mercoledì 26 luglio 2017

O ROMA O MORTE!

O ROMA O MORTE!



Dinaweh


Inizio questo post con l'espressione usata dal Giuseppe nazionale, quando si apprestava ad assediare Roma, cacciare Pio IX e dare vita all'Italia dei Massoni, quella che poi sarebbe diventata unita. Lui poi dovette fare un passo indietro e calmare i suoi bollenti spiriti, essendo il cane da guardia dei suoi padroni; non era ancora politicaly correct in quel momento dare un calcio nel culo ai preti e al papa. Ci fu un contrordine e il nostro Giuseppino fu costretto a ritirare i suoi dal porre sotto assedio la Città eterna. Nel frattempo sembrava più utile al Camillo quasi-nazionale che il Garibaldi andasse a spegnere i clamori rivoluzionari dei poveri "Cafoni" di Sicilia e Calabria (sparandogli addosso) i quali, esultanti per essersi liberati dai vecchi loro padroni, ricadevano nella disperazione per averne ritrovati di nuovi e oltretutto ben peggiori dei primi, non fosse altro perché parlavano una lingua a loro incomprensibile!
Non me ne abbiate, se sembra che vi porti fuori pista, cari amici, ma volevo concludere questo siparietto storico, ricordando quale fu la frase seguente (divenuta storica anch'essa)  del Garibaldi a quella di "O ROMA O MORTE"...
Ve la ricordate?
No?
Ve la dico io, se non la ricordate... 
Fu: "OBBEDISCO!".

Per via di quel suo dire: "OBBEDISCO" sull'Aspromonte si prese persino una pallottola nel culo. Non conviene mai "obbedire" a nessuno, se quell'obbedienza diventa ed è una 'servitù', ove il mio Essere cosciente si fa da parte, delega ad altri le responsabilità di azioni che poi comunque lui in prima persona è chiamato a compiere. 
Chi mi difenderà, quando sarò io, in prima persona, a pagarne le spese? (la pallottola nel culo di Garibaldi di ieri, i danni da vaccino di oggi). Certamente succederà che i miei "Co-mandanti" faranno finta di non conoscermi, non vorranno più sapere niente di me, anche qualora le aspre conseguenze della mia obbedienza servile fossero state causate dall'essermi immolato anima e corpo al servizio dello stato, come i militari che sono deceduti o che, se ancora in vita, sanno di avere i giorni contati per via dei danni da vaccino, inoculatigli in dosi massicce, anche senza essere mai usciti dal territorio nazionale, né aver partecipato mai ad azioni di guerra in paesi a rischio epidemie o malattie. 
Era già successo così con i reduci americani del Vietnam, con quelli delle guerre del Golfo e continuerà a succedere, fino a quando, metaforicamente, la smetteremo di proclamare come l'eroe dei due mondi (si fa per dire) "OBBEDISCO!"

Lorenzo Milani, negli anni Cinquanta-Sessanta, scriveva ai giovani "L'OBBEDIENZA NON E' PIU' UNA VIRTU". E' stato relegato, per questo suo ardire, a svolgere la sua pastorale in un paesino sperduto della montagna fiorentina, Barbiana. Venne allontanato da Firenze; novello Dante, finì i suoi giorni in quell'esilio che, grazie alla sua brillante intelligenza, alla passione per l'umanità piegata e umiliata dalla fatica e dall'ignoranza, divenne méta di uomini di cultura, televisioni, giornalisti provenienti da ogni parte del mondo, intellettuali, donne e uomini di ogni leva ed estrazione sociale.
Fece di Barbiana il laboratorio dell'intelligenza, lo spunto per altri e numerosi cesti ricolmi di amore e conoscenza, indusse quei figli di contadini ignoranti e piegati alla fatica, a diventare critici osservatori dell'esistente, a non dare mai il proprio consenso ad obblighi, leggi e consuetudini contro la propria coscienza, a valutare tutte le ragioni, esprimendo sempre il Primato della Coscienza su tutto!
Come poteva non dare fastidio un prete come quello? Forse l'anomalia era il sangue ebreo che scorreva nelle sue vene, o forse perché fin da bambino era stato educato all'amore per la bellezza e la verità?!... 
Fatto sta che quest'"Italia repubblicana", delle cui origini abbiamo accennato poco fa qualche fatto e qualche misfatto, oggi ha intitolato molte delle sue scuole a Lorenzo Milani, ma - credo, anzi ne sono convinto - senza avere capito il senso profondo della sua opera e del suo messaggio. Come quando si intitolano piazze, scuole o vie ai giudici Falcone e Borsellino... 
Prima si immolano le vittime, poi le si beatificano. La Chiesa ha da sempre insegnato alla politica. Del resto Machiavelli scrisse quello che scrisse sull'arte della politica per averla respirata e imparata nei conventi! 

Voglio esprimere il mio personale plauso e tutta la mia stima al giudice Ferdinando Imposimato che, unico nella stalla puzzolente del Palazzo, si distingue per la sua dirittura etica e il suo coraggio da leone! Da sempre lo ha fatto, per amore di verità, dai tempi dell'assassinio di Aldo Moro, alle stragi di Stato, quando la mafia serviva soltanto come mezzo di destabilizzazione al servizio di poteri occulti transnazionali. 

...C'ero anch'io lunedì alla manifestazione davanti a Montecitorio. E' stato importante esserci. E' importante esprimere il proprio dissenso e andare avanti nella chiarificazione del proprio dissenso quando una legge liberticida e assassina pretende il nostro consenso. Il giudice Imposimato ci ha esortato alla DISOBBEDIENZA CIVILE, lui, uomo di stato, ci ha incitato a non eseguire nei fatti e nelle azioni quella legge, contraria alla Costituzione e quindi illegittima! Ricordiamo quindi le parole di don Lorenzo Milani e mettiamole in pratica. Personalmente rifiutai ancora ragazzo di servire la comunità sotto le armi e optai per l'obiezione di coscienza al servizio militare. Svolsi un servizio sostitutivo civile - così si chiamava allora - che mi impegnò il doppio del tempo, poiché la legge era punitiva per chi obiettava al servizio armato in caserma. Per me fu un'esperienza fondamentale. Scelsi di mia spontanea volontà di lasciare Genova, la mia famiglia e mi recai a Torino dove a tempo pieno svolsi i miei 21 mesi di servizio in una comunità di pronta accoglienza per persone con gravi disagi psichici e fisici: alcolizzati, tossicodipendenti, prostitute strappate alla strada, dimessi da ospedali psichiatrici. Alla fine dell'obbligo della leva, scelsi di dedicare professionalmente il mio tempo al settore sociale. Non mi sono mai pentito di quella scelta. L'obiezione di coscienza al servizio militare è stato come un enzima che è cresciuto dentro di me e mi ha aperto ad una visione più ampia delle cose. Mai come oggi dobbiamo ribadire nelle nostre vite il primato della coscienza, costi quel che costi!

Cosa speravamo? Che una classe politica di corrotti, infami, condannati, in attesa di giudizio, speculatori non approvasse una legge ordinata dagli Illuminati e dai suoi aguzzini (Glaxo, Big Pharma, Merck, ecc.)?!
E' ora di lottare, non di spegnere gli entusiasmi. Attorno a me sento già tante mamme deluse e impaurite, perché si sarebbero aspettate che il politicante di turno (vedi Lega) le avrebbe appoggiate nel votare contro un decreto illegittimo. Ma come si fa a pensare che degli illegittimi rappresentanti del popolo potessero votare contro qualcosa che è nel loro DNA: un decreto illegittimo?! E quelli che erano entrati nel Palazzo per "mandare a casa tutti" sono legati a corda doppia agli ordini di scuderia dei loro padroni (Casaleggio e associati), Grillo compreso e di tutto quello che dietro quel nome essi rappresentano.
Creare una nuova realtà non significa aspettarsi di avere il consenso del Palazzo, né di avere séguito nelle piazze, o di raggiungere l'obiettivo senza intoppi... 
Significa piuttosto accollarsi le proprie responsabilità e incamminarsi su una strada in salita. Ma chi l'aveva detto che la via verso la realizzazione di Sé, verso il "Regno" fosse in discesa? Svegliarsi dal sonno significa anche accorgersi di questa potente verità. Grazie.


P.S. Mi scuso con i lettori: avrei desiderato inserire le foto da me scattate lunedì davanti a Montecitorio, ma per un problema tecnico non ce l'ho fatta.



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