sabato 9 novembre 2019

SAMSARA


S A M S A R A


La guaina della beatitudine è l'anticamera del Brahman.
Chi ha raggiunto questo livello  gode di una beatitudine eterna, 
ma non sarà un vero realizzato.
Non rinascerà più in quanto avrà trasceso l'ultimo corpo ancora condizionante 
(il corpo causale),
ma non avrà ancora preso coscienza del Sé interiore.

(leggi e ascolta)



In altre parole, non essendosi fuso con il Sé universale,
non potrà essere consapevole della propria divinità
e non potrà considerarsi Dio e agire come Dio.

Gautama il Buddha aveva raggiunto questa spiaggia,
ma aveva realizzato il Sé?
A differenza dei mistici musulmani o indù che,
una volta realizzato il Sé, dichiarano di essere Dio
onnipotente e lo dimostrano attraverso 
la loro conoscenza del tutto,
il Buddha si è forse fermato sulla spiaggia.
Ancora un passo e avrebbe potuto confondersi con l'Oceano
e diventare Dio,
ma la Beatitudine sperimentata su quella spiaggia aveva frenato la sua ricerca.

《Questo corpo fatto di beatitudine》
dice Samkara
《non può essere il supremo Atma
perché è un semplice rivestimento,
perché è una modificazione della sostanza,
perché è l'effetto di azioni meritorie,
perché è inserito nelle altre guaine-corpo
che sono anch'esse modificazioni.
Tuttavia, una volta soggiogato l'Io empirico,
esso può ancora riapparire anche per un istante
alla tua mente, procurando centinaia di calamità,
pari alle nuvole minacciose che si agitano 
nella stagione delle piogge》.

La grande illusione è costituita dalle guaine (fisico, astrale, mentale e causale). 
Finché non vengono trascesi questi quattro livelli coscienziali, la rinascita è inevitabile.
Quando le guaine sono state sgretolate 
resta il Testimone Assoluto (Sé o Anima)
che ci ha seguito in silenzio per milioni di anni
pronto ad illuminarci o a prenderci in braccio
quando i nostri piedi sono piagati.
Egli è il fazzoletto per le nostre lacrime,
la scarpa per i nostri piedi,
il balsamo per le nostre piaghe,
la fiaccola nella nostra oscurità.
Attende pazientemente che lo riconosciamo
e nel momento in cui lo faremo
il suo abbraccio sarà tenero e confortante.

Nel Sé interiore è racchiuso il nostro passato 
e il nostro futuro.
Tutto è scolpito in questa particella energetica primordiale.
Realizzare il Sé significa conoscere la nostra origine
e il nostro destino,
sia all'interno del mondo illusorio della vita,
sia in quello immutabile dell'eternità.
L'universo è l'espressione esterna e visibile di Dio,
mentre il reale è l'intima invisibile realtà del Sé.
Se la realtà interiore è Dio,
il mondo fenomenico non è altro che una sua irradiazione, come la pala di un ventilatore che, girando,
fa pensare all'osservatore che si tratti di una ruota.
Quando la rotazione termina ci si rende conto
che quella ruota non è altro che una semplice pala.
Quando spegneremo la mente ci renderemo conto 
che la realtà non è tutto questo fantasmagorico mondo materiale, ma una semplicissima particella energetica 
che tutto può e tutto sa. 
Nel momento in cui la particella si riveste di fenomeni
compare di nuovo il mondo illusorio
che tutti conosciamo. 
Per scoprire la realtà vera dobbiamo soltanto
fermare la rotazione.

Quando potremo raggiungere la liberazione?

Nel vangelo di Matteo 
leggiamo la parabola dei vignaioli.

Un padrone uscì di casa per assoldare manodopera.
Incontrò degli operai e li invitò a lavorare nella sua vigna
pattuendo con loro la paga di un soldo
per l'intera giornata di lavoro.
Uscì ancora in ore diverse e incontrando altri operai liberi
li invitò a lavorare. Così fece nel pomeriggio.
Alla fine della giornata fece chiamare gli ultimi arrivati
che avevano lavorato soltanto un'ora e diede loro un soldo.
Questi si lamentarono:
《Tu hai dato un soldo a coloro che sono arrivati per ultimi
e a noi che abbiamo lavorato un intero giorno
dai la stessa paga? Questo non è giusto!》.
Il padrone della vigna, senza scomporsi,
fece notare che lui aveva l'autorità di dare agli altri
quello che voleva, dal momento che non era venuto meno
alla paga pattuita con i primi lavoratori.

Questa è l'interpretazione che si può dare
dopo aver compreso che cos'è il Sé interiore. 
Chiunque ha diritto alla realizzazione del Sé.
Chi arriva per primo o per ultimo 
mantiene questo stesso diritto.
Non importa che abbia lavorato per mille anni
o per due soli giorni. 
Lo stato di consapevolezza può giungere in qualsiasi momento 
indipendentemente dall'ora
e dal momento in cui il devoto si è immerso
nella ricerca di Dio. 
Il premio è sempre lo stesso e questo premio
per il lavoro svolto è la realizzazione del Sé interiore.

Una storia orientale è ancora più chiarificatrice.

Dio passeggiava per la foresta quando incontrò un santone
che viveva tutto il giorno immerso nel fango.
Alla vista del Signore il santone domandò:
《Quante vite dovrò ancora sperimentare 
prima di essere liberato dalla ruota delle rinascite?》.
Il Signore lo guardò con compassione e disse:
《Vedi le foglie di quell'albero? Le tue future esistenze
saranno tanto numerose quanto le foglie di quella chioma》.
Il santone scoppiò in lacrime di disperazione:
《Io sto soffrendo grandi pene e mi ci vorranno ancora
tante vite prima di raggiungere la salvezza?》.
Il Signore si allontanò mentre il santone imprecava 
contro il destino avverso. 
Cammin facendo il Signore incontrò un pazzo
che viveva la sua vita senza pensieri e senza flagellarsi
o rinunciare ai piaceri della vita.
《Signore》, disse il pazzo,
《mi vuoi dire quante vite dovrò vivere 
prima di realizzarmi?》.
E il Signore, con tanta pazienza,
spiegò al pazzo che doveva ancora sperimentare
tante vite quante erano le foglie dell'albero più grande
della foresta.
《E alla fine sarò libero? E' meraviglioso.
Non sono poi tante le vite che dovrò vivere
se alla fine potrò godere di una beatitudine eterna!》.
Il pazzo si realizzò nel preciso momento
in cui connotò positivamente le sue disgrazie.

Chi è arrivato al distacco, qualunque sia l'ora
in cui giunge alla vigna, entrerà nel Regno dei Cieli
ottenendo il premio della liberazione finale.
Non è questione di giorni, di mesi o di anni.
La paga è soltanto una e non può essere nulla di più 
e nulla di meno.
La paga per il lavoro svolto sarà pari ad un soldo,
qualunque sia il numero delle ore
che avremo lavorato.
Ciò che conta è la consapevolezza del lavoro
che dobbiamo svolgere e di come lo svolgiamo.

Quello che è importante non è il comportamento esteriore
quanto piuttosto l'atteggiamento interiore.


 Con la schiena
appoggiata al mondo,
ti tengo accovacciato
nel mio cuore
in un abbraccio
che ti comprende tutto.
E non ho bisogno d'altro.
Ti ritrovo al cadere
delle prime foglie,
o ai primi venti 
di primavera.
Tu resti nel mio cuore,
al di fuori d'ogni
dimensione,
al di là del tempo,
e dello spazio,
per l'eternità e oltre.




Giancarlo Rosati, Sai Baba. Il Cristo è tornato
Rosati editore, Parma, 1991, pp. 180-182.


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