martedì 20 novembre 2018

"PREFAZIONE", di Luisa Piarulli



Girovagando per la rete mi sono imbattuto in questa bellissima 'Prefazione' al libro di Gianni Lannes, "Perchè le scie degli aerei diventano nuvole", scritta da Luisa Piarulli, 'pedagogista indipendente, specializzata in Bioetica e Pedagogia del Territorio', come lei stessa si firma al fondo del suo scritto. 
Mi sembra bello condividere questo spunto alla riflessione. La bellezza va sempre condivisa. A che gioverebbe infatti lasciarla chiusa in un cassetto o vederla svanire presto dalle pagine virtuali di un blog, se pochi possono goderne!? Sarebbe come nascondere la tela di un grande artista tra le scaffalature sotterranee del Louvre o degli Uffizi...
Bello soprattutto il richiamo ai bambini, alla loro curiosità, alle loro mille domande che sempre sono a caccia di tutte le risposte, anche se spesso quelle sono già tutte dentro di loro. Allo stesso modo, ella scrive, il nostro autore si affaccia sul mondo degli adulti, da adulto, ma con lo stesso atteggiamento dei bambini e come loro e meglio di loro, cerca di trovare le giuste risposte...
L'esempio che Gianni Lannes ci offre, con questa sua ennesima fatica editoriale, è quello di non rinunciare mai a farsi delle domande, di non accontentarsi mai di ciò che ci viene spacciato come verità assoluta, di essere sempre alla ricerca della verità, senza sconti, senza veli. 
Vi lascio quindi alla profonda interpretazione di Luisa Piarulli, con la speranza che susciti in voi la curiosità di leggere il testo del nostro autore, Gianni Lannes.

Dinaweh

     


"PREFAZIONE" 
di Luisa Piarulli



Ho avuto modo, casualmente, di conoscere Gianni Lannes. Ho iniziato a leggere i suoi articoli, a cercare i suoi libri, ad ascoltare le sue conferenze video, che mi hanno profondamente colpita e incuriosita, hanno smosso in me la domanda. In diverse occasioni ho evidenziato l'importanza della pedagogia della domanda, ovvero una pedagogia maieutica, che ha la sua caratteristica fondamentale nell'idea che l'apprendimento rappresenti il ricongiungimento interno fra quanto il soggetto elabora e quanto la realtà esterna gli offre da rielaborare. In questo incontro sta il cuore dell'Educazione e dell'apprendimento, un educare teso principalmente all'empowerment che implica lo sviluppo delle potenzialità, il cammino verso la responsabilizzazione, il potenziamento della Persona. Leggendo e ricercando ho capito di avere conosciuto una Persona non anestetizzata, non omologata, che ha scelto di non adeguarsi al sentire e al vedere comuni, che ad un certo punto del suo percorso di vita ha seguito una missione dettata dal cuore. Tra le priorità della sua ricerca e della sua attività d'informazione non conformista, c'è lo scopo di restituire all'Infanzia, unica promessa di futuro buono, un Pianeta almeno sufficientemente buono, per parafrasare il concetto di Donald Winnicott della "Madre sufficientemente buona".

Il titolo del suo libro "Perché le scie degli aerei diventano nubi?" propone una domanda, una semplice domanda che prima incuriosisce, poi, ad un'osservazione attenta dell'immagine, una fotografia dello stesso autore, alimenta una certa inquietudine. Le scie che si incrociano nel cielo azzurro sembrano formare una rete nel cielo di Berlino. Una rete che metaforicamente imprigiona il cielo e l'aria, soffoca, rompe una possibile armonia, mentre i rami degli alberi sembrano volti al cielo, come imploranti, quasi presagendo un pericolo. I riflessi del sole sono bagliori di luce, ingannevoli e, chissà perché, mi torna in mente il mito della caverna di Platone. Il paesaggio evoca un'atmosfera quasi surreale, pervaso da un silenzio che turba l'aria stessa, come in attesa di qualcosa di indefinito. Non ci sono persone e ciò inquieta oltremodo, invia a uno scenario che ha un che di spettrale. Dove sono le persone? Probabilmente stanno dentro le quattro mura delle loro case, indaffarate o assopite nel loro quotidiano, ignare.
Impossibile non provare pena per loro.

Leggo, cerco di capire, sono perplessa. Pensavo di sapere, ma non era tutto. Il testo di Gianni Lannes è ricco di minuziose ricerche, testimonianze, documenti e fonti accreditate. Impossibile non coinvolgersi e desiderare di capire di più, molto di più. Gianni Lannes ci guida verso una pedagogia della domanda, per indurci a evitare quello che il pedagogista Paulo Freire definiva "cultura del silenzio", che innesca i meccanismi di sottomissione che creano dipendenza e rassegnazione, tanto da rinunciare a farsene. E' giunto il momento di ricominciare, partendo proprio dalla domanda che implica il dubbio, il pensiero, la riflessione, il dialogo, l'ascolto e la com-prensione. Cogito ergo sum, penso dunque sono. La domanda di Gianni Lannes chiede la rottura del silenzio, un silenzio a volte ignaro, altre volte omertoso e che comincia a fare male.

Siamo immersi in un silenzio che brusio sostiene il filosofo I. Lévinas, un brusio che toglie la quiete, come il ronzio che non lascia riposare, che interrompe il torpore di un andirivieni senza sosta e, spesso, senza senso. Nel trambusto della nostra frenetica e incessante quotidianità, siamo come isole, sommerse nell'illusione di comunicare e di relazionarsi. In realtà stiamo dentro un mondo virtuale che gestisce il ritmo della nostra vita e, nel frastuono, siamo soli, ognuno per sé, impegnati a sopravvivere materialmente e psicologicamente. Il nostro Pianeta ha il suo senso solo attraverso la consapevolezza che tutto ruota intorno ai quattro elementi naturali: acqua, aria, fuoco e terra. Il nostro Autore guarda il cielo, pur ancorato a Madre Terra, all'acqua, al fuoco che lo anima per affermare il proprio pensiero e le proprie convinzioni, sostenuto dalle sue ricerche, dall'osservazione sul campo, dal confronto perenne. Il suo unico scopo, da giornalista che intende fare informazione non conformista, da padre e da Persona, è di restituire all'Infanzia la forza propulsiva della bellezza. Perché la bellezza è cura, è creazione, è scoperta, è capacità di sguardo oltre l'apparente, è biografia. Senza bellezza si muore, dentro e fuori. Non per niente il nostro sociale, invaso di somatizzazioni e di cosiddette "aree problematiche", non ha la volontà di ascoltare un bambino, ne ha una concezione di minorità, di inadeguatezza, di un essere incapace di capire. I bambini fanno paura, creano l'imbarazzo della domanda perché in realtà com-prendono. Perché la guerra? Perché si muore? Perché si uccide? Che cos'è l'amore? La Psicologia ha debitamente individuato la fase dei perché, affidandosi alle spiegazioni scientifiche, neurologiche e via così. Ma non ha spiegato come si deve rispondere, non ha detto che il Bambino ha un enorme talento dentro si sé, che ha già delle risposte ma vuole interrogare, capire, soddisfare la, sua inesauribile curiosità. Se solo potesse esprimersi più liberamente! Poi si trasforma in un adulto e non ci prova più.

E allora Gianni Lannes vuole scuotere gli animi e creare quel ronzio che rompe il "silenzio che fa brusio", vuole scrollare, vuole invitare ciascuno di noi a partire dalla domanda. Proprio come fanno i bambini, che sono privi di preconcetti e di pre-strutture. L'Autore ci costringe, senza sdolcinature e mezzi termini, alla distrazione da sé, ovvero "allo sbriciolarsi faticoso di una quotidianità ripetitiva e solo in apparenza ineluttabile" (Lévinas). Il termine distrazione è oggi pericoloso oltre che abusato, solitamente si usa per indicare un bambino che non si comporta come tutti, che non ascolta quel che gli adulti hanno da dire, che è perso nei suoi pensieri. Non viene mai il dubbio che forse quel bambino volga il suo pensiero verso un altrove più interessante, più stimolante. "Spesso i bambini così classificati, e anche gli adulti, sono quelli con intelligenza superiore alla media, inclini a perdersi in fantasticherie e con un'anima così sensibile e aperta, che l'Io non riesce a starle dietro e il suo comportamento risulta disorganizzato" (J. Hilman). L'adulto, quanto prima, avvia il processo per diagnosticare un disturbo dell'attenzione.

Gianni Lannes conforta e con il suo libro, ci offre gli strumenti, ricorda che non siamo soli, induce a non precludere a priori, a non adeguarsi a risposte già preconfezionate, ci invita a pensare, a capire, a comprendere, ad agire, a scegliere in nome di quella libertà che restituisce all'individuo la sua dignità. E' il cuore dell'Educazione che esige ascolto e dialogo, Sapere e Conoscenza. L'Educazione richiede dibattito culturale e scientifico, non può essere unidirezionale, né assumere toni aggressivi, o ingiuntivi, o persecutori. Questo è il contrario dell'umanità che invece richiede confronto pacato e argomentato e la creazione di uno autentico spazio dialogico. Vorrei che il lettore accogliesse questo libro con il desiderio di capire, di conoscere, di ascoltare, senza ironie, senza pregiudizi, senza preconcetti, semplicemente per scegliere chi essere e quale strada imboccare nel crocevia della vita. Il fine pedagogico è pensare l'utopia. Partiamo da qui. Ascoltiamoci. La Madre Terra, il cielo, l'acqua e il fuoco, riguardano tutti noi, sono bellezza e Vita.


Luisa Piarulli, Pedagogista indipendente, specializzata in Bioetica e Pedagogia del territorio  




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