venerdì 5 gennaio 2024

TEMPESTA - (parte seconda)

 

T E M P E S T A 


(parte seconda)


Continuiamo a seguire il nostro uomo nelle sue vicende. Eccolo in una catapecchia di campagna, gremita di altri fuggiaschi. La guerra, salendo dal Sud, si avvicinava fumante di colpi, con un rombo sinistro sempre più intenso, mordendo la terra con accanimento feroce. Tutto, come carico di odio, esplodeva a tradimento. Saltavan le case, i ponti, gli acquedotti, le linee elettriche, le officine, le strade, le ferrovie. La terra veramente tremava. Nella notte, sinistri bagliori illuminavano il cielo tetro sopra la città in fiamme. Nell'aria era un continuo rimbombo di esplosioni e crolli paurosi. Per le campagne, ad ogni apparire di apparecchi isolati o a stormi, incominciava un cannoneggiamento antiaereo minuto e vicino sul capo cadeva la sibilante pioggia delle schegge. Qualcuno dei grandi argentei uccelli, meraviglia di tecnica e così belli nel terso azzurro del cielo, come falco scendeva fulmineo, scagliando morte; ovvero giungeva basso di sorpresa, mitragliando. Tutti i flagelli della guerra si succedevano a turno con un crescendo terrificante. Nelle case era scomparsa l'acqua e la luce; mancavano i ponti, i i rifornimenti. In compenso la terra ovunque era minata, pronta ad esplodere sotto il proprio passo. Allora, in questo inferno, gli uomini d'arme incominciarono i saccheggi e le orgie. Ubriachi dell'ultimo vino tolto alle povere mense, rubavano le ultime provviste. La proprietà era praticamente abolita. Bisognava esporsi a nuovi pericoli per proteggere, affrontati con la rivoltella alla mano, i poveri avanzi di tanti anni di privazione. Infine, i cannoneggiamenti. Batterie piazzate vicino, attraevano una pioggia di granate. In ogni momento poteva giungere lo sconquasso improvviso; e giungeva talvolta isolato, talvolta a scariche lunghe, ma sempre ogni colpo distinto in tre tempi, il boato di partenza, il sibilo del tragitto, in attesa dello schianto di arrivo. Si studiava quell'attesa, si meditava, poiché quel sibilo portava con sé la morte. Dove? Essa poteva giungere in ogni momento sul proprio tetto. La morte volteggiava sempre sopra, nell'aria. La si udiva partire, la si attendeva giungere. Talvolta essa solo passava, talvolta colpiva a pochi metri.

Il nostro uomo osservava. Quale forza muoveva questo inferno? Egli sentiva alitarsi in faccia il respiro affaticato e tormentato del male. Quella era certo la voce di Satana. Chi l'ha udita, la conosce. Essa è aspra, traditrice, egoista, omicida, distruttrice. L'esplosivo esprime quella voce, sintetizza quell'anima. E' un'ansia di tutto dilaniare, sfracellare, annientare. Tutto deve esser frantumato, reso sudicio, lacero, distorto, bruciato, tagliente. E' uno stile, lo stile kaput, lo stile odierno, lo stile distruzione, lanciato dalla guerra. E' l'attuale volto dell'Europa. E' lo stile del male. E' una psicologia, una filosofia, un metodo scientifico, una follia aiutata dalla logica, dalla tecnica, dall'intelligenza. E' il distruzionismo, ultima fase del materialismo
E' l'ultimo logico prodotto di quell'ansia affaccendata e affannosa che la civiltà moderna ha scambiato per dinamismo creativo, è il parossismo dell'azione portato al grado di follia, uno squilibrio che la natura non ammette, è il fatale precipitare di un ciclo e il preludio di una fatale inversione di rotta che è in fondo ad ogni discesa. Il male è chiuso nel tempo, quindi ha fretta. Questo è il suo punto debole e lo sa, quindi esso corre. Il colpevole fugge. Egli è esasperato, disordinato, incerto. Il saggio fa le cose con sicurezza e con calma, le fa quindi meglio e con minor fatica. L'errore rappresenta una gran diminuzione di rendimento. Quel correre del mondo non si poteva reggere che per un acceleramento continuo, era una instabilità che doveva e non poteva risolversi che nel distruzionismo. Ciò rivela il male, la cui essenza è negazione. E' una rabbia che vuole che tutto sia rovesciato, spezzato. Tutto deve esplodere, tutto è fatto per ammazzare. E' il regno della bestia. Il suo sistema è la forza. La vittoria è un pretesto, un'illusione; la realtà, la brama vera è il massacro. Ecco dove giunge e come conclude il metodo della forza.

Per questo Cristo insegnò, nel Discorso della montagna: "Udiste che fu detto 'Occhio per occhio e dente per dente'. Ma io vi dico di non contrastare al maligno; bensì chiunque ti schiaffeggia sulla tua guancia destra rivoltagli pure l'altra, e a chi vuole citarti in giudizio per prenderti la tunica, lasciagli pure il mantello...". Il male sa illudere con i suoi miraggi di grandezza per sfogare la sua rabbia e, chi crede nella forza e la usa, diventa un istrumento di lei e si lega alla distruzione fino in fondo, anche alla propria. Egli personifica allora il principio di distruzione. Il bene afferma e crea e, chi ad esso si lega, è trascinato alla costruzione fino in fondo, anche alla propria.
I costruttori oggi non possono che attendere che si sfoghi e si stanchi la tempesta del male. Questo è feroce, egoista, spietato; ma è soprattutto stupido. Si tratta di una forza agitata e frenetica perché squilibrata, di una forza cieca e assurda, il cui sviluppo termina nella follia, nella disperazione, anche propria. Ecco il culmine del metodo della forza. Quanto siamo lontani dalle caratteristiche del bene che è equilibrato, illuminato, calmo, fidente! Nessuno può distruggere queste leggi e impedire che la manifestazione riveli la sostanza.

Così la guerra avanzava come un gigantesco rullo compressore, portando morte e rovina, su donne inoffensive, su malati, su vecchi. E la follia operava la distruzione con esattezza scientifica, con metodo razionale, con fredda e sistematica logica, per ottenere il maggior rendimento in rovina e morte, col minimo lavoro, come nella fabbricazione delle macchine in serie, come nella macellazione industriale del bestiame. Ma tale ridda è un vortice che non si regge che nutrendosi di massa e di velocità, cioè accelerando continuamente la sua macabra furia, allargando sempre più le sue fauci e ingoiando nelle sue spire sempre più vittime. Esso ne è ingordo, le attrae, le afferra e così si ciba e si rafforza. Guai a chi mosse il maelstrom e vi si affidò. Chi ne è preso, non ne esce. In fondo, vi è la disperazione per tutti, vincitori e vinti. Siamo all'ultimo gradino della filosofia nietzschiana. Il suo superuomo ideale getta la maschera e mostra il vero volto di belva. Chi lo concepì morì pazzo. 
Follia, finale naufragio dello spirito, satanico crollo di ribelli alla Legge, fatale conclusione insita nel sistema, la quale attende chiunque lo segua. Ecco i risultati di una scienza utilitaria, amorale, di una sapienza senza saggezza: le invenzioni del genio prostituite all'interesse e avvelenate fino a diventare istrumenti di morte. La prima grande applicazione della conquista dell'aria è stato il massacro dell'Europa. Non sarebbe bene che gli scienziati non comunicassero più i risultati delle loro scoperte ad un simile mondo?

La sera, mentre l'infernale voce di Satana dominava la pianura, nella povera catapecchia di campagna si pregava. E' sublime parlare con Dio, è confortante sentirlo vicino, specie nelle ore terribili. Si pregava con semplicità e fede, nella vecchia cucina del colono, affumicata, bassa, povera. Si pregava affratellati nella stessa miseria, il contadino e l'intellettuale, il povero e il ricco, il rozzo, greve di fatica, e il raffinato, abbattuto e mal vestito. Le grandi idee della vita e della morte, dell'odio e dell'amore, della famiglia e dei figli, del dovere e del sacrificio, erano comprensibili a tutti, formavano quel fondo della vita, istintivo ed essenziale, in cui tutti si ritrovano. La preghiera sapeva parlare al cuore di tutti. Nella sua fede millenaria la razza, già lungamente esperta di sventure, ritrovava la sua forza. La visione delle alte cose del cielo, di un miglior mondo nell'al di là, confortava la miseria presente. Nella preghiera quegli sventurati non si sentivan portati dal dolore verso la brillante e scientifica disperazione del mondo, ma verso la pace del cuore e la fiducia nell'aiuto di Dio. In mezzo a quella fraterna povertà, si sentiva vagare come un dolce splendore, la figura di Cristo che stendeva le mani protettrici su tutti, si chinava su ogni pena per alleviarla e si drizzava potente sulla povera soglia, sfidando la tempesta.
Così passava il tempo tra forzosi ozi meditabondi, pericoli e disagi, terrori e speranze. All'ultimo alle minacce precedenti se ne aggiunse una nuova: la caccia all'uomo. Militari armati penetravano nelle case e con la forza requisivano l'ultima merce rimasta: l'uomo. Una sera essi giunsero di sorpresa nella detta catapecchia di campagna. Molti già all'erta si nascosero o fuggirono, secondo i casi. Alcuni furono presi. Il nostro uomo era a letto, stanco e non fuggì, non si nascose. Non aveva più forza di difendersi. Egli aveva speso tutte le sue energie per fare il suo dovere, cioè proteggere, provvedere, prevedere, incoraggiare. Non gli rimaneva più forza per pensare a se stesso. Quella era dunque l'ora della Provvidenza, ultimo suo aiuto. Poi, egli provava una invincibile ripugnanza a darsi da fare per difendersi sol per sé, una ripugnanza a diffidare di Dio per affidarsi a se stesso e ai metodi di difesa umani. Egli non poteva ora mutare il suo sistema che era quello del dovere per sé, dell'aiuto per gli altri e della fede nella Provvidenza. La sua difesa non era del tipo comune, cioè improvvisata all'ultima ora e limitata alla superficie. Egli rifuggiva dalla forza come dall'astuzia. Preferiva la difesa preparata da lungo tempo nella ricerca di quella invulnerabilità che deriva dallo stato di non colpevolezza morale di fronte a Dio, stato in cui egli aveva cercato di porsi da tempo. Nella stessa comune lotta difensiva, egli adoperava qui le forze di un diverso più alto piano evolutivo, per sottoporle ancora una volta all'esperimento, ma fiducioso in esse per averle viste più volte funzionare. Egli sentiva che spetta a Dio di difendere chi, per aver tutto dato per fare il proprio dovere, non ha più mezzi e forze per provvedere a se stesso. E così, egli volle anche in questo frangente essere coerente con i propri principi che mai lo avevano tradito. Volle così aderire al suo metodo che era di restare prima, con onestà e coscienza, tranquillo al proprio posto di combattimento e di dovere, fino all'ultimo, e poi, nulla più rimanendo per sé, disinteressarsi della propria persona, abbandonandosi nelle mani di Dio con la più completa fiducia. Egli sentiva il profondo funzionamento delle leggi della vita e che queste non potevano mentire e tradirlo, sentiva di essere parte nella immensa organicità del tutto e che la mente direttrice non poteva permettere la dispersione di quella per quanto minima parte come di nessuna altra, sentiva la fondamentale indistruttibilità del proprio essere. Posizione certo strana e e inusitata. Ma è un fatto che le forze della vita la avvertivano perché adeguatamente rispondevano a questa sua particolare posizione. Egli vedeva allora la Provvidenza prender corpo nella realtà e manifestarglisi nel sensibile fino a diventare un aiuto concreto, vedeva che Dio gli si avvicinava e che la giustizia della sua Legge lo salvava. La sua non era una esperimentazione dubbiosa, diffidente, analitica, ma una esperimentazione fidente e inebriante, dalla cui gioia non sapeva ritirarsi. Così, con perfetta calma di animo e completa limpidità di visione, egli attese il pericolo.

Osserviamo lo scontro tra le due forze contrarie. Si tratta di due principî diversi, di due metodi di lotta, di due mondi opposti. Spirito e materia, bene e male sono di fronte e si sfidano, ognuno con le proprie armi. Chi vincerà? L'uomo solo, inerme, ma giusto e quindi aiutato da Dio; o il militare armato, sostenuto dal numero, ma assistito solo da un umano organismo difensivo? Abbiamo visto le stesse posizioni e concetti, qui osservati nel loro aspetto individualista, nella "Visione" (aspetto collettivo) riportata in questo volume [...] e nell'incontro tra Cristo e Pilato nel precedente capitolo. Anche nel "Quo vadis" del Sienkievicz, vediamo S. Pietro e Nerone un attimo guardarsi l'uno di fronte all'altro. Nei "Miserabili" di Victor Hugo, mons. Myriel rimane calmo dinnanzi alla minaccia di Jean Valjean, lasciando che solo la sua innocenza lo difenda e, nella notte del furto, lo vediamo restare illeso, invulnerabile, tra le mani dell'assassino che resta impotente a colpirlo. La verità di questa legge del merito e la potenza di questa forza di giustizia e innocenza, è stata dunque sentita, anche se non dimostrata, da altri.

Il nostro uomo che era a letto, si vestì ed attese. Fu avvertito a precipizio: "fuggite o vi prendono". Egli si sedette calmo, ascoltando i passi dei militari che perquisivano la casa. Li udì avvicinarsi. Un ufficiale spalancò l'uscio della sua camera e, puntandogli la rivoltella contro, gli si fece sopra in mezzo alla stanza "Voi venire con noi", gli disse. Egli si alzò e tranquillo rispose: "Non posso, sono stanco, cadrei dopo pochi chilometri, non ho più forza fisica. Da anni si soffre. Non posso affrontare nuove fatiche, nuovi disagi. Vi dico la verità. Se non credete ammazzatemi qui. Sono pronto". Il militare che aveva parlato lo guardò col suo sguardo metallico e soggiunse: "Voi venire con noi, subito, ovvero io sparare". Il nostro uomo ripetette: "Uccidetemi. Sono pronto. Sono stato sempre pronto. Un minuto solo per parlare con Dio. Andate fino in fondo con la vostra distruzione. Siete carico di armi e potete farlo impunemente. Chi può fermarvi? Solo il danno vostro, ma non lo vedete. Le mie armi sono diverse. Voi non lo capite. Chi vi ferma dunque?".
Allora egli andò calmo verso uno spazio di parete libera, vi poggiò le spalle, spalancò le braccia a croce, chiuse gli occhi al mondo esterno, li riaprì dall'altro lato della vita ed attese, così pregando: "Signore, nelle Tue mani affido lo spirito mio. Non permettere che quest'uomo si macchi di un omicidio, perché è legge che poi esso lo debba pagare con la 'sua' morte. Forze cosmiche del bene accorrete contro le forze del male che qui ora avvolgono questo povero cieco per legarlo ad un suo nuovo dolore, per innestare questo nel suo destino, perché egli ne sia poi perseguitato senza pace finché la reazione del delitto non si sarà sfogata su di lui con la sua stessa morte violenta. Signore, ecco la mia vita perché il bene e non il male trionfi". allora egli, come supremo gesto conclusivo si fece il segno della croce, cioè il segno del dolore, il segno dell'amore, le due più grandi forze che sono alle radici della vita; il segno del Signore, simbolo e sintesi della genesi e della creazione soprattutto nello spirito. Poi pensò: "Ora vieni, cara sorella morte, con gioia ti accetto dalle mani di Dio, giacché tu mi liberi da questo inferno".
Non udendo più nulla, egli aprì gli occhi. Il suo sguardo si incontrò con quello dell'ufficiale che lo fissava: lo sguardo metallico e lo sguardo ardente si affrontarono. Il primo cercava di capire, ma non poteva. Vi era un abisso tra i due. Egli sentiva attrazione e repulsione, un fascino e una rabbia, un desiderio assoluto di uccidere il ribelle come aveva minacciato e una impossibilità di farlo perché una invisibile potenza glielo impediva. Ed era rimasto lì perplesso di questa inusitata sosta, per decifrarne il senso, per comprendere che cosa lo paralizzasse, che cosa mai si frapponesse tra lui e quell'uomo, tale da impedirgli il passo. Perché quella sua inerzia? L'uomo di azione e di scienza abituato a rendersi conto dei fatti, voleva sapere il perché e la ragione e scrutava, con l'occhio spiando quell'altro uomo enigmatico che così calmo attendeva la morte. L'uomo di fede guardava l'ufficiale che non capiva e gli leggeva nell'animo.
Erano di fronte gli esemplari di due civiltà diverse. L'ufficiale era il prodotto di una pseudo-civiltà scientifico-meccanica, giunta alle ultime sue conseguenze, una civiltà ricca, armata, astuta e potente, eppure pronta a crollare. Dall'altro lato era il rappresentante di una civiltà nuova, finora appena embrionale, l'unica nuova vera civiltà possibile, un solitario, povero, senza armi, sincero, giusto. L'ufficiale non sapeva con i suoi occhi fisici vedere al di là della materia e penetrare il segreto, che pur lo turbava, di quello strano uomo che egli con le sue armi non sapeva uccidere. Questo rappresentava un principio diverso e più alto e potente: lo spirito. E il militare si domandava il perché di questa invincibile resistenza che gli veniva, senza che egli riuscisse a capire, dall'imponderabile, il meccanismo di questa energia sconcertante che così lo legava. Il nostro uomo richiuse gli occhi, attendendo lo sconquasso del colpo: la morte. Silenzio. Quando li riaprì l'ufficiale era scomparso.
L'uomo attese, ma nessuno si curò di lui. La morte lo aveva sfiorato e non lo aveva voluto. Dio gli era passato vicino. Egli si gettò sul suo giaciglio e si addormentò come ogni sera tranquillo, ringraziando, ubbidiente, il Padre che è nei cieli, che aveva voluto che la fatica della sua vita continuasse.







Pietro Ubaldi, op. cit., 
pp. 202-207.

giovedì 4 gennaio 2024

TEMPESTA - (parte prima)


    T E M P E S T A


(parte prima)

Era l'alba, una splendente alba di giugno. Per un sentiero che saliva lungo un torrente ingolfandosi tra i monti, un uomo fuggiva: egli fuggiva l'uomo, la città, la civiltà distruttrice. Era carico, fino all'estremo suo sforzo di povero sessantenne, dell'indispensabile, raccolto a furia di lasciare la casa. Lo seguiva la moglie pur carica e la figlia con in collo la sua bambina lattante. Nell'incanto della pura alba estiva, la fuga era triste, piena di terrore. Lo strappo dal nido era stato violento. Sulle case vicine in città aerei avevano lanciato bombe, seminando morte e rovina. Boati terribili e squassamento di terremoto, stritolamento di vetri e pioggia di pietre; poi un fumo scuro e denso, a lungo. La fine per schiacciamento, l'infuocato soffio della morte, vicino; il terrore. Così essi fuggivano, senza sapere, per un istinto di animale inseguito, fuggivano quei colpi tremendi che potevano cadere sul loro capo. Né vi erano rifugi. Fuggivano disperatamente in un parossismo di sforzo nervoso. Tutto intorno, per la campagna, in tutte le creature, per le erbe, per l'acqua, per l'aria, splendeva immutabile l'eterno sorriso di Dio.
Esaurita la reazione alla prima scossa, allontanato un poco il pericolo imminente, l'uomo che fuggiva sentì ridestarsi in sé ancor più potente il suo io interiore e riprese a osservare e pensare. Come era dolce, intatta nelle cose la bellezza dell'ordine divino! Solo l'uomo ribelle tentava imporre distruzione. Perché la guerra? Perché questi tragici momenti? Che voleva la logica del destino così di sorpresa? Era egli stato forse colto di sprovvista, impreparato? Può il cammino della vita offrire delle svolte così improvvise e imprevedibili che la ragione ne resti allibita e ne sia scosso tutto il nostro orientamento? No. Il saggio deve conoscere tutti i possibili colpi, deve aver raggiunta una filosofia completa che contempli tutte le possibilità della vita, deve aver trovata una verità universale ed esauriente, che gli dia la ragione di ogni fatto e lo orienti di fronte ad ogni problema. Egli voleva e doveva capire, aveva delle risposte che ben sapeva di non poter ottenere che da se stesso. Vi sono i responsabili, chi sono e dove trovarli in quell'oceano di forze e di uomini che è la società? Possono i dirigenti imporre dolore a popoli interi, ovvero essi non comandano che in apparenza e, in realtà, ubbidiscono con tutti i loro sudditi a leggi e forze, di cui essi non sono che l'esponente? Le cause sono allora diverse da quelle visibili e un'altra è la gerarchia dei responsabili, ed ognuno è colpito per altre ragioni interne che non sono quelle che appaiono all'esterno e i potenti sono strumento di altra intelligenza ed esecutori di piani diversi dai loro e i veri responsabili (chi sa chi sono) possono essere raggiunti solo dalla giustizia di Dio. Egli solo sa pesare e noi non sappiamo; Egli solo conosce la trama segreta della vita di ognuno, la quale noi non conosciamo. Egli solo ha il potere di raggiungere e colpire che noi non abbiamo. La logica dello spirito ci fa cercare una giustizia perfetta, ma in terra non vi è, e dove trovarla?  Fino a qual punto, caso per caso, l'uomo è libero e fino a qual punto giunge la potenza e l'estensione della fatalità nel destino? Quale è il limite tra le due zone e l'equilibrio tra le due forze? Sono le grandi masse responsabili come masse, indipendentemente dai capi, per primo di fronte alla Legge, sono esse inesorabilmente travolte dal determinismo storico?

Quell'uomo pensava. I problemi che per gli altri erano lontani, erano per lui molto vicini. Egli si trovava nel turbine, attorno a lui rotava il maelstrom del mondo e il vortice tentava di afferrare anche lui per trascinarlo nelle sue spire, fino in fondo. Egli doveva difendersi. Ma per difendersi bisognava capire. Il tipo normale non si sarebbe affaticato al di là di una difesa di superficie, contentandosi di un difesa-tentativo. Egli esigeva da se stesso una difesa a fondo, la sicurissima, posta al di là della consueta illusione. Sotto la tensione nervosa e lo sforzo fisico, nel pieno della reazione alla scossa subita, il suo spirito colpito mandava scintille e il suo cervello registrava a lampi. Come la sua vita, così ogni sua reazione era prevalentemente psichica, cioè dal lato del suo maggiore sviluppo. Restringendo il problema ai suoi elementi più personali ed urgenti egli cercava di sapere che cosa sarebbe avvenuto di lui. Per saperlo interrogava la sua coscienza, si domandava se egli era colpevole e se doveva quindi pagare. A lui che conosceva il funzionamento delle forze della vita, sembrava più utile scrutare quella logica interiore dei fatti, che la loro apparenza esteriore. Afferrare gli eventi alla radice, nelle cause, era il suo metodo. Che cosa volevano le forze del destino in questo frangente? Questo era il problema, altro non poteva essere in un universo che non ba a caso, ma è retto da una Legge giusta, logica e intelligente. Lo minacciava forse la reazione di quella Legge, a spinte da lui col suo agire lanciate nel passato? Lì era la vera minaccia, non nella materialità della guerra. Quelle forze, da lui stesso un giorno innestate nel suo destino, lo incolpavano ora, si rizzavano forse, minacciose, nel suo cammino per chiedergli conto del suo operato? Ovvero egli era innocente e quanto gli accadeva attorno non era che un puro incidente di superficie, che non lo riguardava? Se nel suo capo non pendeva nessuna sanzione dalla parte di Dio, che cosa poteva egli temere dall'uomo?
Frugando nella sua coscienza, cercava quale forza dal passato cercasse ora ritornare e di quale natura e potenza essa fosse; cercava quale spinta tentasse ora di realizzarsi nella sua manifestazione esteriore, sfogandovi il suo impulso, completando da causa ad effetto la sua oscillazione. Ma non vi era tempo da indugiarsi in analisi. Nei momenti decisivi e terribili crolla l'edificio degli accorgimenti umani, la ragione si imbroglia e la verità appare in sintesi, nuda alla coscienza e squilla chiara in un attimo la voce del Dio. Ad un tratto egli si arrestò, in un lampo il suo spirito intuì ed egli udì una voce interiore che gli diceva: "Fuggi, ma ovunque tu vada, sarai salvo". 

Il triste gruppo, ormai abbastanza lontano dalla città e dal pericolo, rallentò il passo, in silenzio. L'uomo che era avanti, sentiva senza voltarsi il dolore e lo sgomento dei due esseri cari che lo seguivano. Gli parve allora di portar sulle spalle il peso di una croce immensa, il peso del dolore del mondo e di cadervi sotto schiacciato. Un impulso irresistibile lo spingeva a gridare in spirito all'universo: "Sono innocente". Poi si sorprese a pensare: "Strano questo colloquio con Dio, proprio in questo momento e condizioni!". Poi avvertì di essere stanco e sentì che le forze gli mancavano. Allora pensò: "Chi difende la vita? Chi mi difende? Chi è al mio fianco ora, nel momento del pericolo? Forse lo Stato?" Egli ricordò le belle teorie insegnategli a scuola, lette e credute e sorrise amaramente. Dove era lo Stato, l'ente gigantesco dei tempi presenti, onnipossente, che tutto chiede e tutto riceve e tutto dovrebbe dare? Assente. Lo Stato aveva ora da pensare a se stesso e abbandonava il singolo al suo destino. Le costruzioni sociali dell'uomo si erano sgretolate, ma non si sgretolavano le costruzioni divine della vita. Questa, nelle sue riserve inesauribili, nella sua elasticità di adattamento, nelle millenarie esperienze della razza, sa ben essere preparata a tutto, specie nei popoli che hanno molto vissuto e sofferto, poiché non si vive senza imparare e non si soffre mai inutilmente. La vita sa continuare anche senza lo Stato. Allora le acquisizioni recenti vaporizzano e restano solo le secolari acquisizioni profonde. Solo l'uomo può fallire, non la vita. Quando l'uomo sbaglia, la Legge lo riporta con una provvidenziale lezione di dolore sulla retta via dell'ordine e così la vita si riprende e continua. La sorveglia e protegge continuamente la divina Provvidenza che è una reale protezione biologica, una difesa automatica e una potenza risanatrice, è un'intima previdenza data dalla saggezza del sistema. Se ora lo Stato, provvidenza umana crollava, la provvidenza di Dio restava.
Avrebbe forse la ricchezza, potenza del mondo, difeso quell'uomo? Ma egli avrebbe potuto offrire milioni. Nell'ora del pericolo nessuno lo avrebbe aiutato. Proprio nel momento del bisogno il danaro diventava inutile. Se egli fosse stato un potente, circondato di servi e dipendenti, essi sarebbero stati ora i suoi primi nemici, occupati sol di salvare se stessi. Nel momento decisivo la ricchezza e la potenza, se egli ne avesse avuto, lo avrebbero tradito. Ma egli non era caduto nell'ingenuità di credervi. Victor Hugo, nei primi capitoli dei suoi "Miserabili", a proposito di Napoleone decadente, parla di marescialli traditori, di un senato che lo insultava dopo averlo divinizzato e vergognosamente sputava sull'idolo di una volta. ed era Napoleone. Ma la Legge è una, per grandi e piccoli, in ogni tempo.
Chi tendeva dunque la mano a quell'uomo, ora nella sventura, chi lo seguiva nella sua fuga per gravarsi del suo stesso peso? Forse gli amici, gli ammiratori, gli esaltatori dei tempi sicuri? No, nessuno. Le profumate nuvole d'incenso, come fumo inconsistenti, erano svanite nell'aria. Vanità umane. Egli era solo. Ora, nel momento della prova, egli apprezzava l'immenso vantaggio di non aver creduto alla gloria, come non aveva creduto al potere e alla ricchezza, l'immenso vantaggio di essere allenato a soffrire e a rinunciare, di essere moralmente preparato. Nella sua vita non vi era stato che lavoro, dovere, dolore. Questa la sua bandiera, la sua sfida, la sua forza, la sua vittoria. Egli si era attaccato a valori incrollabili, si era reso indipendente dai colpi del mondo. La sua povertà era la sua ricchezza, la sua nullità era la sua grandezza, la sua innocenza era la sua potenza e salvezza. Solo la vita seria e dura e le severe fatiche della via dell'ascesa non avevano mentito e non lo avevan tradito. Come si trovavano invece ora quanti epicurei e materialisti, avevano riso di lui come di un pazzo? Il loro attaccamento alle cose materiali era ora la causa del loro maggiore dolore. Nell'ora della distruzione egli si trovava invece già attaccato all'indistruttibile. La sua filosofia, e non la loro, resisteva ora nel momento della prova. Che triste spettacolo di avidità, di ferocia, di follia, di disperazione, gli presentava quel mondo che aveva creduto solo nei valori terreni! No. Il cataclisma non coglieva lui, come tanti, alla sprovvista. Al di là di tutti i sogni di grandezza e di vittoria, egli, come aveva già visto che la realtà della vita è dolore, ora vedeva che la realtà della guerra è dolore. E vedeva che un mondo il più demoralizzato e moralmente impreparato al dolore, si trovava ora di fronte ad una tale valanga di sofferenze, quale l'umanità, forse non aveva mai conosciuto. Ora finalmente egli poteva toccare con mano, convalidata e non più smentita dai fatti, quanto fosse profonda la sapienza del superamento, nel disprezzo delle cose umane. Ora egli godeva di un grande vantaggio sui suoi simili, quello di aver capita la vita, di non essere caduto nell'inganno dei suoi miraggi ora in disfacimento, di non aver costruito sulla sabbia, di non aver impiegata la sua fatica e investiti i suoi capitali spirituali in cose effimere. A quanti illusi, egli pensava, cadrà ora la benda dagli occhi nell'assistere al crollo di tutte le proprie costruzioni! Egli aveva dovuto compiere un gran lavoro di concentrazione e macerazione per poter raggiungere un mondo superiore, e ciò da solo, abbandonato e deriso. Il duro cammino della sua maturazione evolutiva era cosparso di lacrime e di sangue. Ma ora quell'uomo, giudicato un imbecille, perché non amico del disonesto arriismo che porta al rapido successo, si trovava nella rara posizione di aver raggiunto un mondo superiore e di potervi trovare scampo, quella salvezza ad altri negata, e di potervi mettere in salvo, intangibili lassù ove la guerra non arriva, i suoi tesori.

Egli da tempo aveva imparato a non credere più nel mondo e a saper essere solo. Ma se tale sembrava, solo non era ed egli lo sapeva. Non si può esser soli nel nostro universo. Mai. L'ignoranza dell'ateo, la potenza negatrice del male, la ribellione di Satana all'ordine che tutto regge, non possono distruggere Dio che continua ad esistere ed operare al di là delle loro negazioni e al di sopra dei loro assalti. Accanto a quell'uomo era Dio. Certo si tratta di un imponderabile che sfugge ai sensi grossolani dell'involuto, ma che non è meno reale per questo. Accanto, attorno a quell'uomo turbinava solenne e immenso il ritmo delle leggi della vita, intelligenti, potenti, attive. Quell'uomo solitario era immerso in questa divina atmosfera, quell'uomo apparentemente abbandonato, era vicino a Dio, meno solitario e meno abbandonato di tanti grandi, acclamati idoli delle folle. L'imponderabile non gli volgeva le spalle come fa a questi talvolta, ma gli apriva le braccia. Accanto a quell'uomo era il suo passato, erano le sue opere, poiché le nostre opere ci seguono. Poiché la sostanza della Legge di Dio è la prima giustizia che forza, e non prima forza che giustizia, come avviene nell'inferiore mondo umano. Nell'ora del destino in cui crollava l'impalcatura sociale e i suoi valori si rovesciavano, la sua nullità umana che egli aveva tanto amato, era ora la sua difesa. In primo luogo perché una nullità sfugge meglio alle tempeste, non offrendo superficie di resistenza, poi perché essa è, come ogni povertà, un principio di innocenza, un credito di fronte alla legge di equilibrio, un diritto di fronte alla divina giustizia. Egli, prima che l'astuzia o i mezzi materiali o l'aiuto umano, aveva cercato in sé, a sua difesa, la propria innocenza. A preferenza di tutti gli accorgimenti umani, questo gli era sembrato il più potente. Egli aveva cercato la forza in Dio e la risposta nella coscienza. E la propria innocenza, in silenzio, egli aveva gridata all'universo. Grido di anima, tragico e profondo, che non può mentire. E l'universo, retto da Dio, cioè da giustizia, non aveva potuto non rispondere, perché non rispondere sarebbe stato negare se stesso. Egli aveva invocato l'aiuto delle forze attive nel suo piano spirituale, generalmente, nel piano materiale terreno, paralizzate e rese assenti dalla male usata libertà umana. Allora egli si sentì fortificato, alzò lo sguardo e con occhio tranquillo affrontò l'avvenire. Egli era al posto del suo dovere. Ciò bastava. Questa constatazione infuse un senso di pace alla sua coscienza e lo colmò  interiormente di nuova energia. L'orizzonte tetro tornò limpido ed egli vide chiaramente. La guerra, bufera umana, non lo riguardava. Quel dolore faceva parte del destino di tanti altri, non del suo. Quelle armi non lo potevano uccidere. Egli comprese allora il senso delle parole della voce: "Fuggi, ma ovunque tu vada, sarai salvo". La Legge di Dio vuole che le nostre pene non possano essere figlie che delle nostre colpe e non del malvolere o prepotenza altrui, e che il nostro destino non possa essere fatto che da noi e solo da noi. La grandezza e giustizia di questa legge colpì quell'uomo in quel tragico momento con una evidenza così viva, che il suo terrore si mutò in fiducia e in preghiera e in mezzo alla dura prova egli cadde in ginocchio per ringraziare il Padre che è nei cieli, che tanto è pronto ad amarci e provvederci, appena la nostra libera volontà glielo permetta.

Abbiamo osservato in un momento critico, ponendoci di fronte la più realistica realtà della vita, il rovesciamento evangelico dei valori della terra nei valori del cielo e siamo giunti al risultato pratico, addirittura utilitario, i una invulnerabilità e salvezza nel superamento del dolore. Tale modo di procedere può apparire incomprensibile al normale tipo umano di oggi che, essendo spesso spiritualmente involuto, mette in moto altre leggi ed altre forze, non sapendo raggiungere quello che qui vediamo in azione. E' necessaria poi una condizione: l'innocenza, perché solo questa permette la limpida visione perché solo chi la possiede può invocarla dinanzi a Dio. Non si tratta di una innocenza universale e assoluta, che nessun uomo può, in quanto è in terra, possedere. Se l'avesse raggiunta, sarebbe ben lontano da tale luogo di pena. Ma si tratta di una innocenza particolare, relativa a date colpe e rispettive prove. Più che tali, le innocenze umane non possono essere, per quanto siamo più o meno estese. Chi è innocente di fronte ad un fatto, chi di fronte ad un altro e similmente per la colpa. Per questo i destini sono così differenti e ognuno di essi batte inesorabilmente il suo chiodo. Il destino di quell'uomo non conteneva reazioni di violenza e di sangue, egli era quindi immune da quel lato in cui altri erano invece vulnerabili; era quindi esente da prove che gli altri dovevano subire. Egli era invece esposto a prove spirituali di lenta macerazione e smaterializzazione, che gli altri non potevano nemmeno immaginare, a lunghissime agonie, alla violenza delle tempeste psichiche, all'urto con le forze dell'imponderabile che i più non conoscono affatto. Egli, conscio del suo destino, del suo passato e futuro, comprese che la guerra non lo riguardava e che nessun uomo o proiettile poteva colpirlo, se non là dove le leggi della vita, applicate al suo caso particolare, potevano permettere.
In genere nella difesa della vita e nella lotta per vincere, l'intelligenza umana non va oltre le cause ed eventi prossimi. In genere le verità umane sono relative al tempo e al luogo, sono verità di interesse e di parte. Si tratta di verità particolari al singolo o al gruppo e che quindi mutano e passano. Noi qui cerchiamo la verità vera, che non può essere relativa e partigiana, ma che è universale, comprende tutti, è al di sopra del caso individuale e dell'interesse di parte. Oltre la verità di superficie, noi cerchiamo la verità profonda che non è una opinione, che è oltre il tempo e il luogo, e resta, che comprende tutti e vale per tutti, forti e deboli, grandi ed umili, vincitori e vinti, poiché nei meravigliosi equilibri della Legge di Dio e nel funzionamento organico dell'universo, ogni essere ha il suo posto e ragione di esistere. Per chi ha compresa questa verità, cambia completamente la concezione delle cose. Chi ha compreso che la forza umana non può fermare l'azione delle forze cosmiche se non momentaneamente e a proprio rischio e danno, non dice più: "Guai ai deboli e ai vinti", ma dice: "Guai ai colpevoli, anche se vincitori". Quel che conta a lungo andare, è la posizione morale più della materiale. Per non dover pagare, conta l'innocenza e non la forza, che potrà al massimo dilazionare, ma mai sopprimere la reazione punitiva della legge di giustizia. L'avvenire, per legge di evoluzione, va verso il regno di Dio ed esso appartiene ai giusti. La potenza militare, la superiorità tecnica, l'oro e l'astuzia, non possono distruggere la Legge di Dio che è dentro le cose. Chi crede che con un grande esercito, grandi mezzi e organizzazione, e con una ferrea tenacia, la forza basti per vincere, non ha capito che, nel funzionamento delle leggi della vita, appunto tale base di forza, di sopraffazione violenta come nella guerra, forma il punto debole del sistema che, appunto in tale sua natura, contiene il germe dell'autodistruzione. Allora il colosso dai piedi di creta crolla, chiunque esso sia; il fatto si verifica per chiunque si trovi ad applicare queste leggi, per chiunque si ponga in tali condizioni. Con ciò non si espone una opinione, ma semplicemente si constatano alcune leggi della vita. L'enunciato evangelico: "Chi usa la spada, perirà di spada", esprime una razionale ed inviolabile legge biologica. Qui non si è fatto altro che estendere a più vasto campo, sempre di fronte alla guerra, il suesposto principio dell'innocenza. Di fronte allo scompigliato agitarsi dell'attività umana, è la saggezza di queste intime leggi, poste alle radici degli eventi, che regge le cose, per cui a lungo andare la più grande forza, quella che all'ultimo vince, è la giustizia. Le eccezioni sono deviazioni momentanee, minori concessioni alla libertà umana che, per imparare, pur deve esperimentare nell'errore ma che vengono presto o tardi rettificate e riconquistate per le dure vie del dolore. Perché l'uomo impari, la Legge si lascia per un momento frodare, ma poi tutto si riprende dagli illusi debitori, essendo essa la sola padrona della vita. Si spiegano così le oscillazioni della storia. Abbiamo con ciò nel presente capitolo portato i concetti, in principio svolti nello studio della legge del merito, a nuovi ampliamenti ed applicazioni. 



Pietro Ubaldi, La nuova civiltà del terzo millennio. Verso la Nuova era dello Spirito, ed. Mediterranee, Roma, 1988, pp. 196 - 202.
 



giovedì 19 ottobre 2023

FAUTORI DEL NUOVO MONDO - PROMOTORI ETICI DI ARMONIA E BELLEZZA


 FAUTORI DEL NUOVO MONDO






PROMOTORI ETICI DI ARMONIA 
E BELLEZZA


Come si dice: "Da cosa nasce cosa...", e in effetti, da quando non ci siamo più curati di quel mondo che sempre più sprofonda nella sua endemica e profonda tristezza, volgendo invece lo sguardo interiore dalla parte della bellezza e della condivisione gioiosa, ci è venuto incontro 'un mondo', fatto di idee, sogni, immaginazione e realizzazioni concrete di persone che già abitano quelle terre interiori, rappresentandole sempre più nel mondo fisico, non meno reale del resto di quello immaginifico!
A tutti gli effetti ci possiamo considerare "promotori etici" di gusto, di bellezza, di ecologia, custodi dell'ambiente e della natura che ci è stata donata gratuitamente.    
     
Parlare di prodotti naturali e biologicamente sani oggi sembra paradossalmente diventato obsoleto, secondo la pseudoscienza e la falsa medicina, serve coatte delle Multinazionali della chimica e del petrolio; per non parlare della funzione vitale e rigenerativa dei microorganismi effettivi, di cui nessuno parla, mentre nel resto del mondo, soprattutto nel cuore dell'Asia, il loro utilizzo per la rigenerazione dell'ambiente ospedaliero ha ridotto se non rimosso del tutto le gravi patologie, spesso mortali, dovute alla proliferazione di batteri e infezioni post-operatorie. E che dire del loro servizio per la rigenerazione del mare dopo gli sversamenti di petrolio dalle navi cisterna che spesso sono la causa di danni spesso irreversibili all'ecosistema marino?

Azioni concrete e scelte di campo sono davvero alla portata di ogni anima che abbia coscienza di essere parte essenziale e complice del miracolo della vita. Come rimanere impassibili e indifferenti dunque, se già ogni essere senziente può fare la differenza tra un mondo grigio, soffocato dalla violenza e dalla prevaricazione del più forte sul più debole e un nuovo mondo responsabile, intelligente nel cuore, aperto alle ferite dell'altro come a quelle di se stesso, capace di ascolto e compassione?

Progetto Mediterraneo nasce come costola di FUNIMA INTERNATIONAL, (https://funimainternational.org/) Associazione no-profit italianissima, che ha come mission quella di promuovere progetti umanitari laddove nel mondo l'ingiustizia e la prevaricazione sui più deboli è legge; in Italia, con progetti di accompagnamento e sostegno di cooperative sociali che operano a sostegno delle famiglie in difficoltà, dei carcerati, degli immigrati, dei senza fissa dimora, o nel doposcuola per contenere la dispersione scolastica di bambini e ragazzi abbandonati a se stessi, in Italia e nei Paesi dell'America latina.

Acquistare online dal sito www.progettomediterraneo.bio o dai banchetti che spesso allestiamo nel nostro territorio, significa dunque promuovere la salute di se stessi e del pianeta, sostenere le piccole aziende italiane a conduzione familiare che operano nel biologico e, infine ma non per ultimo, aderire concretamente a tutti i progetti di sviluppo e di sostegno che FUNIMA INTERNATIONAL opera nel mondo. Parte cospicua degli introiti dalle vendite dei banchetti e dell'e-commerce infatti servono proprio a sostenere i progetti umanitari e di promozione sociale di cui ci occupiamo.
Ecco perché può sembrare di pagare un po' di più una marmellata o una confezione di riso, rispetto ad un negozio del biologico "normale": chi compra su "Progetto Mediterraneo" sa che il valore aggiunto che esce dalle sue tasche va ad alimentare e a corroborare una catena di solidarietà fattiva e concreta, fatta di opere anche costose, per la costruzione di pozzi o di cisterne per la raccolta di acqua potabile da distribuire alle popolazioni andine del Chaco in Argentina, che rischierebbero di morire di sete e di fame, dal momento che le loro montagne e le loro valli sono avvelenate e violentate costantemente dagli stupri delle Multinazionali con le coltivazioni OGM e il conseguente disboscamento della foresta o dalle estrazioni di minerali, quali  "le terre rare" o dell'oro, con l'immissione forzata di mercurio nelle rocce che va ad avvelenare le falde acquifere, rendendo l'acqua imbevibile e avvelenata. 

Creare dunque un circuito etico e virtuoso, un'economia circolare fatta di scambio e doni, che può sopravvivere a se stessa solo grazie alla solidarietà di tutti gli attori coinvolti; e sono sempre di più. Da un po' di tempo in qua infatti, si riscopre il valore dell'unione che fa la forza e ci si comincia a muovere come un complesso organismo unitario che si muove all'unisono; solo così è possibile creare l'alternativa ad un'economia di sfruttamento irresponsabile delle risorse, ad una logica di rapina e di sopraffazione, contro la natura e contro l'uomo. Carpirne il valore significa dunque essere parte attiva di un progresso "ostinato e contrario", come cantava il poeta in musica, volto alla costruzione di un nuovo mondo, senza più voltarsi indietro, senza indugiare più nel vecchio sistema portatore di morte e distruzione.

Abbiamo deciso di muoverci anche per la diffusione e la conoscenza dei Microorganismi effettivi e siamo da tempo collaboratori del progetto di Ecopassaparola, una piccola azienda italiana a conduzione familiare che promuove la distribuzione dei preparati microbici per il mercato italiano; l'utilizzo dei magici esseri microscopici diventa la soluzione naturale più "Alta" al problema dell'inquinamento dell'aria, dell'acqua, del suolo, a favore di un'agricoltura rigenerativa, per il benessere psicofisico di esseri umani e di animali nel loro habitat naturale.

Chi di voi fosse interessato a saperne di più, può contattarci scrivendo su telegram @ArchturusRex  oppure sulla mail dinaweh@gmail.com.



Luca e Serena










domenica 20 agosto 2023

QUEL CHE RIMANE

 

 QUEL CHE RIMANE 





"Spogliare la Grecia è stato uno scherzo. Aeroporti, qualche isola, industrie zero, terre poche, risparmi privati ridicoli, demanio interessante.
Comunque la Grecia aveva un PIL inferiore alla sola provincia di Treviso.
E' bastato  un sol boccone.

PER L'ITALIA E' DIVERSO:

un capitale assolutamente enorme. Secondo al mondo in quanto a risparmio privato, primo come abitazioni di proprietà, terre di valore assoluto e coste meravigliose.
Quinta potenza industriale al mondo prima dell'euro, ottava oggi.
Il Made in Italy è ancora oggi il marchio numero uno al mondo, davanti a Coca Cola.
Biodiversità superiore alla somma di tutti gli altri paesi europei.
Come capitale artistico monumentale, non ne parliamo neanche: è superiore a quello di tutto il resto del mondo.
Francia e Germania, più qualche fondo americano, cinese o arabo hanno fatto la spesa da noi a "paghi uno e prendi quattro".
Tutto il lusso e la grande distribuzione sono passati ai Francesi insieme ai pozzi libici passati da Eni a Total.
Poi anche Eni è diventata a maggioranza americana.
Anche il sistema bancario è passato ai Francesi insieme all'alimentare.
I Tedeschi si sono presi la meccanica e il cemento.
Gli Indiani tutto l'acciaio.
I Cinesi si son presi quote di TERNA e tutto PIRELLI agricoltura.
Se ne sono andate TIM, TELECOM, GIUGIARO, PININ FARINA, PERNIGOTTI, BUITONI, ALGIDA, GUCCI, VALENTINO, LORO PIANA, AGNESI, DUCATI, LOCATELLI, MAGNETI MARELLI, ITALCEMENTI, PARMALAT, GALBANI, INVERNIZZI, FERRETTI YACHT, KRIZIA, BULGARI, POMELLATO, BRIONI, VALENTINO, FERRE', LA RINASCENTE, POLTRONA FRAU, EDISON, SARAS WIND, ANSALDO, FIAT FERROVIARIA, TIBB, ALITALIA, MERLONI, CARTIERE DI FABRIANO,...

ma,... non hanno finito.

Ci sono rimaste ancora le case e le cose degli Italiani.
E I LORO RISPARMI. CIRCA 3 MILIARDI DI EURO.
ORA VOGLIONO QUELLI.
Ecco chi ha chiamato Mattarella e gli ha intimato "di procedere" a sbarrare la strada a chi poteva mettere a rischio la prosecuzione della spoliazione.
I fondi di investimento, i mercati che, come ricordavo, raccolgono i soldi delle mafie, tutte, grandi e piccole, dei traffici di droga, di umani, di truffe internazionali, di salvataggi bancari, del "nero" delle grandi multinazionali, siano esse del commercio, dei telefonini, della cocaina o delle armi, questi fondi di investimenti dicevo, non hanno finito.
Ora tocca alle poche industrie rimaste, ai fondi pensione, ai conti privati, agli immobili. 
ORA TOCCA A NOI.
Ecco perché non serve a nulla mediare, arretrare un po'. 
Non si placheranno, l'abbiamo già visto. BISOGNA FERMARLI ORA.

Ogni generazione ha il suo Piave. Questo è il nostro".  


Gian Micalessin, giornalista indipendente



mercoledì 16 agosto 2023

AFRICA - UN CAMPO DI CONCENTRAMENTO A CIELO APERTO


AFRICA



UN CAMPO DI CONCENTRAMENTO
A CIELO APERTO


Dinaweh




Il letto dove mi corico non è che un posatoio,
attendo la morte
se muoio non è un torto,
la morte è una vittoria...
Ho mal di cuore
amo il mio cuore
il mio cuore fonte d'amore muore.
No, è la morte che mi nausea.

La morte è una vittoria gloriosa
Ma il gruppo che mi circonda
parla di darmi un cuore
Per tutti arriva il momento di morire,
non accetto un cuore
neanche quello di Cristo,
morto per salvare l'umanità
perché sono pagano
Il cuore di Cristo spetta ai Cristiani.

     Yandoko Leopold Mainda 
La morte o la vittoria




Ogni volta che penso all'Africa, alla sua bellezza, alla sua grandezza, alla sua potente forza, mi vengono le lacrime agli occhi. 
Ogni volta che vedo un ragazzo africano aggirarsi per le strade della mia città, che sia munito di ombrelli se piove o di orpelli se c'è il sole, non posso che cogliere la profonda tristezza celata dentro i suoi occhi e, proprio come fa il cielo quando una nube passa davanti all'astro celeste, anche i miei si incupiscono e diventano grigi; grigi di rabbia e di dolore per un senso di impotenza e di colpa che pervade tutto il mio spettro visivo ed emotivo, al pensiero di quanta funesta violenza e ingiustizia abbiamo permesso colpisse ancora da tempo immemorabile il continente nero, il polmone del mondo, il cuore pulsante della Madre!
Non sono bastati secoli di soprusi e di colonialismo selvaggio, la schiavitù, la deportazione di milioni di uomini e donne per servire il capriccio dell'uomo bianco... 
Anche oggi, dopo la fine della seconda guerra mondiale, il depauperamento dell'Africa continua indisturbato tra l'indifferenza e l'ignoranza delle società occidentali.
Ci dà le ragioni di questa spoliazione e di questa nuova schiavitù l'amico Mohamed Konaré, africano ma da anni residente in Italia, che si sta prodigando per far conoscere anche agli Italiani quali siano le vere ragioni del dramma del suo popolo e del fenomeno ad esso collegato dell'immigrazione forzata verso l'Europa e l'America; immigrazione che lui preferisce chiamare col suo vero nome, cioè deportazione internazionale di massa.

Il neocolonialismo e il franco africano francese

Non si può comprendere il fenomeno dell'immigrazione se ci si limita a disquisire e ad accapigliarsi sul problema tanto discusso dai media italiani ed europei dell'accoglienza e dell'integrazione degli immigrati dall'Africa in Europa, evitando di comprendere le vere cause di quel fenomeno, per lo stesso motivo per cui non si può comprendere nulla di tutto ciò se ci si limita a concentrare l'attenzione solo su ciò che accade sulle coste della Libia verso l'Italia. 
Occorre piuttosto chiedersi quali siano i motivi reali che spingono milioni di persone a rischiare la loro vita per fuggire dalla loro terra; chiedersi perché arrivano, come ci arrivano. Solo così sarà possibile cercare la soluzione e la soluzione è semplice - ci ricorda Konaré -, è sufficiente smettere di depredare l'Africa! Finché l'Africa sarà sotto scacco dal sistema monetario del franco FCA, il franco francese per l'Africa, non potrà mai esserci libertà e giustizia per il continente africano.

L'origine nazista del franco africano francese (FCA)

Sia noto a tutti che il sistema monetario che la Francia applica a tutta l'Africa ex coloniale lo ha copiato dal III Reich della Germania nazista. Infatti, quando la Germania prese il controllo militare e politico della Francia, ne prese anche il controllo economico, svalutando il franco francese e trasformandolo in marco tedesco. 
Che cosa ha fatto la Francia di De Gaulle alla fine della guerra, dopo che l'Africa con i suoi uomini versò il sangue per combattere al suo fianco? Ha adottato in Africa lo stesso sistema di cui lei stessa fu vittima durante l'occupazione nazista! Il 25 dicembre (giorno migliore non poteva essere scelto!) 1945 il generale De Gaulle emanò un decreto che avrebbe coinvolto 15 Paesi dell'Africa occidentale, dell'Africa centrale e delle isole Comores, che permise alla Francia di arricchirsi gratuitamente alle spalle del popolo africano.

La campagna di distrazione di massa
al servizio della cupola del potere transnazionale finanziario

Che cosa fanno i mass media oggi? Fanno di tutto per spostare l'attenzione dell'opinione pubblica sul problema dell'accoglienza e dell'integrazione, ma si guardano bene dal far comprendere le cause e non gli effetti del problema. Sono ben consci che se la gente cominciasse veramente a capire le cause che provocano l'esodo massiccio dei giovani africani, chiederebbe lo stop immediato di quella politica economica di rapina ai danni dell'Africa e la fine di quell'esodo senza fine verso l'Europa! Ecco perché nessuno ne parla; ecco perché per 75 anni è stato nascosto all'opinione pubblica europea e occidentale questo sopruso che di fatto, seppur sotto mentite spoglie, perpetua nel tempo il colonialismo e la schiavitù dei popoli africani.
Questo è il motivo della totale omologazione da parte di tutti gli schieramenti politici, sia che siano al governo che all'opposizione, sulla questione della deportazione di massa e un'omertà totale sulle vere cause invece che sugli effetti dell'immigrazione africana. 
Questo la dice lunga su come tutti gli schieramenti politici in campo facciano parte dello stesso gioco e di come tutti siano sotto la cupola di questo potere economico finanziario globalista transnazionale. 

Il voltafaccia del Movimento 5 stelle

Da quando la Francia ha richiamato il suo ambasciatore da Roma (gennaio 2019) anche il Movimento 5 stelle, che aveva espresso contrarietà sul mantenimento del franco francese africano, non ne ha più parlato, anzi: ora alleato con gli esponenti del PD non ha battuto ciglio quando il deputato Marattin (PD) ha definito una bufala la questione del franco francese in Africa!
Si parla solo di accoglienza o di non accoglienza, come se quella fosse la soluzione... Finché l'Africa sarà costretta a soggiacere a questa forma di schiavitù, i giovani africani continueranno a partire e sarebbe oculato considerare che il 70% della popolazione africana è sotto i 30 anni, una vera e propria bomba demografica, pronta ad esplodere in Europa e in America più precisamente in Messico, ai confini degli Stati Uniti, dove una gran parte di quelli stessi giovani stanno premendo, senza che i mass media lascino trapelare nulla.

Gli effetti della campagna di sensibilizzazione:
far finta di cambiare e lasciare tutto come prima

Da quando si è iniziato a sensibilizzare le folle di giovani africani e l'opinione pubblica europea su questo argomento attraverso conferenze e interviste sul web, è stata comunicata l'uscita dal franco fca, con l'intento di introdurre una nuova moneta, l'ECO. La cosa di fatto non cambierebbe nulla, al di là del nome. L'ECO infatti sarebbe una menzogna colossale, poiché continuerebbe ad essere una moneta battuta in Francia e le istituzioni e i principi su cui si fonderebbe continuerebbero ad essere gli stessi di prima!
L'unica richiesta ricevibile potrò essere un nuovo sistema monetario completamente africano, da cui la Francia dovrà rimanere esclusa totalmente.
Dopo che si sono resi conto che una discussione ristretta ad una élite africana corrotta si è estesa al popolo, hanno tirato fuori dal cilindro questa finta soluzione, irricevibile per gli Africani che hanno capito il danno e si sono mobilitati in massa. 
Ecco perché hanno finto di cambiare per non cambiare nulla... I popoli dell'Africa si sono levati tutti in piedi per ribadire che nel 2020 l'ECO non dovrà partire! Sarà interessante vedere cosa succede.
In realtà non esistono dei veri Governi africani. L'Africa continua ad essere una colonia, ove tutti possono arrivare per depredarla e lasciarla nelle mani di pseudo-governi corrotti e funzionali ai potentati stranieri (vedi Europa, America Russia e Cina).

La balcanizzazione dell'Africa

Occorre dire forte e chiaro che il tentativo costante e la politica reale messa in atto sul continente africano è quella della balcanizzazione, cioè del creare divisioni e conflitti ad hoc, creando un terrorismo africano che non esiste, appoggiato dai servizi segreti e dall'esercito francese.

L'assassinio di Gheddafi e la presenza italiana nel Nord Africa

Non possiamo comprendere quello che sta avvenendo nel Nord Africa e in particolare in Libia, che di fatto ormai più non esiste, se non comprendiamo le ragioni dell'assassinio del colonnello Gheddafi. L'ordine di assassinare Gheddafi incontrava delle ragioni ben precise, senza le quali non si potrà comprendere ciò che accade oggi in quella parte dell'Africa.
Gheddafi voleva far uscire l'Africa dal FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE. (Stessa cosa che sta accadendo oggi in Equador). Voleva creare una moneta africana basata sull'oro, mettendo a disposizione il doppio della cifra messa a disposizione dal Fondo monetario internazionale, per creare un fondo monetario africano. Tutto ciò avrebbe quindi causato una destabilizzazione di tutti gli equilibri tra l'Occidente e l'Africa e questo fu il motivo della sua esecuzione.
E' chiaro che, nel nuovo scenario internazionale dopo la morte di Gheddafi, anche l'Italia voglia acquisire il suo pezzettino di torta africana e che oggi si senta chiamata in causa 'in prima persona' nella gestione di questo traffico di vite umane da calmierare per evitare un affollamento eccessivo dei porti italiani  dopo il governo Di Maio-Salvini.

Il bottino africano

Di fatto, l'Africa continua ad essere il bottino di tutti: un territorio immenso, serbatoio delle materie prime e delle materie strategiche di tutto il mondo, dove ognuno va a prendere la sua parte. Questa appare la realtà dei fatti. Come è possibile che i governi africani siano sempre in piedi da trenta/quarant'anni? Sono dei governi fantoccio, supportati dalla Francia o dalla Gran Bretagna, nel migliore dei casi. Tutti in Africa fanno il loro gioco. Anche la Cina che in Africa non va per colonizzare, ma per fare affari; gli Americani, anche loro fanno il loro gioco in Africa. Lo hanno perseguito attraverso le chiese evangeliche e molte delle loro ONG, che in realtà sono servite da copertura della CIA.
Con l'AFRICOM gli Americani stanno cercando di installare una base nel Senegal. Anche la Cina, per la prima volta nella storia, ha aperto una base militare fuori dai propri confini nazionali. E dove? In Africa!
Tutti cercano di occupare il territorio africano per via delle sue materie prime. Se gli Africani decidessero di bloccare la partenza delle materie prime dall'Africa, l'economia del mondo si fermerebbe, si fermerebbero tutte le industrie, perché tutto viene dall'Africa. Eppure, il paradosso è che gli Africani scappino dalla loro terra, per via di un falso terrorismo, per via delle guerre, anche quelle pilotate, poiché tutte le guerre che vengono create in Africa in nome della difesa dei diritti umani sono solo manipolazioni. Come se si potesse portare la democrazia con le bombe! I dittatori africani vengono sospinti a cambiare le Costituzioni per rimanere al potere e fare il gioco dei loro veri padroni, in cambio di una vita agiata e nel lusso per loro e le loro famiglie! 
Il Camerun sta andando verso la secessione. Quando il Ghana ha rifiutato l'aiuto del Fondo Monetario Internazionale, subito c'è stata una secessione. Qualche settimana fa c'è stato un tentativo di colpo di stato, eppure nessun telegiornale ne parla.
Allo stesso modo, del franco francese africano c'è omertà totale, soprattutto dopo l'ultima visita di Macron in Italia. Come abbiamo già ricordato, Di Maio, che si era espresso contro la politica colonialista francese, dopo l'incontro con Macron in Italia, non ne parla più! Parla piuttosto di cooperazione e di accordi con il governo del Senegal, presso cui si è recato di persona, dove il dittatore di quel Paese, investito da scandali, tangenti sul petrolio e ruberie di vario genere, fa arrestare chiunque parli contro di lui e il suo governo, ordinandone persino l'assassinio. Le galere africane pullulano di prigionieri la cui unica colpa spesso è il loro diritto di opinione negato e calpestato.

L'ipocrisia occidentale: la falsa integrazione e la falsa accoglienza

Parlare di blocco navale, alla Salvini, piuttosto che di integrazione e accoglienza, alla radical-chic giallo-fucsia è ipocrita dunque ed è una falsa questione! Dobbiamo mettercelo bene in testa, una volta per tutte!
La verità è che vogliono deportare la gioventù africana. Vogliono l'Africa, ma senza gli Africani.
Chiediamoci e osserviamo in quali condizioni vengono lasciati i cosiddetti "immigrati" una volta giunti nel nostro Paese, o quelli ghettizzati nelle città francesi, nei loro arrondisments e banlieux fatiscenti e degradate!
In Italia la maggior parte di loro è lasciata buttata per terra a dormire nelle stazioni in condizioni inumane, vive per le strade chiedendo l'elemosina e andando a mangiare nelle mense della Caritas... Li andiamo a raccogliere in mare e poi li lasciamo alla deriva per le strade delle nostre città o li costringiamo a lavorare come schiavi nei campi del sud Italia, dove sono trattati peggio delle bestie.

La bufala della necessità di manodopera degli immigrati in Italia e in Europa

Un'altra menzogna è quella della necessità della manodopera degli immigrati in Italia, per promuovere l'economia e lo sviluppo del Paese. Come farebbero - si sente dire dai benpensanti giallo-fucsia - i nostri anziani se non ci fossero gli immigrati! Chi li guarderebbe? E chi raccoglierebbe i pomodori al sud se non ci fossero gli Africani?!
Forse a tal proposito sarebbe meglio chiedersi come mai l'Europa si sta svuotando dei giovani Europei, o come mai in Italia gli Italiani non fanno più figli..., e come mai ogni anno quasi 300.000 giovani lasciano il loro Paese? Nessuno, se non ne ha motivo, lascia la propria terra per emigrare altrove. Se ci fossero opportunità di lavoro, perché i giovani italiani se ne vanno? Partirebbero, se il lavoro appagasse le loro aspettative e fosse pagato dignitosamente? Per un analogo motivo, i Giovani africani scappano dalle guerre e dalla fame e sono costretti ad accettare condizioni di lavoro disumane, che un ragazzo italiano non accetterebbe mai!

La balcanizzazione della Grecia, dell'Italia..., dell'Europa

In realtà siamo di fronte ad una strategia che vuole lo scontro tra poveri: poveri italiani che se la prendono con poveri africani. Il discorso è più complesso e andrebbe approfondito, nel cercare di mettere in discussione le cause di un sistema predatorio, fondato su un mercato fittizio, ove soltanto il 5% è reale, mentre tutto il resto è speculazione. L'economia reale oggi non esiste quasi più. Esiste il mercato finanziario delle grandi speculazioni internazionali. Se non si investe sulle risorse umane, nelle piccole aziende e non si dà ai popoli la possibilità di lavorare dignitosamente l'Europa stessa - Italia compresa - scivolerà alla stessa stregua dell'Africa nel baratro. Basti pensare alla Grecia: è diventata come un Paese africano, eppure oggi più nessuno ne parla. Chi ha messo in ginocchio la Grecia? Il prestito del FMI attraverso Tsipras, nel quale il popolo greco aveva riposto tutte le sue speranze per sentirsi poi tradito quando, una volta andato al potere, ha ricevuto gli ordini di Bruxelles, applicando la strategia dell'oligarchia finanziaria, criminale e speculativa che in questo momento sta aggredendo  anche l'Italia (clicca qui).

L'unica soluzione possibile

Ogni popolo ha diritto di vivere e di prosperare sulla propria terra. Quello che occorre comprendere è che a questo punto della civiltà umana la guerra tra l'élite (1%) che governa il mondo e il resto della popolazione è diventata feroce. Da una parte vogliono salvare il pianeta, dall'altra massacrano tutti gli esseri che lo abitano, dal sottosuolo alle piante, dagli animali fino all'essere umano.
Il loro gioco è di dividerci e finché saremo divisi in Bianchi contro Neri, in Neri contro Bianchi, in Musulmani contro Cristiani ed Ebrei contro Arabi, i 'Signori del Gioco' continueranno a dominarci.
Occorre un'economia che sia a servizio dell'essere umano, non viceversa. Invece spaventano i popoli con lo spread, che è una bugia colossale, li spaventano col debito pubblico, una loro invenzione per tenerci tutti nella paura!
Nessuno si fa più delle domande; nessuno si chiede il perché della fuga degli Africani dall'Africa. Nessuno sa che cosa sta succedendo oggi in Africa. L'Africa è un campo di concentramento di 31 milioni di chilometri quadrati, è un campo di concentramento a cielo aperto! La balcanizzazione dell'Africa e la creazione di guerre tribali è funzionale al sistema perché tutto continui ad essere sotto il loro controllo.
Se tutti i popoli della Terra non si sveglieranno, davvero potrebbero riuscire nella costruzione del Nuovo Ordine Mondiale e gli esseri umani diventerebbero dei robot con i codici a barre o i microchips sottopelle.
Questa è un'oligarchia criminale che si nasconde dietro l'economia di un mercato apolide e transnazionale e alla finanza speculativa. Basti vedere la sparizione di tutte le botteghe, degli artigiani dalle vie delle nostre città, in funzione di catene multinazionali che si sono sostituite ai piccoli negozi, ai mercati rionali, per rendersi conto della brutalizzazione e dell'impoverimento culturale oltreché economico del nostro Paese.
Bisogna andare verso la redistribuzione delle ricchezze. L'intelligenza artificiale potrebbe migliorare la vita dell'uomo, essere in funzione dell'uomo, non contro l'uomo. E invece la società è fatta di zombie, funzionali al sistema.
L'élite possiede delle armi di distruzione di massa capaci di diminuire il numero della popolazione mondiale in funzione dei suoi scopi. 
L'unica soluzione per fermare l'immigrazione è liberare l'Africa. Se non li volessero far passare, non passerebbe nessuno. Non servirebbe bloccare i porti, non sarebbe necessario. Il fatto è che vogliono creare destabilizzazione e disidentificazione tra i popoli, per avere una massa di servi e di schiavi obbedienti e senza più alcuna identità.

Ecco cosa scrive a questo proposito l'amico Simone Lombardini nel suo post riportato qui sotto nella sua interezza, per chi volesse approfondire le sue preziose argomentazioni:
"[...] Infine vi è una terza ragione del perché la classe dominante sostenga i processi di deportazione. Peter Sutherland, commissario europeo per la Concorrenza e primo direttore generale dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, direttore non esecutivo di Goldman Sachs International, membro del comitato direttivo del Bilderberg, presidente per la Commissione Cattolica Internazionale per le Migrazioni e Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite per le migrazioni internazionali alla BBC il 21 giugno 2012 ha spiegato la strategia della classe dirigente occidentale: "L'Unione Europea deve minare l'omogeneità nazionale dei paesi europei...gli stati europei devono diventare sempre più aperti in termini di chi li abita, bisogna passare da un mondo in cui gli stati sceglievano gli immigrati ad un mondo in cui gli immigrati scelgono gli stati...la prosperità dei paesi europei dipende dal diventare multiculturali."
Ciò che occorre fare dunque, è unirsi come popoli e delegittimare tutti i governi corrotti e complici di un sistema aberrante e contro l'uomo.








Riferimenti e link:

- intervista a Mohamed Konaré, Roma, martedì 15 ottobre 2019; 
  
-.ph/AfricaeEuropa-LeCondizioniEconomicheDellaPace-diSimoneLombarini-11-19#sdfootnote3sym



martedì 15 agosto 2023

PER UN PONTE CHE BRILLA, UNO NUOVO SCINTILLA...

PER UN PONTE CHE BRILLA

UNO NUOVO SCINTILLA...


Per non dimenticare:


PONTE MORANDI: UNA STRAGE VOLUTA



in memoria delle vittime...


PONTE MORANDI


UNA STRAGE VOLUTA

Dinaweh


La Procura di Genova indaga sulla strage del 14 agosto occultando le prove e manipolando maldestramente il video che riesce a far dissolvere un TIR e a farne apparire uno dal nulla. 

1) Che cosa vogliono nascondere? 
2) Come può un pilastro di cemento armato sbriciolarsi come un grissino e la sede stradale precipitare al suolo, tagliata come da una lama invece di strapparsi, senza lasciare penzolare parti di armatura in ferro o pezzi informi di cemento?
3) Quanto ancora ci dovranno far fessi? 
4) A chi conviene che Genova sia in ginocchio
5) Forse ai Francesi, per dirottare tutto il traffico commerciale-marittimo su Marsiglia? 
6) Forse a Società Autostrade o agli amici degli amici per por mano finalmente senza più impedimenti al terzo valico? 
7) O a chi ha deciso di mettere in ginocchio il Bel paese per ridurlo ad una colonia di servi senza più voce, né risorse?

Ascoltate qui sotto le testimonianze che avvalorano la tesi della demolizione controllata da parte di testimoni oculari e di un addetto ai lavori, l'ingegner Enzo Siviero, naturalmente bollato dal mainstream come un pazzo furioso dalle affermazioni deliranti. 

Dinaweh




giovedì 6 luglio 2023

IL GIORNO DELLA PURIFICAZIONE E' VICINO

 

IL GIORNO DELLA PURIFICAZIONE

 E' VICINO





Radunatevi, raccoglietevi,
o gente spudorata, prima di essere travolti
come pula che scompare in un giorno,
prima che piombi su di voi
la collera furiosa del Signore.

Cercate il Signore
voi tutti, umili della Terra,
che eseguite i suoi ordini;
cercate la giustizia,
cercate l'umiltà,
per trovarvi al riparo
nel giorno dell'ira del Signore.

SOFONIA 




https://youtu.be/fxMzY0_oOxc