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giovedì 6 agosto 2020

PERMACULTORI IN ERBA - LA COMUNITÀ PERMACULTURALE - Bill Mollison


PERMACULTORI IN ERBA


LA COMUNITÀ PERMACULTURALE

Bill Mollison

Nell'ultimo decennio si è sviluppata la comunità del villaggio globale. Si tratta della più straordinaria rivoluzione del pensiero, dei valori e della tecnologia che si sia mai sviluppata. Questo libro non ha l'intenzione di far "correre più velocemente l'aratro", quanto piuttosto di fornire la filosofia di un nuovo e diverso approccio al territorio e al vivere, che renderà obsoleto l'aratro stesso.
 
Per quanto mi riguarda non vedo altra soluzione (politico-economica) ai problemi dell'umanità se non la formazione di piccole comunità responsabili, impegnate nell'applicazione della permacultura e di tecnologie appropriate. Credo che i giorni del potere centralizzato siano contati e che una nuova tribalizzazione della società sia un processo inevitabile, anche se in qualche modo doloroso.
Nonostante la scarsa volontà di agire di alcuni, noi dobbiamo trovare i modi per farlo per la nostra stessa sopravvivenza. Non tutti dobbiamo o abbiamo bisogno di essere contadini e coltivatori. 
Infatti, ognuno ha capacità e forze da offrire e può formare partiti ecologisti o gruppi di azione locali per cambiare le politiche dei nostri governi locali e statali, per richiedere l'uso delle terre pubbliche a beneficio della gente senza terra e unirsi a livello internazionale per spostare le risorse dallo spreco e dalla distruzione verso la conservazione e la costruzione.

Credo che dobbiamo cambiare la nostra filosofia prima di poter cambiare il resto: cambiare lo spirito di competizione che ora pervade anche il nostro sistema educativo, in quella della cooperazione in libere associazioni; mettere al posto della nostra insicurezza materiale una umanità sicura, al posto dell'individuo la tribù, al posto del petrolio le calorie e al posto del denaro i prodotti.
Ma il cambiamento più grande che dobbiamo fare è dal consumo alla produzione di cibo, anche se su piccola scala, nei nostri orti. Se anche solo il 10% di noi lo facesse, ce ne sarebbe a sufficienza per tutti. Da qui deriva la futilità dei rivoluzionari che non hanno un orto, che dipendono dal sistema stesso che attaccano e che producono parole e pallottole e non cibo e protezione.
Talvolta sembra che sulla Terra tutti noi siamo irretiti, coscientemente o incoscientemente, in una cospirazione che ci mantiene impotenti.
E tuttavia tutte le cose di cui le persone hanno bisogno sono pur sempre prodotte da altre persone: solo insieme, possiamo sopravvivere. Noi stessi possiamo porre rimedio alla fame, all'ingiustizia e a tutta la stupidità del mondo.Possiamo farlo comprendendo il modo in cui funzionano i sistemi naturali, attraverso l'attenzione alla forestazione e alla coltivazione in generale e attraverso la contemplazione e la cura della terra.

Le persone che forzano la natura in realtà forzano se stesse. Quando coltiviamo esclusivamente frumento, diventiamo pasta. Se cerchiamo solo quattrini, diventiamo denaro; se restiamo ancorati agli sport di squadra dell'adolescenza, diventiamo palloni gonfiati. Attenzione ai monoculturalisti nella religione, nella salute, nell'agricoltura o nell'industria. La noia li conduce alla pazzia; possono dare inizio a una guerra o impadronirsi del potere proprio perché sono persone incapaci e inermi.
Per diventare persone complete dobbiamo percorrere molti sentieri; per possedere davvero qualcosa è necessario prima di tutto dare. Non si tratta di un controsenso: solo chi condivide le proprie multiple e diverse capacità, la propria vera amicizia, il senso di comunità e la conoscenza della terra, sa di essere al sicuro ovunque vada.
Ci sono molte battaglie e avventure da affrontare: la lotta contro il freddo, la fame, la povertà, l'ignoranza, la sovrappopolazione e l'avidità; avventure nell'amicizia, nell'umanità, nell'ecologia applicata e nella progettazione avanzata. Tutto ciò potrebbe creare un'esistenza molto migliore di quella attuale, che potrebbe significare anche la sopravvivenza dei nostri figli.
Per noi non c'è un altro sentiero che quello della produttività cooperativa e della responsabilità comunitaria.

Imboccate quel sentiero e la vostra vita cambierà in un modo che ancora non potete immaginare.





Bill Mollison e Reny Mia Slay, Introduzione alla Permacultura, Terra Nuova edizioni, Firenze, 2014, pp. 189-190.
 
 

mercoledì 5 agosto 2020

RESILIENZA E RESPONSABILITA'. ISTRUZIONI PER L'USO


R E S I L I E N Z A 
E
R E S P O N S A B I L I T A ' 


ISTRUZIONI PER L'USO


"Le persone che forzano la natura in realtà forzano 
se stesse.
Quando coltiviamo esclusivamente frumento, diventiamo pasta. 
Se cerchiamo solo quattrini, diventiamo denaro; 
se restiamo ancorati agli sport di squadra dell'adolescenza, diventiamo palloni gonfiati.

Attenzione ai monoculturalisti nella religione, 
nella salute, nell'agricoltura o nell'industria. 
La noia li conduce alla pazzia;
possono dare inizio a una guerra o impadronirsi del potere proprio perché sono persone incapaci e inermi.

Per diventare persone complete dobbiamo percorrere molti sentieri; 
per possedere davvero qualcosa 
è necessario prima di tutto dare.
Non si tratta di un controsenso: 
solo chi condivide le proprie multiple e diverse capacità,
la propria vera amicizia, il senso di comunità
e la conoscenza della terra,
sa di essere al sicuro ovunque vada.

Ci sono molte battaglie e avventure da affrontare: 
la lotta contro il freddo, la fame, la povertà, l'ignoranza, la sovrappopolazione e l'avidità;
avventure nell'amicizia, nell'umanità, 
nell'ecologia applicata 
e nella progettazione avanzata.
Tutto ciò potrebbe creare un'esistenza molto migliore
di quella attuale,
che potrebbe significare anche 
la sopravvivenza dei nostri figli.

Per noi non c'è altro sentiero che quello 
della produttività cooperativa
e della responsabilità comunitaria.

Imboccate quel sentiero e la vostra vita cambierà
in un modo che ancora non potete immaginare."



Bill Mollison
(Visionario e creatore della Permacultura) 
 

martedì 28 luglio 2020

RITORNO ALL'UNITA'

RITORNO ALL'UNITA'



E' parte dell'esperienza umana, anche se non la si percepisce come tale, l'interconnessione tra tutti gli elementi, non solo di natura, ma soprattutto quella che raggiunge ognuno di noi, volenti o nolenti, in tutti gli aspetti della vita quotidiana: la si riconosce nelle relazioni sociali, nei rapporti economici tra gli individui e le nazioni, nella propagazione e nella diffusione delle informazioni fruibili ormai a livello planetario in tempo reale attraverso internet, nella coabitazione delle diverse specie di esseri viventi sul pianeta, ognuna necessaria all'altra per la sopravvivenza di tutti gli individui all'interno dei gruppi di specie e sottospecie animale e vegetale.
Eppure, nello sguardo dell'uomo divenuto nel corso della sua evoluzione "sapiens-sapiens", sussiste ancora la separazione; anzi, si potrebbe dire con certezza che proprio lo sviluppo del suo sguardo sul mondo ha favorito sempre più l'attenzione al particolare, alla separazione dei saperi, alla divisione e all'ulteriore suddivisione delle conoscenze, fino a parcellizzare talmente la visione dell'intero, da perderne infine il senso, al punto da non riuscire più a descrivere il cerchio perfetto che unisce tutte le cose, s-oggettivandolo non più come linea curva insistente attorno al proprio centro, ma come serie infinita di puntini separati, rotanti intorno ad un ipotetico fuoco immaginario e al suo inconsistente nulla!
Giusta o sbagliata che sia simile eccentrica prospettiva, così è e così doveva essere! Potremmo anzi esonerarci dal giudicare positivamente o negativamente tale processo, proprio in quanto parte della stessa chiarificazione evolutiva che porta ogni elemento senziente all'interno del sistema, all'osservazione dei fenomeni che lo riguardano e dentro i quali esso stesso fluttua e nuota, proprio come il pesce nell'acquario!
Ma poiché ogni elemento che sia parte del Tutto soggiace alle stesse leggi che lo governano, accade che, essendo l'Amore Universale la pompa vitale di tutta la Creazione esso, nel piccolo come nel grande, funzioni alla stessa stregua di quello, cioè come una pompa: espansione e contrazione divengono il moto e il canale attraverso cui il soffio vitale percorre e irrora ogni più remoto anfratto della sua stessa Opera! In tal moto e secondo tali stessi meccanismi si muove l'esperienza umana, nonostante ne possa essere del tutto inconsapevole; ciò accade quindi anche per ciò che afferisce all'ambito mentale e intellettivo, luogo deputato alle facoltà proprie della conoscenza razionale, così come all'ambito del discernimento spirituale, sede della mente Superiore. Mentre il primo per sua stessa natura scinde, separa e disseziona il tutto in singoli elementi, allo stesso modo il secondo unisce, contempla e si esime da ogni tipo di giudizio, riportando tutto ciò che il primo moto separava all'unitarietà, riconoscendo tuttavia nell'unità la varietà e la complementarietà che la abitano e le danno forza e vigore sostanziale.
Espansione e contrazione dunque, come il respiro dell'Universo, fanno parte anche dell'esperienza umana la quale, a spirali successive e via via sempre più elevate, acquisisce sempre maggior consapevolezza e gradi di comprensione secondo le leggi che governano l'Ordegno Universale. 
La sintesi che l'umanità oggi è chiamata a compiere corrisponde al movimento centripeto o di contrazione che riporta tutto verso il Centro originario dal quale - avendone esaminato e destrutturato ogni fenomeno  fino al massimo del possibile - si era sempre più allontanata.

Ecco il senso delle parole ispirate - a mio avviso - di Masanobu Fukuoka, di cui ancora una volta voglio riportare un capitolo dal suo libro La rivoluzione del filo di paglia.
La scienza e quindi il pensiero umano attraverso cui è stato possibile dissezionare la materia con il processo analitico e separativo, oggi sembra essere arrivata al punto fatale del suo compito, rischiando di far smarrire all'umanità lo sguardo dell'insieme, il quale peraltro s'impone come unica salvezza, onde evitare il collasso totale e irreversibile della nostra specie e del pianeta. 

In questo periodo così tragico e delicato in cui l'uomo continua a sfidare le leggi di natura, nel pernicioso tentativo di controllare e di manipolare ogni fenomeno ad esso connaturato, dal clima alla stessa genetica umana, attraverso l'intromissione di fluidi invasivi nell'organismo, con lo scopo di modificarne il DNA e il RNA, creando Trans-umani docili, obbedienti e asserviti ai loro Padroni, mai parole più appropriate sembrano essere state espresse da questo piccolo grande uomo che ha visto, prima di chiunque altro, l'unico futuro possibile per la Terra e i suoi abitanti: tornare alla terra madre con gli occhi incantati del bambino che è in noi!

Dinaweh





LA CULTURA DEL POPOLO SI FONDA SULLA CONOSCENZA
DI COME SOPRAVVIVERE IN UN AMBIENTE SPECIFICO.
LA NATURA NEL SUO INSIEME E' MODELLATA
DA OGNI ESSERE COME LA FORMA DELL'ACQUA E' MODELLATA DAL PESCE 
E CIASCUNO DEI NOSTRI MOVIMENTI CREA ONDE E TRASFORMAZIONI.
LA NATURA E' UN ORGANISMO: E' DAPPERTUTTO.
GLI OCCIDENTALI CERCANO DI RAPPRESENTARLA DIVIDENDOLA 
E STENDENDOLA SU UNA LINEA PER ESAMINARLA A PEZZETTI.
SEMBRANO SEMPRE "GENTE CHE STA FUORI 
CHE CERCA DI GUARDARE COSA C'E' DENTRO".
APRIRSI ALLA NATURA, ABBANDONARVISI, DISSOLVERSI,
SCORRERE E RIPRENDERE FORMA CON LEI.
QUESTO E' IL MODO CON CUI SI CREA LA NOSTRA IDENTITÀ
 SENZA CREARE NULLA.
MOLTA GENTE NON CAPISCE CHE IL MONDO NATURALE NON E'
UN MONDO LIBERO COME GLI OCCIDENTALI INTENDONO LA LIBERTÀ.
IL MONDO NATURALE FUNZIONA SECONDO LEGGI NATURALI 
E CI SONO MOLTI CICLI DEL MONDO NATURALE
CON CUI SI DEVE VIVERE IN ARMONIA.
QUELLO CHE BISOGNA RICERCARE E' UNA LIBERTÀ 
ALL'INTERNO DI QUESTI CICLI E DI QUESTE LEGGI.
E' UNA LIBERTA' CHE SI FA FATICA A IMMAGINARE
E CHE E' MOLTO PIU' GRANDE
DI QUELLA DI CUI MOLTA GENTE SINO AD OGGI HA FATTO ESPERIENZA.









   
 
  






NUBI VAGANTI E L'ILLUSIONE 
DELLA SCIENZA

Questa mattina sto lavando le cassette per gli agrumi lungo il fiume. Mentre mi chino su una roccia piatta, le mie mani sentono il freddo dell'acqua in autunno. Le rosse foglie dei sommachi (Rhus) lungo l'argine si stagliano nel celeste del cielo autunnale. Sono colpito dalla meraviglia per l'inaspettato splendore dei rami contro la volta celeste.
Dentro questa scena casuale è presente l'intero mondo dell'esperienza. Nell'acqua che scorre, il fluire del tempo, tra l'argine di sinistra e l'argine di destra, lo splendere del sole e le ombre, le foglie rosse e l'azzurro del cielo: tutto appare dentro il libro sacro e silenzioso della natura. e l'uomo è un'esile canna che pensa.
Quando si mette ad analizzare "che cosa" è la natura, deve allora chiedersi cosa sia quel "che cosa" e cosa sia quell'uomo che indaga che cos'è quel "che cosa". In altre parole va verso un mondo di infiniti interrogativi.
Cercando di arrivare a una chiara comprensione di cos'è che lo riempie di meraviglia, che cos'è che lo stupisce, egli ha due vie possibili da seguire. La prima è guardare profondamente in se stesso, a colui che fa la domanda: "Che cos'è la natura?".
La seconda è di esaminare la natura separatamente dall'uomo.
La prima via conduce nel regno della filosofia e della religione. Osservando con lo sguardo vacante, non è innaturale vedere l'acqua che scorre dall'alto in basso, ma non c'è nessuna inconsistenza nel vedere l'acqua come se stesse ferma e come se il ponte scorresse via.
Se, d'altra parte, seguendo la seconda via, la scena viene separata in una varietà di fenomeni naturali, l'acqua, la velocità della corrente, le onde, il vento e le nuvole bianche, tutte queste cose isolatamente diventano oggetti di analisi, che portano ad ulteriori interrogativi che si propagano in tutte le direzioni. Questa è la via della scienza.
Il mondo era semplice. Appena notavi passando che ti eri bagnato, sfiorando le gocce di rugiada, mentre andavi in giro sui prati. Ma dal tempo in cui la gente dette mano all'impresa di spiegare scientificamente questa sola goccia di rugiada, intrappolò se stessa in quell'inferno senza fine che è la razionalità.
Le molecole d'acqua sono fatte di atomi di idrogeno ed ossigeno. La gente un tempo credeva che le più piccole particelle del mondo fossero gli atomi, ma poi scoprì che c'era un nucleo dentro l'atomo. Ora hanno scoperto che dentro il nucleo ci sono particelle ancora più piccole. Fra queste particelle nucleari ve ne sono diverse centinaia di tipi e nessuno sa dove finirà l'analisi di questo universo infinitamente piccolo.
Si afferma che la maniera con cui gli elettroni orbitano a velocità altissime nell'atomo assomiglia esattamente al volo delle comete nella galassia. Per il fisico atomico il mondo delle particelle elementari è un mondo vasto come tutto l'universo. Eppure è stato dimostrato che oltre a questa stessa galassia immediata in cui noi viviamo vi sono numerosissime altre galassie. Agli occhi del cosmologo, allora, la nostra intera galassia diventa infinitamente piccola.
Quelli che pensano che una goccia d'acqua sia semplice o che una roccia sia immobile e inerte sono degli stupidi beati e ignoranti e lo scienziato che sa che la goccia d'acqua è un grande universo e la roccia un mondo in attività di particelle elementari che scivolano come razzi, è uno stupido. Guardato con semplicità, questo mondo è reale e a portata di mano. Visto come una cosa complicata il mondo diventa paurosamente astratto e distante. 
Gli scienziati che si sono rallegrati quando furono portati giù dei sassi dalla luna, hanno meno comprensione della luna dei bambini che cantano forte, "Quanti anni hai Signora Luna?" Basho* riusciva a percepire la meraviglia della natura guardando il riflesso della luna piena nella tranquillità di uno stagno. Tutto quello che fecero gli scienziati quando uscirono nello spazio e se ne andarono barcollando nei loro stivali spaziali, fu di appannare un po' lo splendore della luna per milioni di innamorati e di bambini sulla Terra.
Com'è che la gente crede che la scienza faccia del bene all'umanità?
Prima i cereali venivano macinati e si faceva la farina in questo villaggio con un mulino a pietra che veniva fatto girare lentamente a mano. Poi un mulino ad acqua, che aveva una velocità e capacità di macinazione incomparabilmente maggiore del vecchio macinino di pietra, fu costruito per utilizzare la forza della corrente del fiume. Diversi anni fa venne fabbricata una diga per produrre energia elettrica e venne costruito un mulino azionato elettricamente.
Come credi che questa tecnologia avanzata lavori a beneficio degli esseri umani?
Per macinare il riso e trasformarlo in farina, viene prima lucidato: cioè trasformato in riso bianco. Ciò significa sbucciare il chicco, togliere il germe e la crusca, che sono la base della salute e tenere gli scarti.**.
E così il risultato di questa tecnologia è la divisione del chicco intero in sottoprodotti incompleti. Se il riso bianco troppo facilmente digeribile diventa l'alimento quotidiano principale, l'alimentazione manca di sostanze nutritive e diventano necessarie delle integrazioni dietetiche. La turbina e l'industria molitoria fanno il lavoro dello stomaco e degli intestini e per conseguenza impigriscono questi organi.
Coi carburanti è lo stesso. Il petrolio greggio si forma quando il tessuto di antiche piante sepolte profondamente nella terra viene trasformato dalla grande pressione e dal calore. Questa sostanza viene estratta dal deserto, spedita a un porto per mezzo di un oleodotto e poi trasportata via nave in Giappone e trasformata in gasolio o cherosene da una grande raffineria.
Cosa pensate sia più veloce, faccia più caldo e sia più conveniente, bruciare questo cherosene o invece rami di cedro o di pino che crescono davanti casa?*** Il combustibile è fatto della stessa materia vegetale. Il gasolio e il cherosene hanno solo fatto un cammino più lungo per arrivare fin qua.
Ora cominciamo a dire che i combustibili fossili non bastano e dobbiamo sviluppare l'energia nucleare. Cercare il poco minerale di uranio che c'è, arricchirlo per trasformarlo in combustibile radioattivo e bruciarlo in un'enorme caldaia atomica non è facile come bruciare foglie secche con un fiammifero da cucina. Inoltre, il fuoco del caminetto lascia soltanto ceneri, ma quando ha bruciato un fuoco nucleare, le scorie radioattive restano pericolose per molte migliaia di anni.
Lo stesso principio rimane valido in agricoltura. Fai crescere una pianticella di riso delicata e grassa in un campo inondato e avrai una pianta facilmente attaccata dagli insetti e dalle malattie. Se si usano varietà di seme "migliorate" si deve fare assegnamento sull'aiuto di insetticidi e fertilizzanti chimici.
D'altra parte se si coltiva una pianta piccola e forte in un ambiente sano, queste sostanze chimiche non sono necessarie.
Lavora un campo di riso inondato con un aratro o un trattore e il suolo diventa carente in ossigeno, la struttura del suolo si guasta, i lombrichi ed altri piccoli animali vengono distrutti e la terra si fa dura e senza vita. Quando succede questo il campo deve essere rivoltato ogni anno.
Ma se viene adottato un metodo in cui la terra si coltiva da sola naturalmente, non c'è alcun bisogno di un aratro o di una macchina operatrice.
Dopo che il suolo vivente è stato bruciato e ripulito di materia organica e di micro-organismi, diventa necessario l'uso di fertilizzanti a rapido effetto. Se vengono usati i concimi chimici il riso cresce presto e alto, ma così fanno anche le erbacce. Allora si danno i diserbanti e si crede che siano utili.
Ma se si semina il trifoglio insieme al cereale e tutta la paglia e i residui organici vengono restituiti alla superficie del campo come pacciame, si possono ottenere delle produzioni senza diserbanti, concimi chimici o composti preparati.
Nell'agricoltura c'è poco di cui non si possa fare a meno. Concimi preparati, diserbanti, insetticidi, macchine: tutte queste cose sono inutili. Ma se si crea una condizione in cui diventano necessarie, allora si è costretti a ricorrere al potere della scienza.
Ho dimostrato nei miei campi che l'agricoltura naturale produce dei raccolti che tengono testa a quelli della moderna agricoltura scientifica. Se i risultati dell'agricoltura non attiva sono concorrenziali con quelli della scienza, a una frazione dell'investimento in mano d'opera e risorse produttive allora dov'è il vantaggio della tecnologia scientifica?


Note:

*    Un famoso poeta giapponese di haiku (1644-1694);

**  In giapponese l'ideogramma per scrivere scarti, che si pronuncia kasu, è composto di radici che significano "bianco" e "riso"; la parola che sta per crusca, nuka, è composta di "riso" e "salute";

*** Attualmente gran parte del mondo si trova davanti a una carenza di legna da ardere. Nell'argomento di Fukuoka è implicita la necessità di piantare alberi. Più in generale Fukuoka propone delle risposte semplici e dirette alle necessità della vita quotidiana.





Masanobu Fukuoka, La rivoluzione del filo di paglia, Libreria editrice Fiorentina - Quaderni d'Ontignano, ristampa 2019, pp. 179-184.




 

lunedì 20 luglio 2020

MASANOBU FUKUOKA: SERVI SEMPLICEMENTE LA NATURA E TUTTO ANDRA' BENE

MASANOBU FUKUOKA


SERVI SEMPLICEMENTE LA NATURA
E TUTTO ANDRA' BENE

L'esagerazione dei desideri è la causa fondamentale che ha portato il mondo all'attuale situazione.
Presto, invece che piano; più, invece che meno: questo "sviluppo" tutto apparente è legato in modo molto diretto all'incombente collasso della società. In pratica è servito soltanto a separare l'uomo dalla natura. L'umanità deve smettere di lasciarsi andare al desiderio di possessi e guadagni materiali e muoversi invece verso una consapevolezza spirituale.
L'agricoltura deve passare dalle grandi attività meccanizzate a piccoli poderi basati soltanto sulla vita stessa. all'esistenza materiale e alla dieta alimentare si dovrebbe dare un posto semplice. Se si fa questo il lavoro diventa piacevole e lo spazio per il respiro spirituale abbondante. 
Più il contadino ingrandisce la scala delle sue attività e più il suo corpo e spirito si disperdono e inoltre si allontana da un'esistenza moralmente soddisfacente. Una vita di agricoltura su piccola scala può apparire primitiva, ma vivendola diventa possibile contemplare la Grande Via* (*La via della luce di coscienza che implica l'attenzione e la cura per le attività ordinarie della vita di ogni giorno).
Io credo che se uno entra a fondo nell'ambiente che lo circonda immediatamente e nel piccolo mondo di tutti i giorni in cui vive, il più grande dei mondi si rivelerà.
alla fine dell'anno il contadino di una volta che coltivava un acro (4000 metri quadri) passava i mesi di gennaio, febbraio e marzo a caccia di conigli sui monti. Anche se lo chiamavano povero, aveva nondimeno questo genere di libertà. Le vacanze di Capodanno duravano circa tre mesi. Un po' alla volta cominciarono ad essere ridotte a due mesi, un mese e adesso Capodanno è diventato una vacanza di tre giorni.
La riduzione delle vacanze di Capodanno dimostra come sia diventato occupato il contadino e come abbia perso il suo tranquillo benessere fisico e spirituale. Nell'agricoltura moderna un contadino non ha tempo di scrivere una poesia o comporre una canzone.
L'altro giorno, mentre stavo facendo pulizia nel piccolo tempio del villaggio, fui sorpreso notando delle targhette appese al muro. Togliendo la polvere e osservando le lettere pallide e sbiadite, riuscii a decifrare dozzine di poesie haiku.
Anche in un villaggio piccolo come questo venti o trenta persone avevano fatto composizioni haiku e le avevano presentate come offerte. Questo è quanto la gente degli spazi aperti aveva nella sua vita nei vecchi tempi. alcuni dei versi devono essere vecchi di diversi secoli fa. Perciò erano stati scritti con tutta probabilità da contadini poveri, ma che avevano ancora il tempo di scrivere l'haiku
Adesso non c'è nessuno in questo villaggio che abbia abbastanza tempo da poter scrivere poesie. Durante i freddi mesi d'inverno solo pochi riescono a trovare il tempo per scivolare fuori un giorno o due e andare a caccia di conigli.
Nelle ore di svago, adesso, la televisione è al centro dell'attenzione, e non c'è assolutamente tempo per le semplici attività creative che rendevano ricca la vita quotidiana del contadino. Questo è ciò che intendo quando dico che l'agricoltura è diventata povera e debole spiritualmente, e si preoccupa solo dello sviluppo materiale.


Lao-Tze, il saggio Taoista, dice che una vita completa e buona può essere vissuta solo in un piccolo villaggio. Bodhidharma, il fondatore dello Zen, passò nove anni vivendo in una grotta senza darsi da fare in giro. Preoccuparsi di far soldi, espandersi, sviluppare, coltivare prodotti per il mercato e spedirli lontano non è un modo di comportarsi degno di un contadino. Essere qua e occuparsi con passione di un piccolo campo, in pieno possesso della libertà e pienezza di ogni giorno, quotidianamente: questa deve essere stata la via originaria dell'agricoltura.
Dividere l'esperienza a metà e chiamare una parte fisica e l'altra spirituale è una cosa che rende miopi e disorientati. La gente non vive schiava del cibo. Non possiamo sapere fino in fondo che cos'è il cibo. sarebbe meglio se la gente smettesse addirittura di pensare al mangiare. Analogamente sarebbe bene se la gente smettesse di preoccuparsi di scoprire il "vero significato della vita", non possiamo mai sapere le risposte alle grandi domande spirituali, ma è bene non capire. Siamo nati e stiamo vivendo sulla terra per guardare in faccia direttamente alla realtà del vivere.
Vivere non è altro che la conseguenza dell'esser nati. Qualunque cosa la gente mangi per vivere, qualunque cosa la gente creda di dover mangiare per vivere, è solo una cosa pensata. Il mondo che c'è è tale che se la gente mettesse da parte la propria volontà umana e invece si lasciasse guidare dalla natura non ci sarebbe nessuna ragione per aver paura di morire di fame.
Soltanto vivere, qui e ora: questa è la vera base della vita umana. Quando un'ingenua conoscenza scientifica diventa il fondamento dell'esistenza, la gente si mette a vivere come se dipendesse solo dagli amidi, dai grassi e dalle proteine e le piante dall'azoto, dal fosforo e dal potassio.
e gli scienziati, quanto più profondamente indagano la natura, quanto più lontano ricercano, alla fine arrivano solo a rendersi conto come sia perfetta e misteriosa in realtà. Credere che con la ricerca e l'invenzione l'umanità possa creare qualcosa di meglio della natura è un'illusione. Io penso che la gente stia facendo tutti questi sforzi solo per arrivare a conoscere quella che si potrebbe chiamare la vasta incomprensibilità della natura.
Per il contadino nel suo lavoro è lo stesso discorso: servire la natura e tutto andrà bene. Coltivare la terra una volta era un lavoro sacro. Quando l'umanità cominciò a decadere da questa condizione ideale, venne fuori la moderna agricoltura commerciale. Quando il contadino cominciò a coltivare i suoi raccolti per far soldi, dimenticò i veri fondamenti dell'agricoltura.


Ovviamente il commerciante ha un ruolo da svolgere nella società, ma la glorificazione delle attività commerciali tende ad impedire alla gente di identificare la vera fonte della vita. L'agricoltura, come occupazione che sta dentro la natura, si trova vicino a questa fonte. Molti contadini ignorano la natura, anche se vivono e lavorano in ambienti naturali, ma sembra a me che coltivare la terra offra molte opportunità per una maggiore consapevolezza.
"Se l'autunno porterà pioggia o vento non posso saperlo, ma so che oggi lavorerò nei campi". Queste sono le parole di una vecchia canzone di campagna. esprimono la verità dell'agricoltura come maniera di vivere. Non importa come sarà il raccolto, se ci sarà abbastanza da mangiare o meno, nel semplice fatto di gettare il seme e dedicarsi teneramente alle piante sotto la guida della natura, c'è la gioia. 


Masanobu Fukuoka, La rivoluzione del filo di paglia, Libreria editrice Fiorentina - Quaderni d'Ontignano, ristampa 2019, pp. 131-134.  






domenica 26 gennaio 2020

STORIE DI PERMACULTURA - Massimo Candela si racconta

STORIE DI PERMACULTURA


Massimo Candela si racconta


Massimo Candela, genovese, tra i primi "fondatori" dell'Ecovillaggio di Torri Superiore, nella Liguria di ponente, organizza dal 2000 i corsi di Progettazione in Permacultura. Nel 2003 consegue, tra i primi quattro in Italia, il diploma di progettazione in Permacultura, rilasciato dall'Accademia Britannica. E' dal 1990 che segue il progetto di ristrutturazione del borgo di Torri Superiore, come membro attivo e residente dell'Associazione culturale omonima. Oggi si dedica alla gestione della Casa per ferie e all'impegno sulla terra, come coltivatore diretto.
In questa bella intervista ci racconta la sua lunga esperienza di vita in comunità, i suoi punti di forza e di fragilità, che finora hanno visto l'esperimento di Torri come una delle esperienze di ecovillaggio più anziane e longeve nel nostro Paese.
Buon ascolto e buona visione"

Dinaweh





venerdì 17 gennaio 2020

STORIE DI PERMACULTURA - Anna Bartoli si racconta...


STORIE DI PERMACULTURA



Anna Bartoli si racconta...



Tu puoi essere stato chiunque prima dell'incontro con la Permacultura: architetto, idraulico, ingegnere, musicista, pedagogista, formatore, insegnante, biologo, agronomo, contadino... 
Dopo l'amore a prima vista con la Permacultura, continuerai ad essere quello che sei sempre stato, ma con uno sguardo diverso e ricco di nuovi spunti da condividere! E soprattutto, siccome non si butta via niente, quello che eri prima diventerà semplicemente "permaculturale"! 

Su questa falsa riga, godetevi dunque la bella intervista ad Anna Bartoli, segretaria storica dell'Accademia Italiana di Permacultura, che ci racconta la sua esperienza, prima e dopo l'approdo felice al magico mondo permaculturale, che le ha cambiato in meglio la vita: una vita straordinaria come tutte quelle incontrate finora, che girano attorno al sogno di un mondo felice e che fanno di tutto per renderlo migliore.
Buona visione!

Dinaweh 




martedì 15 ottobre 2019

DALLA DIPENDENZA ALL'AUTOSUFFICIENZA - Francesco Rosso


DALLA DIPENDENZA


ALL'AUTOSUFFICIENZA

Impariamo a sganciarci dai poteri forti
e a percorrere la strada della resilienza,
un gradino alla volta


Francesco Rosso

L'ignoranza, unita alla disinformazione guidata ha portato la popolazione occidentale a pensare che sia possibile guarire dalle malattie con una pillola o un'operazione chirurgica. Il marketing dell'industria chimico-farmaceutica è talmente pressante e persuasivo da aver convinto la classe medica del fatto che sia possibile guarire le persone prescrivendo unicamente dei trattamenti farmacologici.

L'ESEMPIO PIU' CALZANTE DI DIPENDENZA: I FARMACI

Chiunque abbia una visione aperta e non indottrinata può comprendere la fallacia di questo approccio: i farmaci hanno spesso il solo scopo di eliminare o alleviare il sintomo localizzato. Ad esempio: ho male a un ginocchio e prendo un antidolorifico. Ho la febbre e prendo un anti-infiamimatorio. E' chiaro che non sentirò più dolore o non avrò più l'infiammazione, ma certamente non avrò risolto la causa che mi ha portato al dolore o all'infiammazione.
Il presupposto corretto da cui partire, invece, è che quando percepiamo la malattia in realtà stiamo già guarendo. La malattia infatti è la risposta a un disequilibrio che in alcuni casi potrebbe avere origine in un altro organo o apparato rispetto al sintomo e può essere risolta solo riportando l'organismo in equilibrio. Eliminare il sintomo e non fare nient'altro è semplicemente stupido. La medicina allopatica è certamente molto efficace nel risolvere con successo traumi fisici e malattie acute, ma sta dimostrando ogni giorno di più il suo totale fallimento nei confronti delle malattie croniche e soprattutto nel mantenere le persone sane. Esiste una profonda differenza fra una persona sana e una persona in vita. Ci viene spesso ripetuto che l'aspettativa di vita è aumentata. Ma cosa possiamo dire dell'aspettativa di vita sana?
Per l'industria farmaceutica la vita sana è svantaggiosa. Una persona sana non porta profitti. Una persona morta non porta profitti. Una persona cronicamente malata è un flusso costante di denaro e genera profitto per l'industria.
Per questo la ricerca scientifica difficilmente si orienta verso approcci che non necessitano di medici e farmaci. Quale casa farmaceutica finanzierebbe uno studio per guarire senza farmaci?

IL MARKETING DELLA DIPENDENZA

Tutti vogliono creare dipendenza. Il medico cerca pazienti fedeli che tornino. Le case farmaceutiche cercano clienti fedeli che riacquistino lo stesso farmaco, idealmente per tutta la vita. Tale farmaco avrà degli effetti collaterali previsti dalla casa farmaceutica, la quale avrà pensato anche al farmaco per gestire l'effetto collaterale e così via. Pensiamo ad esempio al farmaco che crea problemi allo stomaco per cui poi bisogna prendere quello per proteggerlo, ma che ha altri effetti collaterali.
Questo accade in tutti i campi, non solo in quello della medicina e della salute. Classico è l'esempio del computer che poco dopo l'acquisto viene colpito da un virus, per il quale ci viene proposto di acquistare l'antivirus. Le lampadine, gli elettrodomestici, le automobili si rompono in maniera programmata e spesso non c'è più possibilità di ripararli: ci viene detto che "conviene" acquistarli nuovi. Ma conviene a chi? I vari Netflix, Prime Sky, le app che scarichiamo: tutto dev'essere costantemente rinnovato e non riusciamo più a pensare di fare a meno di questi servizi.
Tutto il sistema economico in cui viviamo è pensato per creare dipendenza e più un'azienda vi rende dipendenti, più alti saranno i suoi profitti.

TRE GIORNI PER VIVERE O MORIRE

Nell'ultimo secolo il paradigma della dipendenza è andato sempre crescendo e oggi in Occidente la nostra vita dipende da un piccolo gruppo di aziende multinazionali in cui interesse non è il nostro bene, bensì l'aumento dei profitti.
Dipendiamo da una multinazionale per l'acqua che beviamo, per il cibo che mangiamo, per la nostra salute, per l'energia che consumiamo, per il combustibile con cui ci scaldiamo, per il mezzo con cui ci spostiamo, per il social con cui conversiamo, per le ricerche che facciamo, per il nostro intrattenimento. Cosa succederebbe se per qualche motivo le multinazionali da un giorno all'altro cessassero di esistere?
I primi a morire sarebbero coloro che dipendono da farmaci. Chi ha dipendenze come caffè, sigarette, psicofarmaci, droghe, andrebbe subito in forte crisi. Chi non ha scorte di cibo o non se lo autoproduce dopo tre giorni troverebbe i supermercati vuoti. Chi riceve l'acqua grazie alle pompe sarebbe a secco. Le automobili non si muoverebbero più, i riscaldamenti sarebbero spenti. A ben vedere nella storia dell'umanità non siamo mai stati così deboli e dipendenti come oggi.

LA VIA DELLA RESILIENZA

Queste sono solo alcune delle ragioni che nel 2009 mi hanno spinto a fondare "La Fattoria dell'autosufficienza". Tutti dovremmo porci l'obiettivo di essere più resilienti e prepararci a vivere in un mondo nuovo, non più caratterizzato dalla dipendenza.
Certamente è impensabile diventare autosufficienti al cento per cento, ma riuscire ad auto-produrre una buona parte del cibo, dell'energia, dei prodotti per la casa e imparare ad autogestire la propria salute può essere un ottimo punto di partenza. Il movimento della transizione ci insegna che non è necessario fare un passo nel vuoto, ma è sufficiente iniziare a percorrere una nuova strada. Fare periodicamente uno scalino ulteriore verso l'autosufficienza e l'economia locale ci rende più forti, più resilienti, più felici. Oggi in Fattoria consumiamo l'acqua delle nostre sorgenti, mangiamo il cibo proveniente dai nostri orti, le uova delle nostre galline e il miele delle api. Produciamo cereali, legumi, frutta, erbe aromatiche e medicinali. Scaldiamo l'acqua con pannelli solari e caldaie a legna. Gli edifici a risparmio energetico necessitano di poca energia per rimanere caldi e all'occorrenza la nostra legna ci viene in aiuto. Abbiamo un forno a legna costruito con la terra del nostro orto in cui cuciniamo pane e pizza con la farina di grani antichi e la pasta madre auto-prodotta.
Il piano di sviluppo che abbiamo messo a punto ci porterà nei prossimi 6 anni anche all'autosufficienza energetica e abbiamo l'obiettivo di attirare intorno a noi persone con valori simili, per creare insieme a loro una comunità su base intenzionale. La strada da percorrere per essere completamente autosufficienti è ancora lunga, ma già aver intrapreso il percorso mi rende felice.

CANAPA E AUTOSUFFICIENZA

Coltivare la canapa può essere di grande aiuto per l'autosufficienza. A differenza di quello che ci hanno voluto raccontare le multinazionali e i poteri forti, la canapa ha un'infinità di usi molto più interessanti di quello stupefacente per la quale è unicamente conosciuta dalla massa e per questo stigmatizzata.
Il potenziale terapeutico dei suoi fitocomplessi è assolutamente sottostimato: solo a titolo di esempio è eccezionale per risolvere problemi di ansia e stress e può essere utilizzata nella terapia del dolore al posto degli oppiacei che creano dipendenza e una serie infinita di effetti collaterali. Con la canapa è anche possibile costruire automobili, muri, cappotti, tessili, combustibili, olio e farina alimentare, cosmetici. [...] Inoltre è una pianta che in ambiente adatto cresce benissimo senza fertilizzanti e pesticidi, anzi è ottima per ripulire i terreni dalle infestanti in quanto cresce più alta e più veloce di qualsiasi erba spontanea. Se gestissi una multinazionale chimico-farmaceutica e puntassi al mero profitto, farei di tutto per impedire la coltivazione di questa pianta.


fonte: Vivi Consapevole, Magazine di Macrolibrarsi, numero 58, sett.- nov. 2019, pp. 16-19.






giovedì 10 ottobre 2019

LA NUOVA FRONTIERA - MARGINALI CREATIVI CERCASI


LA NUOVA FRONTIERA


 - MARGINALI CREATIVI -
CERCASI

Vogliamo condividere con voi, amici del blog, la straordinaria esperienza che abbiamo avuto modo di vivere quest'estate io e la mia compagna, partecipando al Corso preliminare di Permacultura, il Permaculture Design Course (PDC) che prevede 72 ore di lezione e pratica da svolgersi in un contesto idoneo di natura; questo corso, accreditato dall'Accademia Italiana di Permacultura, è riconosciuto in tutto il mondo nel circuito delle Accademie di permacultura, sorte con la nascita di questa 'disciplina' grazie ai suoi fondatori, Bill Mollison e David Holmgren. Il corso si prefigge di formare in chi lo pratica una nuova visione del mondo, una nuova capacità di osservare l'esistente e di interagire con la natura, con gli esseri umani e l'ambiente in cui vivono. 
Ma che cos'è la Permacultura? In Italia è ancora poco conosciuta, per ovvie ragioni; i suoi fondatori sono australiani e quando l'hanno portata fuori dall'Australia, si sono diretti in Inghilterra, sviluppando questa pratica soprattutto nei Paesi di lingua anglosassone, già a partire dagli anni Ottanta. Nonostante si sia sviluppata una fitta bibliografia, molti testi in inglese non sono ancora stati tradotti in italiano, anche per la difficoltà nel trovare editori disposti a investire in questo nuovo segmento editoriale, considerato di nicchia e quindi finora poco appetibile. 

Per fortuna in lingua italiana abbiamo la traduzione della "Introduzione alla permacultura", scritta a quattro mani da Bill Mollison e Reny Mia Slay, da cui voglio trarre per voi qui per intero la "Prefazione all'edizione italiana", scritta a cura dell'Accademia Italiana di Permacultura per le edizioni 'Terra Nuova' (Firenze) e l'ultimo paragrafo del libro, scritto dai nostri due autori, Bill e Mia. Non me ne vorranno, né gli uni, né gli altri per questa piccola licenza, la quale altro scopo non ha, se non quello di incuriosire chi legge e di indurlo all'acquisto del libro, essendo informato che ogni copia acquistata contribuisce per una parte del prezzo di copertina (50 centesimi di dollaro australiano) a sostenere le iniziative del "Permaculture Institute" che destina questi fondi alla piantagione di alberi e sostiene economicamente l'attività di associazioni attive nella riforestazione permanente.
Inframmezzate al testo potrete godere di alcune delle foto sulle belle giornate toscane trascorse in compagnia di un sacco di amici durante il PDC, con la speranza di invogliare qualcuno di voi a iniziare il per-corso permaculturale, che sicuramente cambia la vita e il modo stesso di concepirla.

A conclusione del nostro excursus, le interviste ad alcuni dei docenti di permacultura che abbiamo avuto modo di conoscere, amare e stimare durante il corso e l'intervista a Francesco e Giorgia di Tertulia Farm, che hanno reso possibile, gradevole e stupendo il corso di permacultura.  
Buona visione a tutti!

Dinaweh



Prefazione all'edizione italiana
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a cura dell'Accademia Italiana di Permacultura


"Tutti riconosciamo che il nostro lavoro è modesto, 
ma la somma dei nostri modesti lavori è straordinaria" 
(Bill Mollison)

"Masanobu Fukuoka, Bill Mollison, David Holmgren, Emilia Hazelip, i coniugi John e Nancy Jack Todd, Claude e Lydia Bourguignon... grandi studiosi e lucidi visionari, maestri nella teoria e nella pratica, hanno offerto a tutti noi un incredibile contributo! Chi ne ha seguito le tracce è potuto emergere dalle confuse ed inquietanti nebbie in cui sono immerse le nostre società e la nostra quotidianità per poter guardare al di là, al mondo di domani e iniziare subito a costruirlo.
Nel 1978 esce Permaculture One di Bill Mollison e David Holmgren, trradotto in italiano da Giannozzo Pucci e Andreas Perschke e pubblicato dai Quaderni d'Ontignano nel 1982. Da allora in italiano non più tradotto nulla. Eppure il movimento della permacultura è cresciuto nel mondo, si è esteso nei diversi continenti, si è evoluto. Difficile capire da quel primo testo che cosa sia oggi la permacultura, tanto che Bill Mollison in Australia lo ritirò dal commercio perché non lo riteneva più rappresentativo.
Ma che cos'è la permacultura? La parola permacultura deriva dalla contrazione dei termini "agricoltura" e "cultura" permanente. La permacultura è un sistema di progettazione per realizzare e gestire una società sostenibile, è allo stesso tempo un sistema di riferimento etico-filosofico ed un approccio pratico alla vita quotidiana: in essenza, la permacultura è ecologia applicata.
L'italiano è l'unica lingua che consente due possibili traduzioni del termine "permaculture": perma-coltura (adottata nella traduzione di Permaculture One) e perma-cultura. La scelta di utilizzare questa seconda versione è stata presa nell'ufficio di Torri Superiore* dopo lunghe discussioni precedentemente avviate con Declan Kennedy (una delle persone che ha portato la permacultura in Europa) e Richard Wade. La decisione ha voluto sottolineare l'evoluzione del pensiero e del movimento permaculturale mondiale.

Leggendo il libro scopriremo che contiene un corpus di attitudini e principi di progettazione identificati e messi a punto dopo lunghe, accurate e approfondite osservazioni della natura e dei suoi cicli. Principi e attitudini che sostanziano una disciplina non dogmatica, al cuore della quale troviamo una sola regola: "take your own responsability", "prenditi la tua responsabilità".

Solo la pragmatica cultura anglosassone poteva condensare in quattro parole un "invito di prassi", che, sorretto da un articolato sistema di principi di riferimento, con sconcertante semplicità racchiude in sé la ricerca di tutta una vita.
Accoglie l'invito la cultura classica della nostra terra antica, la cultura del Mediterraneo, e lo recepisce creativamente per trasformarlo in donne, uomini e comunità, in prodotti della terra, in paesaggio. Il nostro territorio è questo, una inestricabile e complessa trama di umanità, storia e ambiente naturale.
La permacultura è l'arte di tessere relazioni utili, ed è un approccio cosciente al mondo della complessità. La vita è una rete di relazioni e scambi di energia, materia e informazioni, che si rigenera e si mantiene nel tempo. Il libro suggerisce una società che impari dalla natura a valorizzare la biodiversità, ad intessere relazioni utili, a rigenerare se stessa, a mantenersi nel tempo e a creare reti produttive e di scambio ricche e articolate.


Il paesaggio italiano è complesso, presenta molti ecosistemi distribuiti in piccoli, a volte piccolissimi, spazi. Mostra stratificazioni millenarie degli aspetti sociali, storici ed economici che il territorio ha incorporato in sé insieme ai molteplici fattori ambientali.
Che cosa può offrire la permacultura a questo territorio complesso, antico ed ora in affanno?
La permacultura può lavorare a diversi livelli. 
Ai singoli può offrire un sistema di riferimento etico e pratico, che li aiuti a capire il territorio che li circonda e li guidi nei primi passi della pratica quotidiana.


Per i giovani può rappresentare una porta d'accesso che li aiuti a tornare alla campagna, ed in particolare ai territori marginali dimenticati dalla struttura economico-sociale; che li motivi ad investire le proprie capacità lavorative ed ideali per costruire ecosistemi produttivi che conservino e mantengano il paesaggio.



Per i progettisti, gli architetti, i paesaggisti e gli amministratori pubblici può diventare un punto di riferimento progettuale per affrontare le difficoltà del nostro presente, all'interno di una cornice che aiuti ad indirizzare ogni scelta, ogni decisione verso la costruzione di un futuro equilibrato e giusto. La permacultura propone loro di progettare recuperando la capacità di uno sguardo aperto verso il pianeta di oggi e quello di domani, sapendo osservare e capire ciò che il territorio locale offre e chiede.



L'Italia si presta ad una progettazione agricola, territoriale ed urbana che ne sottolinei la diversità e ne valorizzi la struttura, storicamente basata sulla piccola scala. Il paesaggio toscano che ripete all'infinito il modello della mezzadria, del podere e del piccolo borgo ha reso l'Italia famosa in tutto il mondo. Il modello agricolo post-bellico della monocultura e della provincia industrializzata ha creato un paesaggio e un sistema di vita invece monotono e globalmente impersonale.
L'Italia che ha visto nascere il movimento di Slow Food, l'Italia della cultura del buon cibo e della socialità si presta ad accogliere e a sostenere produzioni di piccola scala e di alta qualità. Ed in ultimo, l'Italia delle cento città rinascimentali, nelle quali la dicotomia città-campagna veniva risolta con una geniale compenetrazione e interdipendenza, si presta ora ad una nuova progettazione del paesaggio dove la produzione agricola, il bosco produttivo e i corridoi per la fauna selvatica si avvicinino alle città e dove è possibile si inseriscano nelle cinture urbane.
Introduction to permaculture è stato scritto in Australia. Molte piante e animali usati negli esempi appartengono ai tropici e ai sub-tropici e non crescono nei nostri climi. Non troviamo però alcuna ragione per definire superflue le parti del libro che le trattano: l'Italia, come tutti i paesi del "ricco nord" del mondo, è strettamente dipendente dai suoli delle zone subtropicali per i prodotti agricoli e per il legname, oltre che per le risorse umane e le estrazioni minerali del sottosuolo.
E' importante che ognuno di noi capisca i cicli della materia e della fertilità che regolano gli eco-sistemi produttivi di quei paesi. Un uso più corretto delle nostre pianure e montagne ci renderebbe meno dipendenti dai paesi subtropicali e quei territori potrebbero produrre per soddisfare i bisogni locali, utilizzando metodi di produzione più consoni al proprio clima, eliminando inoltre i costi energetici connessi al trasporto di alimenti da un continente all'altro.

Gli antichi Romani, affamati di legname pregiato, campi di grano e pascoli, hanno portato alla desertificazione di ampie parti delle isole mediterranee e delle coste dell'Africa del nord. Oggi come ieri stiamo ripetendo nella fascia subtropicale le stesse azioni e gli stessi errori, con conseguenze analoghe.
Riteniamo doveroso quindi porre un interesse particolare a queste regioni che da più di un secolo sostengono, senza averlo mai veramente scelto, la straordinaria inefficienza energetica e il folle spreco di risorse che la nostra società perpetua ogni giorno.
Onorare la vita e la complessità dell'esistente. Prendersi la propria responsabilità, abbattere i consumi e le dipendenze. Contribuire a ricreare gli ecosistemi e a mantenerli nel tempo. 



Produrre ovunque possibile una parte del cibo che consumiamo tutti i giorni, o comunque entrare coscientemente nella catena di produzione e distribuzione alimentare. Chiunque può farlo, coltivi! Chi può coltivare in città, anche solo simbolicamente sul proprio balcone, lo faccia! Chi non può, scelga con consapevolezza da chi acquistare e privilegi e sostenga chi avvicina la produzione agricola alle città e alle cinture urbane.




La permacultura è portatrice di una cultura di pace e di cooperazione, è una ricerca di equilibri permanenti e ci invita tutti ad essere artefici e sostenitori di un'agricoltura per cui la gestione e la distribuzione delle risorse sia equa e permanente.
Prendendo spunto dai preziosi suggerimenti che questo libro ci offre possiamo aprire la mente ad una nuova visione e vivere una nuova quotidianità iniziando "dalla porta di casa nostra", come dice Mollison.

Ringraziamo gli autori, Bill Mollison e Reny Mia Slay, ringraziamo tutti coloro che lavorano alla costruzione di un mondo migliore. 
Ringraziamo i progettisti di questo mondo che hanno avuto la visione prima degli altri. Ringraziamo chi nel tempo ha custodito pazientemente le ricchezze naturali, la biodiversità e la fertilità dei suoli, i contadini di ieri e quelli consapevoli di oggi e tutti i permacultori.
Ringraziamo Giannozzo Pucci che ha pubblicato il primo libro di permacultura in Italiano, Francesco Tedesco per aver tradotto il presente volume, Saviana Parodi, Eduardo Montoya e Giuseppe Chia per averne curato la revisione, Mimmo Tringale e AAM Terra Nuova per averlo pubblicato e immesso sul mercato italiano.
Ringraziamo Richard Wade e Ines Sanchez Ortega per aver per primi insegnato in Italia un modulo di permacultura di 72 ore e aver invitato i loro primi studenti-apprendisti a continuare la formazione e a fondare l'Accademia italiana. 

Note:

* Storico ecovillaggio italiano situato vicino a Ventimiglia (IM).

Bill Mollison e Reny Mia Slay, Introduzione alla Permacultura, Terra Nuova edizioni, Firenze, 2014, Prefazione all'edizione italiana, a cura dell'Accademia Italiana di Permacultura, pp. 3-5.








LA COMUNITÀ PERMACULTURALE


Bill Mollison

"Nell'ultimo decennio si è sviluppata la comunità del villaggio globale. Si tratta della più straordinaria rivoluzione del pensiero, dei valori e della tecnologia che si sia mai sviluppata. Questo libro non ha l'intenzione di far "correre più velocemente l'aratro", quanto piuttosto di fornire la filosofia di un nuovo e diverso approccio al territorio e al vivere, che renderà obsoleto l'aratro stesso.
Per quanto mi riguarda non vedo altra soluzione (politico-economica) ai problemi dell'umanità se non la formazione di piccole comunità responsabili, impegnate nell'applicazione della permacultura e di tecnologie appropriate. Credo che i giorni del potere centralizzato siano contati e che una nuova tribalizzazione della società sia un processo inevitabile, anche se in qualche modo doloroso.
Nonostante la scarsa volontà di agire di alcuni, noi dobbiamo trovare i modi per farlo per la nostra stessa sopravvivenza. Non tutti dobbiamo o abbiamo bisogno di essere contadini e coltivatori. Infatti, ognuno ha capacità e forze da offrire e può formare partiti ecologisti o gruppi di azione locali per cambiare le politiche dei nostri governi locali e statali, per richiedere l'uso delle terre pubbliche a beneficio della gente senza terra e unirsi a livello internazionale per spostare le risorse dallo spreco e dalla distruzione verso la conservazione e la costruzione.
Credo che dobbiamo cambiare la nostra filosofia prima di poter cambiare il resto: cambiare lo spirito di competizione che ora pervade anche il nostro sistema educativo, in quella della cooperazione in libere associazioni; mettere al posto del petrolio le calorie e al posto del denaro i prodotti.
Ma il cambiamento più grande che dobbiamo fare è dal consumo alla produzione di cibo, anche se su piccola scala, nei nostri orti. Se anche solo il 10% di noi lo facesse, ce ne sarebbe a sufficienza per tutti. Da qui deriva la futilità dei rivoluzionari che non hanno un orto, che dipendono dal sistema stesso, che attaccano e che producono parole e pallottole e non cibo e protezione. Talvolta sembra che sulla terra tutti noi siamo irretiti, coscientemente o incoscientemente, in una cospirazione che ci mantiene impotenti. E tuttavia le cose di cui le persone hanno bisogno sono pur sempre prodotte da altre persone: solo insieme, possiamo sopravvivere. Noi stessi possiamo porre rimedio alla fame, all'ingiustizia e a tutta la stupidità del mondo. Possiamo farlo comprendendo il modo in cui funzionano i sistemi naturali, attraverso l'attenzione alla forestazione e alla coltivazione in generale e attraverso la contemplazione e la cura della terra.
Le persone che forzano la natura in realtà forzano se stesse. Quando coltiviamo esclusivamente frumento, diventiamo pasta. Se cerchiamo solo quattrini, diventiamo denaro; se restiamo ancorati agli sport di squadra dell'adolescenza, diventiamo palloni gonfiati. Attenzione ai monoculturalisti nella religione, nella salute, nell'agricoltura o nell'industria. La noia li conduce alla pazzia; possono dare inizio a una guerra o impadronirsi del potere proprio perché sono persone incapaci e inermi. Per diventare persone complete dobbiamo percorrere molti sentieri; per possedere davvero qualcosa è necessario prima di tutto dare. Non si tratta di un controsenso: solo chi condivide le proprie multiple e diverse capacità, la propria vera amicizia, il senso di comunità e la conoscenza della terra, sa di essere al sicuro ovunque vada.
Ci sono molte battaglie e avventure da affrontare: la lotta contro il freddo, la fame, la povertà, l'ignoranza, la sovrappopolazione e l'avidità; avventure nell'amicizia, nell'umanità, nell'ecologia applicata e nella progettazione avanzata. Tutto ciò potrebbe creare un'esistenza molto migliore di quella attuale, che potrebbe significare anche la sopravvivenza dei nostri figli.
Per noi non c'è altro sentiero che quello della produttività cooperativa e della responsabilità comunitaria. Imboccate quel sentiero e la vostra vita cambierà in un modo che ancora non potete immaginare."

Bill Mollison, La comunità permaculturale, in, Introduzione alla Permacultura, ibidem, pp. 189-190. 



Contributi video



Alessandro Caddeo



Fabio Pinzi
presidente dell'Accademia Italiana di Permacultura



corso di permacultura 2017 a Tertulia Farm




intervista a Francesco e Giorgiail cuore pulsante di Tertulia Farm 
"Laboratorio vivente di sostenibilità"





...noi a Tertulia, 
corso di Permacultura (PDC) agosto 2019




FINE