sabato 4 ottobre 2014

Il piano divino per la Terra: i Servitori dell'umanità (parte quattordicesima) - Il Portale del Nuovo Mondo

Il piano divino per la Terra


i Servitori dell'umanità



Capitolo 14

Il Portale del Nuovo Mondo


Gruppi di anime si stanno oggi mettendo in contatto con l’Intelligenza divina sui piani interiori della vita con la sola intenzione di unirsi in servizio per il maggior bene possibile. Grazie a essi, alcune forze spirituali sono entrate in gioco per facilitare la dissoluzione di tutte le preoccupazioni personali nella gioia, la sicurezza e lo scopo della comune unione in un gruppo, mentre allo stesso tempo aprono un canale di comunicazione invisibile nel centro del gruppo attraverso il quale fluiscono. La grazia scorre dai piani superiori e in questi condotti di benedizione spirituale appositamente “costruiti”, e così illumina la coscienza e apre il cuore di quanti ne sono investiti. Questo processo favorisce la rapida trasmutazione di tutte le rozze energie auriche, liberando di conseguenza i membri del gruppo da molti blocchi psico-emozionali, e mostrando meravigliosi effetti curativi nel suo condurli all’emancipazione da tutto il dolore e la sofferenza terreni. L’uso altruistico e intelligente di un così potente metodo di conduzione dell’energia divina sta in questi giorni dando inizio alla costruzione di un potente circuito etereo, che fa divampare un flusso di forza elettrica attraverso ogni cuore aperto e conferisce la Rivelazione al gruppo intero, nel quale ogni coscienza individuale si fonde e unisce con la mente collettiva ed è di conseguenza innalzata in luminosi reami spirituali, caratterizzati dall’esperienza dell’amore incondizionato per tutto e tutti. Questo è il modo per aprire e attraversare i portali dei mondi nascosti.
E c’è dell’altro; in effetti, questo è solo l’inizio, poiché quando la Legge dell’Invocazione viene applicata sinergicamente in un gruppo, l’influsso di energia divina che ne scaturisce non solo innalza e santifica la coscienza dei singoli membri, ma si irradia verso l’esterno, trasmutando le energie negative dell’ambiente circostante attraverso la purificazione, il risanamento e la rivitalizzazione di tutti i regni di vita sulla Terra: minerale, vegetale, animale e, ovviamente, umano. Questa attività così propizia è oggi in parte responsabile dell’invocazione, l’approdo e la distribuzione mondiale delle nuove frequenze Aquariane di energia luminosa. Queste stanno preparando la strada per la discesa in molti esseri umani della Coscienza Cristica, curandosi dell’elevazione spirituale dell’umanità, e stanno così contribuendo alla fondazione del Regno di Dio sulla Terra.
Il manifestarsi dei portali metafisici può essere enormemente facilitato dall’effetto positivo di alcune energie terrestri, e i Servitori stanno dando vita a porti per il rifugio, la cura e l’addestramento nei pressi dei vortici terrestri esistenti sul piano fisico, pronti per essere usati come portali per permettere alla coscienza di viaggiare nei mondi superiori. Questi porti sono destinati a diventare dei veri e propri fari di luce per via dell’intensa attività spirituale cui daranno origine. I Servitori risvegliati si sentono spinti a partecipare alla costruzione e consacrazione di queste “arche” che, tra le tante altre cose, offriranno prezioso riparo dal “diluvio globale” ormai imminente. Tra le fila di questi Servitori, quanti hanno integrato nelle proprie vite la coscienza unitaria agiranno da guardiani dei portali, e svolgeranno così la parte finale della propria funzione di mietitori.
Con l’Età dei Pesci prossima alla fine, quanti hanno elevato la frequenza vibratoria della propria coscienza rispondendo positivamente ai bisogni del mondo e, di conseguenza, servendo l’umanità uniti in gruppo, avranno la possibilità di passare attraverso il Portale dell’Iniziazione prima della stessa Iniziazione del Pianeta. Altri servitori del genere umano saranno in grado di seguirli in seguito, quando saranno debitamente onorati, premiati e liberati in un momento in linea coi loro programmi personale e collettivo, e a un livello in diretta proporzione con l’intensità con la quale hanno consacrato sé stessi al servizio altruistico nel corso di numerose incarnazioni.
Bisogna capire che il Portale dell’Iniziazione che porta al Nuovo Mondo può essere attraversato solo in formazione di gruppo: è una legge dell’Età dell’Aquario. Tutti i candidati all’ascensione che hanno completato il proprio percorso si disporranno dal lato terrestre del portale, per così dire, e una volta aperto il passaggio collettivo con la giusta e opportuna invocazione, un’inondazione di Servitori vi passerà attraverso. Sul lato interiore, questi trionfanti individui vedranno una “scalinata di luce” che si eleva a spirale dai reami terreni del piano fisico. Questa scala infinita sarà molto familiare a tutti i Servitori, e si estende verso l’alto sparendo alla vista quando si fonde con l’incommensurabile luminosità dell’universo. Ai bordi di questi gradini eterei saranno allineati i cari estinti, le guide angeliche, i profeti e i santi del passato più conosciuti, insieme a una miriade di Agenti divini curiosamente familiari, provenienti da altre elevate civiltà, che saranno pronti ad assistere tutte le anime meritevoli lungo il cammino, e a condividere i meriti spirituali maturati sulla Terra dai Servitori. Un importante saluto e un’accoglienza piena d’amore aspetta invero tutti quelli che sono riusciti a raggiungere gli obiettivi che si erano posti attraverso un lungo ed estenuante esame, fatto di secoli e secoli di dure prove. Tutti i meriti e i pregi sono bilanciati e compensati alla perfezione dall’Ordine divino nel Tempo del Raccolto.
Per mezzo di una profusione di portali sparsi per il pianeta, vi saranno numerose ascensioni di gruppi di Servitori, seguite da multiple resurrezioni, quando in molti torneranno alla Terra in forma eterea e con coscienza pienamente multidimensionale. Questo processo continuerà fino al momento dell’ultima Grande Transizione, che chiuderà le porte del regno del male, e così libererà l’umanità sulla Terra. Questa è la sorte predestinata del genere umano - la Liberazione - della quale si parla in diverse profezie e molti testi sacri del passato. Insieme, quindi, i Servitori e quanti tra gli umani si sono adeguatamente preparati passeranno attraverso vari livelli di unificazione collettiva, sperimentando numerose iniziazioni minori in vista della grande Iniziazione globale che li condurrà tutti attraverso il Portale e nel Nuovo Mondo.
*   *   *
Una volta giunto il termine ultimo per il pianeta, molti Servitori avranno terminato con successo il loro compito di far entrare la Terra nel nuovo ciclo, e non sceglieranno più di restare nella sfera planetaria durante le transizioni successive. Per costoro, il Giorno del Giudizio rappresenterà un invito a tornare alla loro familiare densità originaria e, per alcuni, per avventurarsi anche oltre. Altri, anche quelli molto vicini e dediti alla collaborazione con la prima ondata di Servitori destinati al ritorno “a casa”, non si separeranno ancora da Gaia; il loro programma collettivo li spingerà a continuare nella loro missione di costruire il Nuovo Mondo sulla Terra durante l’Età dell’Acquario, insieme all’umanità.
Al Tempo del Raccolto, i Servitori che hanno scelto di lasciare le sfere terrestri ascenderanno attraverso vari mondi e densità nel loro viaggio di ritorno. Essendosi in precedenza riunificati con numerose altre incarnazioni della loro anima collettiva sul piano fisico per poter portare a termine la parte terrestre della loro grandiosa missione, i Servitori più evoluti passeranno in formazione di gruppo dalle esperienze di terza densità fino a quelle di quarta e quinta, venendo accolti con adorazioni e glorificazioni senza precedenti, da legioni di Abitanti Celesti dei mondi nascosti, e partecipando dell’ineffabile gloria del tanto atteso Grande Giubilo. Proseguendo verso e oltre la frequenza Cristica (la sesta densità), arriveranno alla settima sfera, i Reami di Budda, dove le Vite più elevate del nostro Piano Fisico Cosmico sono in attesa di passare alla prossima Ottava di esperienza evolutiva, il Piano Astrale Cosmico, un’eterea regione di Infinità dove sta per iniziare un nuovo, luminoso capitolo della Storia della Creazione.
La realtà di un così trionfante ritorno è la quintessenza della metafisica, sottile in modo addirittura incomunicabile; la ricompensa divina e l’esultanza suprema che attendono questi Servitori di nuovo trasfigurati e assorbiti nel fulgore trascendentale di una coscienza spirituale perfettamente unita, non sono comprensibili né esprimibili a parole o concetti.
Questo pregiatissimo premio sarà più che adatto, in quanto la liberazione della Madre Terra alla quale questi Servitori si sono consacrati - mente, corpo e spirito - darà vita a un tale, immane rilascio di energia divina nel nostro Sistema Solare che l’intero universo vibrerà di gratitudine; tutta la Creazione, essendo inseparabilmente interconnessa, parteciperà degli effetti positivi quando ogni singola vita del Cosmo verrà in qualche modo toccata dalla grazia irreversibile di questa energia.
Guardate, il grande custode ha girato la chiave; le grandi porte si spalancano e chiunque lo voglia può salutare il Re. Benedetti siano i puri di cuore, poiché loro vedranno il Re. Siate attenti! Siate forti di mente; puri di cuore; solerti nell’altruismo; il regno è vicino.
Gesù

venerdì 3 ottobre 2014

LA VITA CONSISTE NEL MORIRE (parte seconda)


La vita consiste 


nel morire

[...] Non consideratevi più un'entità fissa, e scoprirete la vera entità fissa, non illusoria, che è in voi, che voi siete: la Coscienza suprema. In questo gioco di morti e di nascite, che cos'è che stabilisce il legame, che cos'è che fa la continuità di queste forme incessantemente nate, che siano forme fisiche o forme più sottili, come pensieri ed emozioni? Che cosa fa sì che una donna dia vita a un'altra forma? Osservate! Utilizziamo il metodo antico, che non usava apparecchiature scientifiche, per esaminare ciò che possiamo vedere più facilmente, per poi proseguire con l'investigazione in modi via via più sottili. La scienza moderna ha proceduto con lo stesso metodo, non ha cominciato con la conoscenza dei protoni, degli elettroni e dei neutroni, ma con lo studio della materia così come i nostri cinque sensi ce la fanno inizialmente scoprire. Dopo essersi occupata delle molecole, poi degli atomi, ha affrontato la composizione stessa dell'atomo grazie a una visione sempre più penetrante. Prendiamo un esempio qualunque, basandoci su quel principio che conferma l'esperienza di tutti coloro che si sono impegnati su questo genere di via: le grandi leggi si rivelano dovunque le stesse e ciò che è vero a un livello è vero anche a un altro livello; una realtà materiale può essere l'immagine di una realtà spirituale, da cui l'uso dei simboli che sono, nella maggior parte delle tradizioni, i segni visibili di realtà di ordine superiore. In virtù di questa legge di correlazione, si capisce come, per comprendere la psicologia umana gli antichi si siano serviti dei quattro elementi di natura: fuoco, terra, aria, acqua, che hanno molte cose da dirci su noi stessi. C'è quindi, a differenti livelli di realtà, una trasposizione dei principi essenziali. Cerchiamo ciò che fa la continuità di questo cambiamento incessante con un esempio semplice: un uomo è nella stanza. L'uomo che è nella stanza sparisce per far posto a quello che è nel corridoio. Che cosa sottintende questa metamorfosi, questa 'andata via' e questa 'venuta'? Oppure: sono in un certo stato fisico e improvvisamente cambio, ad esempio per una contrazione muscolare; o mi trovo in un certo stato mentale ed ecco un pensiero che sorge, e mentalmente non sono più lo stesso; oppure qualcosa mi fa improvvisamente agitare, l'uomo calmo che ero qualche istante fa è sostituito da un uomo agitato: ero in un certo stato emotivo ed ecco che emotivamente sono un altro. 
Che cosa c'è dietro questo cambiamento? Tutto ciò che potete osservare si può esprimere con una semplice parola: 'desiderio'. Il desiderio, al singolare, che si manifesta sotto la forma di tutti i desideri al plurale. Se non ci fosse il desiderio, non ci sarebbe cambiamento. Questa continuità di morti e nascite, di sparizioni e apparizioni, è l'espressione del desiderio. Se avete seguito ciò che ho detto fino ad ora, possiamo fare un passo oltre. Perché l'uomo ha lasciato la stanza per andare nel corridoio? Perché è stato mosso da un desiderio. Non sappiamo quale desiderio, ma è un desiderio che lo ha fatto muovere; quello di andare a passeggio, quello di andare in ufficio, quello di scendere a comprare il giornale o quello di andare da suo figlio malato nella stanza accanto per controllare che tutto vada bene...
Dovunque e sempre troverete il desiderio. Alcune forme di desiderio vi saranno comprensibili immediatamente perché la vostra richiesta è manifesta; altre dapprima vi sembreranno meno evidenti, a causa della loro complessità. E tuttavia non c'è altro che il desiderio che muove qquesto universo. Comprendetelo metafisicamente, ontologicamente o psicologicamente, considerate che si tratta di una realtà del tutto concreta o semplicemente di un principio filosofico. Le Upanishad dicono: "L'Uno prova il desiderio di divenire molteplice".
Prima cosa: desiderio. Seconda cosa: cambiamento. C'è un desiderio nell'infinitamente piccolo come nell'infinitamente grande: un desiderio biologico a livello delle cellule, un desiderio fisiologico. C'è anche un desiderio planetario dal momento che c'è manifestazione nel mondo delle forme grossolane o sottili. Se non ci fosse il desiderio, il flusso incessante del samsara cesserebbe. Potete considerare il mondo come l'espressione del desiderio di Dio. Il desiderio crea la Manifestazione, è il desiderio che perpetua questo movimento di incessante cambiamento, è il desiderio che vi fa nascere, ed è sempre il desiderio che continuerà dopo la vostra morte.
Se ammettete che l'idea secondo cui non c'è niente dopo la morte ha qualcosa di assurdo, in quanto contraddice tutta la legge universale, se ammettete che un'altra coscienza apparirà nel momento in cui sparirà quella in cui vi trovate per lo stato civile, sappiate che è il desiderio che perpetuerà questa corrente di forme evanescenti. Esso muove la ruota del mondo. Se il desiderio cessasse, la manifestazione nella forma si arresterebbe. Sussisterebbe solo la Coscienza, assoluta, infinita, eterna, quella a cui si accede nelle meditazioni più profonde o negli stati detti tecnicamente samadhi.

La vostra incarnazione è dovuta al vostro desiderio di nascere. Se conoscete qualcosa dei 'samskara delle vite anteriori', sapete del desiderio che avete portato con voi nascendo e che ha condotto la vostra vita in direzioni più o meno armoniose o caotiche, felici o dolorose. E finché il desiderio durerà, il desiderio avrà bisogno di forme per esprimersi. Il desiderio in se stesso cesserà e non sarà più necessaria una forma umana per soddisfarlo solo raggiungendo il compimento totale, sintetizzato da queste parole di Swamiji: "Ho fatto quello che dovevo fare, ho ricevuto quello che dovevo ricevere, ho dato quello che dovevo dare". 
Certo, se vi limitate ad ascoltarmi, buona parte di ciò che dico può sembrare una serie di affermazioni magari interessanti, ma in conclusione piuttosto gratuite. Sta a voi provarle, verificare in tutta certezza la loro portata attraverso lo studio delle forme intorno a voi, e soprattutto attraverso lo studio di voi stessi, perché voi siete un riassunto dell'universo. Cosa sapete del corpo sottile di un albero? Non molto! Ma del vostro, sì. Potete veramente avere coscienza del gioco degli elettroni nel libro che tenete in mano? No! Ma del gioco della coscienza e delle forme assunte dalla coscienza in voi, sì. E quando comincerete a cercare in voi stessi per conoscervi, troverete il desiderio.
Poco a poco, cercate di scoprire dietro i desideri al plurale il desiderio al singolare, il DESIDERIO, nel relativo. Non parlo dell'atman, del 'non-nato, non-fatto, non-divenuto, non-composto'. Parlo del mondo fenomenico, del mondo manifestato, la cui apparente continuità ha come substrato il desiderio. I desideri non cessano mai di cambiare, ma il Desiderio resta fisso. E se volete capire qualcosa di quell'energia infinita racchiusa in un seme, che produrrà un albero, che a sua volta produrrà migliaia di semi che potranno generare migliaia di alberi se le condizioni lo permettessero, se volete comprendere questa energia infinita, cercate di vederla come 'desiderio'.
Molti insegnamenti spirituali non vi dicono dove posare il piede per fare il primo passo: pare che il Cammino cominci sempre duecento metri più avanti rispetto a dove ci troviamo. Qui avete un collegamento per fare quel primo passo. 'Desiderio' è la parola chiave di tutta la saggezza, perché è a partire dal desiderio che il non-manifestato, l'assoluto, si manifesta, e che la parola stessa 'desiderio' possiede un senso così concreto per voi. I due temi di questo capitolo sono strettamente legati. 

Quando siete in meditazione, se non si tiene conto per un momento del metabolismo e dell'invecchiamento, siete immobili e silenziosi, ben fermi a voi stessi. Che cos'è che mette fine al vostro stato di meditazione, di rilassamento muscolare, di silenzio dei pensieri, di pace del cuore? E' il sorgere di un qualunque desiderio, magari il desiderio di andare nella stanza accanto.
Il desiderio è per prima cosa legato al corpo. I desideri cominciano col corpo sotto forma di bisogni. "L'uomo che era nella stanza è morto, quello che è nel corridoio è appena nato", perché ha provato un bisogno fisiologico, il bisogno di orinare, o di bere un bicchiere d'acqua o di uscire a prendere aria se la stanza è piena di fumo. Queste necessità fisiologiche corrispondono a un desiderio del corpo fisico. Se non ci fosse un corpo non ci sarebbe bisogno di aria pura o di fare pipì.
Certe meditazioni permettono di intravedere una coscienza sempre più libera dal corpo. Possiamo considerare una coscienza del tutto indipendente dal corpo? Quando moriamo, il nostro corpo non sparisce d'improvviso. si trasforma, magari nella sostanza dei vermi che brulicano in una bara; i vermi che si nutrono di un cadavere producono la metamorfosi del cadavere in vermi. Ma cosa diventa la coscienza di essere? abbiamo visto come sarebbe davvero strano se sparisse senza che nulla prendesse il suo posto, perché la legge universale mostra che  ogni sparizione genera un'apparizione, e viceversa. Possiamo immaginare o supporre una coscienza senza corpo? sì. Tutti gli insegnamenti tradizionali lo affermano.
Ma bisogna considerare anche il corpo sottile composto dall'insieme dei desideri. esso sussiste dopo la morte e prende precisamente la forma di un desiderio che avrà bisogno di perpetuare il gioco morte-nascita per essere soddisfatto, sia che si tratti chiaramente del desiderio sotto una forma sottile (come può essere il credere in un inferno, un purgatorio, un paradiso o in uno stato intermedio), sia che si tratti di una nuova nascita.
In altre parole: non scoprirete che due realtà in questo mondo, dove tutto è continuamente mutevole ed evanescente, dunque irreale. Una è la Coscienza pura, la Vita eterna, l'Atman, la Natura-di-Buddha, che non conosce nascita né morte, che non ha bisogno di nascere n di morire. Che E'. L'altra è il Desiderio, che è sotteso a tutte le forme passeggere e che orienta il loro succedersi. Ciò che chiamiamo causalità è riconducibile al desiderio. La successione delle forme, fisiche o sottili che siano, non è che l'espressione del desiderio, di un desiderio particolare. 


Arnaud Desjardins, La via del cuore, Ubaldini editore, Roma, 2001, pp. 198-201.










mercoledì 1 ottobre 2014

Il piano divino per la Terra: i Servitori dell'umanità (parte tredicesima) - Il programma collettivo



Il piano divino per la Terra:
i Servitori dell'umanità




Il programma collettivo


La vita attuale di gran parte della popolazione mondiale può essere paragonata a un grande labirinto, pieno di sfide, indovinelli da risolvere, importanti decisioni sulla direzione da prendere, e in alcuni casi con la scoperta di un tesoro o di un indizio che possa aiutare l’avventuriero lungo la sua strada. Come la maggior parte di questo tipo di enigmi, il labirinto della vita contiene sempre un premio preziosissimo, che sta al centro dello stesso ed è la vera direzione verso la quale tutti si muovono, ne siano coscienti o meno.
I Servitori smarritisi nel labirinto della vita terrestre non fanno eccezione, e anche loro stanno cercando il centro, sebbene spesso nella loro dimenticanza possano non riuscire a capire non solo dove si trovi, ma addirittura cosa in realtà cerchino. Il programma personale li spinge doverosamente verso la loro destinazione finale attraverso suggerimenti velati e sottili indizi. Che i Servitori scelgano o meno di seguire la guida del loro Pastore interiore, l’anima collettiva tenta senza sosta di ispirarli a proseguire lungo il Vero Percorso affinché possano trovare in tempo le informazioni appropriate, le chiavi giuste e tutti gli altri strumenti essenziali alla riuscita della loro missione.
Nel corso della loro estenuante ricerca, i candidati alla gloria devono sforzarsi di trovare l’indispensabile Filo d’Oro, che li guiderà senza fallo, attraverso molti pericoli, fino all’uscita. Tra i vari oggetti da trovare lungo il cammino c’è il Lucente Cristallo della Chiaroveggenza, che si rivelerà un aiuto indispensabile in quanto può svelare ai Servitori i segreti del labirinto e li può mettere in grado di raccogliere utilissimi indizi sul mistero del loro compito. Usando un simile gioiello con fede e saggezza potranno superare sani e salvi tutte le porte e i passaggi segreti che alla fine li condurranno alle grandi Porte del Fato. Questo portale ultimo condurrà infine il cercatore alla Cripta Sotterranea, l’ultima stanza dell’intricato labirinto dove l’inestimabile Gioiello della Memoria attende di essere trovato.

Il premio dei Servitori è a tutti gli effetti un grande trofeo che giustifica le difficoltà della ricerca poiché, una volta trovato, li innalzerà in regioni di consapevolezza spirituale espansa prima sconosciute. Tuttavia, questi splendidi tesori di quella che può sembrare una tipica avventura fantastica non si trovano facilmente; se così fosse non rappresenterebbero alcuna sfida per il coraggioso eroe che li cerca. La storia del Percorso della Liberazione è la stessa, e laddove ci sono tensione, scontri e difficoltà, allora è sicuro che superando tali sfide si arriverà alla pietra filosofale, ma bisogna sempre ricordare che la ricerca in quanto tale è una parte fondamentale del programma; una sinfonia va ascoltata per intero, e non solo in attesa del gran finale.

Le regioni di densa vibrazione del labirinto Terra presentano sempre una moltitudine di prove e ostacoli difficili da superare, e di conseguenza alcuni Servitori potrebbero sentirsi disperatamente persi nel tortuoso reticolato di tunnel e passaggi... persi o quasi, in quanto il programma di ogni Servitore contiene delle istruzioni per simili casi di emergenza. Continuando la nostra metafora, ci saranno senza dubbio altri avventurieri che sono quasi riusciti a risolvere l’enigma del labirinto, e altri ancora che sono addirittura riusciti a scoprire il tesoro che vi era custodito. L’aiuto verrà allora da questi cercatori, che hanno: i) perforato in qualche misura il proprio velo dell’oblio; ii) raggiunto la fase successiva del loro programma; iii) portato il processo di richiamo alla memoria più avanti rispetto a chi è ancora sperduto e vaga da solo nel labirinto; e iv) di conseguenza sono in grado di riconoscere gli altri cercatori e iniziare a unirsi a loro per portare a termine la missione superiore, ricomponendo sul piano fisico l’anima collettiva.

Col suo progressivo dispiegarsi, il programma personale mostra la sua vera natura di parte, piccola ma fondamentale, di un programma collettivo, molto più ampio e importante, il compimento del quale può essere raggiunto solo in unione con gli altri. Di conseguenza, i Servitori che sono riusciti per primi a superare il labirinto vi rientreranno per poter trovare altri cercatori dispersi e condurli lungo la strada giusta. I Servitori risvegliati guideranno così quelli rimasti indietro, aiutandoli a districarsi nelle catacombe sotterranee delle sfide del passato, a superare le vecchie restrizioni rappresentate da oscurità e confusione, e alla fine permetteranno loro di uscire dal labirinto, nella luce del Nuovo Mondo.

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All’inizio, quindi, i Servitori cercano soprattutto indizi sulla natura del proprio programma personale, individualmente e senza aiuti, ma tutti si incontreranno in un dato momento, lì dove le loro strade si incrociano. Quando due o più membri di una stessa anima collettiva (o di anime collettive legate tra loro) convergono in un dato punto, si ha quasi sempre una sorta di riconoscimento istintivo, che può manifestarsi sotto varie forme. Tra i possibili esempi, i Servitori potrebbero: assistere all’azione della Legge della Sincronicità, che dà vita a “coincidenze” magiche in occasione dell’incontro; provare una calda sensazione di familiarità data da un ricordo fulmineo, seppur vago, dello stesso incontro avvenuto in precedenti incarnazioni; scoprire un’improvvisa comunione di intenti e obiettivi vitali, o sentire un’istantanea interazione elettrica, spesso sotto forma di un brivido, un fremito nell’area del cuore o della testa e attraverso tutto il corpo. Quando questa dinamica fa il suo corso, può facilitare il risveglio dei Servitori stimolandone l’aura e, quindi, la coscienza. In questo modo si può dar vita senza sforzi a un circuito di forze metafisiche, e l’esaltazione causata da un simile fenomeno può essere vissuta come un’esperienza di grazia senza precedenti, eppure nel periodo di attesa una simile goccia di Coscienza del Nuovo Mondo è in realtà una semplice, piccola indicazione di eventi futuri dalla portata assai più ampia.
Perforando in qualche misura il velo dell’oblio, e così riappropriandosi dello scopo della loro incarnazione, i Servitori diventano uno per l’altro dei naturali acceleratori del processo che li porterà alla luce del richiamo alla memoria. Tutti i Servitori che iniziano a risvegliarsi acquisiscono la capacità di stimolare negli altri Servitori il riconoscimento tanto del proprio programma personale quanto dell’ancor più importante dovere collettivo. Grazie all’espandersi e al riunificarsi della consapevolezza dei Servitori, si sta oggi attivando in tutto il mondo l’accelerazione collettiva, la cui forza sinergica contribuirà in gran misura alla liberazione dell’umanità pronta al raccolto. Il potenziale di questo processo è collegato alla fusione delle caratteristiche espresse da ogni singolo Servitore, caratteristiche diverse ma complementari. Per portare a compimento la propria missione, ogni Servitore deve consacrare le proprie qualità e abilità al bene del gruppo, dell’umanità e del mondo. I Servitori devono ritrovarsi l’un l’altro e lavorare di nuovo come un unico corpo in questa loro incarnazione; restare isolati vuol dire scegliere di ignorare la parte più importante della loro missione: il programma collettivo.
Incontrandosi e riconoscendosi l’un l’altro, i Servitori risvegliati vedranno subito che i loro obiettivi sono identici, e si sentiranno quindi spinti a collaborare per scoprire nuove formule di lavoro di gruppo e realizzare ulteriori sforzi per portare avanti l’Unico Lavoro. Bisogna però capire che la missione collettiva procede senza impedimenti nei mondi superiori, dove l’unione e il servizio intelligente sono sempre spontanei e costanti. Di conseguenza, la vicinanza fisica non è necessaria alla collaborazione delle coscienze superiori dei Servitori nelle sfere interiori del pianeta. Eppure, un primo incontro terrestre servirà spesso a facilitarla sui piani segreti della vita attraverso le forme-pensiero cui spontaneamente e in maniera reciproca i Servitori daranno vita. Queste, fatte di materia astrale e mentale, possono essere utilizzate dalle anime in esse rappresentate per comunicare e contattarsi sui corrispondenti piani di esistenza, e così il lavoro collettivo occulto può continuare anche nel periodo di attesa.
In quanto parti fondamentali del programma collettivo, gli incontri sul piano fisico sono pianificati nel tempo per fungere da stimolo a ulteriori intuizioni, comprensioni e richiami alla memoria. Servono anche a dimostrare i vantaggi e i requisiti essenziali del contatto di gruppo durante il periodo di attesa. Questi incontri sono prefissati dall’anima collettiva, ma il più delle volte restano ignoti alla coscienza dei Servitori non ancora risvegliati che, quindi, non sono quasi mai in grado di prevederli. Questi appuntamenti predestinati lungo i percorsi della vita sono opportunità offerte ai Servitori di scambiarsi a vicenda informazioni di vitale importanza e per trasmettere e ricevere energie complementari. Finalizzate a uno scopo e regolate con intelligenza, le manifestazioni sul piano fisico di questi incontri sincronici nelle vite dei Servitori dimostrano solo un aspetto dell’insieme costituito dalle direttive dell’anima collettiva; sono componenti essenziali del piano superiore, disegnato con cura da quella consapevolezza unitaria che è essa stessa responsabile tanto dell’implementazione e della supervisione del programma collettivo, quanto della saggia conduzione di quest’ultimo verso il predestinato compimento dei suoi fini.

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I Servitori che hanno in qualche misura ricordato il loro scopo sulla Terra sentiranno il naturale desiderio di preparare la strada per gli altri, e quelli maggiormente avanzati hanno la responsabilità di rendere nota a quanti stanno ancora vagando nel labirinto l’esistenza dell’importantissima missione collettiva. Per poter cominciare a collaborare quanto prima possibile, è importante che i Servitori uniscano le forze in totale e amorevole dedizione al bene superiore del quale, in quanto gruppo, sono divenuti consapevoli.
Ogni singolo individuo che desideri unirsi oggi a una simile, preziosa alleanza dovrà essere in possesso di tre essenziali virtù, di vitale importanza per portare a compimento il processo di richiamo alla memoria e, di conseguenza, la missione collettiva: una comprensione basilare dei disegni e degli scopi complessivi del Piano Divino in questo punto dello sviluppo umano; un desiderio spontaneo di allinearsi alla perfezione con gli orientamenti e le finalità del programma collettivo; la conseguente disponibilità a dedicare tutte le proprie risorse al conseguimento dell’obiettivo divino attraverso il lavoro di gruppo.
Non dovessero i Servitori riuscire a realizzare e manifestare la solidarietà prevista dal programma collettivo, allora il mancato dispiegamento di questo potenziale inibirà la piena espressione delle loro capacità spirituali in quanto unità coesa, la coscienza unitaria cadrà nell’oblio, e così il trionfo massimo, la dolcissima vittoria - che si può conseguire solo con l’adempimento all’obiettivo finale del programma - resterà fuori portata.
La chiamata al servizio mondiale sta oggi squillando nelle orecchie di ogni uomo e donna sulla Terra. Tutte le famiglie di anime sono ora invitate a ricomporsi sul piano fisico, e questo inevitabile processo di raggruppamento si sta attuando in tutto il mondo. L’individuazione degli immediati bisogni del Pianeta, la comprensione dell’attuale livello di sviluppo del genere umano e, di conseguenza, l’intuizione del potenziale planetario scateneranno nei Servitori che si stanno risvegliando un’ardente motivazione al lavoro di gruppo e al servizio unitario. Così questi incarneranno attraverso il servizio collettivo la via dello sviluppo spirituale consapevole caratteristica dell’Età dell’Acquario; un percorso per anni doverosamente seguito, soprattutto sui piani nascosti della vita, dalla Gerarchia planetaria della Terra stessa, che con gioia ha proseguito mentre aiutava e proteggeva i suoi fratelli e le sue sorelle minori: l’umanità.
La prontezza del genere umano a incamminarsi oggi verso il progresso spirituale - il percorso della crescita collettiva - è a tutti gli effetti un segno davvero positivo, in quanto riflette un importante e inevitabile processo universale, attraverso il quale l’individualità si fonde nell’Unitarietà del Divino. Questa unificazione è lo scopo ultimo di tutti gli esseri senzienti di ogni sfera della Creazione, ed è attraverso un simile grandioso obiettivo che la guida dello Spirito divino fa sentire la sua spinta eterna a tutta la vita sofferente.

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Durante la loro permanenza sulla Terra, tutti i Servitori devono in un primo momento avventurarsi in un percorso solitario, separati dalla loro famiglia di anime e isolati nella loro ricerca della Vita e dello Scopo. Nel portare avanti il processo di richiamo alla memoria, tenteranno di condividere alcune delle Verità delle quali sono rientrati in possesso, e di offrire agli altri la loro comprensione ovunque si trovino e in qualsiasi condizione versino. Presi come individui, il loro compito può sembrare modesto, ma tutti insieme i Servitori formano un fondamentale reticolato di luce spirituale, finalizzato e pronto alla manifestazione fisica dei Centri di Luce su tutto il Pianeta.
Sui piani sottili, ogni Servitore rappresentato sulla Terra da un individuo affianca e supporta gli altri, in attesa della riunificazione finale e del conseguente richiamo alla memoria sul piano fisico, dove verrà realizzata la maestosità del programma collettivo. Oggi, col veloce avvicinarsi del termine ultimo per il pianeta, molti di quelli che in passato hanno operato in relativo isolamento stanno consapevolmente cercando di unirsi con anime a loro collegate per potenziare la sinergia collettiva e dare energia alla grande rete di luce eterea - ora tessuta intorno e attraverso il globo - in modo che possa raggiungere il potenziale massimo e così rilasciare le sue forze sul piano fisico, dove alla fine i Servitori potranno effettuare senza ostacoli la necessaria, completa e tanto attesa guarigione del pianeta Terra e di tutta la vita che lo abita.
Bisogna capire che durante il periodo di transizione, contrariamente alla credenza popolare, questi Centri di Luce, raggiungendo la massima estensione e portata della loro influenza benevola, non avranno solo una funzione curativa; saranno centri di servizio spirituale dalle molteplici funzioni, delle quali il risanamento personale è solo una tra le tante. Le comunità spirituali hanno la responsabilità di offrire assistenza a quanti vogliono contribuire a elevare la coscienza del Pianeta purificando la propria. Il servizio altruistico, innalzando la frequenza vibratoria della coscienza, dà vita a un processo di trasmutazione e così ha effetti curativi, ma non è finalizzato ad essi, ed è una chiave per il successo durante la nascita del Nuovo Mondo. La cura è una parte integrante di ogni vero lavoro divino, ma qualora fosse l’obiettivo primario di una data comunità, allora un simile gruppo sarebbe estremamente limitato in partenza, in quanto c’è qualcosa di davvero molto più importante del risanamento e della felicità personali, qualcosa che sta ora chiamando l’umanità dalle sfere divine.
Seguendo la veridica supposizione di tutte le valide scuole esoteriche del passato, la struttura occulta dei Centri di Luce nell’Età Aquariana comprenderà cerchi interni ed esterni. Questi anelli concentrici di attività altruistica rifletteranno il livello di sviluppo spirituale e, di conseguenza, le capacità delle anime che lavorano al loro interno. Queste, a seconda delle loro abilità, dell’impegno profuso, della purezza delle motivazioni e del livello di sviluppo spirituale, saranno naturalmente attratte verso i cerchi interiori dove risiedono i gruppi che hanno maggiore influenza e responsabilità spirituali. Ognuno troverà la posizione o il ruolo più appropriato che gli offrirà le migliori opportunità, mentre al contempo si armonizza allo scopo collettivo e, di conseguenza, al bene di tutti.

*   *   *

Il programma collettivo, dunque, è di gran lunga più importante di quello personale, eppure ce n’è uno ancora maggiore: la Pianificazione Globale, che comprende la somma di tutti gli sforzi compiuti dai molteplici insiemi di Servitori - sia incarnati sia incorporei - che prepareranno l’avvento sulla Terra della Coscienza del Nuovo Mondo, aiutando così l’umanità a essere pronta per la nascita del Nuovo Eden. La Pianificazione Globale non è altro che il Piano Divino per l’umanità e il pianeta Terra, e appena si saranno riunite abbastanza persone per raggiungere il quorum richiesto sotto la propizia guida dei Servitori, allora tutto il genere umano sentirà risuonare le esultanti fanfare del tanto atteso e profetizzato trionfo di questa fase dell’evoluzione solare. A quel punto, cominceranno a espandersi dei nodi di luce in posizioni strategiche (nodi composti da molte anime allineatesi nel servizio sacro con la Volontà Divina), collegandosi tra loro in tutto il mondo attraverso la griglia terrestre di energia sottile per formare una grande sfera di energia amorevole, che sarà responsabile di lanciare l’intero Pianeta in una realtà superiore.
La natura essenziale del programma collettivo, da un punto di vista esoterico, può essere vista come un grandioso Pensiero supremo, concepito dalla Mente di Dio all’inizio della Creazione, e che sin da allora si espande e sviluppa. Quest’Idea Cosmica è una parte integrante del Piano Divino Universale dell’Evoluzione per tutte le forme di vita, attraverso l’Infinità. La sua particolare forma di espressione, per quanto riguarda il nostro mondo, è sotto costante ridefinizione, affinché si integri al meglio con l’attuale ciclo di sviluppo, e possa così rispecchiare e assistere lo specifico livello di coscienza mostrato dall’umanità in questa sua particolare fase di dispiegamento spirituale.
Da sempre, il programma collettivo si manifesta come un modello evolutivo intelligente e finalizzato a uno scopo, e comprende delle grandi Forze complementari che si sono evolute attraverso innumerevoli incarnazioni, in una moltitudine di mondi diversi. Originatesi in diversi reami sparsi nel Cosmo, queste Forze portano la propria anima all’interno delle sfere inferiori attraverso una miriade di incarnazioni sia collettive che individuali. Legate dal karma una all’altra, queste vite temporaneamente individuali e differenziate hanno una spinta naturale a fondersi e separarsi di continuo, nel corso di infinite trasmigrazioni interdimensionali di servizio volontario compiuto attraverso vaste regioni nello spazio e milioni di anni nel tempo.
Ogni vita all’apparenza separata sa di essere essenzialmente una parte inscindibile del Tutto, ed è consapevole che nell’unione sinergica si possono ottenere risultati di gran lunga maggiori di quelli conseguibili dalla sola somma degli sforzi individuali. Le leggi cosmiche danno un grande rilievo al lavoro cumulativo e altruistico di un gruppo di anime che si dedicano tutte insieme al bene degli altri. Quando la motivazione principale è il puro servizio amorevole, la coscienza unitaria attira a sé un formidabile Potere che da sempre assicura il successo, e la sola, vera e imprescindibile ragione di esistere del programma collettivo è il perfetto adempimento dei disegni del Piano Divino. Di conseguenza, niente e nessuno nell’intera Creazione può evitare il sicuro trionfo del programma collettivo.
Una breve analogia mistica può in qualche modo suggerire la natura delle complesse dinamiche che prendono vita nei mondi superiori quando i Servitori risvegliati cominciano a riunirsi sul piano fisico per il lavoro di gruppo. Ogni frammento individuale dell’anima collettiva e la sua personalità (il singolo Servitore) rappresentano un accordo musicale unico. Il tempismo è essenziale, e quando la famiglia di anime si ricompone nel momento predestinato sulla Terra, tutti i singoli toni si combinano per produrre una partitura trascendentale che è tipica del gruppo, e conferisce i suoi propri privilegi occulti. Quando la quantità e la combinazione giuste di note verranno suonate in sincrono, un chiavistello segreto scatterà, si spalancherà un portale nascosto e verrà svelato un grande Mistero.

È in questo senso che la missione collettiva dei Servitori sulla Terra potrebbe essere paragonata a una grande sinfonia, comprendente molte note musicali diverse. Ma se uno o più componenti dell’orchestra planetaria dovessero iniziare a suonare troppo in fretta e prima del loro turno, questo darebbe vita a una dissonanza, alla confusione tra tutti i suonatori, la melodia si frantumerebbe e l’auditorio mondiale non sarebbe più in armonia col Piano Divino, in quanto per essere ben eseguita la sinfonia globale non può cominciare prima che il Pianeta abbia raggiunto un certo livello di preparazione. Comunque, tutti i Servitori che si stanno risvegliando e l’umanità che ne segue le direttive possono essere sicuri di stare per iniziare a suonare la parte più bella e melodiosa della Grande Rapsodia, composizione alla quale tutta la vita terrestre è in attesa di partecipare sin dai tempi della caduta dall’Eden dell’umanità.

mercoledì 24 settembre 2014

LA VITA CONSISTE NEL MORIRE (parte prima)


LA VITA CONSISTE


NEL MORIRE

Traggo lo spunto delle riflessioni 
che vorrei condividere con voi 
da una lettura a me molto cara,
che ogni tanto riprendo in mano e che riesce sempre
a donarmi nuove comprensioni;
...come sempre accade dopo aver fatto 
un pezzo di strada in più, durante il lento scorrere
della vita... 
Le esperienze che si accumulano, infatti,
diventano i mattoni della nostra 'casa interiore',
quella di cui solo noi conosciamo il progetto,
progetto mutabile del resto, come lo scorrere
inesorabile del tempo che, in sintonia con il nostro
"operare nel mondo", costruisce e modella con fogge
sempre nuove quel costrutto iniziale,
pensato a priori, come se non potesse essere toccato
dallo spessore di nuove convinzioni o interpretazioni
dell'esistente. 
In realtà ci si accorge come quello stesso mondo, 
di cui noi stessi siamo gli architetti, sia - prima di tutto - un mondo interno, fatto di memorie, esperienze,
percezioni delle stesse esperienze; 
i colori e la struttura di quei mattoni infatti varia 
a seconda dei percorsi
e dello stupore che continuiamo ad avere nei confronti
della vita, nonostante spesso quello che "ci tocca di vivere"
non vorremmo viverlo, desidereremmo persino
misconoscerlo, allontanarlo, non lo accettiamo!
Eppure ogni mattone della 'nostra casa'
è il frutto e la testimonianza vivida di ciò che 
siamo voluti diventare, prima di tutto davanti ai nostri stessi occhi.
'La vita consiste nel morire', si dice nel saggio di Arnaud Desjardins. Sembra un paradosso, eppure, ci ricorda l'autore e il maestro ad un tempo, è proprio così. Non c'è vita senza morte e la stessa vita è una continua morte, al di fuori della quale
non ci sarebbe movimento, ma eterna fissità,
l'antitesi della vita stessa, la morte che non dà frutto, la morte eterna!
Noi non siamo mai uguali a noi stessi, poiché ogni movimento, ogni medesimo pensiero cambia in noi
le coordinate che un momento prima ci spingevano in quella direzione piuttosto che nell'altra; 
perché le variabili dell'esistenza producono necessariamente in noi
continui mutamenti, da una condizione ad un'altra,
costantemente, anche se non ce ne accorgiamo, non ne siamo coscienti.
Gli stessi 'ruoli sociali' che nel corso dell'esistenza assumiamo
non sono mai uguali a se stessi; prima siamo figli,
poi diveniamo padri e madri, poi mariti e mogli; a volte cessiamo di essere i mariti e le mogli di qualcuno,
lo scorrere degli anni ci può far assumere il ruolo di nonni,
prima siamo dipendenti di un' azienda,
poi ne possiamo diventare i manager, dirigenti, oppure
da insegnanti possiamo essere promossi 
al ruolo di presidi, di direttori. 
Infine cessiamo anche di essere dirigenti e direttori...
Che cosa rimane di noi? Sicuramente la parte
immutabile, l'essere immutabile che siamo,
ma la vita ci spinge in ogni caso nella relatività
dei giorni a mutare sempre forma, aspetto, atteggiamenti,
emozioni... La perdita di un figlio, essente drammatica di per sé, in realtà è la morte di una madre e di un padre...
La fine di una relazione d'amore assume agli occhi
dell'amato l'aspetto e la ferocia del tradimento ed è peggio della stessa morte, finché non subentra l'accettazione profonda e il perdono. Un perdono amaro, prima di tutto di se stessi, poi dell'altro da cui ci si sente separati e traditi.
Nulla è mai uguale a se stesso. In questo senso l'autore
ci conduce ad  una riflessione profonda sul senso
stesso della vita che, per sua natura, è movimento
costante e ininterrotto.
A volte siamo spaventati da questo
e la mente ci induce a credere che non sia così; essa si 
abbarbica con tutte le sue forze nel convincerci del contrario. E' proprio questa disposizione della mente
a procuraci dolore e disaffezione alla vita, quand'essa si muove dentro di noi e smuove convincimenti, abitudini,
senza darci tregua, senza chiederci il permesso!
Eppure - ma è un'altro tema - siamo noi, senza esserne per lo più coscienti, a smuovere le carte, a tirarci fuori
dall'immobilità, poiché il nostro spirito sa, 
la nostra anima  ci conduce sempre verso l'ignoto
a raggiungere lo scopo, a prefissarsi caparbiamente la méta
per la quale siamo scesi e venuti al mondo, in questa
dimensione.

Vi lascio dunque alle bellissime parole
in forma di libro, ma che consistono nelle relazioni
tenute da Arnaud Desjardins nella sua casa-comunità
di Parigi, parole le sue, che hanno a lungo attratto uomini e donne,
provenienti da tutte le parti d'Europa e del resto del mondo. 
Anche in questo caso divideremo il testo citato in diverse parti, sperando così di far cosa gradita ai nostri cari lettori.

Dinaweh




Se il Sé è inalterabile, solo il Sé è inalterabile.
Non c'è cammino spirituale o sadhana degna di questo nome che non richieda coraggio e determinazione per attraversare certe prove o certe crisi. Lasciarvi sperare in giorni sempre più felici solo perché vi siete impegnati su un cammino, sarebbe mentirvi. 
Ciò nonostante la promessa ultima (bisogna ricordarlo ogni volta) è di totale felicità, di assoluta felicità.
Leggendo le testimonianze indù, buddhiste, sufi, troverete qua e là delle frasi inconsuete, sorprendenti, forse sconvolgenti, delle verità che non avrete molta voglia di ascoltare, e vi chiederete se sono vere e se davvero potete accettarle. Preferiremmo che il cammino ci parlasse unicamente di pace, di amore, di serenità e ci promettesse: "Vedrete che tutto vi andrà di bene in meglio, giorno per giorno, tutti i vostri sogni saranno realizzati, tutte le vostre pene spariranno". 
Fra le verità di cui bisogna prendere piena coscienza, ce n'è una su cui vorrei insistere, ed è questa: 

la vita consiste nel morire. 

Questo fatto merita di essere considerato con molta attenzione, finché non ne sarete convinti e non smetterete di tentare di negare la verità. Potete però oltrepassare questo continuo divenire e sbucare dall'altro lato, nella luce, nell'immortalità, nella vita eterna. Questa affermazione di morte è un modo di affermare il cambiamento. Se c'è il cambiamento, c'è la morte di una forma e l'apparizione di una forma nuova. Un cambiamento che è senza fine. Molti termini sanscriti, che vengono tradotti con 'il mondo', significano più precisamente 'cambiamento permanente', 'spostamento continuo', come un fiume che non cessi mai di scorrere, Potrete constatarlo dovunque intorno a voi, purché non vi nascondiate, purché non vi fermiate alla prima emozione negativa dicendo "questo mi fa male". Forse per il momento quella cosa davvero vi fa male. Ma le cose cambiano. Non ritroveremo più i paesaggi che abbiamo amato da bambini, le stradine dove correvamo in bicicletta sono diventate grandi arterie fra immensi palazzi. E il cambiamento è sempre più accelerato, oggi più ancora di un tempo.
Una pianta che ci piace particolarmente gela, muore e sparisce. E poi, e poi... lo sapete bene, è così per ogni cosa. Ciò che abbiamo amato, ciò a cui eravamo attaccati, la vita ce lo ha tolto. Non c'è apparizione senza sparizione, non c'è unione senza separazione, non c'è nascita senza morte, questo è l'insegnamento comune a tutte le grandi tradizioni, e che si può riassumere con 'non permanenza' o ' impermanenza'. Che fine hanno fatto il neonato, il ragazzino, la bambina? Si dice di un adolescente più o meno maleducato: "Ah, era così buono da piccolo!". Forse era davvero buono, ma il fatto è che non abbiamo nessuna possibilità di fermare lo sviluppo fisico e affettivo di un bambino di un anno, mantenendolo sempre uguale per l'eternità. Ma questa impossibilità di fermare il tempo, il 'mentale' (questo meccanismo così errato, così menzognero del nostro psichismo, del nostro cuore, del nostro intelletto) la rifiuta. E più il mentale rifiuta, più si rafforza. Volendo una definizione semplice del mentale (ne parlo senza essere sicuro che abbiate sempre ben capito di che si tratta), potrei dire che, in breve, il mentale si riassume nel rifiuto. Non esiste che grazie al rifiuto, al rifiuto del reale così come è, al diniego della realtà. Sussiste solo grazie al 'no' a ciò che è. Il 'no' a che cosa? Prima di tutto al cambiamento: "Questo non è quello che mi aspettavo". Il mentale nasce con il primo rifiuto al cambiamento. Ora, il cambiamento equivale alla morte di una forma e alla nascita di un'altra forma. 
La legge della realtà relativa è il cambiamento. Solo la Realtà assoluta non cambia, solo la Realtà assoluta può essere considerata Vita eterna. Ciò che chiamiamo vita, quella di cui abbiamo normalmente esperienza, è un processo permanente di distruzione e di ri-creazione, di morti e di nascite simultanee.
L'origine del mentale è molto semplice. La sua formazione comincia fisicamente col rifiuto di alcune sensazioni, per lo più fin dalla nascita. La nascita del bambino rappresenta la morte del feto. Il feto viveva collegato a un cordone ombelicale, il bambino vive senza cordone ombelicale. Il feto vive senza cordone ombelicale. Il feto viveva in un ambiente riparato dalle luci violente, dai suoni troppo forti e dagli urti, mentre il bambino vive esposto alle aggressioni, segnato da quello che comunemente si chiama il trauma della nascita. Venire al mondo consiste nel morire. Morire a cosa? Allo stato di feto, per nascere allo stato di poppante, di neonato. E già questa morte  e questa nascita sono rifiutate, perché se è vero che da un lato il bambino vuole nascere, dall'altro il suo venire al mondo è una prova più o meno dolorosa secondo che avvenga più o meno facilmente. Partendo dal concetto di 'difficoltà di nascere' Frédéric Leboyer ha spostato tutta la sua ricerca in psicologia pediatrica dal parto all'accoglimento del neonato. Se la nascita è stata facile, se l'ostetrica, la levatrice o le infermiere hanno usato mille attenzioni, il rifiuto è meno forte. Tuttavia ci sarà in ogni caso, da parte del neonato, il rifiuto di certe sensazioni. Per esempio il rifiuto di un particolare comportamento della madre, se questa ritira il seno e dà un colpetto al piccolo che la ha leggermente morsa succhiando. Dunque il mentale comincia col rifiuto di sensazioni percepite come dolorose o semplicemente sgradevoli. In seguito, memore delle sensazioni precedenti, capace di fare paragoni fra esse, e provando apprensione per il futuro, il mentale diventa più complesso. Compare l'aspetto emozione, poi l'aspetto propriamente concettuale sotto forma di visione: "Prendo coscienza di ciò che è".Come ben saprete, queste non sono di certo delle teorie rivoluzionarie. Ma resta l'asserzione: il cambiamento è una morte. Ciò che era non è più. E finché siamo a livello di coscienza ordinaria questa è una cosa che spesso ci fa male. Ci attacchiamo, vorremmo che ciò che è gradevole durasse. E se lo stato di feto è stato gradevole, ora il neonato non capisce perché quell'esperienza non è durata, perché ha dovuto uscire nel freddo, nella luce, nel rumore, perché ha dovuto essere manipolato dal medico e dalle infermiere, lavato, pesato, vestito.
Tutti conoscete il grido del cuore dell'essere umano, il grido del cuore del mentale: perché questo non dura? Perché non è durato? Stavo così bene, era così bello, ero così felice, perché è già finito? 
[...]
Il cambiamento è la legge e nessuno di voi potrà evitare di collaborare e di partecipare a questa legge. e neppure potrete evitare di essere gli agenti del cambiamento. Shiva il Distruttore si manifesterà attraverso voi. Ciò a cui siete attaccati morirà, ma anche voi morirete. E' una cosa che merita di essere considerata attentamente. La vostra vita consiste nel morire. Voi non cessate di morire, che lo vogliate o no. Moriamo a una condizione per nascere a un'altra condizione e, nell'istante stesso moriamo a questo nuovo stato per nascere a un altro stato ancora

Vi dirò di più: un essere umano è vivente soltanto se è ancora suscettibile di morte e di rinascita. "Se il grano non muore rimane da solo, ma se muore fruttifica in abbondanza", dice Gesù nel Vangelo di Giovanni. Se fate bollire per venti minuti un seme di grano sarà davvero morto perché non può più morire. Anche se lo pianterete nella terra migliore, lo innaffierete, lo concimerete, non rinascerà mai più sotto dorma di spiga. Lo stesso è per voi, se rifiutate il cambiamento. Con tutto il cuore, quindi, scegliete la morte, dunque la nascita, dunque la vita.
A volte questa morte e questa nascita le desiderate. Un celibe che desidera sposarsi, desidera morire allo stato di celibe per nascere a quello di uomo sposato. Ma più spesso questa morte a una condizione in cui siete per nascere a un'altra condizione non la desiderate, anzi vi fa paura, perché in passato morire a una condizione per nascere a un'altra vi ha creato dolore, e quindi l'avete rifiutata.
allora, ritornate a voi stessi, ritornate all'origine. Da un certo punto di vista il neonato, alla nascita, rifiuta l'esterno che lo aggredisce, ma ha anche un rifiuto interiore: "Io rifiuto di non essere più quello che sono stato", cioè un feto. "Io rifiuto di essere ora un neonato". Nello stesso tempo, poiché una legge lo esige, è necessario che il feto dopo nove mesi lasci il ventre materno, che a quel punto non sarebbe più una protezione ma diventerebbe una tomba. Nello stesso modo siete spinti inesorabilmente a crescere, spinti a invecchiare, dando luogo alla manifestazione più evidente dell'invecchiamento, cioè la trasformazione del neonato in bambino, del bambino in adolescente, dell'adolescente in ragazzo o ragazza, dalla ragazza alla donna nella sua pienezza, e poi appaiono le rughe, la pelle che avvizzisce, i capelli bianchi, l'invecchiamento fisico e per certi versi anche quello psicologico. A sessant'anni non si provano le stesse passioni, gli stessi entusiasmi dei vent'anni.
Osservate questo incessante rinnovamento ponendo un'attenzione sempre più sottile. Lo vedrete ben presto nei suoi aspetti più evidenti, senza bisogno di lenti o microscopi: "Non sono più quello che ero, non sono più quello che sono stato. sto forse rimpiangendo il passato? Ho forse nostalgia della fissità?" Ma la fissità non esiste da nessuna parte, se non al centro stesso della vostra coscienza, del vostro essere. Si presuppone che lo stato di vigilanza, la 'posizione di testimone', la visione del cambiamento, rimanga identica, permanente, immutabile. Ma l'oggetto della visione si rivela tutt'altro che permanente, tutt'altro che immutabile. Non esiste fissità. Come dicono gli indù, l'universo si esprime in un festival di novità.

Come vi situate voi nel cuore di questa verità? L'osservazione mostra che una delle caratteristiche del mentale (o, se preferite, dell'errore fondamentale) risiede nell'impostura che vorrebbe affermare la fissità: "Io sono e non cambio". E' falso. E' un'autentica impostura. Il mentale è un bugiardo. Vuole cristallizzare la vita in modo illusorio. La tragedia delle vite vissute nel sonno e nella sofferenza (a volte a una sofferenza atroce) si spiega attraverso il conflitto tra il movimento e la pretesa di fissità, il conflitto tra una morte incessante e il rifiuto di questa morte: "Io sono immutabile". A livello ultimo, sì, ma certo non a livello ordinario delle pretese dell'ego e del mentale. Ora, da molto tempo siete come gli altri esseri umani, quelli che non hanno mai sentito parlare di Ramana Maharshi, dei sufi, o del tantrayana.
Agite ancora secondo l'indole che avete assunto dopo la nascita, entrando in questa inevitabile sofferenza. "Non posso cambiare. Non cambio, dono un'entità fissa chiamata...!", e qui ognuno metta il proprio nome.
Non è vero. Dico decisamente che non è vero. Purtroppo la coscienza reale si identifica continuamente con una forma destinata a sparire. Se cercate la fissità in questa identificazione, siete destinati a soffrire. Consideratela attraverso approcci diversi: l'invecchiamento non salta agli occhi da un istante all'altro. D'altra parte possiamo invece constatare che certi stati fisici si modificano: un mattino possiamo svegliarci anchilosati, appesantiti, con un certo malessere e ci chiediamo se sia il caso di prendere un'aspirina. Stavamo tanto bene dopo le vacanze, e solo un mese dopo fatichiamo a mettere in moto la macchina. C'è stato un cambiamento, dunque c'è stata una morte. Dov'è finito l'uomo abbronzato, allegro e atletico di un mese fa? Basta che il rientro sia stato difficile, che ci sia qualche problema accumulato, e questo stesso uomo ha l'impressione di essere invecchiato di dieci anni in un mese.

Tutto ciò che interpretate in termini di avere, può essere interpretato in termini di essere: "Io ho questo" significa "Io sono il proprietario di questo". E se perdete una cosa che possedete, qualunque cosa, di ordine grossolano o sottile, colui che possedeva è morto. Perdere un oggetto è attinente all'avere. Ma se vi identificate col possessore dell'oggetto ( e questo oggetto può essere anche un amatissimo figlio, non solo un oggetto materiale) la perdita dell'oggetto coincide con la morte del possessore. E' parte del gioco della vita, ed è una sofferenza per il mentale che reclama la fissità. Tutto quello che possiamo interpretare in termini di avere ("ho dei bambini deliziosi, ho una moglie meravigliosa, un lavoro prestigioso, ho molti clienti come professionista"), tutto può essere interpretato in termini di essere ("Io sono stato un uomo che ha dei bambini deliziosi, ecc."). Se vi siete identificati col possessore, la perdita di un qualunque bene vi uccide, qualunque bene, l'amore di una donna che improvvisamente vi lascia per un altro, la morte di un figlio, o la situazione professionale che va male a causa di una certa congiuntura economica. Ed è una morte vera.
Trovate da soli gli esempi adatti a voi. Se considerate i grandi periodi della vostra vita, vedrete che qualcosa è davvero finito, non siete più quello che siete stato. Osservate quindi questa realtà, di secondo in secondo. In inglese c'è l'espressione has been, 'è stato', per indicare qualcosa che ha fatto il suo tempo, che è fuori moda, finito, messo in soffitta, morto e sepolto. O per indicare qualcuno che costerebbe troppo licenziare, allora gli si dà un posto senza responsabilità. Nessuno lo considera più, non ha più nessuna autorità, nessun peso, non vale neppure la pena di dirgli buongiorno in ascensore o in corridoio. Era potente, forte, sapeva come affermarsi. Adesso è cambiata la musica, largo ai giovani.
E' un'espressione crudele, ma veritiera. Siamo tutti, continuamente, degli has been, degli 'è stato'. Il neonato, il bambino, il ragazzo, lo scapolo se siamo sposati, il marito se siamo vedovi, il proprietario di questa o quella forma di avere: tutti siamo degli has been. Ogni secondo non siamo più quello che eravamo.
Solo il mentale, che ha sete di fissità e rifiuta il cambiamento, soffre. Esso tenta di ricreare ciò che è stato, di ritrovarlo, invece di partecipare con tutto il cuore al gioco della novità, di danzare con il movimento della vita. Il mentale si aggrappa ai suoi sogni, è il contrario di un danzatore. Rifiuta l'inevitabile, il dispiegarsi stesso della realtà: Brahma, Vishnu e Shiva. Interpretate la vostra vita in termini di morte di ciò che siete stati e che non siete più. Passate dal piano dell'avere al piano dell'essere. Ogni volta che pensate 'non ho più', cercate di sentire 'non sono più', perché tutto il cammino si compendia in un problema di essere.

Ciò che appare così crudele nella morte di un bambino non è la morte del bambino in se stessa; è la morte della madre. E' una cosa legata al tema del dharma: essere ciò che sono. Nel relativo, io sono una madre; ho non il dovere ma il privilegio di occuparmi del mio bambino. Se il mio bambino muore io non ho più il privilegio di potermi occupare di lui, di fare la mia parte di madre, di portare a termine il mio dharma di madre, perché il bambino è scomparso. La madre è stata uccisa. Naturalmente, se per esempio la madre fa il medico e continua a curare i malati, non è il medico in lei che è stato ucciso, ma solo la madre. Non si tratta soltanto di: "Ho perso il mio adorato bambino, il mio piccolo che mi guardava sorridendo". 'Ho perso' contiene il verbo avere. E' invece: "Sono morta in quanto madre; sono stata una madre, e non lo sono più". 'Sono', verbo essere.

Arnaud Desjardins, La via del cuore, Ubaldini editore, Roma, 2001, pp. 174-179.