venerdì 27 novembre 2020

LA META SUPREMA


LA META SUPREMA



 Allora Pilato gli disse: "Dunque tu sei re?"
Rispose Gesù: "Tu lo dici, io sono re.
Per questo sono nato e per questo sono venuto nel mondo: 
per rendere testimonianza alla verità.
Chiunque è dalla parte della verità, ascolta la mia voce.

Giovanni




Cari amici lettori e lettrici del blog, mi viene in mente quello che una persona di mia conoscenza qualche tempo fa mi disse riguardo alle tematiche da me proposte e affrontate sul blog; ricordo che le sue parole mi lasciarono esterrefatto, dal momento che mi suggeriva di "abbassare le mie vibrazioni" per poter arrivare a tutti, altrimenti - insisteva - non sarebbe mai potuto accadere', forse perché il linguaggio da me usato, a suo dire troppo forbito, la modalità e la visione della realtà come la percepivo io, davvero poco si confaceva al suo grado di consapevolezza e quindi alla sua 'vibrazione'!
Rimasi basito ricordo e, ad un certo punto, mi venne persino da ridere, considerando che questa persona si definiva (e a suo modo lo era) un 'operatore olistico'; organizzava seminari e aveva diverse relazioni di cura con svariate persone; per un certo periodo collaborammo persino. Ero spesso vicino a lui, a sostenere il suo lavoro con la mia presenza e la disponibilità verso le persone che avevo occasione di incontrare e conoscere durante i suoi seminari. Eppure quello fu per me un segnale forte e chiaro che le nostre strade stavano per dividersi, poiché la libertà di essere ciò che siamo è il valore più alto e imprescindibile di ognuno.
Non ho mai pensato di "voler arrivare a tutti" e nemmeno credo che il ragionamento si debba porre in questi termini, che sono davvero poco realistici. Nemmeno il Maestro dei maestri riuscì "ad arrivare a tutti"! Non è proprio dato come postulato, quello di poter arrivare a tutti! Che significa mai? Il cammino che ognuno di noi fa è sempre il frutto delle sue esperienze personali e, se c'è una comprensione profonda di ciò che viviamo allora sì, c'è anche una progressione; altrimenti assistiamo, nostro malgrado, ad una ripetizione infinita degli stessi 'quadri d'autore', fino a quando non ci stufiamo e scegliamo di comprendere le lezioni e di andare oltre.

Le parole che qui ora troverete non saranno certamente le stesse, né avranno le stesse formulazioni o la stessa vibrazione sostanziale rispetto a quelle scritte all'inizio di questo viaggio nel 2013, quando iniziai a scrivere il blog! Guai se non fosse così! Credo che un diario abbia l'unico e imprescindibile valore di restituire tutte le progressioni, tutte le esperienze, tutte le epifanie che nel corso del tempo siamo stati in grado di accumulare come bagaglio invisibile ma fisso e consistente, che "né tignola o ruggine potranno mai violare"!
Ecco che oggi sento così vicine a me le parole che qui sotto riporterò, tratte dalla raccolta di scritti e dalle lezioni tenute da Swami Sri Yukteswar, maestro di Paramahansa Yogananda; scritti che potrete trovare in libreria nel volume dal titolo "La scienza sacra", per Astrolabio edizioni.

La vita infatti chiede ad un certo punto a tutti noi di scovarne il senso profondo, di accogliere in noi il significato ultimo della nostra stessa presenza qui. Se perseveriamo viceversa nel lasciar passare il tempo e trascorrere gli anni senza la bramosia di trovar risposta al senso ultimo delle cose, saremo costretti a tornare molte volte e a vestire diversi abiti e a vivere molteplici incarnazioni, fino a quando non si aprirà un varco dentro la nostra coscienza immortale, che ci porterà a cogliere e a ricercare il significato, a voler raggiungere l'obiettivo, a trovare la strada più breve per giungere alla liberazione, al vero appagamento, alla realizzazione di Dio in noi.
Poco importi se a farci fare il primo passo saranno situazioni impervie, imprevisti dolorosi, esperienze di abbandono, di tradimento, rovesci economici, sciagure finanziarie o sentimentali, perdita di persone care... Molto spesso infatti dovremmo ringraziare tali ostili impedimenti e affanni, poiché essi diventano la forza propulsiva per far sì che noi si inceda verso il cammino della liberazione. Che cosa si debba intendere per "cammino della liberazione", viene spiegato molto bene dal nostro Maestro indiano. 
Significa per lo più riconoscere la realtà illusoria di Maya, ciò che alla vista superficiale dell'uomo appare come l'unico reale esistente, coincidente con il corpo fisico e con i suoi desideri, con la realtà materiale che accende via via fuochi fatui di passioni, spinte emozionali e aspettative, senza mai soddisfarle davvero... 

Significa quindi conservare il ricordo del dolore, che si riverbera di vita in vita, bagaglio imprescindibile e insostituibile anche dopo la morte del corpo fisico, a ricordarci che esso è generato dall'ignoranza di non conoscere chi veramente siamo; quella (ignoranza) che ci porta a credere all'esistenza di ciò che non esiste; che ci fa credere che esista solo quello che si vede con gli occhi del corpo, cioè la creazione materiale, che corrisponde all'origine di tutti i mali. Essa, l'ignoranza, divide e separa, polarizza in noi sentimenti ed emozioni contrastanti, derivanti dall'esperienza del desiderio e quindi dall'appagamento o dalla frustrazione di quello, dall'incapacità di distinguere il corpo fisico dal Sé reale, che invece è eterno e incorruttibile; genera l'egoismo, poiché identifica il Sé esclusivamente con il corpo fisico e con la materia e tutto ciò diventa fonte di dolore poiché basato sull'illusione che conduce l'anima alla sofferenza. E' allora che l'anima si sveglia e sente come fine ultimo quello di trascendere l'infelicità! Nel momento in cui l'essere umano elimina in sé tutti i pensieri, i desideri e le azioni che lo hanno condotto alla sofferenza e se ne libera, allora raggiunge la meta Suprema.

Allora egli identifica se stesso con Sat-Chit-Ananda, cioè "esistenza", "coscienza" e "beatitudine", le proprietà essenziali e costitutive della vera natura dell'uomo.
Per arrivare a raggiungere la beatitudine occorre tuttavia la guida di un Maestro spirituale e l'umiltà di seguirne i sacri insegnamenti. Così facendo l'uomo realizza la sua natura e non si limita più a riflettere la luce divina, ma manifesta attivamente la sua luce spirituale in Unione allo Spirito che è in lui.
Essere Uno con il Tutto, realizzare il Cristo nella propria umanità, colmare la distanza fittizia tra la creatura e il suo Creatore, comprendere il senso reale del vero Sé, come frammento dello Spirito Universale, non più separato da sé e una sola cosa con il Padre.
L'augurio che faccio a me stesso e a tutti voi è di giungere presto alla piena realizzazione del Sé in un tempo, questo, così foriero e pregno di nuove creazioni e realizzazioni spirituali. Vi lascio alla lettura e all'ascolto. Namasté.

Dinaweh



da 
LA SCIENZA SACRA




di
Jnanavatar Swami 
Sri Yukteswar Giri

La meta

Nasce ora il desiderio di raggiungere la liberazione. La liberazione è lo scopo principale, quando, sia pure per inferenza, l'uomo comprende la vera natura della creazione e il vero rapporto che esiste tra la creazione e se stesso. Quando si rende anche conto di essere completamente accecato dall'influenza delle tenebre o Maya e che è solo la schiavitù delle tenebre a fargli dimenticare il suo vero Sé e a causargli ogni sofferenza, egli vuole istintivamente essere sollevato da tutti questi mali. Essere sollevato dal male o liberato dalla schiavitù di Maya, diventa allora lo scopo principale della sua vita. La liberazione è lo stabilirsi di Purusha, o anima, nel suo vero Sé. La liberazione significa dimorare nel Sé. Quando l'uomo si eleva al di sopra dell'idea-creazione di queste tenebre, Maya, e si sottrae completamente alla sua influenza, si libera dalla schiavitù e dimora nel suo vero Sé, lo Spirito eterno. Finisce allora ogni sofferenza e si consegue lo scopo Supremo, il vero appagamento, la realizzazione di Dio.

La liberazione è sinonimo di salvezza. Raggiunta la liberazione l'uomo è salvato da ogni sofferenza e tutti i desideri del suo cuore sono esauditi. Si realizza così lo scopo supremo della sua vita. Altrimenti, nascita dopo nascita, l'uomo prova l'infelicità che ha origine dai desideri insoddisfatti.


Perché l'uomo soffre

Fino a quando l'uomo continua a identificarsi con il corpo fisico e non riesce a trovare la pace nel suo vero Sé, sente che le esigenze derivanti dai desideri del proprio cuore restano insoddisfatte. Per soddisfarle, dovrà apparire più volte in carne ed ossa sul palcoscenico del mondo. soggetto all'influenza delle tenebre, o Maya, e sarà costretto a subire tutte le angosce della vita e della morte, non solo nel presente, ma anche nel futuro.
Il dolore nasce da "Avidyā", "l'ignoranza". L'ignoranza è la percezione dell'inesistente e la non-percezione dell'esistente. Che cos'è quindi l'ignoranza? L'ignoranza, Avidyā, consiste nella concezione errata che porta a credere all'esistenza di ciò che non esiste. A causa di avidyā, l'uomo ritiene che la creazione fisica sia la sola cosa ad avere un'esistenza reale e che al di là di questa non esista nient'altro. Dimentica che la creazione fisica in realtà è soltanto un gioco d'idee in seno allo spirito eterno, l'unica sostanza reale che trascende la comprensione della creazione materiale. L'ignoranza non è soltanto un male in se stessa, ma è anche l'origine di tutti i mali dell'uomo. Avidyā, l'ignoranza, essendo caratterizzata dal duplice potere della polarità, si manifesta sotto forma di egoismo, attaccamento, avversione e cieca ostinazione. L'ottenebrante potere di Maya genera l'egoismo e la cieca ostinazione. il potere della polarità di Maya genera l'attaccamento, attrazione e l'avversione, o repulsione. L'egoismo deriva dall'incapacità di distinguere il corpo fisico dal sé reale. La cieca ostinazione è il risultato di un condizionamento naturale, che fa credere nell'assoluta sovranità della natura e delle sue leggi, invece che nei poteri onnipossenti dell'anima. L'attaccamento è la sete per gli oggetti che provocano la felicità. L'avversione è il desiderio di eliminare gli oggetti che procurano l'infelicità. L'ignoranza è la fonte di tutti i mali. Al fine di capire perché l'ignoranza sia la fonte di tutti i mali, dobbiamo ricordare che l'ignoranza, o Avidyā, è un frammento delle tenebre, Maya, considerata nel suo aspetto individuale e come tale, possiede le due proprietà di Maya: la prima è il suo potere ottenebrante, la cui influenza impedisce all'uomo di comprendere tutto ciò che va la di là della creazione materiale. Questo potere ottenebrante genera sia "Asmitâ" = l'egoismo, l'identificazione del Sé con il proprio corpo fisico, cioè lo sviluppo dell'atomo, le particelle della forza universale, sia "Apiniveja", il cieco attaccamento all'idea che la creazione materiale abbia un'autenticità e un valore assoluti. L'ignoranza, o avidyā, in virtù del duplice potere della polarità, la seconda proprietà di Maya, determina un senso di attrazione per certi oggetti e di repulsione per altri. Gli oggetti che vengono attratti sono quelli che suscitano il piacere e nei loro confronti si forma "Raga" o "attaccamento". Gli oggetti che vengono respinti sono quelli che producono la sofferenza e nei loro confronti si forma "svesa" o "avversione". Il dolore ha origine dalle azioni egoistiche le quali, essendo basate sull'illusione, conducono alla sofferenza.


Perché l'uomo è schiavo?

Sottoposto all'influenza di questi cinque mali: ignoranza, egoismo, attaccamento, avversione, ostinazione nell'attribuire una validità propria alla creazione materiale, l'uomo si lascia coinvolgere in azioni egoistiche e, di conseguenza, soffre. Il fine dell'uomo è la liberazione completa dall'infelicità. Quando l'essere umano ha eliminato tutte le sofferenze in modo tale da renderne impossibile il ritorno, raggiunge la meta suprema. La meta suprema del cuore "Arta", la meta immediata del cuore umano è la fine di ogni sofferenza. "Paramarta", la meta finale, consiste nella completa eliminazione di tutte le sofferenze, in modo tale da renderne impossibile il ritorno. L'esistenza, la coscienza e la beatitudine sono i tre grandi desideri del cuore umano. "Ananda", la beatitudine, è l'appagamento del cuore, raggiunto seguendo la via e i metodi indicati dal Salvatore, o il Sat-Guru. "Chit", la vera coscienza, ingenera l'eliminazione completa di tutti i mali e lo sviluppo di tutte le virtù. "Sat", l'esistenza, si consegue dopo aver realizzato lo stato di immutabilità dell'anima. Queste tre qualità costituiscono la vera natura dell'uomo. Quando ogni desiderio è soddisfatto e ogni infelicità eliminata, si raggiunge "Paramarta", la meta suprema.


Quali sono dunque le vere necessità dell'uomo?

L'uomo ha un naturale profondo bisogno di Sat, "esistenza", Chit, "coscienza" e Ananda, "beatitudine". Queste sono le tre vere necessità del cuore umano e non hanno rapporto alcuno con tutto ciò che è al di fuori del proprio Sé. Queste sono le proprietà essenziali della natura dell'uomo.


Ma come si raggiunge la beatitudine?

Quando l'uomo ha la grande fortuna di assicurarsi la protezione di un essere divino o Sat-Guru, anche detto "Salvatore" e seguendone amorevolmente i sacri insegnamenti, riesce a interiorizzare completamente la propria attenzione, può allora esaudire tutte le necessità del cuore e raggiungere così l'appagamento, la vera beatitudine, o Ananda.


Come si manifesta la Coscienza?

Appagato in tal modo il cuore, l'uomo è ora in grado di concentrare la sua attenzione su qualsiasi cosa e può comprenderne tutti gli aspetti. Così, gradualmente, si manifesta Chit, "la Coscienza" di tutti i mutamenti della natura, dalla sua prima originaria manifestazione, il Verbo, Amen, o Aum (Om), fino al proprio vero Sé ed essendo immerso in quella corrente e venendone così battezzato, l'uomo comincia allora a pentirsi e a ritornare verso la sua divinità, il Padre eterno da cui era caduto.
Scrive Giovanni nell'Apocalisse: "Ricorda dunque da dove sei caduto e ravvediti".


Come si realizza l'esistenza?

Quando l'essere umano diviene consapevole del suo stato reale e della natura di questa creazione delle tenebre, Maya, conserva un potere assoluto su di essa e, gradualmente, rimuove tutte le manifestazioni dell'ignoranza. In tal modo, liberato dal dominio di questa creazione delle tenebre, egli comprende che il proprio Sé è l'indistruttibile e sempiterna sostanza reale. Così Sat, "l'Esistenza" del Sé, viene alla luce.


Come si raggiunge la meta suprema del cuore

Una volta appagate tutte le necessità del cuore Sat, "Esistenza", Chit, "Coscienza", Ananda, "Beatitudine", l'ignoranza, la madre di tutti i mali, perde la sua vitalità e di conseguenza hanno per sempre fine tutte le difficoltà del mondo materiale che costituiscono la fonte di ogni sofferenza. Così, la meta Suprema del cuore, è raggiunta.
Quando realizza pienamente la sua natura, l'uomo non si limita più a riflettere la luce divina, ma si unisce attivamente allo Spirito: questo stato è Kaivalja, "l'Unione".


Come si raggiunge la salvezza?

In questo stato il cuore, soddisfatte tutte le necessità e raggiunto lo scopo supremo, diviene perfettamente puro e manifesta attivamente la sua luce spirituale, invece di limitarsi a rifletterla. L'essere umano, essendo così consacrato o unto dallo Spirito santo diviene il Cristo, l'Unto, il Salvatore. Entrando nel regno della luce spirituale, diventa il Figlio di Dio. Allora, l'uomo comprende che il suo Sé è un frammento dello Spirito Santo Universale e, abbandonata la vana idea dell'esistenza separata, si riunisce allo Spirito Eterno e diventa una cosa sola con Dio, il Padre. Kaivalya è l'Unione con Dio; la meta Suprema di tutti gli Esseri creati.
Scrive Giovanni: "Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me".





"La resurrezione di Sri Yukteswar",
da Autobiografia di uno Yogi, di Paramahansa Yogananda
(Capitolo 43)







Swami Sri Yukteswar, La scienza sacra
Astrolabio edizioni











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