mercoledì 8 febbraio 2017

SPIRITUALITA': NON RELIGIONE MA VERA E PROPRIA SCIENZA

SPIRITUALITA'


NON RELIGIONE
MA VERA E PROPRIA SCIENZA


Dinaweh

Ripropongo alla vostra attenzione dei passi tratti da un testo del mistico e maestro indiano Parahamansa Yogananda a me molto caro, che possono essere utili per tutti coloro che, intraprendendo un cammino di conoscenza interiore, vogliono approcciarsi con cognizione di causa alla figura del Maestro Jeshua, conosciuto in Occidente con il nome di Gesù di Nazareth.

Credo che sia giunto il momento di cominciare a considerare la Spiritualità una vera e propria scienza, esattamente per com'era considerata da tutti i cercatori - Gesù compreso - che hanno abitato le contrade di questo mondo. Essere un Avatar, quale fu Jeshua, non significa infatti sentirsi esonerato dalla ricerca del vero Sé interiore; non significa non mettersi alla sequela di maestri e guide che, per un certo periodo, possono accompagnare il cammino verso la propria realizzazione.
Fu proprio questo il senso del lungo peregrinare interiore ed esteriore compiuto da Gesù durante tutti gli anni sui quali la Chiesa stende un velo impietoso di buio e di silenzio.
Dai quattordici ai ventotto anni Gesù intraprese un lungo viaggio dell'anima e del corpo, mettendosi al seguito di carovanieri e mercanti verso il lontano e profondo Oriente, toccando tutte quelle terre oggi tanto conosciute perché menzionate per via delle guerre che vi si combattono (e non sarà certo un caso che si faccia di tutto per distruggere e inquinare fisicamente ed energeticamente quei luoghi sacri, di alto valore esoterico-spirituale); Iraq, Iran, Turkmenistan, Afghanistan, Pakistan, India, Bengala, Kashmir fino alla Montagna cosiddetta di Salomone (Meruvardhana) e poi Nepal, precisamente nel luogo chiamato Lumbini, luogo reso famoso dalla nascita del Signore Gautama, il Risvegliato, i cui occhi socchiusi e il cui sorriso conquistarono e toccarono il cuore di Jeshua; si recò fino alla montagna che dà vita alle fonti del Gange e poi in Ladhak, fino a raggiungere le più alte cime dell'Himalaya!

Chi oggi, credenti o non credenti, è a conoscenza di queste verità? Credo nessuno, se non in pochissimi. Eppure esistono le testimonianze scritte del suo passaggio, come anche incisioni rupestri che ricordano la sua presenza sulle rocce di quelle regioni del mondo.

Come non stupirci  allo stesso modo, se, ancor prima di questo lungo viaggio Jeshua fu condotto all'interno delle alte mura del tempio-monastero del Krmel, costruito dagli antichi Egizi all'epoca del faraone Akhenaton (nell'attuale Libano), ove visse e studiò dai sette ai dodici anni della sua giovane esistenza!  Suo padre, Youssaf, illustre membro appartenente alla "comunità-fratellanza" degli Esseni, lo accompagnò lui stesso fin là, con alcuni membri della sua famiglia, in accordo con la comunità essena di Nazareth di cui faceva parte la sua stessa sposa e madre di Jeshua, Meryem.

Quale dunque il senso di tutto questo discorrere, vi chiederete?

Ecco: occorre d'ora in poi impiegare il nostro tempo e la nostra volontà per uscire dal 'Dramma" di vite senza senso o di fedi cieche e ignoranti, fatte di dogmi e dottrine false se non tendenziose, come quelle della maggioranza delle religioni che hanno camuffato e manipolato la purezza originaria dei Maestri che le hanno precedute, seppur ispirandole. Occorre dunque riappropiarsi piuttosto di quella conoscenza antica e sempre nuova, facendo uno sforzo, utilizzando mente e cuore, cominciando a considerare le parole di verità di Avatar e Maestri come Gesù, Maometto, Gautama il Buddha, come una vera e propria scienza di cui loro stessi si sono appropriati o meglio, che hanno riconosciuto essere il fondamento e la legge incontrovertibile che governa e mantiene l'Armonia in ogni quadrante e punto dell'Universo.
Le citazioni di Yogananda nel testo corrente ci aiutano quindi a dare la giusta interpretazione a quelle frasi del Vangelo di Gesù che magari ci è capitato di ascoltare da bambini o da adulti, ma in modo del tutto inconsapevole e distratto.


Il messaggio di Yogananda è che tutto quello che Gesù ha predicato e dimostrato con la sua vita e le sue opere va ben al di là di quanto la religione cristiana pretenderebbe di essere, cioè l'unica ed esclusiva depositaria; non può essere prerogativa esclusiva di una dottrina religiosa in particolare, ma è patrimonio e ricchezza spirituale a beneficio di tutta l'umanità, dal momento in cui ogni sua parola la si può comprendere pienamente solo se la si consideri alla luce del suo scopo originario: indicare una via per giungere all'esperienza personale e diretta del Regno di Dio dentro ogni essere umano. Nel libro "Lo yoga di Gesù" il nostro autore si propone di recuperare quelli che egli considera gli insegnamenti fondamentali del Cristo, di cui si è perso traccia nel cristianesimo ufficiale. Tra questi, la nozione che ogni ricercatore spirituale può conoscere Dio non in virtù di mere credenze religiose, ma facendone l'esperienza diretta, attraverso pratiche come la meditazione e lo yoga, che Gesù conosceva molto bene, essendosi intrattenuto diversi anni in quei luoghi e avendone assorbito, studiato e osservato con profondo interesse e rispetto cultura e tradizioni religiose.
Yogananda al proposito ritiene che Gesù, non solo conoscesse e praticasse tali pratiche, ma le insegnasse, come via per entrare nel Regno dei Cieli, almeno ai suoi diretti discepoli. Queste conoscenze, egli afferma, si sarebbero perse o sarebbero volutamente state occultate. Inoltre sempre alla luce delle fonti e delle testimonianze che videro Jeshua calcare quelle lande sperdute e conseguire l'apprezzamento di molti di quei maestri spirituali, Yogananda, come me, è convinto che gli insegnamenti di Gesù non appartengano soltanto a chi si professa cristiano, ma siano prerogativa di tutti gli uomini che vogliano fare un cammino interiore e raggiungere l'illuminazione.
Ecco come si esprime:
Non è l'appartenenza ad una chiesa a permettere di accogliere il Cristo, né i riti formali che lo proclamano salvatore senza però consentire di conoscerlo mai veramente. Gesù si accoglie entrando in contatto con lui nella meditazione. Conoscere il Cristo significa chiudere gli occhi, espandere la coscienza e raggiungere una concentrazione così profonda da condividere lo stesso stato di coscienza di Gesù, grazie alla luce interiore dell'intuizione dell'anima. San Giovanni e altri discepoli di Gesù molto progrediti, discepoli che veramente 'lo ricevettero', hanno percepito Gesù come la coscienza cristica presente in ogni particella dello spazio. Il vero cristiano che è una sola cosa con il Cristo è colui che libera la propria anima dalla coscienza del corpo e la congiunge all'intelligenza cristica che pervade tutto il creato.
A tutti infatti è dato di vivere l'esperienza che fece lui, indipendentemente dall'appartenenza ad una specifica religione, compreso quella cristiana, se solo ci si mette in ascolto della sua Presenza, che è possibile trovare dentro il proprio cuore attraverso l'ascolto interiore e la meditazione. E ancora in questo passo Yogananda così si esprime:
I veri seguaci di Cristo sono coloro che, grazie alla meditazione e all'estasi, accolgono nella propria coscienza l'onnipresente saggezza cosmica e la beatitudine di Gesù Cristo... I devoti che vogliono essere dei veri 'cristiani', ovvero 'di Cristo', anziché semplici membri di una comunità che si professa cristiana, devono conoscere il Cristo onnipresente e avere di lui una percezione autentica e costante, devono comunicare con lui nell'estasi e lasciarsi guidare dalla sua saggezza infinita.
Che cosa sanno i "cristiani" degli anni perduti di Gesù - ci ricorda Yogananda -? Cosa sanno di tutto quel periodo che va dai dodici anni ai trenta della sua vita? Come è possibile che i contemporanei di una figura così straordinaria come quella di Gesù non abbiano trovato nulla da narrare di un periodo così lungo, che va dall'infanzia fino al trentesimo anno di età? Recandosi in India Gesù restituì la visita di quei saggi orientali che lo onorarono a Betlemme in occasione della sua manifestazione, appena dopo la sua nascita. Questi tre saggi erano in realtà indiani. 
Esistono testimonianze di inestimabile valore sulla presenza di Gesù in quei luoghi, come all'interno di un remoto monastero tibetano. Queste testimonianze parlano infatti di un santo di nome Issa, proveniente da Israele "nel quale era manifesta l'anima dell'Universo", che visse in India dai quattordici anni fino ai ventotto, tra santi, monaci e pandit, ove predicò il suo messaggio per poi tornare al suo paese, dove fu trattato ignobilmente e poi condannato a morte.
Fortunatamente, questi antichi documenti furono ritrovati e trascritti [nel monastero di Hemis in Tibet] da un viaggiatore russo, Nicholas Notovitch. Nel 1894 Notovitch diede personalmente alle stampe le sue annotazioni, intitolandole "La vita nascosta di Gesù Cristo". Nel 1922 Swami Abhedananda, un discepolo diretto di Ramakrishna Paramahansa, visitò il monastero di Hemis e confermò tutte le informazioni più importanti su Issa già divulgate dal libro di Notovitch. Nicolas Roerich, nel corso di una spedizione in India e in Tibet, condotta a metà degli anni Venti, ebbe modo di leggere e trascrivere alcuni versetti tratti da antichi manoscritti che erano gli stessi o, almeno, riportavano lo stesso contenuto di quelli pubblicati da Notovitch. Inoltre Roerich fu profondamente colpito dalle tradizioni orali di quella zona: "a Srinagar venimmo prima a conoscenza della singolare leggenda secondo la quale Cristo avrebbe visitato quel luogo. Poi constatammo quanto fosse diffusa in India, nel Ladakh e nell'Asia centrale la leggenda della venuta di Cristo in questi paesi durante la sua lunga assenza [dalla Palestina] di cui fa menzione il Vangelo". [...] Il manoscritto di Notovitch narra: "Issa si allontanò in segreto dalla casa di suo padre, lasciò Gerusalemme e si mise in viaggio con una compagnia di mercanti alla volta di Sindh [India] con l'obiettivo di perfezionarsi nella conoscenza della Parola di Dio e nello studio delle leggi dei grandi Buddha".


Non si potrà mai comprendere  l'opera  e  l' insegnamento  di  Gesù  -  ci ricorda
Yogananda - se non lo si considera come appartenente alla cultura orientale, se si dimenticano gli anni in cui visse in India, dove apprese le tecniche dello yoga, della meditazione dai guru, dai pandit e dai maestri, pur essendo egli stesso un Avatar e quindi possedendo già di sua natura il proprio bagaglio di conoscenze; egli infatti non diffuse quegli insegnamenti appresi in quelle terre lontane, ma facendoli suoi, ebbe modo di usarli per poi diffondere il suo messaggio una volta tornato in Palestina, ora usando semplici parabole per le persone semplici, ora un linguaggio esoterico per i suoi più stretti discepoli. Yogananda è assolutamente convinto del fatto che il messaggio di Cristo sia stato profanato dagli stessi che si arrogano il diritto di ben rappresentarlo davanti agli occhi del mondo. I profondi significati esoterici dei suoi insegnamenti sono stati dimenticati, in nome della presunta autorità di dottrine cristiane che in realtà erano solo creazioni umane; in nome di quelle sono avvenuti genocidi e tante anime e corpi sono passati per il rogo con l'accusa di stregoneria e di eresia.
Gesù è stato troppo occidentalizzato. Gesù fu un orientale, per nascita, sangue e formazione. Separare un maestro dal suo contesto culturale di origine significa offuscare la capacità di comprensione con cui ci accostiamo a lui. Chiunque fosse Gesù Cristo in sé e per sé, in quanto anima, egli è comunque nato e cresciuto in Oriente e nel diffondere il proprio messaggio ha dovuto usare gli strumenti della civiltà orientale, le sue usanze, maniere e parabole. Quindi per comprendere Gesù Cristo e i suoi insegnamenti, bisogna essere empaticamente aperti alle scritture religiose e alle sue esperienze metafisiche intuitive. Gli insegnamenti di Gesù, alla luce di un'interpretazione esoterica, restano universali; tuttavia sono saturi dell'essenza della cultura orientale, hanno le loro radici in valori e principi ispiratori orientali, che sono stati poi riadattati al mondo occidentale.
Tuttavia, prosegue Yogananda, non si può continuare a pensare alla Verità come alla prerogativa di questa o quella religione, di questa o quella cultura, limitando il discorso sulla verità di Gesù Cristo come ad un patrimonio esclusivo di qualcuno. Le religioni hanno dimostrato ampiamente di dividere e separare l'uomo, in nome di questa o quella credenza o dottrina. La verità va oltre tutte le separazioni e va oltre l'adeguamento ad una forma esteriore di comportamento, di formule e preghiere imparate a memoria, né ha a che fare con ridondanti sermoni intellettualistici (se va bene!) dai pulpiti di chiese, sinagoghe o moschee...
La Verità non è altro che la realizzazione di Dio in noi, l'invito del Cristo a cercare e infine trovare il Regno che è 'dentro di voi'.
Ecco ancora Yogananda:
E' necessaria una riconciliazione della scienza della religione con lo spirito della religione, cioè con i suoi principi ispiratori [Qui Yogananda usa la parola "scienza della religione" con un altro significato, da quello proposto e usato da me, seppure possono trovarsi similitudini; n.d.r.]; una riconciliazione dell'esoterico con l'essoterico. La scienza yoga insegnata dal Signore Krishna offre metodi pratici per giungere all'autentica esperienza interiore di Dio, anziché a mere credenze religiose, dotate di deboli speranze di sopravvivenza. La scienza yoga e lo spirito di amore cristiano e di fratellanza predicato da Gesù (l'unica sicura panacea per evitare che il mondo sia lacerato dalle sue insanabili differenze) costituiscono insieme la medesima e unica verità universale, insegnata da questi due Cristi dell'Oriente e dell'Occidente. I salvatori del mondo non vengono sulla Terra per fomentare ostili divisioni dottrinali; i loro insegnamenti non dovrebbero essere strumentalizzati a questo scopo. Del resto non è corretto chiamare il Nuovo Testamento la Bibbia 'cristiana', perché esso non è appannaggio esclusivo di alcuna confessione religiosa. La verità ha lo scopo di benedire e di elevare l'umanità intera. Come la coscienza cristica è universale, così Gesù Cristo è patrimonio di tutti. Io esalto come "Summum Bonum" della via che porta alla realizzazione di Dio il messaggio trasmesso dal Signore Gesù nel Nuovo Testamento e la scienza yoga dell'unione con Dio esposta da Bhagavan Krishna nella Bhagavad Gita. Tuttavia onoro ogni espressione della verità che dall'unico Dio si riversa nelle Scritture lasciate dai suoi vari messaggeri. La verità è in sé e per sé la 'religione' fondamentale. Per quanto espressa in modi diversi dai vari "ismi", cioè dalle dottrine settarie, non potrà mai esaurirsi in queste dottrine. La verità ha infinite manifestazioni e ramificazioni, ma un solo compimento: l'esperienza diretta di Dio, che è l'unica realtà. L'impronta umana lasciata dal settarismo non ha molta importanza, Non sono l'affiliazione religiosa sotto cui è registrato il nostro nome, né la cultura o il credo in cui siamo nati a darci la salvezza. L'essenza della verità si trova al di là di ogni forma esteriore e quell'essenza fondamentale per comprendere Gesù è il richiamo universale che ha rivolto alle anime: l'invito a entrare nel regno di Dio che "è dentro di voi".
E ancora, incalzando con foga:
Siamo tutti figli di Dio, dal principio della nostra esistenza fino all'eternità. Le sofferenze nascono dai pregiudizi e il pregiudizio è figlio dell'ignoranza. Non dobbiamo far coincidere la nostra identità con la nostra nazionalità di Americani, Indiani, Italiani, o con qualsiasi altra nazionalità e tanto meno esserne orgogliosi, perché le condizioni della nostra nascita sono solo un fatto accidentale. Sopra ogni altra cosa, dobbiamo sentirci orgogliosi di essere figli di Dio, fatti a sua immagine. Non è forse questo il messaggio del Cristo? Gesù, il Cristo, è un modello sublime da seguire, sia per l'Oriente che per l'Occidente. L'impronta divina che ci rende figli di Dio è celata in ogni anima. Gesù confermò le sacre Scritture.: "Voi siete déi". Gettate via ogni maschera" Mostratevi apertamente come figli di Dio, non con vuote proclamazioni e preghiere imparate a memoria, o con fuochi d'artificio di sermoni intellettualistici, studiati per compiacere Dio e fare proseliti, ma grazie alla vostra realizzazione! Identificatevi non con un angusto bigottismo mascherato di saggezza, ma con la coscienza cristica. Identificatevi con l'Amore universale e manifestatelo nel servizio verso tutti, sia materiale, sia spirituale; allora saprete chi è stato Gesù Cristo e potrete dire nella vostra anima che siamo tutti un'unica comunità, tutti figli di un unico Dio!
Paramahansa Yogananda dimostra con il suo pensiero quanto sia diverso il suo approccio agli insegnamenti di Gesù; esso parte da uno studio sistematico delle fonti, dalla consapevolezza di quello che fu il contesto in cui visse e operò, quale il segno della cultura che lo nutrì e gli insegnamenti che lo formarono come uomo e risvegliarono in lui la sua essenza divina, per arrivare poi alla comprensione del cuore e al significato profondo delle sue parole, frutto di una ricerca interiore costante, di impegno, di silenzio, di scambio di umanità.
Senza questa consapevolezza e questa metodologia scientifica non si può comprenderne appieno l'insegnamento. Soltanto così ogni altro cammino iniziatico è possibile e ognuno di noi può ripercorrere le strade del Cristo, per raggiungere il Regno nel proprio seno.
Mettersi a disposizione della Verità significa rivoluzionare la propria vita, significa essere disponibili ad 'essere rivoltati come un calzino' dal Sé che sopravanza in noi ogni giorno di più; significa anche coniugare studio, ricerca, meditazione e azione; significa infine divenire consapevoli di ogni virgola, di ogni comma sostanziale della legge di causa-effetto che sta alla base di tutto l'Universo e che ne dispiega tutte le possibili variabili. E per coloro che si saranno preparati a fare il salto di coscienza, significa la promessa di cieli nuovi e terra nuova, l'evoluzione collettiva della specie, attraverso una scienza capace di studiare lo Spirito, così come la Materia ad essa afferente e significante.

Torneremo ancora, in uno dei post successivi, ad approfondire la relazione importante tra Spirito e Materia, magari di nuovo accompagnati dalle intense riflessioni del caro Yogananda. 
Rimane ancora fondamentale infatti ribadire l'importanza di questa relazione e la sostanzialità della sua natura così poco compresa e a causa della quale il mondo è stato messo a ferro e a fuoco, sin dai tempi di Gesù, proprio in concomitanza della nuova visione che egli stesso portò su questo argomento, non capito dai suoi stessi seguaci fino ai giorni nostri. 
Ecco perché, oggi come nel passato, l'incompresa relazione tra Spirito e Materia scatena ancora guerre politico-ideologiche, crociate fanatiche e scontri etnico-religiosi.  

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