giovedì 28 maggio 2015

A spasso con il proprio Maestro interiore


Cari amici,
sento di riproporvi qui un post che forse molti degli ultimi arrivati non hanno avuto l'opportunità di leggere. Ritengo che ogni parola e, prima ancora, ogni pensiero che sgorghi dalla Fonte dell'Amore che ci ha creati, attraverso lo sguardo di chi ha percorso le strade del dubbio, impaludandosi nelle sabbie mobili dell'amarezza e dello sconforto, senza per questo mai perdere la speranza dell'Amore, possa essere uno strumento prezioso, un piccolo gioiello, una perla da aggiungere alla nostra collana interiore. 

E' vero: non c'è come l'esperienza a far germogliare in noi la pianta che siamo, perché è solo attraverso il rigore degli inverni e le arsure estive che il nostro seme si rafforza e prende coraggio, per bucare infine la terra e portare il suo frutto! ...Ma siamo anche fratelli nello stesso peregrinare verso la Luce e ognuno, a seconda del proprio livello di consapevolezza, può essere di aiuto all'altro; come quando ci si incammina in cordata verso le alte vette imbiancate e si scopre che la mia vita è legata a quella dell'altro, da quella stessa corda che unisce, che lega gli uni agli altri, mezzo indispensabile per raggiungere il medesimo intento: arrivare insieme alla cima della montagna! 

Vi lascio dunque alla lettura e alla meditazione di ciò che vi arriverà, perché possiate portare ognuno il vostro frutto e gioire della vostra speciale essenza, poiché non c'è classifica o confronto nell'Amore del Padre... Ognuno di noi è bello come i fiori del campo nella loro speciale diversità, come le stelle del firmamento, ognuna con la sua intensa o fragile luce. Un abbraccio dal cuore.

Dinaweh    



A spasso 
con il proprio Maestro interiore

Dinaweh




Molti passi sono stati fatti da tutte le persone che sono sul cammino verso la propria liberazione. I Maestri Ascesi e le Guide sono sempre al loro fianco, anche quando apparentemente sembra che non ci siano; in questi tempi così faticosi, molte persone sono convinte di vivere situazioni così drammatiche da pensare che nemmeno i loro genitori si siano mai trovati a dover affrontare simili prove. In effetti ciò che sta accadendo è semplicemente il disvelamento di tutte le parti che non erano mai state viste, che non erano mai state contattate, sia dal punto di vista dell'esperienza personale che collettiva. Internet ci ha abituati a pensare una cosa così ovvia quanto mai esplicitata in precedenza: che siamo tutti collegati e che nulla di ciò che accade è frutto del caso e che ci sia un nesso tra le parti, tra le scelte individuali e quelle collettive.

La fisica quantistica, come le scuole spirituali new-age, grazie anche alle precedenti acquisizioni della psicoanalisi (da Freud a Jung Adler, ecc.) ci hanno aperto al costrutto che non esista accadimento che prima non sia stato pensato, voluto, creato, anche solo immaginato da noi stessi e che non esistano fattori esterni a provocare conseguenze, che non siano già tutte dentro di noi. 
Se questo, come è stato affrontato dagli studiosi di fisica quantistica, così come dai filosofi e dai ricercatori spirituali è il regno delle possibilità, allora vuol dire che finalmente l'umanità sta aprendo un varco dentro di sé; vuol dire che per la prima volta nella sua storia, essa si dà il permesso di non più giudicare l'esistente, altro che come una conseguenza del suo stesso pensato, del suo vissuto; tassello semplicemente di un'esperire continuo a farsi vuotoGraal appunto, per accogliere il proprio dono, ogni membro della quale umanità secondo le proprie possibilità, secondo il grado di interiorizzazione dell'Essere di per sé, senza più giudizio, senza più voler differire tra buono e cattivo, tra male e bene, tra giusto e ingiusto. 

Qualcuno obietterà di non voler accettare simile postulato, per evitare di scivolare in un relativismo esasperato e senza fine! E ancora, tale atteggiamento, oltre a rivelare uno stato endemico di paura per lo sconosciuto e l'ignoto in tutte le sue forme e rappresentazioni, tradisce ancora - dicevo - un giudizio di valore! 
Ancora si genera, si dà vita e si nutre una teoria di separatezza e di giudizio; poiché in realtà, più ci si sospinge verso le profondità degli abissi che ci sono propri, più si accentua in noi il senso di vertigine, a richiamarci indietro, a scongiurare il pericolo, a suggerirci la vile prudenza, poiché oltre i propri limiti nessuno è mai andato ad esplorare, senza far più ritorno sugli stessi passi. 

Quando sarete interiormente unificati, la Coscienza neutra sarà lì, dalla mattina alla sera, per affrontare gli eventi della vita, le buone come le cattive notizie, i fatti felici e quelli infelici. Non ci saranno più notizie buone o cattive, ma solamente NOTIZIE. Non ci saranno più fatti felici o infelici, ma solo FATTI. Allorché sarete unificati dentro, vi sarà lo spettatore neutro che vedrà senza lo schermo egoico, senza il mentale. Vedrà il mondo dei fenomeni nella sua verità, grazie alla quale vedrà la Realtà infinita di cui il mondo fenomenico è l'espressione. Quando infine sarete, immediatamente nel senso proprio della parola, in contatto con la superficie, si aprirà davanti a voi il cammino della profondità. Ma prima dovrete compiere il lavoro di riunificazione interiore.*

Occorre perciò accogliere la superficie, come parte della stessa costruzione, il mondo dei fenomeni come ci appaiono alla luce dell'esperienza quotidiana, come espressione di quella stessa profondità verso cui riceveremo l'invito a scendere; solo allora si troverà la chiave per trasmutare gli abissi in luce, per vincere la paura che immobilizza per vite e vite l'anima a ripercorrere gli stessi anfratti, le medesime contrade, viste e riviste in quantità, anche se con modalità e fogge diverse..., pena l'esclusione dalla vista del Paradiso! 
Nessuno d'altra parte pensi che l'osservatore neutro non abbia da combattere le proprie battaglie per giungere a simile visione, non abbia da superare i propri limiti, autoimposti dalla mente e protratti nel tempo a congelare ogni possibile nuova partenza! Quale altro Maestro dunque, se non la nostra stessa Maestrìa a produrre il cambiamento, a flettere la linea da un orizzonte piatto e monotono, quello dell'esclusione dal Sé?

Se non trionfa la verità, resterò per sempre schiavo della menzogna e tutta la mia vita sarà una ridicola caricatura. Il discepolo in cammino se ne accorge un bel giorno, lo vede in faccia. Non posso più continuare in questa ignoranza di me stesso, in questa repressione, rimozione, negazione, sconfessione delle Vasana e dei Samskara che ho dentro. Anche se fossero timori terribili, impulsi di omicidio o desideri insensati, voglio vederli! Per farlo devo viverli. Occorre avere il coraggio di viverli. Qualunque cosa sia dentro di me voglio conoscerla e lo farò vivendola, lasciando che si esprima.*

Il discepolo di se stesso - tale si deve diventare - è capace di stare di fronte alle proprie ombre senza scappare; cosa servirebbe infatti sfuggire alla vista di simili brutture e nefandezze se esse ci appartengono, ci rimangono avvinghiate come la testa della pulce rimane conficcata sotto la pelle del suo ospitante!? A quale pro voltarsi continuamente dalla parte opposta al desiderio o alla violenza più estrema, quale che sia a roderci dentro? A nulla servirebbe, se non a procrastinare ulteriormente il tempo della risalita. Con ciò non si vuol dire di lasciarsi andare alle più turpi nefandezze, ma ad avere il coraggio di guardarle, sì; a prendere confidenza con quelle, sì; a non spaventarsi se all'interno del muto contenitore che spesso siamo persino a noi stessi, in fondo si trovi  melma e fetore?

Questi desideri inconsci sono perfettamente attivi e, finché resteranno in profondità, non potrete mai essere nella pienezza, nella pace, nel silenzio e nella meditazione. Molti di essi non devono neppure venire realizzati: se lo fossero, appesantirebbero il vostro Karma; però possono annullarsi se li rendete visibili, portandoli alla superficie. Quelli concreti saranno eliminati se verranno soddisfatti in un certo grado, gli altri spariranno, purché siano portati alla coscienza invece di essere repressi nell'inconscio. Alcuni si realizzeranno se saprete aggirare le voci inconsce che li vietano. In base al progresso lungo il cammino, senza dimenticare il fine non egoistico, spetta a voi, nell'anima e nella coscienza, stabilire quale desiderio appagare e quale non appagare. Spetta a voi trovare la vostra morale, quella del discepolo, fondata sulla comprensione di ciò che vi avvicina al fine o ve ne allontana. Ci vuole grande rigore per sfuggire alle incredibili astuzie del mentale, o piuttosto per sfuggire, diciamolo francamente, alle menzogne del mentale.*


...Cosa importa dunque se i sentieri che riconducono a casa percorrono le vaste lande desolate del dubbio, della sfiducia, delle continue e ripetute esperienze sempre simili a se stesse fino alla nausea, allontanandoci dalla scorciatoia indicata sulla mappa? 
Una volta datoci il permesso di non esprimere più giudizio, allora troveremo in noi gli occhi dell'osservatore esterno; allora vivremo ogni esperienza come un passaggio che ci avvicina sempre più alla strada verso casa. E chi semmai potrà giudicarci, se non saremo più noi stessi a farlo? Chi potrà dire "non sei degno di tornare a casa, perché le tue vie si sono attardate sulle strade del vizio e del tornaconto personale?!" Chi è senza peccato, scagli la prima pietra
La vera Maestrìa, sembra suggerirci il piano dell'esperienza, è quella di chi si immerge nella tentazione e la vive fino in fondo, se lì permane la brama di un desiderio insoddisfatto o quella del reo confesso che, turbato dallo struggimento della colpa, sente di dover percorrere la via nuova della penitenza, per il riscatto dei misfatti commessi. La novitas è riparatrice, non mai l'abitudine (habitus) a ripercorrere all'infinito gli stessi passi inconcludenti. La menzogna è scontata, abitudinaria, si sa sempre dove porta; prima o poi ci presenta il suo conto salato, tanto più se l'abbiamo usata contro noi stessi. E' una conquista scoprire ad un certo punto delle nostre innumerevoli esistenze che i peggiori nemici di noi stessi siamo proprio noi! E' l'inizio questo del cammino di riconciliazione con tutte le nostre parti.   

Abbandonerò il mondo delle menzogne per abbracciare quello della verità; lascerò la superficialità per dirigermi verso la profondità. Questo fa parte del Cammino verso il Regno dei Cieli, verso il Cristo, verso l'Atman. Vengo per riconciliarmi con tutto, ma inizio dalle mie emozioni.*

Incamminarsi verso la Casa del Signore cos'altro è, se non abbracciare tutti gli abitanti della casa, scoprendoli come parte dello stesso disegno, del medesimo progetto? Quella casa sono le nostre innumerevoli vite su questo piano di esistenza; essa è composta da diverse stanze e più l'anima è antica, più la casa è grande, ricca di ambienti più o meno accoglienti, di ripostigli nascosti, di grandi saloni illuminati, di cantine buie...
Il Cristo non è dentro le Chiese, involucri vuoti e separati dal mondo: è dentro di noi; è lì che attende di essere visto, onorato e portato alla luce. Si nasconde nelle molteplici stanze della nostra casa. Per andare a trovarlo occorre ingaggiare una vera e propria caccia al tesoro senza "uscire di casa"! Fino a quando non abbiamo il coraggio di aprire tutte le porte e vedere cosa vi si nasconda dietro, non troveremo mai il tesoro che cerchiamo. Occorre dunque un atto di fiducia verso noi stessi. Alla fine scopriremo che non serve intraprendere alcun viaggio esterno a noi. E' tutto nel qui ed ora e non esiste più un dentro o un fuori. Noi siamo il mondo! Noi siamo gli artefici dello scenario che ci si para davanti! Siamo capaci di accogliere tutte le emozioni, come parte del gioco? Siamo aperti al sì, all'accettazione di tutto ciò che vedremo? 
Finché non opereremo questa scelta non avremo la possibilità di riconciliarci, di amarci e di conoscere chi siamo veramente.

La disperazione del neonato si esprime nel corpo dell'adulto. Essa contiene tutte le disperazioni future. Tutti abbiamo vissuto l'angoscia di essere nati, di dover soffrire, respirare e rifiutarci di respirare. Tale situazione dimostra che alla nascita esiste già un'emozione, non solo sensazioni. Il bambino rifiuta, rifiuta, rifiuta. E' un grande "NO". Dice di no a tutto, perfino al fatto di nascere. E' da quel momento che nasce il mentale. Il mentale è dire "NO", è il rifiuto di ciò che è la non accettazione di qualunque cosa. Tale separazione non scomparirà più. Essa sussisterà, a meno che non s'intraprenda un cammino particolare per invertire il conflitto in accettazione, il rifiuto in sottomissione, un'idea che sussiste in tutti gli insegnamenti religiosi.*



E' importante ricordare che ogni cambiamento reale, seppur piccolo, avviene da un cambio di frequenza del cuore. Del resto ogni conoscenza non passa se non ci commuove, se non smuove le emozioni e il desiderio di unità, che deriva non dalla mente, che per sua natura separa, ma dal cuore, che per sua natura unisce! Ma per essere Maestri di noi stessi non è sufficiente nemmeno questo... Il lavoro interiore infatti obbliga anche ad una certa coerenza, alla costante determinazione del Guerriero, il quale, una volta intravvisto l'orizzonte, percepisce l'importanza di uno sforzo quotidiano per raggiungere la meta. 

Molte persone incamminate alla ricerca di se stesse e che intraprendono un cammino spirituale si fanno spesso affascinare da mille rivoli, da mille strade, senza mai prenderne in considerazione una in particolare. In realtà è come se andassero al supermercato della new-age; sul loro carrello c'è di tutto e di più; sicuramente uno solo di quelli non riuscirebbe a contenere le meraviglie che brillano sugli scaffali che spesso con fascino orientaleggiante vengono esposti e suggeriti dai vari Guru del momento! 

Diventa Master Reiki! Hai mai pensato come mai nella tua vita non c'è ricchezza e perché vivi nella mancanza? Fai il seminario con noi e attrarrai la ricchezza nella tua vita! Diventa operatore olistico! Un soggiorno in India alla ricerca di te stesso e tornerai come nuovo!...

Spesso si dimentica quanto sia più semplice respirare e ascoltarsi; seguire soltanto una via è più che sufficiente, per non incorrere in contraddizione tra un insegnamento e l'altro, per non creare confusione e ritrovarsi sempre allo stesso punto di partenza. Al di là dell'emotività, della partecipazione di cuore per un percorso piuttosto che per un altro, poi è sempre di fondamentale importanza la volontà e la determinazione. Vorrei lasciarvi con un passo molto bello che mi è capitato proprio ora tra le mani, tra una pausa e l'altra; scrivere sul blog è infatti una compagnia che prima di tutto faccio a me stesso, una riflessione dell'anima che conduco per la mia stessa guarigione, prima ancora che per comunicare con voi che mi leggete. La traggo da un libro che amo molto e che uso non tanto come testo di lettura, quanto come spunto per le mie meditazioni, sempre stando attento che non siano troppo lunghe, perché poi è sul piano di terra che ho necessità di tornare! Con questo pensiero spero di farvi cosa gradita e di lasciarvi in buona compagnia. Chi parla qui è Gesù, attraverso le canalizzazioni di Paul Ferrini. 
Buona lettura e infine buona meditazione. Namasté!



Solo pochissime persone hanno compiuto da sole il processo della propria guarigione, anche coloro che cercano di aiutare gli altri. La maggior parte di loro non sono guarite dentro. Come possono aiutarti? Gli altri non possono aiutarti. Devi darti la guarigione da solo. Se hai bisogno di qualcuno che ti guidi, scegli una persona che abbia percorso la via da solo/a. E stai molto attento: non sono molti quelli che l'hanno fatto. Se guardi con attenzione, potrai vedere se l'oscurità in loro è stata integrata, oppure se stanno ancora lottando per allontanarla. Chiunque sia spaventato dai propri lati oscuri non può procedere verso la luce. Chiunque rifiuti la propria umanità e finga di essere completamente spirituale, non è integro né integrato. Non accettare un guaritore ferito, anche se ha un nome angelico: Anche se è tenuto in grande considerazione dagli altri. Trovati una guida che non abbia un'agenda di lavoro. Qualcuno che ti dica: "Sì. Ci sono passato. Conosco grossomodo la strada, ma non so esattamente cosa ti aspetta. Tutto ciò che posso fare è accompagnarti, aiutarti a entrare nell'ombra e stare a vedere ciò che accade. Tutto ciò che posso fare è "l'amico", non "l'esperto". Non c'è nessun esperto. Ci sono semplicemente persone che hanno compiuto il viaggio e persone che non l'hanno fatto. Coloro che sono arrivati in fondo non assumono un ruolo professionale. Sono stati resi umili dal loro viaggio. Coloro che il viaggio non l'hanno fatto fanno affermazioni tronfie, che vanno in pezzi la prima volta che s'identificano con te e che i loro pulsanti vengono premuti. Chi ha fatto il viaggio fino all'inferno ed è tornato indietro non smania per il cielo. Non appartiene al regno delle favole. Odora di fuoco e di terra. La sua fronte è solcata dalle rughe, perché per secoli è stata sott'acqua. La sua bellezza è quella della terra. E' una principessa segnata dal tempo, una madre, non una sposa dal candore virginale. Per risorgere, per salire al cielo, prima devi incontrare il diavolo, a testa alta. Non lo troverai, se continui a cercarlo negli altri. Se non credi nella tua esistenza, significa che non ti sei dato la pena di cercarlo dentro la tua mente. Il diavolo è la tua stessa presenza angelica, dissacrata. E' la tua dimenticanza, la tua violenza nei confronti di te stesso. E' colui che è ferito, crocifisso, l'angelo caduto dal cielo al letamaio, nella forza selvaggia dell'incarnazione terrena. Lui è te, più di quanto non lo sia il tuo io angelico. Il tuo io angelico è etereo, come l'aria. Non è di questa terra. Non può elevarsi rispetto a ciò che non ha mai incontrato. Il diavolo è di questa terra. La tua mente, il tuo ego è il creatore della terra, con tutto il suo dolore e la sua bellezza manifesti. Non respingere la tua creazione prima di essere arrivato a conoscerla. Cammina sotto la pioggia. Bruciati sotto il sole. Rotolati nel fango. Assapora tutto pienamente. Non cercare di lasciare questo mondo prima di essere pronto. La necessità di partire segnala la totale dipendenza dallo stato di dolore. Devo dirti francamente che non c'è nessun posto dove andare. E' così. Non puoi andartene, uscire dalla tua stessa creazione. Devi muoverti in essa, essere con essa e imparare ad allontanarla da te. Dio non verrà come salvatore, a liberarti da un mondo che ti sei creato da solo. Questa è una vecchia soluzione paradigmatica. Non ti dà alcun potere. Anche se fosse possibile, non sarebbe nel tuo interesse. Dio arriva attraverso il  tuo gesto di accettazione nei confronti della tua mente. Arriva nell'amore e nella compassione che porti a colui che è ferito, dentro e fuori. Arriva quando ti chini ad abbracciare le ali scure che si muovono piano, di fronte alla porta chiusa della tua paura. Queste ali non potranno farti male. Nessuno è dissacrato, per quanto grande sia la ferita che ha dentro. Nessuno viene derubato della sua innocenza, per quanto grave sia l'abuso che ha fatto o ricevuto. Devi vedere attraverso quel colore scuro, ed entrare nel calore di quelle ali. Qui c'è una porta che conduce diritto al cuore. Entra nel tuo dolore! Non puoi arrivare a Dio se non attraversi la notte oscura dell'anima. Tutte le tue paure, i tuoi motivi di vergogna, devono essere innalzati. Tutti i tuoi sentimenti di separazione devono venire a galla per essere curati. Come puoi risorgere dalle ceneri del tuo dolore, se prima non lo riconosci? Coloro che fingono di non avere ferite non inizieranno mai il viaggio spirituale. Coloro che aprono la ferita e fustigano se stessi o gli altri non faranno più di un passo nel processo di guarigione. Se vuoi guarire, ricorda, lascia affiorare il dolore. Guarda la tua ferita, riconoscila. Sii con essa e lascia che essa t'insegni.**





*  Arnaud DesjardinsIl Vedanta e l'inconscio, Astrolabio ed., Roma, 2001;
** Paul FerriniIl silenzio del cuore, Macroedizioni, Diegaro di Cesena, 2001;
    
il dipinto Cuore è dell'amica pittrice Mariangela De Marco;

la foto l'ho scattata io sul sentiero che da Sant'Antonino di Susa porta alla Sacra di San       Michele in val di Susa (TO). 





Dinaweh 


      
   

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