mercoledì 8 febbraio 2017

SPIRITUALITA': NON RELIGIONE MA VERA E PROPRIA SCIENZA

SPIRITUALITA'


NON RELIGIONE
MA VERA E PROPRIA SCIENZA


Dinaweh

Ripropongo alla vostra attenzione dei passi tratti da un testo del mistico e maestro indiano Parahamansa Yogananda a me molto caro, che possono essere utili per tutti coloro che, intraprendendo un cammino di conoscenza interiore, vogliono approcciarsi con cognizione di causa alla figura del Maestro Jeshua, conosciuto in Occidente con il nome di Gesù di Nazareth.

Credo che sia giunto il momento di cominciare a considerare la Spiritualità una vera e propria scienza, esattamente per com'era considerata da tutti i cercatori - Gesù compreso - che hanno abitato le contrade di questo mondo. Essere un Avatar, quale fu Jeshua, non significa infatti sentirsi esonerato dalla ricerca del vero Sé interiore; non significa non mettersi alla sequela di maestri e guide che, per un certo periodo, possono accompagnare il cammino verso la propria realizzazione.
Fu proprio questo il senso del lungo peregrinare interiore ed esteriore compiuto da Gesù durante tutti gli anni sui quali la Chiesa stende un velo impietoso di buio e di silenzio.
Dai quattordici ai ventotto anni Gesù intraprese un lungo viaggio dell'anima e del corpo, mettendosi al seguito di carovanieri e mercanti verso il lontano e profondo Oriente, toccando tutte quelle terre oggi tanto conosciute perché menzionate per via delle guerre che vi si combattono (e non sarà certo un caso che si faccia di tutto per distruggere e inquinare fisicamente ed energeticamente quei luoghi sacri, di alto valore esoterico-spirituale); Iraq, Iran, Turkmenistan, Afghanistan, Pakistan, India, Bengala, Kashmir fino alla Montagna cosiddetta di Salomone (Meruvardhana) e poi Nepal, precisamente nel luogo chiamato Lumbini, luogo reso famoso dalla nascita del Signore Gautama, il Risvegliato, i cui occhi socchiusi e il cui sorriso conquistarono e toccarono il cuore di Jeshua; si recò fino alla montagna che dà vita alle fonti del Gange e poi in Ladhak, fino a raggiungere le più alte cime dell'Himalaya!

Chi oggi, credenti o non credenti, è a conoscenza di queste verità? Credo nessuno, se non in pochissimi. Eppure esistono le testimonianze scritte del suo passaggio, come anche incisioni rupestri che ricordano la sua presenza sulle rocce di quelle regioni del mondo.

Come non stupirci  allo stesso modo, se, ancor prima di questo lungo viaggio Jeshua fu condotto all'interno delle alte mura del tempio-monastero del Krmel, costruito dagli antichi Egizi all'epoca del faraone Akhenaton (nell'attuale Libano), ove visse e studiò dai sette ai dodici anni della sua giovane esistenza!  Suo padre, Youssaf, illustre membro appartenente alla "comunità-fratellanza" degli Esseni, lo accompagnò lui stesso fin là, con alcuni membri della sua famiglia, in accordo con la comunità essena di Nazareth di cui faceva parte la sua stessa sposa e madre di Jeshua, Meryem.

Quale dunque il senso di tutto questo discorrere, vi chiederete?

Ecco: occorre d'ora in poi impiegare il nostro tempo e la nostra volontà per uscire dal 'Dramma" di vite senza senso o di fedi cieche e ignoranti, fatte di dogmi e dottrine false se non tendenziose, come quelle della maggioranza delle religioni che hanno camuffato e manipolato la purezza originaria dei Maestri che le hanno precedute, seppur ispirandole. Occorre dunque riappropiarsi piuttosto di quella conoscenza antica e sempre nuova, facendo uno sforzo, utilizzando mente e cuore, cominciando a considerare le parole di verità di Avatar e Maestri come Gesù, Maometto, Gautama il Buddha, come una vera e propria scienza di cui loro stessi si sono appropriati o meglio, che hanno riconosciuto essere il fondamento e la legge incontrovertibile che governa e mantiene l'Armonia in ogni quadrante e punto dell'Universo.
Le citazioni di Yogananda nel testo corrente ci aiutano quindi a dare la giusta interpretazione a quelle frasi del Vangelo di Gesù che magari ci è capitato di ascoltare da bambini o da adulti, ma in modo del tutto inconsapevole e distratto.


Il messaggio di Yogananda è che tutto quello che Gesù ha predicato e dimostrato con la sua vita e le sue opere va ben al di là di quanto la religione cristiana pretenderebbe di essere, cioè l'unica ed esclusiva depositaria; non può essere prerogativa esclusiva di una dottrina religiosa in particolare, ma è patrimonio e ricchezza spirituale a beneficio di tutta l'umanità, dal momento in cui ogni sua parola la si può comprendere pienamente solo se la si consideri alla luce del suo scopo originario: indicare una via per giungere all'esperienza personale e diretta del Regno di Dio dentro ogni essere umano. Nel libro "Lo yoga di Gesù" il nostro autore si propone di recuperare quelli che egli considera gli insegnamenti fondamentali del Cristo, di cui si è perso traccia nel cristianesimo ufficiale. Tra questi, la nozione che ogni ricercatore spirituale può conoscere Dio non in virtù di mere credenze religiose, ma facendone l'esperienza diretta, attraverso pratiche come la meditazione e lo yoga, che Gesù conosceva molto bene, essendosi intrattenuto diversi anni in quei luoghi e avendone assorbito, studiato e osservato con profondo interesse e rispetto cultura e tradizioni religiose.
Yogananda al proposito ritiene che Gesù, non solo conoscesse e praticasse tali pratiche, ma le insegnasse, come via per entrare nel Regno dei Cieli, almeno ai suoi diretti discepoli. Queste conoscenze, egli afferma, si sarebbero perse o sarebbero volutamente state occultate. Inoltre sempre alla luce delle fonti e delle testimonianze che videro Jeshua calcare quelle lande sperdute e conseguire l'apprezzamento di molti di quei maestri spirituali, Yogananda, come me, è convinto che gli insegnamenti di Gesù non appartengano soltanto a chi si professa cristiano, ma siano prerogativa di tutti gli uomini che vogliano fare un cammino interiore e raggiungere l'illuminazione.
Ecco come si esprime:
Non è l'appartenenza ad una chiesa a permettere di accogliere il Cristo, né i riti formali che lo proclamano salvatore senza però consentire di conoscerlo mai veramente. Gesù si accoglie entrando in contatto con lui nella meditazione. Conoscere il Cristo significa chiudere gli occhi, espandere la coscienza e raggiungere una concentrazione così profonda da condividere lo stesso stato di coscienza di Gesù, grazie alla luce interiore dell'intuizione dell'anima. San Giovanni e altri discepoli di Gesù molto progrediti, discepoli che veramente 'lo ricevettero', hanno percepito Gesù come la coscienza cristica presente in ogni particella dello spazio. Il vero cristiano che è una sola cosa con il Cristo è colui che libera la propria anima dalla coscienza del corpo e la congiunge all'intelligenza cristica che pervade tutto il creato.
A tutti infatti è dato di vivere l'esperienza che fece lui, indipendentemente dall'appartenenza ad una specifica religione, compreso quella cristiana, se solo ci si mette in ascolto della sua Presenza, che è possibile trovare dentro il proprio cuore attraverso l'ascolto interiore e la meditazione. E ancora in questo passo Yogananda così si esprime:
I veri seguaci di Cristo sono coloro che, grazie alla meditazione e all'estasi, accolgono nella propria coscienza l'onnipresente saggezza cosmica e la beatitudine di Gesù Cristo... I devoti che vogliono essere dei veri 'cristiani', ovvero 'di Cristo', anziché semplici membri di una comunità che si professa cristiana, devono conoscere il Cristo onnipresente e avere di lui una percezione autentica e costante, devono comunicare con lui nell'estasi e lasciarsi guidare dalla sua saggezza infinita.
Che cosa sanno i "cristiani" degli anni perduti di Gesù - ci ricorda Yogananda -? Cosa sanno di tutto quel periodo che va dai dodici anni ai trenta della sua vita? Come è possibile che i contemporanei di una figura così straordinaria come quella di Gesù non abbiano trovato nulla da narrare di un periodo così lungo, che va dall'infanzia fino al trentesimo anno di età? Recandosi in India Gesù restituì la visita di quei saggi orientali che lo onorarono a Betlemme in occasione della sua manifestazione, appena dopo la sua nascita. Questi tre saggi erano in realtà indiani. 
Esistono testimonianze di inestimabile valore sulla presenza di Gesù in quei luoghi, come all'interno di un remoto monastero tibetano. Queste testimonianze parlano infatti di un santo di nome Issa, proveniente da Israele "nel quale era manifesta l'anima dell'Universo", che visse in India dai quattordici anni fino ai ventotto, tra santi, monaci e pandit, ove predicò il suo messaggio per poi tornare al suo paese, dove fu trattato ignobilmente e poi condannato a morte.
Fortunatamente, questi antichi documenti furono ritrovati e trascritti [nel monastero di Hemis in Tibet] da un viaggiatore russo, Nicholas Notovitch. Nel 1894 Notovitch diede personalmente alle stampe le sue annotazioni, intitolandole "La vita nascosta di Gesù Cristo". Nel 1922 Swami Abhedananda, un discepolo diretto di Ramakrishna Paramahansa, visitò il monastero di Hemis e confermò tutte le informazioni più importanti su Issa già divulgate dal libro di Notovitch. Nicolas Roerich, nel corso di una spedizione in India e in Tibet, condotta a metà degli anni Venti, ebbe modo di leggere e trascrivere alcuni versetti tratti da antichi manoscritti che erano gli stessi o, almeno, riportavano lo stesso contenuto di quelli pubblicati da Notovitch. Inoltre Roerich fu profondamente colpito dalle tradizioni orali di quella zona: "a Srinagar venimmo prima a conoscenza della singolare leggenda secondo la quale Cristo avrebbe visitato quel luogo. Poi constatammo quanto fosse diffusa in India, nel Ladakh e nell'Asia centrale la leggenda della venuta di Cristo in questi paesi durante la sua lunga assenza [dalla Palestina] di cui fa menzione il Vangelo". [...] Il manoscritto di Notovitch narra: "Issa si allontanò in segreto dalla casa di suo padre, lasciò Gerusalemme e si mise in viaggio con una compagnia di mercanti alla volta di Sindh [India] con l'obiettivo di perfezionarsi nella conoscenza della Parola di Dio e nello studio delle leggi dei grandi Buddha".


Non si potrà mai comprendere  l'opera  e  l' insegnamento  di  Gesù - ci ricorda Yogananda - se non lo si considera come appartenente alla cultura orientale, se si dimenticano gli anni in cui visse in India, dove apprese le tecniche dello yoga, della meditazione dai guru, dai pandit e dai maestri, pur essendo egli stesso un Avatar e quindi possedendo già di sua natura il proprio bagaglio di conoscenze; egli infatti non diffuse quegli insegnamenti appresi in quelle terre lontane, ma facendoli suoi, ebbe modo di usarli per poi diffondere il suo messaggio una volta tornato in Palestina, ora usando semplici parabole per le persone semplici, ora un linguaggio esoterico per i suoi più stretti discepoli. Yogananda è assolutamente convinto del fatto che il messaggio di Cristo sia stato profanato dagli stessi che si arrogano il diritto di ben rappresentarlo davanti agli occhi del mondo. I profondi significati esoterici dei suoi insegnamenti sono stati dimenticati, in nome della presunta autorità di dottrine cristiane che in realtà erano solo creazioni umane; in nome di quelle sono avvenuti genocidi e tante anime e corpi sono passati per il rogo con l'accusa di stregoneria e di eresia.
Gesù è stato troppo occidentalizzato. Gesù fu un orientale, per nascita, sangue e formazione. Separare un maestro dal suo contesto culturale di origine significa offuscare la capacità di comprensione con cui ci accostiamo a lui. Chiunque fosse Gesù Cristo in sé e per sé, in quanto anima, egli è comunque nato e cresciuto in Oriente e nel diffondere il proprio messaggio ha dovuto usare gli strumenti della civiltà orientale, le sue usanze, maniere e parabole. Quindi per comprendere Gesù Cristo e i suoi insegnamenti, bisogna essere empaticamente aperti alle scritture religiose e alle sue esperienze metafisiche intuitive. Gli insegnamenti di Gesù, alla luce di un'interpretazione esoterica, restano universali; tuttavia sono saturi dell'essenza della cultura orientale, hanno le loro radici in valori e principi ispiratori orientali, che sono stati poi riadattati al mondo occidentale.
Tuttavia, prosegue Yogananda, non si può continuare a pensare alla Verità come alla prerogativa di questa o quella religione, di questa o quella cultura, limitando il discorso sulla verità di Gesù Cristo come ad un patrimonio esclusivo di qualcuno. Le religioni hanno dimostrato ampiamente di dividere e separare l'uomo, in nome di questa o quella credenza o dottrina. La verità va oltre tutte le separazioni e va oltre l'adeguamento ad una forma esteriore di comportamento, di formule e preghiere imparate a memoria, né ha a che fare con ridondanti sermoni intellettualistici (se va bene!) dai pulpiti di chiese, sinagoghe o moschee...
La Verità non è altro che la realizzazione di Dio in noi, l'invito del Cristo a cercare e infine trovare il Regno che è 'dentro di voi'.
Ecco ancora Yogananda:
E' necessaria una riconciliazione della scienza della religione con lo spirito della religione, cioè con i suoi principi ispiratori [Qui Yogananda usa la parola "scienza della religione" con un altro significato, da quello proposto e usato da me, seppure possono trovarsi similitudini; n.d.r.]; una riconciliazione dell'esoterico con l'essoterico. La scienza yoga insegnata dal Signore Krishna offre metodi pratici per giungere all'autentica esperienza interiore di Dio, anziché a mere credenze religiose, dotate di deboli speranze di sopravvivenza. La scienza yoga e lo spirito di amore cristiano e di fratellanza predicato da Gesù (l'unica sicura panacea per evitare che il mondo sia lacerato dalle sue insanabili differenze) costituiscono insieme la medesima e unica verità universale, insegnata da questi due Cristi dell'Oriente e dell'Occidente. I salvatori del mondo non vengono sulla Terra per fomentare ostili divisioni dottrinali; i loro insegnamenti non dovrebbero essere strumentalizzati a questo scopo. Del resto non è corretto chiamare il Nuovo Testamento la Bibbia 'cristiana', perché esso non è appannaggio esclusivo di alcuna confessione religiosa. La verità ha lo scopo di benedire e di elevare l'umanità intera. Come la coscienza cristica è universale, così Gesù Cristo è patrimonio di tutti. Io esalto come "Summum Bonum" della via che porta alla realizzazione di Dio il messaggio trasmesso dal Signore Gesù nel Nuovo Testamento e la scienza yoga dell'unione con Dio esposta da Bhagavan Krishna nella Bhagavad Gita. Tuttavia onoro ogni espressione della verità che dall'unico Dio si riversa nelle Scritture lasciate dai suoi vari messaggeri. La verità è in sé e per sé la 'religione' fondamentale. Per quanto espressa in modi diversi dai vari "ismi", cioè dalle dottrine settarie, non potrà mai esaurirsi in queste dottrine. La verità ha infinite manifestazioni e ramificazioni, ma un solo compimento: l'esperienza diretta di Dio, che è l'unica realtà. L'impronta umana lasciata dal settarismo non ha molta importanza, Non sono l'affiliazione religiosa sotto cui è registrato il nostro nome, né la cultura o il credo in cui siamo nati a darci la salvezza. L'essenza della verità si trova al di là di ogni forma esteriore e quell'essenza fondamentale per comprendere Gesù è il richiamo universale che ha rivolto alle anime: l'invito a entrare nel regno di Dio che "è dentro di voi".
E ancora, incalzando con foga:
Siamo tutti figli di Dio, dal principio della nostra esistenza fino all'eternità. Le sofferenze nascono dai pregiudizi e il pregiudizio è figlio dell'ignoranza. Non dobbiamo far coincidere la nostra identità con la nostra nazionalità di Americani, Indiani, Italiani, o con qualsiasi altra nazionalità e tanto meno esserne orgogliosi, perché le condizioni della nostra nascita sono solo un fatto accidentale. Sopra ogni altra cosa, dobbiamo sentirci orgogliosi di essere figli di Dio, fatti a sua immagine. Non è forse questo il messaggio del Cristo? Gesù, il Cristo, è un modello sublime da seguire, sia per l'Oriente che per l'Occidente. L'impronta divina che ci rende figli di Dio è celata in ogni anima. Gesù confermò le sacre Scritture.: "Voi siete déi". Gettate via ogni maschera" Mostratevi apertamente come figli di Dio, non con vuote proclamazioni e preghiere imparate a memoria, o con fuochi d'artificio di sermoni intellettualistici, studiati per compiacere Dio e fare proseliti, ma grazie alla vostra realizzazione! Identificatevi non con un angusto bigottismo mascherato di saggezza, ma con la coscienza cristica. Identificatevi con l'Amore universale e manifestatelo nel servizio verso tutti, sia materiale, sia spirituale; allora saprete chi è stato Gesù Cristo e potrete dire nella vostra anima che siamo tutti un'unica comunità, tutti figli di un unico Dio!
Paramahansa Yogananda dimostra con il suo pensiero quanto sia diverso il suo approccio agli insegnamenti di Gesù; esso parte da uno studio sistematico delle fonti, dalla consapevolezza di quello che fu il contesto in cui visse e operò, quale il segno della cultura che lo nutrì e gli insegnamenti che lo formarono come uomo e risvegliarono in lui la sua essenza divina, per arrivare poi alla comprensione del cuore e al significato profondo delle sue parole, frutto di una ricerca interiore costante, di impegno, di silenzio, di scambio di umanità.
Senza questa consapevolezza e questa metodologia scientifica non si può comprenderne appieno l'insegnamento. Soltanto così ogni altro cammino iniziatico è possibile e ognuno di noi può ripercorrere le strade del Cristo, per raggiungere il Regno nel proprio seno.
Mettersi a disposizione della Verità significa rivoluzionare la propria vita, significa essere disponibili ad 'essere rivoltati come un calzino' dal Sé che sopravanza in noi ogni giorno di più; significa anche coniugare studio, ricerca, meditazione e azione; significa infine divenire consapevoli di ogni virgola, di ogni comma sostanziale della legge di causa-effetto che sta alla base di tutto l'Universo e che ne dispiega tutte le possibili variabili. E per coloro che si saranno preparati a fare il salto di coscienza, significa la promessa di cieli nuovi e terra nuova, l'evoluzione collettiva della specie, attraverso una scienza capace di studiare lo Spirito, così come la Materia ad essa afferente e significante.

Torneremo ancora, in uno dei post successivi, ad approfondire la relazione importante tra Spirito e Materia, magari di nuovo accompagnati dalle intense riflessioni del caro Yogananda. 
Rimane ancora fondamentale infatti ribadire l'importanza di questa relazione e la sostanzialità della sua natura così poco compresa e a causa della quale il mondo è stato messo a ferro e a fuoco, sin dai tempi di Gesù, proprio in concomitanza della nuova visione che egli stesso portò su questo argomento, non capito dai suoi stessi seguaci fino ai giorni nostri. 
Ecco perché, oggi come nel passato, l'incompresa relazione tra Spirito e Materia scatena ancora guerre politico-ideologiche, crociate fanatiche e scontri etnico-religiosi.  

sabato 28 gennaio 2017

ALLONTANA QUESTE TENEBRE



ALLONTANA QUESTE TENEBRE





Madre Cosmica,
allontana da me questa oscurità!
Quando siedo con gli occhi chiusi,
avvolto dalle tenebre create da me,
fai divampare sul mio cielo
l'aurora radiosa dell'intuizione.

***

Madre Divina,
solleva lo schermo luminoso
del tuo filmato cosmico
e mostrami il tuo volto misericordioso
che disperde ogni illusione.

***

Oh luce radiosa!
Risveglia il mio cuore,
risveglia la mia anima,
infiamma la mia oscurità,
strappa il velo del silenzio 
e pervadi il mio tempio con la tua gloria.

***

Padre Celeste,
distruggi la nostra radicata e falsa opinione
di essere dei fragili esseri umani.
Manifestati come luce
che sta dietro alla nostra ragione,
col bagliore intenso della tua saggezza.



Paramahansa Yogananda


giovedì 26 gennaio 2017

LA SECONDA VENUTA DI CRISTO E IL SENSO DELLA STORIA

LA SECONDA VENUTA DI CRISTO


E IL SENSO DELLA STORIA

Dinaweh



Siamo dunque giunti ai tempi finali di questo ciclo e di questa razza. Ciò non vuol dire che il mondo finirà, ma che finirà "questo" mondo, sì. 
Abbiamo più volte detto della fine del tempo lineare... 
Alla fine del tempo lineare, corrisponde così anche la fine dei tempi, per come l'umanità terrestre li ha conosciuti fino a questo punto della sua storia. E' arrivato il momento della resa dei conti, poiché un ciclo è finito e ne sta iniziando uno nuovo.
La Rivelazione, conosciuta anche con il nome di Apocalisse, redatta secondo la tradizione dall'apostolo Giovanni, corrisponde a ciò che l'umanità sta vivendo proprio adesso, nonostante la maggior parte di essa ne sia del tutto ignara. 
Per questo sono sempre più attuali le parole del Cristo, riportate nel vangelo di Matteo 24, 37-44:

37Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo.38Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell'arca,39e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta del Figlio dell'uomo. 40Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l'altro lasciato. 41Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l'altra lasciata.
42Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. 43Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa.44Perciò anche voi state pronti, perché nell'ora che non immaginate, il Figlio dell'uomo verrà.

Ma chi era il Cristo e cosa voleva dire agli uomini, quando afferma che "non passerà questa generazione" che il Figlio dell'uomo ritornerà?

In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della Terra fino all’estremità del cielo. Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre. 
Mc 13,24-32
Sì, può sembrarvi una domanda stupida, o fuori luogo: ma chi era il Cristo, secondo voi? E di cosa stava parlando? 
Lasciate stare per un attimo tutto quello che avete sentito dire su di Lui da coloro i quali si arrogano da sempre il diritto di parlare in nome suo; entrate per un attimo in voi stessi e riceverete davvero tutte le risposte!
Egli era ed è un Maestro di saggezza, che aveva perfettamente realizzato la sua natura divina ed era in costante e continua connessione con la Fonte, Padre/Madre di tutto il creato. 
Per i cristiani è "il Figlio di Dio", mentre egli diceva di se stesso di essere "il Figlio dell'Uomo". Che paradosso, dunque! In nuce già in questa definizione che Egli dava di se stesso, ci voleva ricordare che tutto quello che aveva realizzato lui lo avremmo potuto realizzare anche noi, se solo avessimo ascoltato le sue parole e le avessimo messe in pratica. Ognuno di noi è sempre in tempo naturalmente per farlo, ma l'ora si avvicina e ci si deve affrettare e non conviene perdere tempo, per non rischiare di essere lasciati nel campo e non essere prelevati dalle navi, insieme agli altri eletti. 
La Terra dunque si appresta, per volere divino, a grandissimi sconvolgimenti, poiché è necessario, come già in altre partizioni del tempo umano-terrestre era accaduto, ripulire e rigenerare un pianeta che ha necessità di vibrare ad una dimensione più elevata (lo abbiamo già ricordato più e più volte dalle pagine di questo blog)! Chi dunque sarà pronto per essere accolto tra i pionieri di una nuova era di pace e di prosperità, sarà prelevato dalle navi extraterrestri, prima dell'inizio della fine di questo mondo, quello che abbiamo conosciuto fino ad ora; gli altri lasceranno il corpo e saranno costretti, per continuare la loro evoluzione, ad incarnarsi in altri pianeti meno evoluti, ancora colmi di violenza e sopraffazione, ove quelle anime saranno confinate per un lungo ciclo di incarnazioni, prima di evolvere a stadi di sviluppo animico superiore. 

Come Entità stellare Gesù il Cristo era giunto fino a noi con lo scopo di far evolvere il genere umano dal suo stato di involuzione ad uno di perfezione. Altri Maestri, prima e dopo di lui, erano e sarebbero venuti ad incarnarsi sulla Terra in momenti particolarmente bui e difficili. 
Gesù, divenuto il Cristo, aveva detto agli uomini di quel tempo che avrebbero potuto realizzare cose ben più grandi di quelle che aveva compiuto lui e li aveva esortati ad amare il proprio prossimo come loro stessi, poiché aveva visto che non esisteva alcuna separazione tra gli Esseri; aveva visto e riconosciuto la materia vibrare nella luce ed essere luce; aveva compreso le leggi cosmiche che regolano tutto l'Universo e l'intera creazione. 
Dopo gli anni trascorsi tra gli Esseni, dopo i suoi viaggi in Palestina, Siria, Persia, Afganistan, India e Tibet e infine, dopo il suo ritiro nel Deserto, Gesù era diventato Cristo ed era pronto per condividere con gli uomini la conoscenza e l'amore infinito del Padre, che gli si era rivelato!  
Ecco perché possiamo parlare di una vera e propria scienza, quando ci avviciniamo con intelligenza e maturità di interpretazione alle sue parole; quelle riportate nei Vangeli e in tutti gli scritti che, legittimati o meno dalla chiesa, riportano episodi della sua vita e citano i suoi insegnamenti.
E' vero che Gesù usava due modi di parlare ben differenti: uno, per parabole, alla folla dei discepoli che lo seguiva occasionalmente; l'altro, per i Dodici, che erano da lui dei veri e propri iniziati. 
Non passerà questa generazione.... Egli intendeva una "generazione astrologica", che comprende duemila anni, cioè dall'inizio alla fine dell'era dei Pesci, per arrivare all'inizio dell'era (astrologica) dell'Aquario, che è quella appena iniziata e che stiamo vivendo noi oggi.

Non possiamo più quindi condizionare il messaggio e le parole profetiche del Cristo limitandole ad un Credo religioso! Facciamo uscire definitivamente dalle chiese il suono delle sue parole, poiché Egli è venuto dalle stelle, tanto è vero che da una stella si fece riconoscere, agli albori della sua incarnazione sulla Terra e dalle stelle Egli sta per fare ritorno. Lo incontreremo a bordo di un'astronave di Luce, insieme alla schiera di Esseri luminosi che lo accompagnerà. Sono gli Angeli della tradizione cristiana, questi Esseri extraterrestri più evoluti della razza umana, che da sempre hanno accompagnato la nostra storia travagliata, limitando i nostri danni e proteggendoci dalla proterva ignoranza di una scienza senza coscienza.

Gesù è quindi un Maestro di saggezza e di conoscenza, che ha cercato di insegnare all'umanità le leggi cosmiche che stanno alla base della Creazione! Con lo stesso piglio e la stessa determinazione con cui la scienza studia il corpo umano e la materia tutta, allo stesso modo dobbiamo cominciare a studiare scientificamente le leggi dello Spirito, il quale poi è colui che anima e muove la materia. Essa infatti, come più volte abbiamo sottolineato, non è altro che Spirito condensato. La sua vibrazione, cioè, appare più lenta e più densa rispetto a quella dello Spirito, che in una dimensione parallela vive e sfugge alla percezione sensoriale, ma non per questo è meno reale o consistente della materia stessa, che di per sé non potrebbe sussistere se non fosse alimentata ed "energizzata" da Quello.

Quale dunque il senso della storia? 

Lo si vedrà in tutta la sua manifestazione rivelarsi in questi ultimi tempi e già si sta rivelando, almeno alle coscienze più attente e alle anime più evolute. Esiste un chiaro piano di evoluzione micro e macrocosmico, che le grandi tradizioni occulte ed esoteriche ben conoscono da tempi immemorabili, che prevede una ciclicità evolutiva dei vari piani di coscienza in tutto l'Universo, secondo dei ritmi e delle ere cosmiche ben precise, per cui civiltà umane-umanoidi dotate di Ego sum, come quella terrestre, sono destinate ad avvicinarsi a densità energetiche sempre più sottili e sempre più luminose, fino a vibrare completamente nella Luce, senza infine più avvalersi di un supporto fisico-eterico e quindi destinate a diventare Angeliche. Ma per compiere questo processo ci vogliono evidentemente miliardi di anni. 
Quello che siamo in procinto di vivere adesso è un salto evolutivo importante, il primo dopo la caduta in terza dimensione, che vedrà la Terra purificarsi per vibrare in quarta dimensione strutturale, insieme a tutte quelle anime che avranno fatto un lavoro su di sé e faranno parte quindi della schiera degli eletti, di cui parla il vangelo.
Gesù quindi tornerà a breve sulla Terra per il grande raccolto. 
Occorre prepararci per non fare come le vergini stolte che non avevano olio nelle lampade per accogliere lo sposo, al suo sopraggiungere nel cuore della notte. Vedete quanta delicatezza e quanta sensibilità questo grande Maestro usasse per farsi comprendere da una folla di gente grezza e ignorante, come era quella che i suoi passi e i suoi occhi incontrarono durante l'ultima sua incarnazione sulla Terra! [vedi: incantodiluce, Il piano divino per la Terra: i servitori dell'umanità (parte terza) - Il Giorno del Giudizio (Il Raccolto) 31.07.2014 - Il giorno del Giudizio].

A conclusione di questa mia riflessione vorrei darvi l'opportunità, da questa stessa pagina, di assistere ad una conferenza molto interessante di Piergiorgio Caria, allievo spirituale di Eugenio Siragusa che vi darà l'opportunità di approfondire gli argomenti trattati su questo post.
Che l'ascolto di questo video dia quindi a tutti voi lo stimolo e la curiosità per fondare la vostra crescita umana e spirituale, non più sul credo di verità considerate inequivocabili (Dio, Gesù, i Vangeli) o giudicate contestabili e opinabili (UFO, extraterrestri, Angeli), ma sulla conoscenza e sullo studio di realtà incontestabili e incontrovertibili, poiché avvalorate da testimonianze e documenti veritieri e accessibili a tutti.





IL PELLEGRINAGGIO - Raimon Panilkkar

Ancora uno spunto, tratto dalla bella intervista di Raimon Panikkar. La vita di ogni uomo è come un pellegrinaggio, verso la piena realizzazione di sé o verso la perdita parziale o totale di sé. La vita è la sfida che ci pone sempre di fronte al rischio di perderci, ma anche alla gioia di ritrovarci. Allora il pellegrinaggio diventa la metafora più consona per Panikkar sul senso del vivere. Ogni momento è un momento sempre nuovo; ogni sorriso, ogni abbraccio, ogni amore risulta come una scoperta sempre nuova; è quella rinnovata innocenza che ci infonde la gioia di essere anima e corpo uniti, nella realtà del quotidiano cercare, gioire, soffrire.

Dinaweh



IL PELLEGRINAGGIO 


di Raimon Panikkar

Soltanto i pesci morti vanno con la corrente, nei fiumi; i pesci vivi vanno controcorrente e quindi il Pellegrinaggio è l'atto di uscire da te stesso, per raggiungere lo sconosciuto, per affrontare i pericoli della vita. Fa parte del pellegrinaggio il rischio di perdersi.

Tutta la bellezza della vita è il rischio, è la novità; è quello che non si conosce. L'uomo è un pellegrino che viene dall'Atman e va all'Atman. Nel mondo cristiano si direbbe "...che viene dal nulla e che va alla realizzazione totale con la visione facciale, faccia a faccia con la divinità, nella forma che si identifica con essa". 
Il pellegrinaggio è tale quando tu vai e non sai nemmeno se ritornerai; quando tu parti verso un qualcosa che è un mito, ma è un po' sconosciuto; verso quello che è difficile, verso quello che è pericoloso, ma che d'altra parte senti che lo devi fare. E' curioso che in tante  religioni, beh, l'Islam... Finché non hai fatto un pellegrinaggio alla Mecca, non sei pienamente realizzato in quanto musulmano. Quella bella frase: "quando io feci il mio primo pellegrinaggio alla Kaba, vidi la Kaba, ma non vidi il Signore della Kaba. Quando feci il secondo pellegrinaggio alla Mecca, allora vidi il Signore della Kaba, ma non vidi la Kaba. Quando feci il terzo pellegrinaggio, non vidi né la Kaba, né il Signore della Kaba". E questo è il pellegrinaggio!
E' questa αμνοσία, questa ignoranza infinita, di cui parlava Sponticus, che è la beatitudine suprema. Questo per me è forse una delle metafore più profonde e universali del senso della vita. Un pellegrinaggio verso...
Il pellegrinaggio è la scoperta di ogni passo come un ultimo passo e come un passo che è uguale agli altri, a cui seguirà un secondo, un terzo, ecc. E perciò è in tante tradizioni ed è la disciplina massima; è il simbolo del senso della vita. 


Io faccio il cammino camminando. Gli altri possono essere ispirati dal mio "camminare", ma non seguire il mio cammino! 

E questo non è individualismo, perché libertà è libertà e libertà non vuol dire "libertinaggio"; è l'assenza di condizionamenti estrinseci, esteriori all'essere. Prendere questa tua responsabilità e questa libertà di non lasciarti condizionare da niente.
Nella vita non ci sono scorciatoie, né tecniche, né yoghiche né niente, per evitarti tutti i passi che si devono fare. Perciò la mia allergia alle ruote: un pellegrinaggio non si può fare in macchina. Il passo dev'essere passo umano.

Nel 1994 Panikkar, per il suo settantaseiesimo compleanno compie il suo pellegrinaggio sul monte Kailash in Tibet:

per me è stata un'esperienza molto importante: cercare di raggiungere i 6000 metri, quando non sei abituato e non sei un alpinista. Veramente, non sapevo se ritornavo o no. Ho scritto anche una poesia, dopo il mio pellegrinaggio al Kailash, per dire che il pellegrinaggio reale è il pellegrinaggio interiore, ma che senza il pellegrinaggio esteriore, non c'è il pellegrinaggio interiore. Siamo di nuovo al superamento del dualismo. Un pellegrinaggio esteriore non serve a niente. Un pellegrinaggio esclusivamente interiore, neanche. Devi fare il pellegrinaggio interiore per renderti conto dell'inadeguatezza del pellegrinaggio esteriore e quello è lo scatenamento, lo stimolo per un pellegrinaggio interiore che si può fare o al medesimo tempo, o anche più tardi. Tante volte sembra che il pellegrinaggio interiore sembra che possa prescindere dallo spazio, dal tempo e dal corpo. No! Il corpo appartiene alla realtà. Questa dicotomìa corpo/anima è micidiale; non esiste. Io ho sacralizzato il Kailash, perché ho scoperto la sacralità di quel luogo e al Kailash ho celebrato la messa, che è stata una cosa straordinaria. Sia i cristiani, sia i buddhisti parlano della creazione continua, della impermanenza; ogni momento è nuovo. Quando io scopro un tramonto, non dico: "mi ricorda il tramonto dell'anno scorso", noo! Se non lo vivo come un momento unico..., se io non ti dò un abbraccio, come fosse l'ultimo o il primo, è una πολιτές, non serve a niente. Se io ti dico che ti amo: " e questo me lo hai detto ieri...", allora l'amore è finito! Se noi non partecipiamo a questo dinamismo di una realtà sempre nuova e sempre libera... La rivelazione di Gesù è che non c'è legge, ma nemmeno leggi fisiche... che le leggi sono piccole rette che noi mettiamo per capire, per manipolare, per più o meno prevedere come la realtà funziona, ma se noi perdiamo questa innocenza che ogni istante è un dono, è unico e non è inerzia!



martedì 24 gennaio 2017

ONDE ELF, TORRI GWEN E H.A.A.R.P.

O N D E    E L F
T O R R I      G W E N
E     H.A.A.R.P.



IL CREATORE CREO'
GLI ESSERI VIVENTI
PER RISONARE 
CON LA FREQUENZA SCHUMANN
IN MODO DA POTER EVOLVERE 
IN MODO ARMONIOSO.

LA IONOSFERA
E'STATA USATA E MANIPOLATA
DAGLI SCIENZIATI 
DEL GOVERNO USA 
(MOLTI DI LORO EX-NAZISTI)
USANDO UN TRASMETTITORE
CHIAMATO 

H.A.A.R.P.
(HIGH-FREQUENCY ACTIVE AURORAL
RESERCH PROGRAM)

SITUATO A GAKONA 
(ALASKA - USA)




LE ONDE ELF 
GENERATE CON H.A.A.R.P.
USANDO DELLE TORRI  GWEN




 SONO IN GRADO
DI CAUSARE CAMBIAMENTI
IMPORTANTI DEL CLIMA




E DI MODIFICARE 
IL COMPORTAMENTO
DI MILIONI DI INDIVIDUI




domenica 22 gennaio 2017

Una chiaccherata con Raimon Panikkar: LA NUOVA INNOCENZA


Traggo ancora una volta spunto da un documentario-intervista della televisione svizzera italiana, girato qualche anno fa, a Raimon Panikkar, filosofo, scrittore e soprattutto ricercatore della Verità attraverso un viaggio compiuto nell'arco di tutta una vita, alla comprensione profonda delle tre grandi religioni: induismo, buddhismo e cristianesimo. Godetevi le parole semplici, fiorite dal cuore di un uomo che per tutta la vita ha cercato di unire la Saggezza e la Verità, al di fuori dei dogmi, delle credenze cattedratiche e delle presunzioni teologiche di ciascun credo religioso, riportando l'uomo alla sua propria verità, quella insita in lui ancor prima che Maestri come Cristo, Buddha o Maometto solcassero le vie di questo mondo. Il dialogo è possibile, quando l'incontro è comunicazione del cuore. Ogni uomo ha fede, ogni uomo sulla Terra è religioso, anche quello che si proclama ateo. Avere fede, non significa "credere in" o "credere a" qualcuno o qualcosa. E', piuttosto un atteggiamento di resa, di disposizione alla chiamata che qualsiasi vita ha necessità di realizzare sul pianeta, nell'incontro tra spirito e materia, tra le ombre e la luce, la gioia e il dolore, che sono insite della vita, di ogni vita. E' bello vivere, se solo ci lasciamo trasportare come una foglia sull'acqua del fiume, con leggerezza e resilienza al momento sempre presente, che poi è la stessa eternità in pillole...
"LA NUOVA INNOCENZA" oltre ad essere il capitolo tratto dal dialogo con l'intervistatore è anche il titolo di un libro di Panikkar, in Italia edito da Feltrinelli. 
Buona lettura.

Dinaweh


Una chiaccherata



Con Raimon Panikkar

LA NUOVA INNOCENZA





Io penso che l'uomo è anche terra e dunque "terracqueo" e che il luogo, la geofisica appartiene anche all'essere umano. Penso esista anche una "geografia delle religioni", non soltanto una "storia delle religioni". L'uomo non è soltanto un essere storico, è anche un essere geografico [viene in mente Fernand Braudel, n.d.r.] e non soltanto da un punto di vista esterno: l'ambiente, ecc., ma anche in senso molto più profondo, radicale, nel senso delle "radici". Io sono nato nel Mediterraneo, di madre spagnola (catalana) e padre indiano e ho cercato sempre posti... anzi, non l'ho cercati: i posti hanno cercato me! Dopo tre quarti della mia vita in giro per il mondo, sentivo la necessità di ritirarmi (che non vuol dire isolarsi) in un posto più nascosto, vicino al mare, perché io sono al 100% occidentale e 100% orientale. Non sono una split-personality: metà e metà e quando parlo a persone che sanno qualcosa del Cristianesimo allora io dico loro: "vuol dire che Cristo è metà uomo e metà Dio?". No. Tutto UOMO, tutto DIO e io mi sento tutto Occidentale, non metà e tutto Orientale, non metà e quindi il Mediterraneo per me vuol dire qualcosa e non soltanto per me! Penso che sia uno dei luoghi più profondi dell'esperienza umana degli ultimi seimila anni, cominciando dall'Egitto. Qui io riesco a rispettare i ritmi di natura, senza farmi prendere dalla frenesia del mondo attuale.

Quando io parlo in inglese faccio un gioco di parole: Alone e All one e distinguo la solitudine, che è questa pienezza personale, dall'isolamento. L'isolamento non va bene. Ho internet, certo; io sto in comunione con tutto il corpo mistico di Buddha, di Cristo o con la terra o con il mare. Siamo 'elementi'. Gli elementi sono parte del nostro Essere e non una cosa esterna. La relazione uomo-Terra non è una relazione estrinseca. E' intrinseca e la Terra non è un luogo omogeneo terracqueo dappertutto; ogni terra ha il suo profumo, le sue radici, le sue onde e per trovare questo occorre stare sulla terra a piedi nudi, per stare in contatto, veramente con la terra!

Per me è stata una "fortuna", l'avere avuto due genitori completamente differenti e non soltanto perché l'uno indiano e l'altra occidentale, spagnola o catalana; anche perché il temperamento era diverso. C'è di mezzo anche la figura di Gandhi, senza la quale io - dice - non sarei mai nato, perché mio padre, che fuggì dall'Inghilterra quando conobbe Gandhi, approdò in Spagna e lì conobbe mia madre. Fu uno dei primi freedom-fighters; poi, quando si avvide della monumentale figura carismatica e animica di Gandhi, rinunciò definitivamente alla politica, lasciando a lui il passo per cambiare l'India. Riconobbe la Statura animica di quell'uomo e ammise che non avrebbe potuto mai superarlo. Fu per questo motivo che lasciò la politica.
L'India è violenta, l'India è passiva e l'India ha tradito Gandhi al 100%. E l'India che è così fiera di quaranta secoli di civiltà, non è stata capace di presentare all'India indipendente uno stile di vita, uno stile parlamentare, uno stile civile o economico o di civiltà diverso, che non fosse l'imitazione senza creatività del modello anglosassone. In tutto! Quindi il colonialismo britannico è stato un successo totale, totale! Dopo cinquant'anni l'India va per un cammino falso: Computerland, Bangalore...  L'India sta sviluppando adesso una classe media dove più di cento milioni di abitanti vivono meglio di quasi tutto il Centrafrica, a fronte dell'80% della popolazione che vive peggio di prima, a tutti i livelli: economici, sociali e spirituali!...

La mia convinzione è che il tempo delle riforme, politiche, religiose, economiche, è già passato. Siamo andati troppo al di là... Quello che ci vuole non è una riforma; non è nemmeno una riforma violenta, buttando bombe intellettuali o bombe fisiche qui e là: è una trasformazione, una metamorfosi. Qui nel Mediterraneo si può parlare di Metamorfosi! E l'India (forse è un idealismo mio) potrebbe, teoricamente,... - non dò un modello: primo perché penso che sia impossibile, secondo perché credo nella creatività umana, la creatività scaturisce dal nulla e quindi..., ma se uno vede che si trova in un cul de sac, forse potrà uscirne e, se lo vede una civiltà che ancora ha radici - e la civiltà indiana è molto complessa, ma è 'importante' nella storia dell'umanità - potrebbe forse offrire qualsiasi spunto per vedere un cammino seguire in questa umanità che, cadendo nella modernità e stando peggio (e in questo non sono solo a pensare così, è quasi unanime), non ha futuro... Questo è un po' la tesi del libro che si intitola L'astuzia di Indra.

Perché non c'è futuro?

Il futuro, parlando secondo il linguaggio della modernità, è un futuro lineare, quindi si può evincere quello che stiamo vivendo adesso. Se tutto il mondo dovesse utilizzare la stessa quantità di carne che utilizza una sesta parte del mondo (sono gli Stati Uniti), in tre anni non ci sarebbe più un albero sul pianeta. Se tutti i Cinesi avessero le automobili che hanno in Occidente, non si potrebbe respirare sulla Terra... quindi questo non ha futuro! Se un Paese può soltanto prosperare e andare bene se esporta più di quello che importa, una bambina di tre anni sa che questo non può funzionare dappertutto. C'è un momento in cui si arriva alla saturazione, In questo senso penso si possa dire - anche scientificamente parlando - NON HA FUTURO!

Perciò le cose che stanno oggigiorno sul tappeto sono molto più profonde di quello che sembra, perciò, ritirarsi un po' anche in una caverna (che è stata anche la mia grande tentazione...). Avevo già un posto io nell'Himalaya, ma allora ho pensato che dovevo rinunciare a me stesso e non sono stato capace di rinunciare al mondo e allora la grande rinuncia è la rinuncia della rinuncia.... E allora uno è libero, non ha un ruolo da giocare o una tesi da difendere... è libero! Il prezzo della libertà..., da una parte la gioia, dall'altra... che non hai il potere e vabbè, tanto meglio!

Se questa civiltà non ha futuro, se una specie di piccole riforme (plus ca chances, plus c'est la meme chose...), non va, allora dobbiamo approfondire molto di più e andare alle radici: chiamale metafisica, chiamale religione, chiamale come vuoi... Questa è la sfida dell'umanità attuale. Questa è la sfida del Terzo Millennio; non trovare un internet più umano, o una televisione più qualificata. Il problema non è morale: uomini buoni e cattivi... dappertutto e sempre...
Il problema è ad un altro livello e per tale livello è necessario...


lasciare cristallizzare le intuizioni che si facciano diamante, se possibile, perché il diamante dev'essere puro e un cuore che non è puro non può pensare. 
PENSARE! ...che vuol dire "soppesare l'amore di ogni cosa per trovare il suo posto!"


Io rifiuto come prete cattolico, apostolico romano di appartenere ad una setta che soltanto da duemila anni sta sulla Terra! Non vuol dire un'apostasia. Nel concreto si trova l'Universale e nell'Universale si trova tutto. Come direbbe san Pietro: "tutta la razza umana è razza sacerdotale". Siamo i mediatori tra Cielo e Terra o come diceva anche Pietro. La Vulgata traduce in una forma ambigua, ma in greco siamo "σϋνεργόϳ" , una sinergia, cooperatores tra il divino e tutto il creato.
Sant'Agostino, quando era già vecchio, nel suo libro delle Rectractationes al finale della sua vita ha questa frase geniale, en passant, tra due virgole: "quella religiosità che esisteva fin dall'inizio [virgola], che noi oggigiorno chiamiamo 'Cristianesimo'...[e continua...], quindi: il cristianesimo non è una setta che ha soltanto duemila anni da quando esiste sulla Terra. E' l'espressione concreta ed è anche l'incarnazione di quello che esiste fin dall'inizio e all'inizio, quando c'era la Parola che si fece Carne, non più tardi! La storia del Cristianesimo si potrebbe ridurre in una semplificazione (tutte le semplificazioni sono pericolose) a queste tre autoconsapevolezze. Dopo i primi secoli di persecuzioni e di un minimo di identità differenziata; la Cristianità è questo ideale fantastico, globalizzante (quando dico 'globalizzante' ho tutta l'ironia per vedere che in questa ideologia globalizzante ora ci sono antichi residui di questa cristianità) che prende tutto l'uomo: è la cultura, è l'arte, è la guerra, sono le Cattedrali, è l'Inquisizione, è il Regno di Dio sulla Terra: Bonifacio VIII, Alessandro VI..., tutta la storia fino al Cinque-Seicento praticamente è la Cristianità: Sacrum Romanum Imperium Germanicum...
E quest'idea è straordinaria: un'idea unitaria della vita dell'uomo, del corpo di Dio: la Cristianità. Per tante ragioni è costato in Occidente quasi tre secoli, da Erasmo a Lutero, Pico della Mirandola, ecc., che si rendono conto che per essere "cristiani" non bisogna essere con i Guelfi o con i Ghibellini, non bisogna affermare che gli Stati Pontifici sono di diritto divino e allora? Che rimane? Rimane il Cristianesimo, una dottrina, un credo. 
La Cristianità, eccetto nell'ideale di alcuni, e di alcuni personaggi molto importanti anche del nostro tempo, penso sia finita. 
Il Cristianesimo, come dottrina, come teologia, come sistema, CROLLA. Nelle nuove generazioni si vede. Non dico che rimane, perché sono momenti kairologici, non sono momenti kronologici; una cosa sta implicata nell'altra. 

Dobbiamo servirci delle parole: io la definirei Cristianìa. Se la prima (Cristianità) è totalizzante, è politica, è culturale, è piena..., se la seconda (Cristianesimo) è più dottrinale, credale, la terza (Cristianìa) è più ESPERIENZIALE. Tu parli alle nuove generazioni e anche ai non giovani, di tutta questa dottrina cristiana... o non la conoscono, o la disprezzano o gli risulta un po'..., non dice loro niente. Ma parlagli del Sermone della Montagna, di un signore che venti secoli fa dice quelle cose delle Beatitudini! Si entusiasmano, dicono: "ah qui c'è qualcosa!"



Questa Cristianìa funziona un po' come seme, come punto di fermentazione, lievito. Vuol dare più sapore alle diverse cose: il compito dei missionari è di essere sale, quindi che l'induismo e l'islam siano più saporiti, più belli e più buoni, che si ppossano godere mangiando questo cibo anche spirituale. 

E quest'esperienza è la Cristianìa e per considerarla 'Cristianìa' noi dobbiamo superare le categorie per giudicare se sei dentro, se sei fuori. E' di un altro ordine di cose. E' dell'ordine della saggezza, del saporire, dell'Amore.


Professor Panikkar, uno dei problemi tanto discussi nella chiesa cristiana degli ultimi secoli è il problema del celibato dei sacerdoti. E' fondamentale il celibato per il sacerdozio?

Posso dare una duplice risposta. Dal punto di vista mio personale o dal punto di vista più tradizionale. Nei due casi è direi NO. Il celibato non è fondamentale per niente e la prova è che san Pietro non era celibe, che la maggioranza degli apostoli erano sposati e che nella tradizione ebraica dove è nato il Cristianesimo storicamente uno non è pienamente Ebreo, nella vera comunità come adulto, se non è sposato. Nella chiesa cattolica apostolica romana di rito orientale i preti si possono sposare. Nella chiesa del Kerala, unita anche a Roma, i preti si possono sposare, quindi non è assolutamente fondamentale. Il celibato è due cose: una viene da quest'idea d'un monachesimo tipo Sannyasin che rinuncia al mondo e soprattutto alla continuazione del karma, che vuol dire i figli e allora, se rinunci a questo, non hai bisogno di avere una successione. La linea karmatica in me che sono arrivato già alla realizzazione per essere un uomo realizzato, non occorre avere successione; perché il celibato, fondamentalmente è questo; non è il problema della cosiddetta "castità". E'  il problema di formare una famiglia, avere figli e continuare una linea karmatica.
L'altro è un'ordine meno ideale, idealista di visione e più pratico. Dal momento che la Chiesa da organismo vivo diventa Organizzazione efficiente, è molto più efficiente, semplice e meno caro, avere questi preti che non abbiano una famiglia con tutta una serie di cose, poi Militia Christi, metà guerriero, metà monaco, per difendere.... beh, tutta la mentalità delle Crociate! Ancora in tante congregazioni e famiglie religiose i Superiori si chiamano Generali! la Militia Christi. Questa visione che ormai è quasi decaduta ma che comunque per secoli dentro questo era più pratico, più efficiente, più semplice avere questo gruppo di sacerdoti o di preti non sposati.
Gesù non era sacerdote; non apparteneva alla tribù di Levi, la tribù sacerdotale  e se il sacerdote cristiano segue un po' l'impronta di Gesù, non è il sacerdozio tradizionale né nell'ebraismo né in tante altre religioni.
E' anche per ciò che nel rito latino dell'ordinazione sacerdotale il sacerdote è ordinato "secondo l'Ordine di Melchisedek"; questa figura così straordinariamente bella, misteriosa che unisce la tradizione ebraica con Abramo, prima di Abramo, superiore ad Abramo, non appartiene al popolo eletto e nemmeno ad Abramo; non era circonciso, non credeva in Dio, a Jahvè sicuramente no; a lui Abramo paga tributo, con un simbolismo estremamente forte e perciò il sacerdozio cristiano non è soltanto il sacerdozio istituzionalizzato secondo le tradizioni del tempo, ma qualcosa di molto più Universale. Tu entri da una porta: c'è bisogno di un'iniziazione, ci credo. Ma non rimani là seduto sulla porta. Vai dappertutto. Poi nel sacerdozio, per ragioni storiche, si è fatto del sacerdote un monaco, un amministratore, un mistico, un predicatore, un uomo dei sacramenti..., tante cose che, povero, sta un po' troppo lavoro sulle spalle di una sola persona. E adesso, dovuto a tutta questa crisi (crisi vuol dire discernimento), si sta discernendo tutte queste funzioni karismatiche, come le chiama san Paolo.

C'era una dimensione molto patriarcale. Lei ha detto che il sacerdote era monaco, guerriero, ecc., quindi non crede che il matrimonio dei sacerdoti aggiunga ai sacerdoti una dimensione di tenerezza, che è così necessaria?

Un grande sociologo gesuita che è stato professore ad Harvard di studi religiosi, compagno mio in quel tempo, diceva: 

"il celibato per i sacerdoti dev'essere libero, con una sola eccezione: 
il VESCOVO DEV'ESSERE SPOSATO!", 
perché se non è sposato, come può rappresentare l'altra metà del genere umano?!

Quindi, i preti possono fare quello che vogliono, ma il vescovo, no. Dev'essere sposato! [ride]. Evidentemente! Poi qui non vorrei fare una critica troppo negativa, troppo psicoanalitica, troppo manicheistica che da Agostino in poi vede nel sesso un peccato, nella femmina un'occasione di peccato. Per i monaci primitivi i due grandi nemici del monaco del deserto sono il Vescovo e la donna! [ride...]. Siamo un po' più maturi e penso che oggi questa discriminazione tra i sessi è come una discriminazione etnica. All'inizio, quando i cattolici sono andati nelle Filippine, i Filipinos non potevano essere ordinati sacerdoti, perché non erano capaci di capire le sottigliezze della Scolastica latina e  un po' per il colore della loro pelle, considerato repellente alla razza bianca... E' costato secoli per ammettere "i non bianchi" come sacerdoti e costa secoli per ammettere "i non-maschi... "

...facciamo ancora una distinzione che dimostra forse la nostra mancanza di innocenza. Se io, quando parlo con te e quando vedo in te "il maschio" o "la femmina"...
ti prego....!!! [allarga le braccia]...
Trai che sei una persona umana, tanto meglio se sei femmina e io se sono maschio...
Ci manca innocenza per superare questa discriminazione.


Nel concreto, occorre trovare l'Universale e stabilire una comunione in profondità attraverso la Terra, che rappresenta le radici, con gli Indù o con i Tibetani o con gli Argentini. Quella critica così profonda di Simone Weil del razzismo: "essere senza radici" che è la grande tentazione dell'uomo moderno che, con la scusa di poter volare, di andare dappertutto, pensa di essere già Universale. Questa è la forma più povera di essere "non- Universale".




Bellissima la descrizione di Panikkar della statua bronzea dell'Arcangelo Gabriele che si trova a Montserrat (Catalunia) mentre annuncia a Maria la nascita di Gesù. Riporto qui la sua fantastica e commovente descrizione. Non ho trovato l'immagine reale, ma potete seguire le sue parole.  E' una poesia e una preghiera di ringraziamento insieme! Ascoltate!



E' un Angelo che non è disumanizzato e che non è né maschio, né femmina. Ha tutta la bellezza femminile, ma allo stesso tempo ha tutta la bellezza maschile! Una bellezza perfetta! Non è metà e metà. E poi mi piace perché ha corpo e non ha corpo; ha pace e nello stesso tempo non sa nemmeno lei/lui cosa deve annunciare. E' un segreto che annuncia. Il segreto è un segreto per tutti; il miracolo è un miracolo per tutti. Quando Maria chiede: "Come?", l'Angelo risponde "non lo so", non c'è un "come". Si fa e basta"! E' il primato della prassi, della vita e poi lei/lui stessa/o non sa cosa annunzia quasi. Pensa: che cos'è che io ti sto dicendo? E l'Annunciazione non è soltanto a Maria, è a tutti quanti noi. Ci annuncia che avremo un Figlio, che noi siamo anche Theotokos, "Madre di Dio" e in questo senso, il senso della maternità significa avere un figlio. 

Gli Angeli non sono al di fuori degli Esseri umani. 
Il segreto del cuore che è vuoto! E un cuore vuoto è un cuore puro.


LA NUOVA INNOCENZA

Lei ha spesso parlato di una "nuova innocenza", che non è più la prima. Qual è la prima innocenza e qual è la seconda innocenza che si deve recuperare?

La prima innocenza è la visione globale olistica, dove Bene e Male non sono separati, né distinti. E' l'innocenza di Adamo ed Eva, se lei vuole, o del bambino, quando ancora non ragiona. Questa innocenza si perde con la conoscenza. La conoscenza è conoscenza perché c'è la discriminazione: e se  c'è discriminazione allora c'è bene e male, vero e falso, ecc.; 

Il peccato è rimanere qui, rimanere nella pura conoscenza e che i Buoni sceglieranno questa parte, i Cattivi quest'altra e poi vedremo cosa accade...

Quindi la condizione umana è quella della perdita dell'innocenza e sarebbe cattivo pensare che questa non c'è [la conoscenza] e voler ritornare alla prima [l'innocenza]. Secondo, tutto l'esempio biblico del Paradiso penso che Jahvè è stato molto più misericordioso mettendo due Angeli con le spade di fuoco che potessero impedire la tentazione più grande dell'uomo di poter tornare in Paradiso. Il Paradiso è sempre perduto. 

Quindi la Nuova Innocenza è questo atteggiamento: dopo aver perso la prima, perché la prima dovevamo perderla, grazie a Dio! Che non vuole ritornare in Paradiso per riguadagnare la prima innocenza, ma che accetta la condizione umana come è e si stupisce e guarda il sole come la prima volta, l'amico come la prima volta, tutte le cose in un'altra forma che spontaneamente conosce, ma non giudica. Una parola, eh! Non è facile. Non è facile!

Perché se io giudico, giudico. Eh va bene, giudica! Cerca di esser giusto nel tuo giudizio, ma la nuova innocenza NON GIUDICA.

Vede, gode, soffre; non aspetta un'altra cosa e quindi non è una filosofia, non è una parola del pensiero, è un atteggiamento che si esaurisce in ogni momento. Per me è questo: che non vuole ritornare, che non vuole niente, ma che gode il momento...
...E come si fa? Ah!" Come? 
Non c'è come! 
Ecco perché io amo Maria,
 perché tra le altre cose, attraverso al risposta di Gabriele, ha capito che non c'è come, ma che tutto è possibile.  

Se noi non viviamo la vita come un miracolo costante, allora capisco perché tutto sia noioso e che per divertirsi dobbiamo fare ogni volta cose un po' più strane! E Allora? E' questo. E' una parola, evidentemente e poi è curioso che questa innocenza sia stata così dimenticata da tutta una tradizione, quando d'un'altra tradizione ci viene detto che una delle "politiche", nel senso più profondo della parola è la non-violenza A-himsa, abbiamo dimenticato che la parola "innocenza", "in-nocere" "non nuocere" "A-himsa"...

Non violenza quindi vuol dire innocenza. 
La non violenza è la innocenza.