cui fa parte, ora sembra essere investito da una sorta di incontinenza verbale acuta che lo sta portando praticamente a rinnegare tutto quanto fatto dal suo stesso governo in materia di gestione Covid.
In genere, nei palazzi della politica, quando si cambia rotta così bruscamente è il segnale che la baracca sta per crollare e si cerca di mettere un piede fuori dalla porta.



La "soluzione" delle élite: 
il governo Draghi

Dunque le élites e il governo da questo manovrato, stanno permettendo deliberatamente che il Paese venga travolto dalla crisi per poi passare con ogni probabilità alla "soluzione" auspicata dalle prime.
Un altro governo tecnico, stavolta nelle mani di quello che appare ancora essere il candidato preferito dall'establishment, ovvero Mario Draghi, sicario economico che ha avuto un ruolo da protagonista nell'accompagnare il processo di smantellamento dell'Italia. Draghi a palazzo Chigi darebbe il via all'ultima stagione di saccheggio della nazione e gli ultimi residui gioielli in mano allo Stato verrebbero messi sul mercato a prezzi di saldo.

Non sarebbe altro che l'esecuzione del piano Colao di cui si è già parlato in un'altra occasione, che prevederebbe anche la possibilità di vendere asset strategici per il controllo del Paese, quali i trasporti e infrastrutture come porti e aeroporti, in mani straniere.
Sarebbe una privatizzazione di massa dell'intero sistema Paese.
Qualcuno è arrivato a sostenere che in realtà questo non accadrebbe perché Draghi si sarebbe "riconvertito" nuovamente al pensiero del suo originario maestro, il compianto professor Federico Caffè.

La prova di questo "pentimento" sarebbe stato un articolo del Financial Times, nel quale l'ex-presidente della Bce, parlava della necessità di espandere i debiti pubblici, sena dire però a quali condizioni e senza sottolineare che quella espansione senza un ombrello della banca centrale che inietta moneta per garantire la solvibilità del debito si rivelerebbe disastrosa.

In realtà, quell'articolo è sembrato essere fatto su ordinazione per poter appunto mettere su la narrazione di una immaginaria conversione di Draghi.
Una idea veicolata soprattutto da alcuni ambienti della Lega che hanno salutato il presunto arrivo di Mario Draghi tra i sovranisti.
Un'assurdità che si smentisce da sola. ma che comunque  potrebbe essere usata per giustificare un governo Draghi appoggiato anche da Renzi.

Nel frattempo, il Draghi mai redento si sta dando da fare per prepararsi la strada che porta a palazzo Chigi. Prima ha incontrato segretamente Di Maio alla Farnesina, poi ha incontrato Renzi e si è sentito telefonicamente anche con Franceschini, che vedrà nelle prossime settimane.

Alla cordata che vuole l'ex-presidente Bce prossimo primo ministro si è aggiunto anche Bergoglio che lo ha insignito dell'incarico di membro dell'Accademia delle Scienze Sociali.
Tutto questo assieme al fatto che il pontefice attuale, uno tra i più accesi e fanatici sostenitori del mondialismo, di aun incarico del genere a Draghi dovrebbe essere sufficiente a far capire che non c'è stato nessun cambiamento e che l'uomo di Goldman Sachs è rimasto esattamente quello che era prima.
Ad ogni modo, in alcuni ambienti politici, l'incontro con Di Maio è stato letto come un allargamento del fronte che vorrebbe Draghi premier.
A bordo ora ci sarebbero oltre a Renzi, Forza Italia, Prodi, un buon pezzo di PD e una buona parte del M5S guidata da Di Maio che sarebbe pronta a tutto pur di evitare le urne anticipate, evenienza che scriverebbe la parola fine alla storia del movimento della Casaleggio Associati.
E la Lega? Al momento Salvini sembra aver accantonato l'idea del governissimo per chiedere invece le urne anticipate, ma Giorgetti, l'uomo del deep state leghista vicino a Draghi, è da sempre uno dei più convinti sostenitori di un governo di larghe intese guidato proprio dall'ex-governatore di Bankitalia.

A settembre, dopo le amministrative, si vedrà meglio se Salvini avrà intenzione di strappare sul serio dalla linea di Giorgetti, oppure se si rivelerà nuovamente funzionale alla linea di quest'ultimo.
Questo comunque sembra essere lo scenario che le élites hanno delineato per il Paese.
Dal caos sociale ed economico volutamente preparato e orchestrato dai mondialisti, uscirà il governo che dovrà infliggere il colpo di grazia al Paese. In autunno si consumerà quindi l'aggressione finale del clan globalista contro l'Italia.

La speranza è che quell'alleanza Viganò-Trump di cui si è parlato precedentemente, riesca a sventare questo piano criminoso e a impedire la definitiva morte economica e spirituale di questa nazione.
Si sta per combattere una battaglia decisiva che deciderà il destino di milioni di persone, non solo in Italia, ma nel mondo.
La guerra che è stata dichiarata all'Italia molti decenni fa è giunta all'appuntamento più importante.
La madre di tutte le battaglie si combatterà in Italia, nel cuore dell'Occidente cristiano dove tutto ebbe inizio 2000 anni fa, e dove tutto sembra di nuovo finire oggi.

Cesare Sacchetti



Nota:


Un altro appuntamento nel quale si decise che la Repubblica doveva morire, ovvero la riunione che ebbe luogo il 2 giugno 1992 a bordo del famigerato panfilo della regina Elisabetta, il Britannia, al largo delle acque di Civitavecchia. Fu lì che Mario Draghi, allora direttore generale del Tesoro, consegnò l'industria pubblica nelle mani di Goldman Sachs e dei predatori della finanza anglosassone. A bordo c'erano anche Carlo Azeglio Ciampi, all'epoca governatore di Bankitalia, Beniamino Andreatta, deputato della DC progressista e già ministro del Tesoro, Mario Monti, Giulio Tremonti, Emma Bonino e i vertici dell'ENI e dell'IRI. Secondo un'intervista attribuita proprio ad Emma Bonino, e ad oggi apparentemente non smentita, sul panfilo c'era anche Beppe Grillo, una circostanza che confermerebbe quanto i piani delle élites fossero di lungo respiro. I club globalisti avrebbero probabilmente ospitato il comico in funzione della preparazione di un suo ruolo di contenimento del dissenso contro le politiche della globalizzazione che hanno difatti distrutto la classe media e minato l'integrità nazionale dell'Italia. Il 1992 è stato sicuramente un anno fondamentale nella lunga guerra che è stata dichiarata all'Italia da questi poteri.




sabato 10 ottobre 2020

I NOSTRI PADRI E LE NOSTRE MADRI


I NOSTRI PADRI
E LE NOSTRE MADRI


 




La generazione che ha attivamente vissuto la seconda guerra mondiale se ne sta andando.
In Germania tra febbraio e aprile di quest'anno (2013) sono state molte le celebrazioni ufficiali a ricordo di quel drammatico periodo storico. Sono trascorsi 67 anni dalla fine della guerra e 70 anni dalla morte dei fratelli Hans e Sophie Scholl e gli altri componenti del gruppo di resistenza della Rosa Bianca tedesca a Monaco di Baviera. Si tratta quasi della durata di una vita umana.
Non per molto tempo ancora si avrà la possibilità che entrino in dialogo coloro che hanno preso parte alla guerra e i loro figli, nipoti e pronipoti.
A marzo il secondo canale della televisione pubblica tedesca (ZDF) ha trasmesso un film in tre parti. Un invito ad intensificare il dialogo. C'è dialogo tra le generazioni nella Germania del 2013? Sentendo alcune interviste e racconti in trasmissioni televisive di approfondimento non pare; la nipote quindicenne il cui nonno era sul fronte russo non gli ha mai posto tante domande e nemmeno il figlio cinquantenne.
Il segretario del partito socialdemocratico tedesco Sigmar Gabriel, in un altro dibattito televisivo sui padri e sulle madri del periodo nazista, ha raccontato la sua storia personale. Il padre era un convinto nazista. Tra loro il dialogo su quei tempi era praticamente assente: le posizioni sono sempre state distanti e non conciliabili. Suo padre accusava il figlio sedicenne che aveva scoperto le letture "compromettenti" sulla scrivania del padre e cercava un dialogo: "Tu sei figlio della propaganda americana". "Per mio padre, ammettere di essere stato dalla parte sbagliata voleva dire rinnegare anche se stesso, il suo mondo, in modo tragico e radicale. Questo per mio padre non è stato possibile, non ha avuto la forza per farlo. Un normale dialogo non era quindi pensabile, non lo è mai stato".

Il presidente tedesco Gauck ricorda e celebra la Rosa Bianca tedesca

Che cosa è rimasto della vicenda umana e "politica" della Rosa Bianca? Mi pare che un elemento lo si possa oggi ritrovare nelle parole di Joackim Gauck, il presidente della Repubblica federale di Germania che il 30 gennaio 2013 nella gremita aula magna della Ludwig-Maximilians, l'Università di Monaco di Baviera, ha tenuto un discorso in ricordo della presa del potere di Hitler e anche del 70° dalla morte (22 febbraio 1943) dei membri del movimento di resistenza "La Rosa Bianca tedesca". Egli, citando l'articolo 20, comma 3 della Costituzione tedesca, ha detto: "Contro ciascuno che intraprende azioni" per sopprimere la libera e democratica comune convivenza, "tutti i tedeschi hanno il diritto alla resistenza".
Questo articolo è entrato nella Costituzione tedesca alcuni anni dopo la fine della seconda guerra mondiale anche grazie, vogliamo pensare, alla Rosa Bianca tedesca, oltre a tutti gli altri gruppi di resistenza. Il presidente tedesco Gauck ha poi citato anche il grande lavoro che fece Fritz Bauer (1903-1968), un alto magistrato dell'Assia, la cui famiglia ebrea, fu costretta a fuggire dalla Germania per poi farvi ritorno finita la guerra. "Egli - prosegue il presidente - è stato il protagonista che ha istruito i cosiddetti 'processi di Auschwitz' che negli anni Sessanta nella Germania dell'Ovest hanno contribuito ad iniziare un ampio e pubblico dibattito sul tema dell'Olocausto. Egli fu anche colui che nel 1952 ottenne per la prima volta che un Tribunale militare dell'ovest dichiarasse il gruppo di resistenza '20 luglio 1944' servitori 'del Bene della Germania' e non 'Traditori della Patria'! Il dibattito sul diritto di ogni cittadino tedesco alla resistenza contro lo stato tiranno si è concluso solo nel 1968 con l'attuale formulazione".
Il presidente ha proseguito ricordando ancora gli studenti resistenti della Rosa Bianca tedesca: " 'Qualcuno deve pur ad un certo punto iniziare', così disse Sophie Scholl il 22 febbraio 1943 guardando in faccia Roland Freisler, il temuto presidente del 'Tribunale del Popolo', il quale nello stesso giorno la condannò a morte. Così come suo fratello Hans, così come Christoph Probst, tre volte padre di famiglia, così come più tardi gli altri membri della Rosa Bianca, Alexander Schmorell e Willi Graf, il loro professore, Kurt Huber e due anni più tardi, nel gennaio del 1945, Hans Leipelt. Sono stati uccisi, perché hanno guardato a quanto accadeva, si sono indignati e hanno agito, perché hanno definito 'criminali' i criminali, l'assassinio 'assassinio' e la viltà 'viltà'. Essi hanno reso palese l'ingiustizia con la loro azione decisa. Essi hanno voluto anche mobilitare le altre persone, far vedere loro quanto stava accadendo e uscire così dal silenzio".

A Monaco di Baviera, ma anche a Ulm e in altre città tedesche, sia la Chiesa protestante, sia la Chiesa cattolica, hanno promosso molte iniziative in ricordo degli studenti di Monaco: messe, letture delle loro lettere e appunti del diario e dei volantini; molte le rappresentazioni teatrali e i concerti.

Il racconto del nazismo alla televisione tedesca

E' assai frequente vedere in televisione in prima serata filmati, documentari e dibattiti dedicati al tragico periodo della Germania. Ultimo in ordine di tempo il lungo film trasmesso dal secondo canale della televisione pubblica tedesca dal titolo "I nostri padri e le nostre madri". Nelle prime ore del 22 giugno del 1941 circa tre milioni e mezzo di soldati tedeschi varcarono il confine dell'Unione Sovietica, un confine lungo 1.600 chilometri. E' la più grande avanzata di truppe della storia.
A Berlino cinque giovani amici, pieni di idee per il loro futuro, in età compresa tra i 18 e i 22 anni, nell'estate calda di quell'anno sono costretti a lasciare la città, la guerra li chiama. In un locale alzano allegramente un bicchiere e brindano all'arrivederci sul quale, ancora, non hanno dubbi. Si scattano, in un ultimo momento di spensieratezza, una foto di gruppo, in bianco e nero.
Promettono di rivedersi, fra non molto, a Natale per stare ancora insieme. Porteranno con sé la foto di gruppo come promessa del loro futuro e certo ritrovo. Sono fiduciosi.
Poi le loro vite si dividono, ma i loro destini saranno identici. Casualmente alcuni di loro si rivedranno a distanza di qualche mese sul campo di battaglia, ma si riconosceranno appena, o meglio i loro occhi saranno molto diversi e la "vita" in guerra li avrà trasformati.

I cinque ragazzi, i loro nomi e le loro storie

Sono dei giovani mandati sul fronte russo che non sanno, proprio non sanno, che cosa possa essere la guerra, non conoscono nulla di strategia e di controffensiva; cadono nelle trappole dei russi, hanno voglia di divertirsi e di spensieratezza così come si gioca con le pozzanghere.

Greta è la figlia della Berlino sonora degli anni Venti e Trenta; vuole fare carriera e vende se stessa, corpo e anima a un gerarca nazista perché vuole diventare attrice e cantante di successo. Al gerarca chiede in cambio che Viktor, il suo innamorato non corrisposto, sia messo in salvo facendogli rilasciare un passaporto falso. Viktor ottiene il passaporto, ma il giorno della sua partenza è rapito dalla polizia segreta e finisce, per ordine dello stesso gerarca, su un treno diretto a un campo di concentramento.
Greta non ha "sentito" la guerra fino a tutto il 1944, l'ha vissuta quasi di striscio, ma negli ultimi mesi finisce in prigione, dialoga con un'altra condannata a morte e scopre la semplicità nel dare delle briciole a un uccellino che accorre alla sua finestra, unico suo spiraglio di luce. Sarà fatta fucilare dal gerarca, suo amante, a cui aveva rivelato di essere incinta; sarà sola, senza il suo amato pubblico, davanti ad un gruppo di tiratori scelti. Greta esclamerà: "Volevo vivere cantando e ho trovato la guerra!".

Charlotte si mette al servizio della "propria" gente nelle retrovie del fronte come crocerossina (600.000 circa a quel tempo). E' una ragazza candida ed ingenua, "convinta" dell'ideologia nazista e fa parte fin da subito dell'organizzazione delle giovani ragazze del Terzo Reich. Tradirà la brava collega ebrea ucraina, sua aiutante all'ospedale da campo, per dimostrare ai superiori e a se stessa fedeltà ai loro comuni ideali. Se ne pentirà amaramente e non sopporterà "la croce" del tradimento. Sarà sorpresa dall'arrivo dei russi, i soldati tedeschi feriti saranno massacrati nei loro letti e lei subirà violenza. Sarà quasi subito salvata da una soldatessa russa che le darà degli abiti e delle uniformi russe che le permetteranno di arrivare a Berlino qualche mese dopo, sana e salva.

Friedhelm è un ragazzo anarchico e pacifista. In un momento di forte tensione sul fronte russo dirà a suo fratello Wilhelm, urlando: "Anche Dio ci ha lasciati e non c'è alcun senso, nessuno in quello che facciamo!".
La guerra volge ormai alla fine e il caos e le truppe al fronte sono senza guida. Altre atrocità saranno commesse in questo tempo di nessuno. Friedhelm con alcuni commilitoni cerca la via del ritorno nei radi boschi sovietici di pino e betulle. E' difficile nascondersi e sono sorpresi dai soldati russi che li attaccano. Si mettono a terra protetti da alberi "filati" unico loro rifugio. Friedhelm prende dal taschino della giacca la foto degli amici, avverte che la fine è vicina; scrive sul retro l'indirizzo a cui dovrà essere inviata. La consegna ad un soldato perché la invii. Un giovane soldato gli rivolge la parola e gli dice: "Che cosa aspettiamo ad attaccare i russi?" Friedhelm gli risponde con un'altra domanda: "Quanti anni hai?" e il giovane soldato risponde sicuro: "Dodici". Friedhelm è già molto più vecchio, ha dieci anni di più, ma la guerra gliene ha "regalati" almeno il triplo. Non ha però la voglia e la forza per far capire al ragazzo quanti decenni in pochi anni lui ha vissuto.
Friedhelm si alza di scatto e all'impazzata spara e corre, corre e spara verso i soldati russi che lo trafiggono con numerosi colpi. Alle sue spalle i giovani soldati, i futuri padri, alzano le mani in segno di resa. Quella foto di gruppo non giungerà mai a destinazione e forse nemmeno i giovani fatti prigionieri dai russi.

Wilhelm  è il fratello maggiore di Friedhelm, è un ragazzo che non sbaglia mai, è un soldato esemplare, con ruoli di responsabilità per volere della sua famiglia, padre e madre entrambi molto esigenti e dai buoni costumi, dalle solide tradizioni prussiane; egli vive il duro conflitto tra dovere collettivo e coscienza personale.
Nelle ferraglie di un carro armato esploso trovano rifugio, nottetempo e dopo lunga battaglia, Wilhelm e un soldato russo. Quest'ultimo semi carbonizzato in volto, ma ancora vivo, chiede, con un cenno della mano, dell'acqua al nemico-amico tedesco; la ottiene e senza scambiarsi una parola la vita del giovane soldato russo si consuma. Appena fa giorno l'amico-nemico tedesco se ne va e vagando trova un altro rifugio in una casa di legno con segni di forzato abbandono da parte dei proprietari. davanti alla casa un laghetto e una solitaria betulla. Un gatto e un po' di pesce saranno le sue poche consolazioni. Sarà catturato dai soldati tedeschi in ritirata, classificato come disertore e condannato a morte. Sarà maltrattato per lunghi giorni e aspetterà il momento più adatto per pugnalare il capo banda tedesco, un suo ex-collega impazzito. Riprenderà la via del bosco e riuscirà ad arrivare a Berlino per la fine della guerra.  

Viktor è un ragazzo ebreo che impara il mestiere nella sartoria di famiglia, Goldstein. E' innamorato pazzo di Greta, che non ricambia. Prima di partire per il fronte le regala una sua creazione artistica in segno d'amore: un vestito rosso lungo di seta fatto su misura per lei. Greta lo indosserà nel suo tour sonoro sul fronte russo per allietare le truppe tedesche.
Qualche anno prima nell'appartamento di Berlino il padre di Viktor, intento a cucire la croce gialla sugli abiti di famiglia, aveva detto al figlio, che si diceva stupito di quanto suo padre stava facendo: "Un bravo tedesco non disobbedisce mai alla legge".
Viktor sarà rapito dalla Gestapo mentre, sotto falso nome, sta tentando di lasciare Berlino e sarà messo in un treno della morte. Durante il viaggio riuscirà a fuggire dal treno in corsa insieme a Liljia, una ragazza polacca. Lei racconterà a Viktor la sua storia più recente. A Varsavia è stata violentata da un gerarca nazista perché voleva assolutamente un figlio maschio data la sterilità della moglie. Era nata però una bambina che è stata subito uccisa. La ragazza madre Liljia è invece inviata per punizione in un lager all'est.
Viktor e Liljia  vagheranno in terre ignote e una banda di partigiani polacchi li cattureranno. Viktor sarà usato per attrarre soldati tedeschi in imboscate mortali.
Viktor ha il torto di essere ebreo tra i tedeschi e di essere tedesco tra i polacchi. Avrà consolazione umana dalla sua involontaria amica di viaggio che lo guiderà e lo salverà dai partigiani senza nemmeno mai baciarlo.

Fine della guerra e ritorno a Berlino

Tornato a Berlino Viktor si mette alla ricerca di Greta di cui non conosce ancora il destino. Torna nell'appartamento di lei, l'abitazione è tutta in disordine e Viktor trova sue foto e alcuni suoi abiti. Nell'ufficio di Berlino appena creato per la ricerca delle persone ritrova il gerarca nazista che, bruciati gli abiti ed eliminato il suo passato (ha ucciso moglie e figlia e fatto uccidere Greta), si è dato un nuovo ruolo nella Germania sconfitta. Si riconoscono, ma non succede nulla. Viktor sembra rassegnato e il gerarca si sente "graziato e perdonato". "Avanti il prossimo"...
A Berlino nell'estate del 1945, in quel locale in cui si erano lasciati quattro anni prima, si ritrovano Viktor, Wilhelm e Charlotte. Non si abbracciano, tra loro solo incroci di sguardi e di occhi spenti. La gioia di essere vivi non fa breccia; a che serve nella Berlino in stracci essere vivi? Le macerie e la polvere sono solo loro paesaggio. Si versano, ricercando un po' di vita, un po' di liquore, come promesso, e ricordano, facendo solo i loro nomi, le vite "straperdute" di Greta e Friedhelm.

Dolore, colpa e silenzio

La tragedia di quegli anni e di quegli uomini, padri e madri, non è raccontabile, è muta, è senza parole e senza musica. Come il pianoforte che Viktor prova a suonare senza che esca alcun suono, nessuna musica, come invece era accaduto allora, ieri, quando, loro malgrado, si erano divisi.
Queste sono le madri e questi sono i padri che non troveranno, anche negli anni a venire, il coraggio di parlare. Questa sembra essere la loro sola unica "salvezza", la sola via per non morire ancora.
C'è la sofferenza dei dannati e la sofferenza dei "carnefici"; entrambe senza tempo, senza dialogo e per molti senza perdono. Molti di questi padri e queste madri sono caduti, ma tutti sono "morti", tutti, nessuno escluso; dei sopravvissuti vivono solo i corpi e il ricordo non comunicabile di questa smisurata tragedia senza alcun Dio.
Il presidente tedesco Gauck, che ha visto il film, il 24 marzo scorso è stato accompagnato dal presidente italiano G. Napolitano a Sant'Anna di Stazzema per ricordare le vittime civili dei nazisti del 12 agosto del 1944. Gauck ha detto: "Non è per nulla facile e semplice per un tedesco quale rappresentante di un Paese e della sua storia. Non è semplice, e così deve essere, riconoscersi nell'enorme colpa e confrontarsi con un terribile sterminio che è stato perpetrato da propri concittadini".



 



fonte: 
articolo pubblicato sulla rivista "Il Margine" ISSN 2037-4240 Anno 33 (2013), n° 6. 





giovedì 8 ottobre 2020

PER NON DIMENTICARE






Dinaweh

Non è passato nemmeno un secolo da quando la svastica del III Reich sventolava dai balconi e dalle finestre dei palazzi di governo delle capitali europee assoggettate all'arroganza e alla protervia teutonico-nazista, eppure ci risiamo! 
Cambiano le casacche, cambiano i colori delle bandiere, muta il linguaggio e l'idioma dominante - oggi l'inglese, ieri il tedesco - ma la sostanza rimane la stessa: dominatori e dominati, padroni e servi, cacciatori e prede, vincitori e vinti.
Non se ne abbia chi continua ad essere convinto della sconfitta del nazi-fascismo solo perché vengono celebrate le ricorrenze degli odiosi eccidi perpetrati qua e là lungo la Penisola o nelle altre lande d'Europa, o perché qualche Primo Ministro depone corone ai caduti, o perché la Comunità Europea ha deciso di dedicare la data del 27 gennaio al "giorno della memoria", per non dimenticare l'olocausto degli Ebrei, ma lasciando in second'ordine il sacrificio di Polacchi, zingari, omosessuali, comunisti e antifascisti di ogni nazione.

Aveva ragione il filosofo tedesco, Friedrich Hegel, quando diceva che la "historia" non è per nulla "magistra vitae"; altrettanto perspicace il nostrano Gianbattista Vico, quando parlava dei vari corsi e ricorsi storici, lasciando intendere che la smemoratezza degli uomini è la causa del riproporsi a cicli di eventi storici simili a quelli che li hanno preceduti... 
...Per non parlare dell'Esomondo, dove Esseri Cosmici molto più evoluti di noi hanno denominato il nostro pianeta "Saras" che vuol dire appunto "Errore ripetuto"... 

Mi viene in mente il gioco della settimana enigmistica, quello che diceva: "trova le differenze", mettendo a confronto due immagini, apparentemente identiche, ma che sottintendevano a delle piccole differenze a dire il vero quasi del tutto impercettibili a un occhio poco accorto, ma del tutto evidenti a chi sapeva aguzzare la vista senza troppa distrazione!
Poco a poco ci stiamo dimenticando da dove siamo venuti, quali le lotte e le sofferenze che ci avevano portato a poter tornare a godere della libertà di pensiero, della libertà di scelta, che ci avevano affrancato dalla dittatura di leggi ingiuste e tuttavia "legali", perché imposte da governi completamente allineati al Pensiero unico dominante di turno. 
Ci stiamo dimenticando delle atrocità seguite a quelle imposizioni impartite con la violenza della legge allora in vigore, patite da intere popolazioni, da minoranze etniche e religiose; ci stiamo dimenticando che tutti, chi stava da una parte e dall'altra della barricata, hanno sofferto drammi, privazioni, alcuni violenze inaudite perché si trovavano dalla parte sbagliata; altri perché, pur stando dalla parte giusta, finita la guerra, hanno visto rovesciata la loro sorte, magari perdendo la vita o patendo le stesse ingiustizie che avevano a loro volta inferto ai loro ex-nemici.

Nell'Europa dell'euro tutto sembra più rassicurante ma, molto meno celate delle differenze si nascondono profonde similitudini, sempre più evidenti del resto, che ci potrebbero spingere a pensare che  "i manovratori del gioco" abbiano soltanto cambiato casacca, si siano ingentiliti nei modi e nel linguaggio, abbiano dismesso le odiose divise nere con il teschio sulle mostrine, vestendo di blu in giacca e cravatta e riempiendo di costosi nonché inutili rappresentanti i parlamenti del vecchio continente (non più aventi una reale funzione democratica poiché spesso non eletti, ma nominati dalle segreterie dei partiti se non addirittura dalle massonerie economico-finanziarie trans-nazionali, tipo Bilderberg), compreso quello della comune Europa che ci costa un occhio della testa, per redigere patti, regolamenti, leggi e trattati internazionali sempre più restrittivi delle libertà di ciascun Paese, ove chi la faceva da padrone allora (la Germania del III Reich), la fa da padrone anche oggi, usando come armi non più gli stukas o le "Parabellum" in dotazione alla Wermacht, ma il marco travestito da €uro, con diktat economici e sanitari che fanno l'occhiolino alle multinazionali delle armi, della chimica, del farmaco, secondo i disegni dell'élite oggi diventata finalmente alla luce del sole trans-nazionale, globalista e aspirante ad un NWO, con un unico Governo mondiale su una massa di sudditi sottomessi e debitamente ridotti di numero. 

Anche Hitler parlava di NeuOrdnung¹, di un'unica moneta, di un'Europa unita, sotto l'egida della Germania. Fu questo il motivo per cui l'élite transnazionale, che lo aveva pasciuto e finanziato fin da prima della guerra, alla fine lo scaricò e decise di sospendere la partita con la sconfitta teutonica, disfandosi del troppo nazionalista Hitler, diventato ormai d'impaccio alla prosecuzione del programma.
A beneficio di questa considerazione storica che trova prove irrefutabili, traggo qui l'articolo di cui per esteso ho citato nel link qui sopra:
"Il Nuovo Ordine Mondiale non è un'idea nuova, Hitler ne parlava continuamente. E' nata in età moderna con Amschel Mayer Rotthschild, ebreo di Francoforte nel XVIII secolo, che darà origine alla dinastia che porta il suo nome. Si tratta dello stesso progetto: un solo governo centrale mondiale comandato da una élite oscura con sede segreta: ma non ha nulla di positivo. E' un modo di controllare il mondo da parte di una élite oligarchica che mantiene gran parte della popolazione in stato di schiavitù o poco migliore. L'idea di una Europa unita e di una moneta unica poi fu addirittura pianificata dagli economisti del III Reich. Nel 1942, ad una conferenza a cui erano stati invitati i vertici finanziari e industriali del Reich, Walter Funk, Ministro dell'economia e Albert Speer, Ministro degli Armamenti, spiegarono che non era necessario distruggere le economie europee, cosa che avrebbe rivelato aspetti controproducenti per la crescita dell'economia del III Reich. Sarebbe stato molto meglio creare un piano che le coinvolgeva. Il piano fu approvato e piacque e fu chiamato Europaische Wirtschaftgesellschaft, Società economica europea, che avrebbe permesso l'uso di una moneta unica e avrebbe così regolato scambi e transazioni in Europa senza dazi. Speer lo spiegò alcuni anni dopo agli alleati: ' Meglio risollevare le economie e inserirle in un sistema tariffario unico per realizzare una produzione industriale su larga scala'. Un'Europa unita con una sola moneta. Esattamente quanto vediamo oggi, anche se con le modalità diverse del dopoguerra. Hitler avrebbe portato a compimento questo piano a suo modo, grazie all'aiuto delle stesse grandi famiglie di banchieri che cercano di realizzare lo stesso obiettivo oggi. All'epoca lui sembrava la persona adatta, ma poi decise di cambiare rotta e si identificò nella GERMANIA, prendendo una strada decisamente nazionalistica ed elitaria che contrastava con la visione mondialista di chi lo aveva finanziato agli esordi. Ma il progetto dell'eliminazione delle sovranità nazionali era il medesimo ed ha cambiato solo il metodo di attuazione: ecco perché oggi spesso sentiamo politici o direttori di banche centrali affermare che è necessario cedere sovranità nazionale. Cederla a chi? A un organismo sovranazionale che controlla e impoverisce le nazioni più deboli a spese di quelle più ricche e, come nel caso della Grecia, rendendole quasi schiave, al punto da dover vendere alla Germania territori, aeroporti e strutture portuali."

A ben vedere dunque tutte le guerre, tutte le crisi economiche passate e presenti sono sempre funzionali al prosieguo di quello stesso programma; oggi, mentre la stessa élite ci vuole tutti mascherati con il volto coperto in segno di sottomissione totale, getta essa invece paradossalmente la maschera, rivelando apertamente il suo disegno globale scolpito nella pietra, rappresentato dalle produzioni cinematografiche hollywoodiane, attraverso il mainstream delle televisioni e delle pubblicità, inscenato nei riti orgiastici rappresentati in occasione dell'apertura dei Giochi olimpici o per l'inaugurazione di grandi opere ingegneristiche, come quella del traforo del San Gottardo, nel cuore dell'Europa!

Non sfugga dunque al cittadino (ormai suddito a tutti gli effetti) distratto e inebetito dai mille fuochi d'artificio dell'illusione mediatica la vera ragione di questa ultima trovata: l'epidemia diventata pandemia non tanto per i numeri reali o per i dati scientificamente accertati dall'intera comunità scientifica, quanto per la macchinazione gonfiata dell'informazione ufficiale, megafono del Pensiero Unico globalista al servizio di un RESET mondiale (COVID 19 infatti non indica la qualità del virus, ma è l'acronimo di un programma di ingegneria sociale globale organizzato e preparato nei minimi dettagli dall'élite), nelle sue  reali intenzioni vuole innescare un cambio di passo verso la più rapida realizzazione di ciò che, a causa della mania di grandezza di Hitler e del suo troppo spiccato nazionalismo era rimasto in sospeso²: un nuovo ordine mondiale (NWO) con una moneta digitale unica e un unico Governo mondiale. Come lo vogliono realizzare? Con il passaggio dall'eugenetica nazista al Transumanesimo.  Con quali mezzi? Con lo sfoltimento della popolazione in eccesso grazie all'utilizzo di vaccini geneticamente modificati, con il controllo digitale, la manipolazione climatica, l'uso massiccio delle chemtrails, l'irraggiamento massivo dell'arma bellica 5-6-7G sull'intero globo terracqueo e con il potenziamento dell'intelligenza artificiale. 
Insomma, parrebbe proprio che il sogno di mezza estate sia finito. 
Fatevene una ragione!


Note:

¹ cfr. Pierluigi Tombetti,  L'enigma occulto di Hitler. Il terzo Reich e il nuovo ordine mondiale, in https://www.letture.org/l-enigma-occulto-di-hitler-il-terzo-reich-e-il-nuovo-ordine-mondiale-pierluigi-tombetti;

² Anche nel secondo dopoguerra i casi di "disobbedienti" al Nuovo Ordine Mondiale sono molteplici: in Italia, Enrico Mattei, deceduto in seguito ad un misterioso incidente occorso al suo aereo personale, l'onorevole Aldo Moro, eliminato dalla CIA su commissione di Henry Kissinger attraverso la mano armata delle Brigate Rosse, e poi Bettino Craxi, eliminato dalla scena politica italiana per le sue posizioni troppo "nazionali"; persino Silvio Berlusconi, trombato come presidente del Consiglio perché giudicato inaffidabile e troppo amico di Putin dall'élite globalista occidentale. 
E poi, fuori dall'Italia, Saddam Hussein, considerato una scheggia impazzita non più sotto il controllo dell'élite,  Muhammad Gheddafi, eliminato fisicamente dalla NATO per aver voluto sottrarsi al controllo statunitense del petrolio, esautorando il dollaro come valuta di scambio per l'oro nero e aver sostenuto la creazione di una lega economica dei paesi arabi con l'adozione di una divisa pan-araba per la commercializzazione del petrolio.  
 

SOPHIE SCHOLL


SOPHIE  SCHOLL






"Come possiamo aspettarci
che la giustizia prevalga
quando non c'è quasi nessuno
disposto a dare se stesso
individualmente
per una giusta causa?

E' una giornata di sole così bella,
e devo andare,
ma che importa la mia morte,
se attraverso di noi migliaia di persone
sono risvegliate e suscitate all'azione?"

Sophie Scholl










domenica 4 ottobre 2020

TESTAMENTO SPIRITUALE DI FRANCESCO di ASSISI


TESTAMENTO SPIRITUALE 
DI FRANCESCO di ASSISI
  



Nonostante i dotti della Chiesa, i bigotti clericali, il CICAP, i teologi impudenti e chissà quanti blogger saccenti già si sperticheranno in astrusi commenti e tesi per ribadirne e denunciarne la falsità, io preferisco gioire per questo messaggio che ci viene alle mani proprio in questi ultimi tempi (in rete già dal 2009), lasciato, a quanto pare, da Francesco (quello vero!) all'amatissima sorella Chiara, tramite la consegna a mano di Rufino, uno dei suoi primi compagni.

Per questo motivo mi piace pensare a questa lettera come al vero testamento spirituale di Francesco; l'ultimo scritto di un uomo tormentato, mai compreso, a partire dai suoi stessi frati, che la Chiesa ha voluto sin da subito addomesticare, facendosi complice di quella corrente assai più moderata tra i suoi seguaci che ancor oggi è quella che detiene il governo e la custodia della Basilica di Assisi e di Santa Maria degli Angeli, il mastodontico e monumentale tempio che nasconde, offende e occulta la semplice manifattura della Porziuncola, come a voler eclissare per sempre lo stretto rigore dell'autentico spirito del fondatore.
...Non che gli altri, i cosiddetti "frati Minori", investiti da scandali e da ammanchi milionari dalle casse dell'Ordine, custodi in Terra Santa, dell'Eremo delle Carceri ad Assisi e dell'eremo-santuario della Verna in Casentino, possano considerarsi i più puri seguaci del loro Padre Santo; per non parlare dei "Cappuccini", nati nel XVI secolo proprio per riportare la famiglia francescana all'antico rigore delle origini che, trascinati anch'essi dal secolare richiamo del consumismo da ventesimo secolo, hanno usato il loro santo padre Pio per fare business e marchette.

Forse che Francesco avesse visto tutto, poco prima di lasciare le spoglie mortali e avesse finalmente compreso e dato pace a se stesso e così posto fine a tutti i suoi dubbi, ai suoi scrupoli nei confronti degli stessi a cui aveva chiesto tanto sprezzo del corpo e dei beni materiali, nei confronti di sé medesimo, per aver così tanto oltraggiato "messer frate corpo", in anni di rinuncia e di sacrifici...?!   

Mi piace quindi pensare ad un Francesco più vicino alla Deità dopo quella lettera, di quanto lui stesso avesse già pensato di essere, nonostante le privazioni e le tribolazioni così a lungo sopportate, nel nome di quel Dio che in realtà non gli aveva chiesto di immolarsi per Lui, poiché già lo amava, come ama tutti i suoi figli, a prescindere... 

Mi piace pensare ad un Francesco più vicino all'umanità, non più così tremendamente separato dalla gioia di poter godere di un corpo, di poter esperire la presenza di Dio senza più necessità di Pastori che chiedono lacrime e sangue al loro gregge, nel nome di un Dio che vorrebbero cinico, prepotente e permaloso come loro. 

Mi piace pensare ad un Francesco - quello vero - che riconosce e comprende che nessun riscatto o sacrificio ha rappresentato la vita di Cristo per noi, che il Regno è dentro di noi e che soltanto noi possiamo salvarci, se solo seguiamo le regole auree che Lui semplicemente è venuto a ricordarci; che è sufficiente uscire dall'oblio e dall'ignoranza e occuparsi semplicemente di amare: amare la vita, in tutte le sue forme, senza più percepire separazione e riconoscendo alla fine l'Unità tra tutte le cose, tra tutti gli esseri viventi e Dio!
Vi lascio dunque alle sue parole, a quelle che vogliamo credere abbiano rappresentato davvero i suoi ultimi minuti di Gloria su questa Terra, che lui così tanto amava.

Dinaweh




"Quando Francesco morì, frate Rufino consegnò a Chiara, che restò con il santo fino all'ultimo, la sua bisaccia. Quando Chiara l'aprì, all'interno c'era la sua ciotola di legno, il suo cucchiaio, alcuni semi, una penna, un piccolo vaso d'inchiostro e poi una pergamena più volte ripiegata, tutta accartocciata. Con le mani che le tremavano Chiara dispiegò la pergamena e decifrò le goffe lettere che Francesco aveva faticosamente vergato negli ultimi istanti della sua vita... e non poté mai più dimenticarne il contenuto!"

All'anima che sa leggere nella mia,
e che ne comprende le gioie e i dolori,
voglio confidare queste parole:
all'alba della mia dipartita,
al crepuscolo del sentiero che ho scelto,
posso finalmente affermare,
completamente in pace,
che la nostra ferita, in questo mondo,
non sta né nella ricchezza, né nella povertà,
ma nella nostra dipendenza
da uno di questi due strati,
nel fatto di immaginare che l'uno o l'altro
possano offrirci gioia e libertà.
Sta anche nel fatto di essere convinti 
che l'Altissimo Signore
abbia bisogno delle sofferenze di noi creature,
per aprirci la porta della sua luce.
La nostra ferita, infine, è il convincimento
che Egli abbia bisogno di sacrificarSi
sotto forma di Suo Figlio,
o sotto forma umana
al fine di salvarci.

Chi mai, tranne noi stessi,
per mezzo della purezza del cuore,
potrà salvarci?
In verità il Buon Signore mi ha mostrato
che non vi era alcun riscatto,
alcun sacrificio da perpetuare.
Mi ha insegnato, in silenzio, 
che sarebbe bastato uscire dall'ignoranza,
dall'oblio e amare.
Amare la vita in ogni forma
e con tutti i mezzi che la rendono bella,
amare la sua Unità in ogni cosa e in ogni essere.

Possa tutto questo venir detto, un giorno,
tanto alle donne come agli uomini;
possa venir detto e insegnato 
meglio di quanto io abbia saputo fare,
senza nulla respingere
dell'Acqua né del Fuoco.

Il mio augurio è che non ci siano più 
né Chiese, né preti, né monaci,
niente di tutto questo:
che vi sia soltanto l'Altissimo e noi,
perché sta ad ognuno incontrarlo in se stesso...
Ora che il velo si squarcia,
 voglio andarmene nudo
come sono venuto al mondo.
E non parlo della nascita del mio corpo,
ma della vera nascita della mia anima,
del giorno in cui ha trovato il coraggio
di scendere più a fondo nella carne
per offrirsi all'Eterno,
così in Alto, così in Basso.