sabato 26 marzo 2022

TUTTA UN'ALTRA STORIA

 TUTTA UN'ALTRA STORIA





Traggo dal sito "ideeAzione" un post molto interessante di Lorenzo Maria Pacini sul messaggio del professor Aleksandr Dugin per l'Italia.
 
In fondo al post potrete trovare parte di un video sul significato del Grande Reset e sugli effetti perversi che sottende dal punto di vista esoterico: un progetto fondamentalmente anti-umano e immanentista. 

Infine, potrete trovare il link per una lettura approfondita che ha portato alla situazione attuale tra Russia e blocco occidentale dello storico italiano Franco Cardini, professore ordinario all'Università di Firenze. 



Dinaweh



Il messaggio di Aleksandr Dugin per l'Italia

di Lorenzo Maria Pacini

Marzo 24, 2022



Sta facendo molto parlare di sé in Italia il prof. Aleksandr Dugin in questi ultimi giorni. Colui che viene, con una discreta fantasia, definito "l'ideologo di Putin" o "il Rasputin del Cremlino" ha parlato al nostro Paese, lanciando un messaggio forte e chiaro: c'è bisogno di un grande risveglio, e lo ha potuto dire alle masse tramite i mezzi di comunicazione nazionali.

Le parole che Dugin ha espresso sono una esortazione che si articola su più livelli. Anzitutto ha spiegato ulteriormente che cosa sia la multipolarità e il passaggio in atto verso di essa, in maniera concreta ed ormai già evidente anche ai meno avvezzi alla geopolitica. Una differente configurazione dell'assetto geopolitico internazionale la cui comprensione è imprescindibile per comprendere ciò che stiamo vivendo, il conflitto in atto sul fronte Est e, cronologicamente prima, lo stesso Great Reset lanciato dalle élite globaliste per un nuovo ordine dell'intero mondo. In secondo luogo, ha lanciato un monito al popolo italiano affinché si desti dal torpore culturale e politico in cui versa, in particolare con gli ultimi due anni di politiche emergenziali che hanno consolidato la tecnocrazia dispotica e affossato ancor di più le iniziative di riscossa della buona cultura. Infine, ma non per minore importanza, Dugin ha spiegato al grande pubblico la dimensione metafisica di questa battaglia, la guerra dello Spirito che è in atto, dischiudendo la dimensione escatologica che è sostanza di quella geopolitica ed etnosociologica. Uno scontro fra civiltà, per citare Huttington in quella "fine della Storia" che Fukuyama aveva preannunciato con il trionfo dell'imperialismo a stelle e strisce e che, invece, viene ribaltato da un ordine multipolare in cui confliggono la visione globalista e quella della Tradizione.

Chiaramente non saranno i pochi minuti di una trasmissione televisiva a consentire un'adeguata spiegazione di questi concetti, densi di sostanza e con una lunga genesi concettuale e pragmatica. Chi conosce e segue il filosofo e politologo moscovita sa bene che la sua attività si dispiega in una lunga e fitta serie di pubblicazioni librarie, accademiche e giornalistiche, in Italia tramite la nostra piattaforma Idee&Azione (www.ideeazione.com) che rappresenta il canale italiano del Movimento Internazionale Eurasiatista, con anche la versione italiana di Geopolitica.ru che curiamo, e le case editrici Aga, Aspis e Settimo Sigillo. Per me, che ho personalmente curato la prima tesi al mondo dedicata al suo pensiero filosofico politico e che tengo il primo corso universitario monografico, vederlo arrivare in televisione è stata una grande soddisfazione, non posso negarlo, pur mantenendo la consapevolezza che la battaglia è di ben altra dimensione e svolta da lungo tempo tramite altre forme comunicative.

E' proprio la comprensione metafisica e verticale di quel che sta avvenendo che Dugin ha voluto comunicare al multiforme panorama italiano, ponendosi, da solo ed in maniera libera da condizionamenti e premesse, come "opposizione" alla narrazione uniformata di cui le principali forze politiche italiane si sono trovate infette all'unisono, con eccezione di alcune mosche bianche in Parlamento e dei nuovi movimenti popolari. Senza intendere che cosa sia veramente questa battaglia fra concezioni esistenziali, senza entrare nella dimensione metapolitica dell'operazione speciale militare della Russia e la guerra ibrida mossa dalla NATO & partners, si rischia di perdere il senso profondo di quello che stiamo tutti drammaticamente vivendo.

Come già spiegato nell'articolo "Katechon e Antikeimenos, la battaglia geopolitica dello Spirito": "La Russia in questo momento rappresenta il baluardo contro l'egemonia dell'Occidente pervertito, che ha tradito le sue origini, la sua Fede, che ha soggiogato con la violenza, le guerre palesi ed occulte, la colonizzazione culturale e militare della maggioranza del globo. Assieme agli altri Stati che non si sono piegati ad alcun padrone politico e che hanno custodito la propria identità e tradizione, c'è una luce dall'oriente che nel tracollo della dualità di questo mondo si pone come contro-bilanciamento nella Storia e ci interroga a scegliere da che parte stare".

Dugin stesso lo ha spiegato bene nelle interviste e nei recenti articoli [...], mostrando come l'Occidente sia un'ideologia, nel pieno senso della parola. L'ideologia è un'immagine della realtà , imposta in maniera totalitaria con l'aiuto di tutti i mezzi tecnici e psicologici alle masse, ma la Russia ha scelto di rompere con tale dittatura ideologica, sotto con la quale fino a poco tempo fa andava a braccetto - e la questione "pandemia" ne è una dimostrazione recente - abbandonando l'Occidente come idea per intraprendere una strada diversa, che metafisicamente possiamo identificare come una vera e propria missione escatologica.

Stando ai riscontri fino ad ora ricevuti, il messaggio è giunto forte e chiaro all'Italia intera. C'è qualcuno, oltre le fobie e le propagande, al di là delle bandiere e dei passaporti, che auspica un risveglio ed una rivincita che sia autentica e autodeterminata, senza l'egida di alcun'altra potenza imperante. Un passaggio verso la piena multipolarità politica che è possibile, in questa fase, solo tramite la comprensione e la scelta dello schieramento fra le due civiltà in conflitto. Il grande progetto dell'Europa dei popoli passa attraverso la liberazione dal giogo dell'Atlantico e l'alleanza eurasiatica di cui già siamo noologicamente e culturalmente parte nella costruzione di un mondo nuovo.








link: 





lunedì 14 marzo 2022

UNA NUOVA ERA, IL TEMPO NUOVO, IL CAMBIAMENTO DELLA TERRA


UNA NUOVA ERA, 
IL TEMPO NUOVO, 
IL CAMBIAMENTO DELLA TERRA


disegno di Serenella Peirano

Pubblico molto volentieri il discorso del vice-presidente neo-eletto della Bolivia che mi ha sinceramente commosso, al punto da credere che non fosse veramente un politico a pronunciare quelle parole: più simili a quelle di un capo carismatico, di uno sciamano o di un Maestro dello spirito. 
A sentire quest'uomo parlare, viene persino da credere che i duemila anni concessi all'umanità dal Maestro dei Maestri (Gesù diventato il Cristo), non siano trascorsi invano e che quel seme, purificato e lavato da tutte le indicibili colpe e le sciagure precipitate su quella porzione di continente che è l'America meridionale ad opera dei colonizzatori europei, sia oggi in grado di manifestarsi all'umanità intera come l'innesto più prezioso di una pianta meravigliosa che pone già le sue radici nel futuro, dopo la macina e la marcescenza del corpo di dolore che tuttavia aveva invaso il suo seme, fino a tramortirlo e a degenerarlo.
Che cosa rimane dunque oggi a quei popoli della predicazione cristiana imposta dagli odiati dominatori? Cosa rimane di quel cristianesimo spurio e traditore, simbolo più che della mitezza e dell'amore, della prevaricazione e della crudele imposizione di formule e riti incomprensibili a popolazioni già intimamente connesse con Madre Terra, da incarnare già di per sé il ponte tra terra e cielo, tra materia e spirito?

Altre parole non serviranno, se solo avrete la compassione di leggere la traduzione del testo qui sotto riportato, grazie alla collaborazione di Lucy che lo ha tradotto dal francese e alla preghiera di Isabella, una cara sorella di luce che mi ha suggerito di pubblicare testo e video.
Ecco, imparata la lezione dunque, vi accorgerete a che punto coloro che sono stati sempre considerati dai Conquistatori inferiori per razza e per nascita e per questo meritevoli delle più feroci mutilazioni,  vittime sacrificali di eccidi efferati nel nome della croce cristiana oggi, all'alba del nuovo millennio, siano disposti a darci prova della loro saggezza ancestrale, indomita, mai scomparsa dai loro potenti cuori, oggi più che mai sgorgante come acqua impetuosa e cristallina dalla roccia dei loro corpi impavidi e legnosi, ricolmi come sono del caldo e potente sole degli Antenati; sono ancora qui per annunciare al mondo il sole nascente della sesta umanità, alle porte di questo nuovo Millennio. Il discorso qui riportato è dunque Un accorato appello non solo ai Boliviani, ma a tutti gli uomini di buona volontà, un invito a costruire una nuova era, la "Pachacuti", il cambiamento della Terra, l'arrivo di un tempo nuovo, il ritorno all'equilibrio, il passaggio dall'individualismo e dall'egoismo al trionfo del bene comune, la salvaguardia delle diversità di ciascun popolo, la preservazione della cultura originaria vista come ricchezza e patrimonio comune; infine, il rispetto della Terra Madre da parte di tutti gli uomini del pianeta. 
Buon ascolto e buona lettura!

Dinaweh


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Discorso di David Choquehuanca,
vice presidente della Bolivia

La Paz, 8 novembre 2020


 
Rappresentanti dei Popoli e delle Nazioni amiche che sono state invitate, Rappresentanti dei Popoli indigeni ed originari, Capi di Stato, Rappresentanti degli Organismi internazionali, ambasciatori, Autorità nazionali,

con il permesso dei nostri Dèi, dei nostri Fratelli amati, della nostra Pachamama, la Madre, 
con il permesso dei nostri Avi, degli Spiriti dei nostri Antenati che proteggono la comunità,
con il permesso del nostro Legno sacro, questa pianta dai fiori di colore rosso giallo verde, simbolo della nostra bandiera nazionale,
con il permesso del nostro Arcobaleno, della nostra Foglia di Coca sacra,
con il permesso dei nostri popoli, di tutti coloro che sono presenti e assenti in questo emiciclo.
Oggi permettetemi di prendere qualche minuto per condividere la nostra visione con voi.

La comunicazione, il dialogo. è un obbligo, è un principio del vivere bene. Popoli dalla cultura millenaria, cultura della vita, abbiamo conservato le nostre origini dalla notte dei tempi. Noi, i figli, abbiamo ereditato da una cultura antica la quale comprende che tutto è collegato, senza divisioni né esclusioni.
E' il motivo per cui ci è stato detto di unirci, di essere insieme senza lasciar in disparte nessuno, affinché tutti abbiano e a nessuno manchi nulla.
Il benessere collettivo ed il benessere individuale. Aiutare ci aiuta a crescere e ad essere felici. Rinunciare a qualcosa a vantaggio del benessere del prossimo ci rafforza.
Unirsi e riconoscersi nel Tutto, è la voce del passato, del presente, del futuro e di sempre, questa voce dalla quale non ci siamo mai allontanati.
"L'Ayni", questo principio di reciprocità e solidarietà generale, "la Minga", tradizione del lavoro collettivo a fini sociali, "la Tumpa", l'invocazione degli spiriti sacri, "la Colca", che significa brontolare e altri codici di culture millenarie sono l'essenza delle nostre vite, il nostro "Ayliu". L'Ayliu, comunità formata da più famiglie che lavorano collettivamente in un territorio di proprietà comune.
L'Ayliu non è solamente l'organizzazione societaria degli esseri umani, l'Ayliu è un sistema di organizzazione della vita, di tutti gli esseri viventi, di tutto ciò che esiste, di tutto ciò che scorre in equilibrio con il nostro pianeta, nostra Madre, la Terra. Per secoli i modelli di civiltà sono stati destrutturati e molti sterminati. Il pensiero originario è stato sistematicamente sottomesso a quello dei colonizzatori.
Malgrado tutto questo non sono riusciti a farci sparire, siamo vivi! Veniamo da "Tiahuananco", il luogo considerato culla della civiltà pre-incaica; siamo forti come la pietra, siamo "Galawawa", che significa che siamo trasparenti, non abbiamo nulla da nascondere, siamo coraggiosi, siamo molto resistenti, siamo il fuoco che non si spegne mai. Veniamo da "Samaipata", il luogo dove si erge la roccia sacra misteriosa, siamo il giaguaro, siamo "Katarì", divinità rappresentata da un serpente alato che è l'acqua che fertilizza le terre, siamo i popoli Anyù, Maori, Comanche, Maya, Guaranì, Mapuche, Mojos, Aymara, Quechua, Hokis. Siamo tutti i popoli, facenti parte della cultura della vita, che abbiamo risvegliato il nostro "Larama". Larama è il nome di un saggio, filosofo e scienziato, lo stesso Larama d'altri tempi, un ribelle ricolmo di saggezza.

Oggi la Bolivia e il mondo vivono una transizione che si ripete ogni duemila anni. Il ciclo dei tempi. Passiamo dall'intemporale al temporale, iniziamo una nuova era, un'altra "Pachacuti" che vuol dire "cambiamento della Terra", l'arrivo di un tempo nuovo, ritorno all'equilibrio, alle qualità originarie. Un sole nuovo ed una nuova espressione nel linguaggio della vita dove l'empatia per l'altro ed il bene collettivo, sostituiscono l'individualismo e l'egoismo, con i Boliviani che si considerano tutti uguali e consapevoli. Insieme siamo più forti. E' venuto il tempo di tornare al "Quiwassa", che vuol dire "il Tutto". Rappresenta la fine dell'egocentrismo, la morte dell'antropocentrismo e la fine dell'eurocentrismo.
E' tempo di ridiventare "Issambae", che era una comunicazione codificata e questo codice ha protetto i nostri fratelli e sorelle Guaranì; è tempo di ridiventare "Ambai", che significa "individui liberi", non ci sono maestri, perché nessuno in questo mondo ha da sentirsi maestro o proprietario di qualcuno o di qualcosa.

Dal 2006 abbiamo iniziato a lavorare, esigenti, nello scopo di collegare le nostre radici individuali e collettive per ridiventare noi stessi. Ricentrarci, tornare al nostro "Taipì", che è il nucleo, il centro della Terra, il punto di incontro delle forze positive e negative, il luogo dove gli opposti, l'antagonismo coesistono. E' tempo di tornare alla "Pacha", alla Terra, all'Universo, all'equilibrio che permette di emergere alla saggezza delle civiltà più importanti del nostro mondo.
[...]
Siamo in pieno processo di recupero della nostra identità, le nostre radici culturali, le nostre radici. Abbiamo una filosofia, una storia, abbiamo tutto. Siamo degli esseri umani e abbiamo dei diritti. Una referenza incrollabile della nostra civiltà è la saggezza ereditata dalle conoscenze legate alla terra, garantire l'equilibrio in ogni tempo e spazio.
Sapere come gestire tutte le energie complementari, quelle cosmiche che vengono dal cielo con quelle che emergono dal centro della Terra. Queste due forze telluriche interagiscono creando ciò che chiamiamo la vita, un tutto composto da ciò che è visibile, la Terra e lo spirituale. Concepiamo la vita dal punto di vista delle energie.
Abbiamo la possibilità di modificare la nostra storia. La materia è la vita, tale la convergenza della forza, la complementarietà degli opposti, dualità e  armonia.
I tempi che iniziamo saranno sostenuti dalle energie della comunità, dal consenso, l'orizzontalità, gli equilibri complementari ed il bene comune.
Storicamente si intende la rivoluzione come un atto politico per cambiare la struttura sociale, per trasformare la vita dell'individuo. Nessuna rivoluzione è riuscita a modificare la conservazione del potere per mantenere il controllo sulle persone. Non è stato possibile cambiare la natura del potere. 
Nel frattempo, il potere è riuscito a deformare lo spirito dei politici, è riuscito a corromperli. E' molto difficile modificare l'influenza del potere e delle sue istituzioni. Ma è una sfida che raccoglieremo con la saggezza dei nostri popoli.

La nostra rivoluzione è una rivoluzione delle idee, una rivoluzione degli equilibri, perché siamo convinti che per trasformare la società, il governo, la burocrazia, le leggi e il sistema politico, dobbiamo trasformare noi stessi come individui.
Promuoveremo congiungimenti con le opposizioni per cercare soluzioni tra la sinistra e la destra, la gioventù ribelle e la saggezza degli antichi, tra i limiti della scienza e la natura senza falle, tra le minoranze creative e le maggioranze tradizionali, tra i malati e quelli che non lo sono, tra i governanti e i governati, tra la leadership ed il dono di sé per servire gli altri.
La nostra verità è molto semplice: il condor spicca il volo ad una sola condizione: l'ala destra  deve essere in perfetto equilibrio con l'ala sinistra. Il dovere di formarci per diventare esseri equilibrati è stato brutalmente interrotto secoli fa. [...].
Siamo individui liberi ed equilibrati per costruire delle relazioni armoniose con gli altri ed il nostro entourage. E' urgente mantenere gli equilibri per sé e la comunità. 
Siamo nell'epoca dei fratelli della "Pachacuti". Comprendete la posizione politica?
Non lottammo solo per noi, ma anche per loro, ma soprattutto non contro di loro. Lottammo per ottenere un mandato, non cercammo lo scontro, al contrario, cercammo la pace.
Non apparteniamo alla cultura della guerra, né della dominazione. La nostra lotta riguarda tutti i tentativi di sottomissione e combatte il pensiero unico coloniale, patriarcale: venga da dove venga. 
L'idea dell'incontro fra lo spirito e la materia, fra il cielo e la terra, la Pachamama e la Pachakama ci permette di pensare che una donna ed un uomo nuovo possono guarire l'umanità, guarire il pianeta, la vita sublime che lo compone per rendere la bellezza a colei a cui appartiene, la nostra Terra Madre. Difenderemo i tesori sacri della nostra cultura a fronte di ogni ingerenza, difenderemo i nostri popoli, le nostre risorse naturali, libertà e diritti.
Torneremo al nostro nobile cammino all'unità [...], la via del rispetto per la pioggia, verso le nostre montagne, i nostri fiumi, la nostra madre Terra, il cammino verso il rispetto della sovranità dei nostri popoli.

Fratelli e sorelle, per concludere, i Boliviani dovranno superare la divisione, l'odio, il razzismo, la discriminazione fra compatrioti. Finiamola con la persecuzione della libertà di espressione, finiamola con la giudiziarizzazione della politica, finiamola con l'abuso di potere, questo deve essere utilizzato per aiutare. 
Il potere deve circolare; il potere come l'economia deve essere ridistribuito, deve circolare, scorrere come il sangue scorre nel nostro organismo, non più impunità, ma giustizia, fratelli e sorelle!
Ma la giustizia deve essere veramente indipendente. Mettiamo una fine all'intolleranza, all'umiliazione, alla violazione dei diritti umani e della Terra Madre.
Il tempo nuovo significa essere in ascolto del messaggio dei nostri popoli, il messaggio che emana dal profondo dei loro cuori. Questo significa guarire delle ferite, guardarsi con rispetto, recuperare la patria, sognare insieme, costruire fratellanza, armonia, integrazione, speranza al fine di garantire la pace e la felicità alle generazioni future.
E' unicamente in questo modo che intendiamo il vivere bene e possiamo così governarci.
Evviva la Bolivia! 



 

domenica 13 marzo 2022

Metamorfosi alchemica

 M e t a m o r f o s i
alchemica



"Un uomo può nascere,
ma per poter nascere deve, 
prima di tutto, 
morire
e per poter morire deve,
prima di tutto,
risvegliarsi"

George Ivanovitch Gurdijeff


Possiamo interpretare questo passo in questo modo: un uomo può "nascere"; ossia, come direbbe Gurdijeff, può intraprendere il percorso della propria evoluzione. Per poterlo fare deve, prima di tutto, "morire"; ossia, deve sacrificare ogni cosa per il bene dell'impresa.
Per essere in grado di sacrificare ogni cosa, deve innanzitutto "risvegliarsi", ossia, deve rendersi conto del bisogno di cambiamento dentro se stesso.

"Quando un uomo si sveglia,
 può morire;
quando muore,
può nascere".

Questo è esattamente il messaggio che il processo alchemico descritto nell'antico rituale della piramide, serviva a trasmettere. Per rinascere come un Dio, come un "Osiride", l'Iniziato deve innanzitutto "morire" per diventare ricettivo, per aprire la propria "bocca", la propria mente. Dopodiché, la coscienza, come tutti i prodotti dei processi organici della natura, potrà continuare a svilupparsi fino a realizzarsi del tutto.

Dinaweh








lunedì 28 febbraio 2022

PROMESSE DA MARINAIO

 
PROMESSE DA MARINAIO


Ucraina: 
non basta il fermoimmagine, dobbiamo guardare il film degli eventi

La guerra in Ucraina non può essere vista semplicemente attraverso un fermoimmagine, come ce la presenta il mainstream. Esso mostra solo ciò che avviene in questo momento: l'operazione militare russa in Ucraina.
Ciò permette a Biden di accusare Putin di "attacco ingiustificato e non provocato della Russia all'Ucraina", accusa ripetuta dalla NATO che parla di "orribile attacco completamente ingiustificato e non provocato".

La NATO, che dopo la disgregazione dell'URSS aveva promesso alla Russia di "non allargarsi neppure di un pollice a Est", ha iniziato la sua inarrestabile espansione ad Est, inglobando paesi dell'ex Patto di Varsavia, dell'ex URSS e della ex Jugoslavia (demolita dalla NATO con la guerra)...
Nel 1999 ha inglobato Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria; nel 2004 Estonia, Lettonia, Lituania, Bulgaria e Romania, Slovacchia e Slovenia; nel 2009, 2017 e 2020 Albania, Croazia, Montenegro, Macedonia del Nord.  In vent'anni la NATO si è estesa da 16 a 30 Paesi, estendendosi in Europa con le sue basi e i suoi armamenti nucleari sempre più a ridosso della Russia. Altri tre Paesi - Bosnia Erzegovina (già parte della Jugoslavia), Georgia e Ucraina (già parte dell'URSS) - sono candidati a entrare nella NATO sotto comando USA. 

La situazione si è ulteriormente aggravata nel 2014 con il putsch di Piazza Maidan attuato attraverso forze neonaziste nel quadro della strategia USA-NATO, che ha messo in moto la sequenza di attacchi alle popolazioni russe in Ucraina, cui oggi la Russia risponde con l'attuale operazione militare.

Ci ritroviamo quindi in Europa in una situazione ancora più pericolosa di quella della guerra fredda, che sta provocando una crisi economica ancora più devastante del "lockdown della pandemia". Essa è dovuta al piano di Washington di bloccare le forniture di gas russo all'Europa per sostituirle con il gas naturale liquefatto fornito dagli USA a prezzi molto più alti.


Manlio Dinucci







E in ultimo, per dirla in parole semplici, che tutti possano comprendere: 

ECCO LE VERE MOTIVAZIONI DELL'INTERVENTO RUSSO IN UCRAINA RIASSUNTO DELLE DINAMICHE TRA RUSSIA E L'OCCIDENTE

1) Forze ucraine di matrice neonazista, di origine golpista uccidono quotidianamente la popolazione di origine russa in Donbass dal 2014. Il mondo occidentale, l'ONU e i media tacciono.

2) La Russia chiede garanzie legali. Zero risposte.

3) NATO, USA e UE finanziano impunemente l'Ucraina. L'ONU tace.

4) La Russia chiede all'Ucraina di impegnarsi a rispettare gli accordi di Minsk 1 e 2 e di smettere di attaccare i russi in Donbass. L'Ucraina lo ignora e Francia e Germania restano in silenzio.

5) La Russia chiede che la NATO non si estenda ai suoi confini e che non si unisca all'Ucraina o alla Georgia. L'Europa risponde che hanno tutto il diritto di fare quello che vogliono. Non rispondono alle garanzie legali che la Russia ha concordato con gli Stati Uniti all'inizio degli anni Novanta.

6) Gli Stati Uniti, mentre inviano più di 300 tonnellate di armi lunghe in Ucraina e miliardi di dollari alle forze armate ucraine, minacciano costantemente la Russia di sanzioni.

7) Nel 2020 e nel 2021 è stata approvata all'ONU una risoluzione che condannava il nazismo, il neonazismo e il fascismo in tutte le sue forme. Gli Stati Uniti e l'Ucraina hanno votato contro. Quasi tutta l'Europa si è astenuta. Silenzio da parte dell'ONU.

Conclusioni: hanno chiuso tutte le opzioni diplomatiche alla Russia, ignorato tutte le sue richieste legali e dimenticato i civili di lingua russa del Donbass.
Ora che Putin sta prendendo in mano la situazione con un fatto compiuto, sono scioccati.

La russofobia distorce l'Occidente.



Marcello Pamio 



domenica 27 febbraio 2022

L'UNICA RIVOLUZIONE POSSIBILE, IL "PASSAGGIO AL BOSCO"


L'UNICA RIVOLUZIONE POSSIBILE


IL "PASSAGGIO AL BOSCO"

Dinaweh


Più la gente fa, più la società si sviluppa, più aumentano i problemi.
La crescente devastazione della natura, l'esaurimento delle risorse,
l'ansia dello spirito umano, tutte queste cose  sono state provocate e diffuse
dal tentativo dell'umanità di realizzare qualcosa.
In origine non c'era nessuna ragione per progredire
e non c'era nulla che dovesse essere fatto.
Siamo arrivati al punto in cui non abbiamo altra via
che portare avanti un movimento che non porti avanti niente."

Masanobu Fukuoka



§ Saltare il fossato

In tempi come questi, ogni tentativo di dar vita ad un movimento politico, ad un partito, ad una mobilitazione generale, seppur promosso dalle menti più vivaci della società, sembra ai nostri occhi ripercorrere strade già battute o, come un mare procelloso, infrangere i suoi marosi ineluttabilmente contro gli scogli delle diverse ragioni, dei differenti punti di vista a seconda delle radici ideologiche e culturali di provenienza e, infine, esaurirsi in dibattiti e riunioni infinite per la stesura di manifesti programmatici, ove tutte le voci possano essere inglobate per non escluderne nessuna, o forse qualcuna...

Ma siamo proprio sicuri che non si possa fare nulla di più efficace? Come si può evitare di attendere che venga definita la linea programmatica dell'ennesimo movimento antagonista? Come non sospendere energie così preziose in tempi cupi come questi, i quali esigono piuttosto in ogni soggetto senziente che non sia colto da paralisi e da ignavia esiziale, la velocità di scelte coraggiose, coerenti, capillari, e individuali soprattutto? Come non accorgersi che è soltanto dalle scelte individuali di ciascuno che si forma piano, piano la massa critica, conseguenza delle sempre più numerose coscienze deste, individue appunto, che si muovono ciascuna per proprio conto ma in sincronicità di intenti, consapevoli di marcare insieme un territorio, che prima ancora di essere fisico (geografico e politico) è un territorio mentale, dei corpi e dello Spirito?

A tal proposito, mi torna alla mente Ernst Junger, un intellettuale tedesco del Novecento che durante la prima guerra mondiale aveva combattuto in trincea regalandoci pagine straordinarie di quei giorni terribili, in un testo agghiacciante per la sua crudezza, Tempeste d'acciaio; più di trent'anni dopo, nel 1951 sullo sfondo di un mondo profondamente cambiato in una società come quella del secondo dopoguerra, mentre si andava delineando quella integrazione planetaria nel nome della tecnica che oggi è sotto gli occhi di tutti, Ernst Junger elaborò un testo che appare oggi ai nostri occhi di estrema attualità e che in lingua originale fu titolato "Passaggio al bosco", mentre in Italia è conosciuto come "Trattato del Ribelle". Il Ribelle Jungeriano è colui che evade e si esime dallo svolgere il programma preordinato dall'élite, una società che lo vorrebbe omologato a se stessa. Cosa può fare dunque costui, sentendosi braccato da un sistema onnipervasivo, che esercita sul singolo e sulla società intera un controllo capillare, se non fuggire definitivamente quella pressione?
Sentendo nel profondo di non appartenere a quell'ordine precostituito, egli dunque sceglie di "passare al bosco", dissociandosi per sempre dal cliché convergente, fondato sulla schiavitù degli individui tenuti separati dalla paura.

Ecco un passo significativo tratto dal testo:
"Nel passaggio al bosco si cela un nuovo principio di difesa. Ci si può esercitare ad esso anche se manca un esercito. In tutti i paesi, ma principalmente nei piccoli Stati, si dovrà riconoscere che questa difesa deve essere preparata. Le grandi armi possono essere costruite soltanto dalle superpotenze: prendere la via del bosco è alla portata della più esigua minoranza, anche del singolo individuo. E' la risposta che può venire dalla libertà. E l'ultima parola è della libertà.
Il passaggio al bosco ha un rapporto con la libertà che è più stretto di quello di tutti i possibili armamenti: in esso vive l'originaria volontà di resistenza. Perciò ne saranno capaci solo i volontari che si difenderebbero in ogni caso, anche senza essere stati addestrati, armati o richiamati dallo Stato. Essi danno prova così della loro libertà sul piano esistenziale. Lo Stato che non mantiene viva una simile coscienza decade al rango di  scherano, di satellite.
La libertà è il grande tema di oggi, è la forza capace di dominare la paura. La libertà dovrebbe essere la materia più importante da insegnare agli uomini liberi, al pari dei modi e delle forme di rappresentarla efficacemente e di manifestarla nella resistenza. Non intendiamo addentrarci in troppi particolari. Per diminuire la paura basta che l'uomo sappia in anticipo quale parte gli spetta in caso di catastrofe. E' necessario esercitarsi in vista della catastrofe, così come prima di ogni traversata si prova il naufragio. Ma quando un popolo intero si prepara a passare al bosco, il suo potere diventa terribile."¹
Un modo saggio per far fronte all'imminente catastrofe sembra proprio essere quello di arrivarci preparati. Di fronte alle sfide che ci aspettano, questa sembra essere l'unica e l'ultima soluzione possibile, non tanto per costruirsi una via di fuga, ma per esercitare nel modo più efficace possibile il diritto alla legalità, nella difesa delle libertà individuali e collettive. Mettere in atto una resistenza attiva, che ci renda responsabili di ogni nostro atto in prima persona e idonei alla difesa, capaci di sopravvivere autonomamente di fronte ad ogni tentativo di coercizione e di limitazione delle libertà individuali:
"Nella nostra epoca, ogni giorno può portare alla ribalta sistemi inauditi di coercizione, di schiavitù e di sterminio - diretti contro alcune categorie sociali o estesi a interi territori. La legalità è invece rappresentata dalla resistenza, in quanto essa rivendica i diritti fondamentali del cittadino, che sono garantiti, nella migliore delle ipotesi, dalla Costituzione, anche se spetta al singolo metterli in atto. Esistono metodi efficaci a questo scopo, e chiunque si trovi sotto tiro dev'essere preparato ed esercitato a farne uso. Anzi, è proprio questa la principale materia di insegnamento della nuova educazione. E' già importantissimo che chiunque sia minacciato si abitui a pensare che la resistenza comunque è possibile: solo in seguito, una infima minoranza che avrà fatta sua questa idea sarà in grado di abbattere il colosso, che è sì poderoso, ma anche estremamente impacciato. In questa immagine, che ritorna di continuo, la storia ha i suoi fondamenti mitici sui quali edifica costruzioni durature."²
Operando una trasduzione da ieri all'oggi, in riferimento a quanto affermato qui sopra nel testo di Junger, "tra i metodi più efficaci a questo scopo", il più efficace di tutti (a questo punto della storia della civiltà umana) e  "il più rivoluzionario di tutti" nel passaggio al bosco, è senz'altro quello di coltivarsi il proprio cibo.


Negli Stati Uniti esiste persino un movimento di coltivatori urbani denominato Propaganda Gardening, una sorta di guerilla gardening che si propone di risvegliare la coscienza politica attraverso il ritorno alla coltivazione su piccola scala. Coltivarsi il proprio cibo diventa un atto politico, oltre a salvaguardare la propria salute. La permacultura è stata anche definita come "la Rivoluzione travestita da giardinaggio". Il punto infatti non è votare per l'uno o per l'altro, in società ipocritamente e falsamente 'democratiche', ma riportare il controllo della propria vita nelle proprie mani, di chi coltiva per se stesso e per la sua comunità. 

A questo proposito riporto volentieri un testo di Alex Pietrowski, artista e scrittore, che si occupa di come preservare la salute e la libertà di assicurarsi un sano stile di vita.

❀✿❀✿❀


PERCHÉ COLTIVARTI IL CIBO È L'ATTO DI MAGGIORE IMPATTO 
CHE TU POSSA COMPIERE 
IN UN SISTEMA POLITICO CORROTTO

Alex Pietrowski


Gli innovatori sociali più efficaci della nostra era non stanno aspettando che un nuovo presidente gli migliori la vita, stanno invece seminando, letteralmente, e attraverso l'atto rivoluzionario del giardinaggio, stanno ricostruendo le loro comunità, mentre coltivano la propria indipendenza. Ogni quattro anni in USA milioni di persone si appassionano intorno a come creare un mondo migliore all'interno di un contesto sempre più corrotto e assurdo. E se invece quell'energia venisse investita in qualcosa di meglio, qualcosa che migliori la vita direttamente e immediatamente, sia nella comunità che nel mondo in generale? Il semplice atto di coltivarsi il cibo sfida la matrice del controllo in svariati modi, che è poi la ragione per cui alcune delle persone più consapevoli e determinate stanno prendendo le vanghe e cominciando a coltivare. Farlo è diventato una affermazione politica molto più significativa che sostenere un partito o un candidato. Il Propaganda Gardening, una combinazione di guerrilla gardening e protesta politica, consiste nello sviluppare l'autosufficienza facendo una semplice, ma coraggiosa, affermazione riguardo al mondo che condividiamo, e le scelte di vita che compiamo. Prendete ad esempio Ron Finley, il guerrilla gardener di Los Angeles che ispira il mondo con verità paradossali su come il sistema alimentare industriale ci schiavizzi: 
"Vivo in una prigione alimentare. E' stata progettata nei minimi dettagli, come le carceri. Ma sono stanco di essere un detenuto. Così, mi sono detto, fatemi cambiare questo paradigma, fatemi coltivare il mio cibo. Posso farlo per scappare da questa vita predestinata cui sono stato abbonato contro la mia volontà." 
Coltivarti il cibo sfida lo status quo in tanti di quei modi! Riduce la dipendenza da un sistema alimentare industriale inquinato; accresce la salute e il benessere facendoti fare esercizio fisico e producendo cibo nutriente; ci libera dalla dipendenza da alcune medicine, mina alla base Monsanto e l'industria agrochimica che sta inquinando il pianeta e provocando un ecocidio globale; evidenzia che ci sono problemi di controllo burocratico/politico su chi vuole coltivare il proprio cibo; aiuta a costruire e guarire la comunità procurando luoghi in cui valga la pena di riunirsi e svolgere attività; ci aiuta a rimediare ai danni che stiamo facendo all'ambiente con lo stile di vita consumistico; ci protegge dall'insicurezza e dalla scarsità di cibo; facilita un più vasto risveglio, dando un esempio da seguire ad altre persone.Quando ci uniamo, consapevolezza e azione creano il tipo di cambiamento che un sistema di controllo rigido non può tollerare [...]. Questa è azione reale, efficace e, se diventa sempre più normale fare orti nel proprio cortile o nell'isolato, assisteremo al ritorno di una società che non creeremo mai se ci limiteremo ad agire secondo i dettami del sistema. 
Fonte: http://realfarmacy.com/growing-food-rigged-system/

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§ Dalla passività tecnologica alla manualità creativa

Naturalmente, per essere ancor meno in balìa di eventi che si preannunciano sempre più nefasti per la salute fisica e psichica delle persone, occorrerebbe far tesoro alla lettera delle parole di Ernst Junger, prediligendo la natura come luogo elettivo di vita, di relazioni, di cura e di guarigione; allontanarsi dalle metropoli e dai centri urbani, grandi o piccoli che siano, potrà diventare a breve una priorità assoluta; ecco che essere preparati significherà ristabilire già da ora una connessione con le proprie capacità di sopravvivenza, imparare l'arte del saper fare, tornando a sviluppare tutte quelle abilità che ci permetteranno di non affidare più la nostra vita nelle mani degli specialisti (quelli della salute, dell'energia, dell'ingegneria, dell'architettura, dell'alimentazione, dell'istruzione, dei trasporti, ecc.), ma rendendoci totalmente autosufficienti e responsabili di ogni nostra parola, azione, comportamento e persino di ogni nostro pensiero. La sfida ultima di questa modernità³ è quella di trasformare la precarietà della quale il sistema ultraliberista in cui viviamo è pregno⁴, in opportunità di autonomia e di sviluppo della creatività, oggi quasi totalmente inibite a causa di quel fenomeno che potremmo definire di "protesizzazione tecnologica", penultimo step del processo di mutazione genetica dall'homo sapiens al trans-umano o, peggio ancora, al post-umano, come qualcuno si è già spinto a definire⁵.
Voglio concludere questa nostra riflessione con la citazione di un ultimo passo dal saggio di E: Junger, Passaggio al bosco (Trattato del Ribelle nella traduzione italiana) che vuole rendere omaggio e onore a tutti coloro che si spingono oltre la recinzione del prato e saltano la rete; a coloro che da veri servitori della libertà non si limitano alla inutile protesta, ma che osano l'impossibile sfidando la tirannia ogniqualvolta e in qualsiasi forma gli si presenti davanti, con un cambiamento di paradigma nella vita reale di tutti i giorni.
"Il vero problema è piuttosto che una grande maggioranza non vuole la libertà, anzi ne ha paura. Bisogna essere liberi per volerlo diventare, poiché la libertà è esistenza - soprattutto è un accordo consapevole con l'esistenza, è la voglia - sentita come destino - di realizzarla. Allora l'uomo è libero e questo mondo, proliferante di tirannie e di tiranni, da quel momento in poi deve servire a rendere visibile la libertà in tutto il suo fulgore - come le grandi masse delle rocce primitive che con la loro stessa pressione producono i cristalli. La nuova libertà è quella antica, assoluta, che riappare nella veste del tempo; farla trionfare sempre, eludendo le astuzie dello spirito del tempo: questo è il senso del mondo storico."⁶

Note:

¹ Ernst Junger, Trattato del Ribelle, Adelphi edizioni, Milano, 1990, pp. 108-109.
² Ibidem, pp. 118-119.
³ Il concetto di "modernità" vuole essere qui inteso in relazione ad un prima e ad un dopo, che rende la coniugazione della modernità mai assoluta, perché sempre relativa al trascorrere del tempo e della storia che la travolge di continuo.
⁴ Basti pensare alla fragilità del sistema informatico e digitale globale da cui pressoché tutta l'umanità dipende e alla conseguente facilità che si verifichi un crash totale a causa di eventi naturali estremi come tsunami, terremoti, uragani, incendi o inondazioni sempre più frequenti, oppure provocato da attacchi di hackeraggio informatico.
⁵ https://youtu.be/LmhYAI8R88Ehttps://youtu.be/0nBygBTAZiE.
Op. cit., p. 120.





F I N E 


P.S. Mi sono permesso di ri-pubblicare questo post, data la sempre più straordinaria  attualità dei temi affrontati in relazione alla complicata situazione storica che stiamo vivendo. 'Passare al bosco' diventa sempre più una scelta quasi obbligata, comunque "etica", rispetto all'imminente crollo dell'Impero. Il fallimento del modello capitalistico nella sua nuova veste globalista e 'socialisteggiante' di un Nuovo Ordine Mondiale in grado di azzerare ogni anelito divergente al proprio diktat ormai spudoratamente anti-umano e nemico della vita sul pianeta, spinge ogni Essere ancora senziente ad "abbandonare la nave" e a chiudere battente per cessione totale commercio. Soltanto azioni concrete, ostinate e contrarie, come direbbe il nostro compianto poeta in musica Fabrizio De Andrè, potranno salvare l'umanità dall'estinzione totale della sua natura divina e umana allo stesso tempo.

Dinaweh

 

lunedì 27 dicembre 2021

NIHIL NOVI SUB SOLI

 






Traggo questo testo da "La passione di Sebastopoli", che ultimamente sta girando in rete, di S.N. Sergeyev-Tsensky. Il brano qui sotto riportato è tratto dalla parte terza del capitolo sette. 

Curiose ed appropriate le similitudini con la narrazione odierna degli avvenimenti funesti che permeano ormai la vita di miliardi di persone, loro malgrado. 
Fino a quando l'emancipazione dall'autorità non sarà conquistata, l'umanità è destinata a ripetere scene già viste, drammi già consumati, nefandezze fino alla nausea.
Niente di nuovo sotto il sole dunque, recitava un altro libro, ben più illustre di questo! 

Nessuno, nulla, niente verrà a salvarci, poiché Legge dell'Evoluzione prevede che ogni passo in avanti sia il frutto di comprensioni suffragate dalla fatica e dal dolore; soltanto allora può esserci evoluzione; questo nostro dire non tragga in inganno il lettore tuttavia; non è detto, né obbligatorio che sempre siano i drammi, le sconfitte, le perdite e i lutti a far progredire l'umanità! Tuttavia, non imparando le lezioni altro che "sbattendoci la faccia" quasi sempre, la storia dell'uomo insegna che il lento progredire della specie è un susseguirsi di lutti, di prevaricazioni del forte sul debole e, certamente, di COMPLOTTI! Sarebbe come negare l'acqua in mare ostinarsi a non riconoscere questa triste verità.  
Anche oggi come nel passato l'uomo è disposto a tutto, fuorché ad accettare la Verità, preferendo lasciarsi abbindolare e convincere dai suoi stessi aguzzini, fino a perdere la vita, in nome della paura della morte! 
"Nihil Novi sub Soli", dunque.

Ognuno è responsabile della sua parte, nonostante il ritornello sembri ripetersi all'infinito. Soltanto smarcandoci dall'obbedienza supina che diventa complicità genocida e uscendo dalla nostra zona di comfort, riconquisteremo la dignità di figli del Cosmo, garantendoci il salto evolutivo che questa volta farà il pianeta Terra, con o senza di noi.   
Buona lettura, dunque.

Dinaweh



"Non c'era peste a Sebastopoli nel 1828, ma c'era una quarantena. Come misura preventiva. 
Nel 1829 non c'era ancora la peste, ma la quarantena fu rafforzata. Chiunque volesse lasciare o entrare nella città doveva stare in completo isolamento per 14-19 giorni. La gente smise di viaggiare. C'erano carenze di approvvigionamento.  
Il denaro della tesoreria zarista fu stanziato per combattere l'epidemia. Di conseguenza i funzionari compravano cibo a prezzi gonfiati dai loro fornitori in cambio di tangenti e ai cittadini davano il cibo peggiore. Naturalmente tutti coloro che traevano profitto dall'epidemia, specialmente i funzionari e i medici, erano interessati alla continuazione di questa festa. Tutti i casi di qualsiasi malattia furono dichiarati 'peste'. "L'ufficio di quarantena cerca di diagnosticare tutte le malattie ordinarie come peste", scrisse il contrammiraglio Salti, che era in servizio a quel tempo a Sebastopoli. 
L'ammiraglio Greig testimoniò: "Durante 5 mesi non si sentì parlare di malattia, né si moriva di morte naturale e chi si ammalava in ospedale o in casa veniva dichiarato morto per peste". 
Tutti coloro che si ammalarono furono portati nella caserma di Capo Pavlovsky dove furono tenuti in condizioni tali che morirono rapidamente. La disinfezione al cloro fu usata nelle parti più povere della città..., cioè anche i cittadini furono avvelenati. I "disinfestatori" erano pagati 2,5 rubli al giorno - 75 rubli al mese se lavoravano quotidianamente. I commissari di quarantena ricevevano 5 rubli ciascuno. L'ufficiale medico capo e l'ispettore di quarantena a quel tempo era di 171 rubli all'anno. 
Per aumentare il tasso di malattia i medici consigliavano agli abitanti dei bagni di mare in acqua fredda. 
Alla fine, nel giugno 1830 gli abitanti dei quartieri più poveri della città non furono più in grado di sopportare la situazione e ci fu la rivolta. La guarnigione si schierò con i ribelli. 
Il governatore, i suoi funzionari e i medici furono massacrati dalla folla. La rivolta fu rapidamente soppressa, ma per una sorprendente coincidenza l' "epidemia" a Sebastopoli ebbe una fine immediata".


 

  


venerdì 10 dicembre 2021

SE NON ORA..., QUANDO?









 

Riporto le più che condivisibili riflessioni del filosofo Giorgio Agamben, che richiamano all'azione concreta, più che a tante parole e teorizzazioni di un mondo che non c'è... E' finita l'epoca dei convegni e del pensiero, a meno che il pensiero non sia accompagnato poi dall'azione concreta che spegne il pensiero e lo porta a conclusione, nel calarlo dal mondo delle idee a quello della trasformazione. Il filosofo ci ricorda, a questo proposito, come "concreto" etimologicamente significhi "che cresce insieme" e per questo sia inseparabile dal suo oggetto.
Laddove un sistema politico abbia cancellato a priori ogni parvenza di democrazia, abbia calpestato il diritto e la Costituzione, come la legge fondamentale in cui un popolo si riconosce, a cosa serve ricordare a quello stesso regime quanto lontano si sia posto da tutto ciò che è la base e il fondamento di ogni dialettica e confronto?

Sarebbe come se durante il regime di Hitler o di Stalin si fosse cercato di invocare quegli stessi diritti che quei regimi avevano calpestato a priori per potersi ad essi sostituire con la forza dell'imposizione violenta e intimidatoria!
Ma, ascoltiamo le sue ispirate parole, che condivido con voi e che possono davvero diventare per tutti una pietra miliare per una  resistenza attiva e pragmatica; la sola che possa davvero intralciare l'abominio di un piano genocida come quello messo in atto a livello globale dalle élites, ai danni dell'umanità per così come l'abbiamo conosciuta finora. 

Occorre dunque passare ad azioni concrete, erodendo concretamente ogni margine di credibilità e falsa autorevolezza alla narrazione globalista su tutti i fronti: dalla questione dell'emergenza climatica all'emergenza sanitaria ed energetica. Significa dunque non farsi intrappolare nella roulette russa della paura ma, soprattutto, esimersi dal lavoro ed autosospendersi da ogni attività sulla quale questo impianto teorico di sistematica follia si avvale, sapendo bene di tenere sotto sequestro la mandria di umanoidi in gabbia e dentro il recinto, creando viceversa una comunità parallela di Esseri umani empatici, solidali e sinergici. 
Solo se staremo uniti strategicamente e tatticamente, potremo spezzare le reni e le gambe a questo mostro dai piedi di argilla.


Dinaweh



"Non mi sembra che sia ora il momento per convegni. Non credo si possano organizzare convegni per la resistenza: immaginate che sotto Hitler si organizzasse un convegno per resistere? 
No, dobbiamo passare ad altre forme di azione, più concrete, e la concretezza non si oppone alla teoria, poiché 'concreto' etimologicamente, significa 'che cresce insieme' ed è inseparabile dal suo oggetto. 
Come si insegna all'università, non esiste un metodo che valga per tutti gli oggetti e noi dobbiamo cercare di aderire strettamente al nostro oggetto. Quindi ci vuole una particolare lucidità per aderire alla nostra situazione e trovare il metodo adatto ad essa. Ecco, io credo che non è detto si possa continuare a comportarsi come s'è fatto finora, cioè a combattere ed agire in nome di principii e concetti come la democrazia, la Costituzione, il diritto, tutte cose che già da tempo avevamo visto come avessero perso il loro senso. E' possibile continuare a praticare battaglie in nome dei diritti, ma lo si può fare tatticamente, strategicamente penso sia inutile, nel senso che, di fronte ad un governo che ignora la legalità mi sembra un po' vano invocare dei diritti. 
Che senso avrebbe avuto invocare dei diritti a Hitler o Stalin, cioè cercare di controbattere con i diritti chi ha abbandonato ogni legalità? Noi siamo di fronte ad un governo che ha abbandonato ogni legalità, se non si capisce neppure in quale situazione ci troviamo. Non c'è alcuna legalità. Naturalmente l'avversario che abbiamo di fronte può apparire, ed è, sicuramente irrazionale, forse lui stesso confuso, forse non sa bene dove vuole andare, certamente è di basso profilo. Io credo anche, e questa forse sarebbe l'unica speranza positiva, che questo avversario rappresenti una civiltà, o meglio un'inciviltà, alla sua fine, e questo sembra confermato dai mezzi estremi che ha scelto: come ha potuto un governo scegliere mezzi così infami, estremi, distruttivi, come questo governo? Il fatto però che abbiamo di fronte un avversario spiritualmente morto non è detto che renda le cose più facili. Badate che lottare contro un avversario morto è più difficile che farlo con uno vivo, con il quale si possono controbattere argomenti, temi, ragioni. Con un avversario spiritualmente morto non si possono usare argomenti, né si può cercare di convincerlo, per cui ci aspetta l'invenzione di nuove strategie. 
Conclusioni non posso farne, il pensiero non può concludere, perché il pensiero si esaurisce e si toglie da mezzo una volta raggiunto il suo obiettivo. Posso solo augurarvi di continuare a pensare, perché il bene che veramente penserete e desidererete in qualche modo lo otterrete, anzi credo che l'abbiate già ottenuto."

 

 

GIORGIO AGAMBEN