martedì 27 giugno 2017

IL "LAVORO INTERIORE" STRUMENTO DI CRESCITA SPIRITUALE AUTENTICA E CONSAPEVOLE

IL "LAVORO INTERIORE"

 STRUMENTO DI CRESCITA SPIRITUALE
AUTENTICA E CONSAPEVOLE


di Gaetano Pedullà

Come operare dunque per non vanificare la consapevolezza raggiunta sul senso dell'esistenza e del significato dell'evoluzione umana?
Non è sufficiente infatti conoscere "mentalmente" la scienza dello Spirito; occorre metterla in pratica, perché essa possa essere il portato di un riscontro pratico nelle nostre vite, superando i traumi e i blocchi che ci inducono a ripetere sempre le stesse azioni. L'apprendimento spirituale si forma laddove c'è la nube, soltanto lavorando su se stessi, usando la volontà, facendo uno sforzo. Come ha lavorato l'umanità per raggiungere lo scopo?


La meditazione come astrazione dalla realtà, come ricerca di uno stato di pace, di rasserenamento, di vuoto, di tranquillità, quando è veramente vissuta in uno stato significativo, significa entrare in uno spazio "Cristico", o comunque, entrare in forte sintonia con questo spazio. Anche qui c'è una gradualità. Entrare in connessione con una vibrazione di 'puro Amore' significa riposare
Immaginiamo una persona che è distrutta, che viene da una situazione di sfacelo, non ha voglia di affrontare le cose dentro. Come fa a farcela? Se affronta più cose, si uccide! La prima cosa è stimolare uno stato di pace. La prima fase, quasi per tutti, è quella: di andare in quella direzione, di astrarsi in quello spazio  che può essere di cinque minuti, mezz'ora al giorno, in cui uno sta bene, anche se la vita è un inferno, anche se soffro, anche se sono in mezzo a un turbine di situazioni difficilissime, ho uno spazio dove sto bene. Questo spazio "cristico", a volte vissuto appieno, altre volte è lievemente accennato, ma tuttavia dà già i suoi benefici, spesso è una delle prime fasi della ricerca spirituale. La prima fase è più mentale: informarsi di come funziona l'Universo, di come stanno le cose. Quando si decide di affrontare l'interiorità, la prima fase è quella di sperimentare questa pace. Se io voglio veramente affrontare le cose, devo avere una certa serenità per poterlo fare. 
Ovviamente non si può rimanere all'infinito in questa fase; facciamo un esempio concreto: sono una madre di famiglia o un padre; ho una situazione familiare che è un inferno e quindi decido di fare meditazione per cercare un po' di riposo, un po' di tranquillità  per cercare di stare meglio. Riesco effettivamente a stare meglio, mezz'ora al giorno, però poi le altre ventitré ore e mezzo è un inferno. Se io vado avanti così quarant'anni, per qualche anno posso anche starci bene, ma dopo un po' non mi serve a nulla; è un'evasione dalla realtà della vita quotidiana che non voglio affrontare! Si arriva a dei paradossi che mi spingono, dopo un po', ad occuparmi di me.

Questa parte è molto importante; quella che si può maturare con la meditazione classica, con i mantra, anche con la preghiera: si può stimolare uno stato di estasi, di estraneazione, andando in un bosco, camminando in mezzo alla natura, ascoltando musica... Ognuno ha le sue strategie per maturare questo spazio. esistono dei percorsi millenari; aiutano.
Lo stimoliamo in modo intensivo questo stato nel lavoro interiore attraverso la tecnica del respiro base. E' infatti molto importante nel lavoro interiore, che io insegno, entrare bene dentro questo spazio. Questo spazio da solo, però, non è sufficiente, perché tutto quello che sta sotto? E la vita? Quando l'affronto? Un lavoro spirituale completo porta ad essere radicati a terra, non a stare con la testa per aria. Serve a creare una vita sostenibile e radicata. Perché questo possa accadere dobbiamo comunque imparare ad affrontare le varie fasi. Sulle azioni possiamo fare ben poco; sono già successe! Non possiamo tornare indietro e cambiare ciò che è già avvenuto. Quello che noi possiamo fare è imparare ad affrontare gli effetti del trauma, quelli che sono dentro di noi. Gli eventi non li possiamo controllare, però possiamo imparare a lavorare dentro, su quelli che sono gli stati psico-emozionali e su quello che è il dolore. Imparare ad esprimere e ad affrontare gli stati psico-emozionali, in modo che piano piano non ne siamo dominati o condizionati, perlomeno su quello che uno riesce a vedere, poiché quelli istintivi, non li vedi, non c'è niente da fare. Se non sei pronto, non li vedi, ma non li devi nemmeno vedere; quindi su quelli più dichiarati, come la gelosia, la rabbia, la possessività. Se uno ci mette la buona volontà su quelle emozioni ci si può lavorare. Ci sono delle metodologie specifiche che aiutano ad esprimere questi stati; aiutano questi stati a manifestarsi nel piano fisico, però senza condizionare la nostra personalità, cioè senza essere deleteri per noi o autodistruttivi e senza essere deleteri o distruttivi per altre persone. C'è un vulcano che da dentro esplode? Esplodesse pure! Solo che imparo a farlo esplodere in una modalità costruttiva e non distruttiva. 

Questi insiemi di tecniche sono indipendenti dallo stato cristico; io posso stare in meditazione quanto voglio, ma poi quando vengono fuori questi stati d'animo, la meditazione non mi serve a nulla. Mica posso fingere di stare bene, se sto male. E' come prendermi in giro, dire che non sono arrabbiato, eppure lo sono! Questi stati quindi vanno affrontati fino in fondo. Queste tecniche le facevano anche nei percorsi più antichi, più arcaici; i nativi americani, quelli veri, fanno delle danze, dove esprimono fisicamente certi disagi interni, finché il disagio non si è espresso completamente. Anche gli aborigeni australiani, i Maori, altri popoli..., hanno delle ritualità, che non sono vuote o stupide o pittoresche; è proprio una scienza per tirare fuori e per permettere a certe parti di sé di emergere. Pensate anche ad alcune danze popolari in Italia, la taranta... Servivano a tirare fuori certe parti emotive che, altrimenti, erano represse. Se uno non esprime gli stati psico-emotivi, gli stati psico-emotivi dominano. Oppure uno li reprime: se li reprime diventano malattie. E' come se noi dentro al corpo astrale avessimo qualcosa che si nuove e quello da qualche parte deve uscire. E' come un mostro. Se quello rimane dentro diventa un veleno. O esce attraverso l'emozione diretta, o esce attraverso un pensiero sarcastico, un pensiero rabbioso, o esce attraverso una malattia. Non ci sono altre strade. 

L'energia, se non è governata dalla Coscienza superiore sfocia immediatamente nella materia perché questo è il piano di creazione dell'Universo, questo è il senso delle cose. Questi stati devono essere espressi nella materia, ma in un modo intelligente, che non sia cioè distruttivo. Questa è la seconda parte e questa parte in molte tradizioni spirituali, in certi approcci un po' burocratici della spiritualità, a volte questa parte viene giudicata. "Io non devo mai arrabbiarmi", "io non devo mai essere triste"... e quindi si mette un filtro mentale. Negando questa parte è  come se io la contrastassi con la mia forza di volontà. Facendo questo, magari nella vita quotidiana mi calmo, ma questa parte è alimentata da un mio percorso di crescita spirituale e quindi anche se la nascondo, alla fine mi verrà ripresentata dal karma. Anche se io mi illudo, per esempio trasformo tutti i pensieri negativi in pensieri positivi, perché sono abituato a "pensare positivo", perché so che il pensiero negativo crea negativamente, se io non sviluppo questa parte e la nascondo attraverso un approccio più mentale, quello che accade è che io non risolvo nulla; ho solo la percezione che migliorino le cose, perché mettendo un pensiero positivo bilancio un pensiero negativo e quindi bilancio tutti gli effetti verso il basso, ma rimane insoluta la parte in alto, che quindi determinerà inevitabilmente la necessità di un evento esterno che mi richiami alla corretta via. E infatti uno ripercorre la stessa via e alla fine dice: "ma allora non ci ho capito niente, come è possibile? Non ho risolto nulla". Non è il modo in cui pensiamo che determina la nostra guarigione. E' bene sapere che i pensieri negativi determinano realtà negative, ma mi metto a lavorare in una modalità che comunque permetta a questi pensieri di esprimersi in un modo benefico, costruttivo, che non mi trattiene nulla di interno.

La terza parte di quello che è un lavoro interiore profondo, è lo sviluppo della mente Superiore; il piano causale è dove abbiamo il primo corpo eterno, ma dinamico e quindi abbiamo il corpo causale dove risiede la nostra anima. E' lì che maturiamo i nostri arricchimenti. Occorre sviluppare la capacità di maturare l'arricchimento. Questo si fa attraverso delle tecniche specifiche. Normalmente alcuni arricchimenti importanti avvengono da soli, quindi non c'è bisogno di fare nessuna tecnica. Quando è il momento di cose importantissime della vita che è tanto tempo che le stiamo sperimentando (parlo di tante esperienze di vita) arriva un momento dove c'è un cambio topico della vita, anche senza fare nessun lavoro spirituale. arriva un momento in cui uno realizza un qualcosa, ma il lavoro spirituale, se viene invece concentrato a sviluppare questa parte, la stimola; tendenzialmente la nostra Mente Superiore, ha paura a venir fuori; c'è una certa resistenza, perché se vedo.... "occhio non vede, cuor non duole". Ho certe reazioni dentro, quindi non voglio avere quelle reazioni, quindi meglio non vedere. Normalmente la nostra coscienza, a meno che non stiamo vivendo un momento topico, come dicevo prima, è frammentata, manda dei frammenti, delle cose enigmatiche, non arrivano dei segnali chiari; oppure arrivano piccole intuizioni nel corso degli anni, che possono dare delle piccole comprensioni su alcune situazioni di vita, ma non è una vera e propria presa di coscienza, come per dire "ho realizzato il femminile", "ho realizzato il maschile", "ho realizzato una parte importante di me, che è tanto tempo su cui sto lavorando". E' molto importante essere consapevoli che questa parte, la parte che viene da dentro, non può essere forzata, ma dev'essere opportunamente stimolata. Il terzo aspetto, per completare il lavoro interiore è di lavorare per il risveglio della Mente Superiore. Questi tre passaggi quindi, lo stimolare uno stato Cristico di vacuità, di profondità, imparare ad affrontare gli stati psico-emozionali e lo stimolare il risveglio di coscienza, ci mettono in condizioni, piano piano, di affrontare tutti gli effetti del trauma, di arrivare all'arricchimento spirituale. Se io affronto gli stati psico-emozionali, infatti, piano piano si rilassa quella parte di me e si può manifestare naturalmente la coscienza che viene dal di dentro e quando si manifesta la coscienza che viene dal di dentro, allora io posso cominciare a mutare nella mia vita quotidiana tutti i condizionamenti che quella forza determinava dentro di me e quindi tutte le volte che dicevo di "sì" a tutte le persone in modo inconsapevole.... porto chiarezza. Porto chiarezza su tutte quelle cose su cui sto lavorando, grazie al risveglio della mente Superiore e al fatto che sto affrontando tutto il dolore e gli stati psico-emozionali, che vengono fuori da soli, non perché io li cerchi. 

La mia vita concreta, piano piano, si ripulisce, sempre di più, sempre di più e incomincia a venir fuori la spinta - quella vera - quella che viene da dentro e non quella che invece risulta condizionata dagli effetti del trauma o anche solo dal desiderio, dalla pulsione. Non è più quello che mi governa, ma adesso incomincia a venir fuori la voce da dentro. Quegli aspetti secondari che erano necessari al mio arricchimento (le pulsioni, le esperienze non sorrette dalla coscienza e quindi il trauma consequenziale dopo un certo periodo di tempo) si stanno armonizzando e cessano di aiutarmi, di servirmi. Hanno svolto il loro compito e viene fuori quella luce da dentro. 

Non è possibile approcciarsi a se stessi e fare tutto quello che io vi ho spiegato. Bisogna prima avere una preparazione; ci dev'essere una fase preparatoria, dove io mi addestro e imparo perlomeno a fare dei passi base, sennò come faccio a discriminare? Non posso. 

All'inizio una persona che non sperimenta nemmeno uno stato cristico o che non sa come affrontare questi stati e che non sa nemmeno cos'è la mente Superiore, come fa?! Ci vuole tempo. 
Nella prima fase il neofita deve acquisire una capacità di entrare in uno stato cristico profondo, autentico, duraturo e persistente e poi una scioltezza abbastanza spinta ad esprimere degli stati psico-emozionali. Quando questo accade, la sensibilità della persona si riapre. Uno torna alla stessa sensibilità che aveva da bambino. Ha un vantaggio enorme in termini di pace e di estasi. Quando intervengono questi stati psico-emozionali, se uno è molto aperto, deve imparare a veicolarli. 
La seconda tecnica aiuta in questa particolare difficoltà, in modo che io possa rimanere aperto senza bisogno di chiudermi, come ho fatto da bambino. Questa è la base per aprire lo Spirito. Se manca questa base, manca tutto. Se in questa fase vuole entrare la mia mente razionale e vuole gestire le cose che io imparo, non ho capito nulla del "lavoro interiore". Vuol dire che io voglio gestire la mia crescita. Non gestisco proprio nulla! 
Fare il lavoro interiore non significa decidere cos'è che affronto; non è che premo un bottone sul computer e di colpo mi esce il lato femminile. Stiamo scherzando! Non è certo come andare a fare le analisi in un laboratorio o premere un tasto sulla tastiera!... Ci vuole quindi una preparazione preliminare, dove la mente razionale si calma e dove uno torna bambino e apre la sensibilità in una certa maniera. Addirittura in alcuni momenti uno si sente smarrito, perché si sente senza protezione.

Dopo, si apprende il terzo passaggio, che è il più difficile. All'inizio si apprende il passaggio numero 1 e il passaggio numero 2. Solo dopo che uno ha aperto queste porte, allora può incominciare piano piano a risvegliare la mente Superiore. La mente Superiore è quella che ti dà il discernimento di come muoverti. La mente  Superiore, che viene però da un percorso autentico e quindi non dal tuo ragionamento, è quella che ci dà discernimento. In uno  stato di vuoto la mia mente Superiore mi dice cos'è quello che sto vivendo, me lo mostra. Mi mostra se è il momento di affrontare una parte di me e io l'affronto proprio perché me lo dice la mente Superiore. 
Se devo dare energia a a un certo processo - e comunque non sono io a decidere, è il processo che si manifesta - è perché dentro c'è una spinta che viene dalla mente Superiore. All'inizio questo non accade; all'inizio uno impara a muoversi, non ci sono questi processi così avanzati. 

L'importanza di una Guida

Se certe qualità interne non sono ancora sviluppate, lì è importante la Guida. E' importante che ci sia una persona, non che decida al posto nostro, che però piano piano ci guidi nel processo di crescita. Perché? Perché se io mi riapro e quindi in qualche modo mi permetto di fare un lavoro spirituale dentro di me, non sono autoreferenziale. E' come dire che un bambino si legge i libri da solo e impara tutto da solo. Se manca una Guida è chiaro che uno in tante situazioni  è perso ed è fondamentale avere un accompagnamento, quindi qualcuno che è già passato da quell'esperienza, che si suppone sia una Guida spirituale che ha ricevuto certe iniziazioni e ci può guidare internamente nel muoverci in certe difficoltà. E' per questo che in India (non guardate la parte negativa dell'esempio orientale, perché quella ci fa vedere delle figure chiamati Guru, Maestri che sono persone opprimenti, a volte presentano degli eccessi, anche una sfrontatezza, un modo sfacciato di presentarsi all'esterno), però comunque una persona come Yogananda, per farvi un esempio concreto, di una persona radicata a terra e che fu un esempio di correttezza, di umiltà, di apertura..., lui è stato seguito per dieci, quindici anni e doveva fare esattamente quello che la sua Guida gli diceva di fare e lui non era in grado di sapere se certi stati li viveva veramente, oppure no. La sua Guida, a forza di indicazioni, a volte energiche, a volte meno, l'ha condotto in una strada in cui poi lui è diventato indipendente. 

Normalmente in un percorso spirituale generico questo aspetto non c'è tanto; dove uno impara a a meditare, a sviluppare uno spazio interiore di tranquillità, non c'è poi veramente un contatto profondo con se stessi e lì la Guida è meno importante; per esempio in alcune tecniche di guarigione, di auto-guarigione come la pranoterapia, come il Reiki, il Diksha, il Tetha-healing, uno  le impara in un week-end, in un ciclo di seminari e poi è autonomo. Però il "lavoro interiore" non è così. E' un approccio profondo, è una mutazione profonda di se stessi, come facevano gli yogi in India, quindi l'accompagnamento ci vuole; non è dipendenza, non c'è una persona ingombrante che decide per te. Poi se uno prende l'esempio di certi personaggi che tu vai in India e ti dicono: "Lascia la moglie perché..." magari sarà pure la scelta che devo fare, ma se io non la sento, non faccio una scelta che mi viene detta in quel modo lì, però magari alcune persone hanno bisogno di quello e va bene. Non è quella però l'idea che vi sto dando io per "Guida". 
L'accompagnamento è necessario per la crescita. 
C'è una parte negativa che è stata fortemente contestata negli anni Cinquanta, Sessanta da vari personaggi, perché c'era un fanatismo, un'idolatria insopportabile e quindi tu vedevi gente che andava negli ashram in India a cercare una Guida spirituale che gli dicesse cosa fare ed era un modo per delegare completamente la propria evoluzione a una terza persona. Un conto che io mi faccio le ossa, vado in una caverna, vado dentro a un tempio, c'è una persona che mi segue e mi dice "qui sì" e "qui no", altra cosa è che io delego a lui una scelta e che io sono assente; se non c'è lui non vado avanti...


FINE

   

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