NATURA PATITUR
La natura soffre. Potremmo dire che soffre a prescindere, essendo coinvolta da eoni nelle dolorose vicende umane. Da sempre l'uomo ha pensato di manipolare la natura; di piegarla al proprio tornaconto, al proprio egoistico interesse, sfruttandola a piacimento, come si trattasse di qualcosa di inerte e di morto. Persino gli artisti si sono sbizzarriti nel corso dei secoli a dipingere soggetti cosiddetti "di natura morta"!
Eppure Natura vive e tutto attraversa, esprimendo in ogni sua forma la vita; ogni forma, ogni sostanza vive e si inebria dello spirito che la effonde dai margini della dimensione densa e manifesta. Come un unico corpo essa soffre e gioisce in tutte le sue svariate forme attraverso le vibrazioni e il suono che intrisecamente esprime e canta, sia che sia o no a contatto con l'uomo. Egli stesso, costola scaturita dal suo stesso seno, è natura! Tuttavia, più la sua capacità di manipolarla, di costringerla, di sottometterla, di imbavagliarla è cresciuta e si è rinforzata attraverso la speculazione intellettiva e il conseguente sviluppo della tecnica e la ricerca delle cause, più si è affrancato dalla sua potenza e imprevedibilità per sottoporla alla costruzione della civiltà nelle forme a lui consone e prevedibili: la nascita e lo sviluppo della civiltà è andato di pari passo con l'allontanamento progressivo dalle potenze della natura, lasciando il campo libero alla proprietà selettiva e separativa della mente.
Colui che, consapevole del proprio "Ego Sum" si è voluto distinguere sempre più dalla sua stessa Madre, ha dimenticato progressivamente di custodire con rispetto e considerazione il veicolo del proprio corpo e di ritenere la propria mente ancella e non padrona, prima di restituire l'uno e l'altra alla Terra.
Ha interpretato la sua condizione evolutiva superiore a quella degli altri esseri viventi, considerando la Natura come il proscenio, lo sfondo teatrale del suo dramma, senza ritenere che ogni suo pensiero, ogni suo atto, ogni discriminazione nei confronti dell'esistente qualsiasi forma incarni, muove e sommuove lo spirito che alberga in ciascun essere, in ogni suo atomo, dando luogo a reazioni di preservazione della vita, anche a scapito della presenza umana.
Le leggi cosmiche che governano la creazione rispondono sempre al principio di causa-effetto, sia a livello fisico che metafisico e scrivono così insieme la storia e l'evoluzione di un pianeta e delle anime che lo abitano, a partire dalla scintilla coscienziale insita in ogni regno: minerale, animale e infine umano.
Ecco un passo dal breve saggio di Raimon Panikkar, "Ecosofia. La saggezza della Terra" che ben esplica questa relazione di interdipendenza tra l'uomo e la Natura e che spiega il termine "ecosofia" coniato dall'autore, superando il concetto stesso di ecologia:
"La sapienza della Terra cui si riferisce il termine ecosofia implica un genitivo tanto soggettivo quanto oggettivo. La ecosofia è sia la nostra sapienza (conoscenza) relativa alla Terra, sia la sapienza della Terra stessa, che ci si dischiude allorché siamo disponibili alla sua comprensione (understanding), ossia a 'rimanere sotto' (stand under) l'incanto di ciò che lei ci rivela. La ecosofia è la vera sapienza della Terra, non semplicemente un know-how (umano) di tipo tecnico. [...] Ecosofia suggerisce che la fonte delle sensazioni, dell'agire e della conoscenza non si trova nell'uomo preso in sé, anche se è principalmente in noi e attraverso di noi che la Terra esprime i propri sentimenti, azioni e pensieri."
Purtroppo il livello evolutivo dell'umanità terrestre non coincide con le progressioni tecnologiche e scientifiche che nel corso dei secoli essa ha conquistato perché queste non sono state il risultato di una corrispondente progressione coscienziale dello Spirito che la inabita; esse sono piuttosto la risultante della supremazia della mente separativa (la ragione) che ha preso il sopravvento sulla capacità percettiva e intuitiva proveniente dalla forza elettrodebole dell'Amore, che le diverse tradizioni spirituali hanno riconosciuto in una delle tre Qualità sostanziali intrinseche del Divino.
Paradossalmente, l'opera di distruzione della natura per mano dell'uomo è direttamente proporzionale allo sviluppo esponenziale della tecnologia e della scienza; così si assiste al deterioramento progressivo dell'ecosistema planetario, senza che vi si ponga rimedio nel breve e nel lungo termine. Ancora una volta gli interessi macro-economici prevalgono sulla difesa e la protezione dello stesso Essere che ci ospita, senza che si abbia contezza del danno irreversibile che si produce.
E' indubbia la responsabilità della cricca elitaria che governa il mondo al di fuori di ogni logica che non sia quella del profitto e del proprio potere personale, ma tale denuncia sarebbe incompleta e di parte se si omettesse di additare l'irresponsabilità e l'ipocrisia del singolo che con le sue scelte inconsapevoli si esime dall'esprimere dissenso, dal denunciare un sistema economico di rapina, mentre dovrebbe scegliere di non sostenere i grandi gruppi multinazionali che fanno profitto sullo sfruttamento delle risorse umane e della natura.
L'ACCANIMENTO CONTRO L'UOMO E LA NATURA
Da qualche tempo l'accanimento contro la natura e contro l'uomo si è fatto serrato e sistematico in nome della rivoluzione transumanista e post-umana, che prevede lo sfoltimento della popolazione e la distruzione dell'equilibrio naturale con operazioni di manipolazione climatica attraverso la geoingegneria, gli incendi e i terremoti provocati con armi ad energia diretta su vaste aree boschive e abitate, con la conseguente prospettiva di carestie alimentari e penuria di acqua, anche a causa del massiccio utilizzo delle riserve per il raffreddamento dei data center a servizio dell'IA.
Le élites transumaniste sono infatti convinte che il vero virus sia l'uomo stesso e che riducendo il numero della popolazione sul pianeta, si possa meglio governare un numero più contenuto di individui privati delle loro libertà in cambio di benefit e di comodità materiali, tuttavia obbedienti e imbelli, attraverso l'inoculazione di farmaci e di tutte quelle forme di controllo sociale sempre più invasive come la tecnologia informatica e satellitare.
La falsa propaganda "Green" che imperversa grazie al bombardamento mediatico e che si traduce nel conseguente adeguamento delle politiche occidentali stabilite non più dai rappresentanti dei popoli secondo l'iter democratico ma in consessi chiusi quali Davos e il Club Bilderberg, rappresenta soltanto un tassello intermedio dell'agenda mondialista utile a raggiungere lo scopo.
Tuttavia, tornando al nostro discorso sulla natura, ciò di cui occorre essere consapevoli una volta per tutte è che Natura non può essere considerata materia inerte, il proscenio del dramma umano cui essa si limita a fare semplicemente da sfondo. Essa, con le sue qualità e attraverso gli Esseri elementali che la sovrintendono, partecipa ed entra in relazione con il pensiero e l'azione dell'uomo; non rimane indifferente al dramma esistenziale e soffre perché l'umanità soffre; manifesta splendore e bellezza in accordo con le supreme manifestazioni creative dell'uomo; allo stesso tempo, oltraggia e distrugge il proscenio ove l'uomo ha cercato di confinarla e di ridurla quando ogni connessione con lei svanisce.
Quando quegli stessi figli che non la riconoscono più come madre munifica la abusano, sfruttando e dilapidando le sue ricchezze, essa si divincola e sfugge al loro controllo, causando sommovimenti capaci di far scomparire terre emerse, inabissandone altre e scatenando terremoti ed eruzioni vulcaniche di proporzioni gigantesche.
Quale dunque la ricetta per tornare in armonia e in amicizia con Natura?
Credo che il primo passo sia quello di fermarsi; mi si perdoni il paradosso, ma sono convinto che per entrare nuovamente in connessione con la latrice della vita sia necessario limitarsi ad osservarla: essa non ha alcun fine da raggiungere; non ha alcun obiettivo da perseguire; essa semplicemente è.
Ci insegna a rallentare, a fermarci.
Entrando in punta di piedi in questo tempo-non-tempo, in questo spazio metafisico, sarà possibile scoprire che anche la parte più intima di ciascun essere umano non ha da raggiungere alcun altro scopo che celebrare la vita in comunione con le altre forme viventi.
Si tratta ancora una volta di por mano ad una riforma interiore, capace di un cambio di passo, ove mente e cuore tornino a comunicare, ricolmi di stupore e gratitudine per la vita che semplicemente celebra se stessa.
Solo allora quel filo sottile di comunicazione tra l'essere umano e la natura potrà ristabilirsi e rinforzarsi, creando un intreccio armonioso capace non solo di restaurare e rinvigorire un'antica alleanza, ma di dar vita a nuove connessioni tra gli esseri, permettendo la creazione di una dimensione meno densa e più ricettiva, ove il leone pascoli con l'agnello e gli uomini possano comunicare telepaticamente tra loro, con i sassi, con le piante, con gli animali e con gli altri esseri dell'universo.
Dinaweh






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