SENZA (ALTRE) PAROLE
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| disegno di Serenella Peirano |
"Nel passaggio al bosco si cela un nuovo principio di difesa. Ci si può esercitare ad esso anche se manca un esercito. In tutti i paesi, ma principalmente nei piccoli Stati, si dovrà riconoscere che questa difesa deve essere preparata. Le grandi armi possono essere costruite soltanto dalle superpotenze: prendere la via del bosco è alla portata della più esigua minoranza, anche del singolo individuo. E' la risposta che può venire dalla libertà. E l'ultima parola è della libertà.
Il passaggio al bosco ha un rapporto con la libertà che è più stretto di quello di tutti i possibili armamenti: in esso vive l'originaria volontà di resistenza. Perciò ne saranno capaci solo i volontari che si difenderebbero in ogni caso, anche senza essere stati addestrati, armati o richiamati dallo Stato. Essi danno prova così della loro libertà sul piano esistenziale. Lo Stato che non mantiene viva una simile coscienza decade al rango di scherano, di satellite.
La libertà è il grande tema di oggi, è la forza capace di dominare la paura. La libertà dovrebbe essere la materia più importante da insegnare agli uomini liberi, al pari dei modi e delle forme di rappresentarla efficacemente e di manifestarla nella resistenza. Non intendiamo addentrarci in troppi particolari. Per diminuire la paura basta che l'uomo sappia in anticipo quale parte gli spetta in caso di catastrofe. E' necessario esercitarsi in vista della catastrofe, così come prima di ogni traversata si prova il naufragio. Ma quando un popolo intero si prepara a passare al bosco, il suo potere diventa terribile."¹
"Nella nostra epoca, ogni giorno può portare alla ribalta sistemi inauditi di coercizione, di schiavitù e di sterminio - diretti contro alcune categorie sociali o estesi a interi territori. La legalità è invece rappresentata dalla resistenza, in quanto essa rivendica i diritti fondamentali del cittadino, che sono garantiti, nella migliore delle ipotesi, dalla Costituzione, anche se spetta al singolo metterli in atto. Esistono metodi efficaci a questo scopo, e chiunque si trovi sotto tiro dev'essere preparato ed esercitato a farne uso. Anzi, è proprio questa la principale materia di insegnamento della nuova educazione. E' già importantissimo che chiunque sia minacciato si abitui a pensare che la resistenza comunque è possibile: solo in seguito, una infima minoranza che avrà fatta sua questa idea sarà in grado di abbattere il colosso, che è sì poderoso, ma anche estremamente impacciato. In questa immagine, che ritorna di continuo, la storia ha i suoi fondamenti mitici sui quali edifica costruzioni durature."²
Gli innovatori sociali più efficaci della nostra era non stanno aspettando che un nuovo presidente gli migliori la vita, stanno invece seminando, letteralmente, e attraverso l'atto rivoluzionario del giardinaggio, stanno ricostruendo le loro comunità, mentre coltivano la propria indipendenza. Ogni quattro anni in USA milioni di persone si appassionano intorno a come creare un mondo migliore all'interno di un contesto sempre più corrotto e assurdo. E se invece quell'energia venisse investita in qualcosa di meglio, qualcosa che migliori la vita direttamente e immediatamente, sia nella comunità che nel mondo in generale? Il semplice atto di coltivarsi il cibo sfida la matrice del controllo in svariati modi, che è poi la ragione per cui alcune delle persone più consapevoli e determinate stanno prendendo le vanghe e cominciando a coltivare. Farlo è diventato una affermazione politica molto più significativa che sostenere un partito o un candidato. Il Propaganda Gardening, una combinazione di guerrilla gardening e protesta politica, consiste nello sviluppare l'autosufficienza facendo una semplice, ma coraggiosa, affermazione riguardo al mondo che condividiamo, e le scelte di vita che compiamo. Prendete ad esempio Ron Finley, il guerrilla gardener di Los Angeles che ispira il mondo con verità paradossali su come il sistema alimentare industriale ci schiavizzi:
"Vivo in una prigione alimentare. E' stata progettata nei minimi dettagli, come le carceri. Ma sono stanco di essere un detenuto. Così, mi sono detto, fatemi cambiare questo paradigma, fatemi coltivare il mio cibo. Posso farlo per scappare da questa vita predestinata cui sono stato abbonato contro la mia volontà."
Coltivarti il cibo sfida lo status quo in tanti di quei modi! Riduce la dipendenza da un sistema alimentare industriale inquinato; accresce la salute e il benessere facendoti fare esercizio fisico e producendo cibo nutriente; ci libera dalla dipendenza da alcune medicine, mina alla base Monsanto e l'industria agrochimica che sta inquinando il pianeta e provocando un ecocidio globale; evidenzia che ci sono problemi di controllo burocratico/politico su chi vuole coltivare il proprio cibo; aiuta a costruire e guarire la comunità procurando luoghi in cui valga la pena di riunirsi e svolgere attività; ci aiuta a rimediare ai danni che stiamo facendo all'ambiente con lo stile di vita consumistico; ci protegge dall'insicurezza e dalla scarsità di cibo; facilita un più vasto risveglio, dando un esempio da seguire ad altre persone.Quando ci uniamo, consapevolezza e azione creano il tipo di cambiamento che un sistema di controllo rigido non può tollerare [...]. Questa è azione reale, efficace e, se diventa sempre più normale fare orti nel proprio cortile o nell'isolato, assisteremo al ritorno di una società che non creeremo mai se ci limiteremo ad agire secondo i dettami del sistema.
Fonte: http://realfarmacy.com/growing-food-rigged-system/
"Il vero problema è piuttosto che una grande maggioranza non vuole la libertà, anzi ne ha paura. Bisogna essere liberi per volerlo diventare, poiché la libertà è esistenza - soprattutto è un accordo consapevole con l'esistenza, è la voglia - sentita come destino - di realizzarla. Allora l'uomo è libero e questo mondo, proliferante di tirannie e di tiranni, da quel momento in poi deve servire a rendere visibile la libertà in tutto il suo fulgore - come le grandi masse delle rocce primitive che con la loro stessa pressione producono i cristalli. La nuova libertà è quella antica, assoluta, che riappare nella veste del tempo; farla trionfare sempre, eludendo le astuzie dello spirito del tempo: questo è il senso del mondo storico."⁶
P.S. Mi sono permesso di ri-pubblicare questo post, data la sempre più straordinaria attualità dei temi affrontati in relazione alla complicata situazione storica che stiamo vivendo. 'Passare al bosco' diventa sempre più una scelta quasi obbligata, comunque "etica", rispetto all'imminente crollo dell'Impero. Il fallimento del modello capitalistico nella sua nuova veste globalista e 'socialisteggiante' di un Nuovo Ordine Mondiale in grado di azzerare ogni anelito divergente al proprio diktat ormai spudoratamente anti-umano e nemico della vita sul pianeta, spinge ogni Essere ancora senziente ad "abbandonare la nave" e a chiudere battente per cessione totale commercio. Soltanto azioni concrete, ostinate e contrarie, come direbbe il nostro compianto poeta in musica Fabrizio De Andrè, potranno salvare l'umanità dall'estinzione totale della sua natura divina e umana allo stesso tempo.
Dinaweh
"Non c'era peste a Sebastopoli nel 1828, ma c'era una quarantena. Come misura preventiva.
Nel 1829 non c'era ancora la peste, ma la quarantena fu rafforzata. Chiunque volesse lasciare o entrare nella città doveva stare in completo isolamento per 14-19 giorni. La gente smise di viaggiare. C'erano carenze di approvvigionamento.
Il denaro della tesoreria zarista fu stanziato per combattere l'epidemia. Di conseguenza i funzionari compravano cibo a prezzi gonfiati dai loro fornitori in cambio di tangenti e ai cittadini davano il cibo peggiore. Naturalmente tutti coloro che traevano profitto dall'epidemia, specialmente i funzionari e i medici, erano interessati alla continuazione di questa festa. Tutti i casi di qualsiasi malattia furono dichiarati 'peste'. "L'ufficio di quarantena cerca di diagnosticare tutte le malattie ordinarie come peste", scrisse il contrammiraglio Salti, che era in servizio a quel tempo a Sebastopoli.
L'ammiraglio Greig testimoniò: "Durante 5 mesi non si sentì parlare di malattia, né si moriva di morte naturale e chi si ammalava in ospedale o in casa veniva dichiarato morto per peste".
Tutti coloro che si ammalarono furono portati nella caserma di Capo Pavlovsky dove furono tenuti in condizioni tali che morirono rapidamente. La disinfezione al cloro fu usata nelle parti più povere della città..., cioè anche i cittadini furono avvelenati. I "disinfestatori" erano pagati 2,5 rubli al giorno - 75 rubli al mese se lavoravano quotidianamente. I commissari di quarantena ricevevano 5 rubli ciascuno. L'ufficiale medico capo e l'ispettore di quarantena a quel tempo era di 171 rubli all'anno.
Per aumentare il tasso di malattia i medici consigliavano agli abitanti dei bagni di mare in acqua fredda.
Alla fine, nel giugno 1830 gli abitanti dei quartieri più poveri della città non furono più in grado di sopportare la situazione e ci fu la rivolta. La guarnigione si schierò con i ribelli.
Il governatore, i suoi funzionari e i medici furono massacrati dalla folla. La rivolta fu rapidamente soppressa, ma per una sorprendente coincidenza l' "epidemia" a Sebastopoli ebbe una fine immediata".
"Non mi sembra che sia ora il momento per convegni. Non credo si possano organizzare convegni per la resistenza: immaginate che sotto Hitler si organizzasse un convegno per resistere?
No, dobbiamo passare ad altre forme di azione, più concrete, e la concretezza non si oppone alla teoria, poiché 'concreto' etimologicamente, significa 'che cresce insieme' ed è inseparabile dal suo oggetto.
Come si insegna all'università, non esiste un metodo che valga per tutti gli oggetti e noi dobbiamo cercare di aderire strettamente al nostro oggetto. Quindi ci vuole una particolare lucidità per aderire alla nostra situazione e trovare il metodo adatto ad essa. Ecco, io credo che non è detto si possa continuare a comportarsi come s'è fatto finora, cioè a combattere ed agire in nome di principii e concetti come la democrazia, la Costituzione, il diritto, tutte cose che già da tempo avevamo visto come avessero perso il loro senso. E' possibile continuare a praticare battaglie in nome dei diritti, ma lo si può fare tatticamente, strategicamente penso sia inutile, nel senso che, di fronte ad un governo che ignora la legalità mi sembra un po' vano invocare dei diritti.
Che senso avrebbe avuto invocare dei diritti a Hitler o Stalin, cioè cercare di controbattere con i diritti chi ha abbandonato ogni legalità? Noi siamo di fronte ad un governo che ha abbandonato ogni legalità, se non si capisce neppure in quale situazione ci troviamo. Non c'è alcuna legalità. Naturalmente l'avversario che abbiamo di fronte può apparire, ed è, sicuramente irrazionale, forse lui stesso confuso, forse non sa bene dove vuole andare, certamente è di basso profilo. Io credo anche, e questa forse sarebbe l'unica speranza positiva, che questo avversario rappresenti una civiltà, o meglio un'inciviltà, alla sua fine, e questo sembra confermato dai mezzi estremi che ha scelto: come ha potuto un governo scegliere mezzi così infami, estremi, distruttivi, come questo governo? Il fatto però che abbiamo di fronte un avversario spiritualmente morto non è detto che renda le cose più facili. Badate che lottare contro un avversario morto è più difficile che farlo con uno vivo, con il quale si possono controbattere argomenti, temi, ragioni. Con un avversario spiritualmente morto non si possono usare argomenti, né si può cercare di convincerlo, per cui ci aspetta l'invenzione di nuove strategie.
Conclusioni non posso farne, il pensiero non può concludere, perché il pensiero si esaurisce e si toglie da mezzo una volta raggiunto il suo obiettivo. Posso solo augurarvi di continuare a pensare, perché il bene che veramente penserete e desidererete in qualche modo lo otterrete, anzi credo che l'abbiate già ottenuto."
GIORGIO AGAMBEN