mercoledì 31 gennaio 2018

INVOCAZIONE AL GRANDE SPIRITO

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INVOCAZIONE 
AL GRANDE SPIRITO




Molte, molte volte
ti ho cercato 
GRANDE SPIRITO,
molte, 
molte volte
sono rimasto orfano
delle tue Premure
e della tua Voce

Ora sono pronto a riceverti
e a danzare nella spirale
del tuo Potente Amore

Permettimi di rimanere 
saldo di fronte al Vuoto,
permettimi di rimanere centrato,
quando tutto attorno a me 
va contro la direzione del vento

...Quando mi avrai forgiato
per essere nudo e affamato
della tua Santa Presenza,
GRANDE SPIRITO,
diverrò 
MAESTRO DELL'IMPERMANENZA

Allora, e solo allora
concedimi di essere in te,
una parte della tua potente Luce,
essere io stesso in te Luce,
IMPERMANENTE PRESENZA
dell'IO SONO

Ti rendo Grazie e invoco
la tua Presenza
ad avvolgere di cure e Amore
questa tua santa Terra,
frutto e dono 
del tuo Mirabile Occhio,
del tuo lieve Soffio d'Amore

Così è, così è, così è.


Gaia, 31 gennaio 2018

Aramass Kosterio Ramasyr,
Luke Skywalker, 
Lux, 
Dinaweh



  

lunedì 29 gennaio 2018

TORNARE ALLA MADRE


TORNARE ALLA MADRE 


Dinaweh



"Tornare alla Madre per ritrovare se stessi" può sembrare uno slogan buttato lì, mentre rappresenta per l'uomo d'oggi l'unica strada percorribile ad evitare la catastrofe finale. Nel ritorno alle proprie radici infatti è possibile evitare il collasso totale di una civiltà 'remota', cioè staccata e disconnessa dall'origine biologica che le aveva permesso di crescere e di svilupparsi in modo armonico e funzionale alla propria sopravvivenza. Le popolazioni dei nativi conoscevano molto bene l'importanza e il nesso imprescindibile tra la comunità  degli uomini e la natura che quella comunità conteneva, ospitava e nutriva. L'allontanamento dalla terra, dagli odori, dai sapori e dai colori della natura ha prodotto una civiltà asettica, artificiale e completamente avulsa dal proprio benevolo contenitore, slegata da quel contatto originale, fotocopia di una fotocopia di una realtà senza radici; riproducibile in ogni contesto geografico, sempre uguale a se stessa, modello unico, frutto del calcolo delle convenienze a brevissima scadenza, utile e funzionale alla propria infinita riproducibilità per tutte le latitudini e  in ogni contesto planetario.
Quale nutrimento potrà mai scaturire da una siffatta interpretazione del mondo, se non quello di riprodurre automi che rigurgitano beni di consumo il più possibile scadenti, per meglio controllarli e concedere loro alcun spazio di manovra, almeno a quelli che volessero invertire la rotta?!

Tuttavia, in questi ultimi anni è prepotente il desiderio di cambiare rotta e molti di noi si stanno voltando nella direzione opposta al cammino consueto, quello della schiavitù in nome di uno stipendio, peraltro non sempre garantito, o della disoccupazione ad oltranza, per incamminarsi verso una meta antica, abbandonata tanto tempo fa dai nostri progenitori: la terra! Non più vista o percepita come mezzo di sostentamento individuale o familiare, paragonabile a cento altri "lavori" e sottopagata, la terra la si riscopre come fondamento di una nuova cultura, di un nuovo modo di essere e di stare insieme al mondo; un modo di essere condiviso, ove, proprio come in natura, tutte le forze collaborano in sinergia tra di loro, salvaguardando se stesse dall'alienazione dell'individualismo esasperato delle città e dei telefonini...


La scoperta dell'altro

Orti sinergici e permacultura diventano il modo attraverso il quale ogni individuo sia sempre meno individuo e diventa persona; stare insieme e costruire un nuovo modello di socialità condivisa imparando dai moti e dalle stagioni della terra... 
Perciò sarebbe riduttivo parlare di una nuova forma di agricoltura, se non si concepisse quella come uno degli ingredienti necessari al raggiungimento della felicità condivisa e della salvaguardia della specie! 
Significa piuttosto percepire la terra e l'altro come gli elementi costitutivi e imprescindibili al raggiungimento di quell'equilibrio sociale ed esistenziale smarrito per strada, nel corso dell'evoluzione-involuzione dell'homo technologicus
Scoprire la sinergia e l'unità degli elementi che costituiscono il fondamento della vita: l'uomo abbracciato alla terra, da cui non può prescindere e dalla quale può comprendere se stesso e il mondo. Osservarla laddove essa vive e lascia traccia di sé significa emularla nel suo processo di auto-fertilità permanente, nel suo essere capace di riprodurre se stessa secondo cicli e stagioni che segnano lo sviluppo, la crescita o l'arresto dei suoi cicli riproduttivi. Accorgersi di come le piante da cui traiamo il sostentamento siano tutte in sinergia tra di loro, di come lo siano con i batteri e lo stesso suolo che li ospita.
Significa accorgersi che l'unione delle forze riesce ad ottenere molto di più della somma dello sforzo di ognuno; significa rispettarne la sua costituzione e la sua massa per come si presenta, senza per questo girarla con la vanga o con l'aratro; accorgersi che in natura essa è sempre coperta e che non si presenta mai nuda; nel bosco dalle foglie secche e dai rami, dal residuo degli animali, nel prato dall'erba verde o da quella secca. Significa scoprire che ha un suo tessuto e che se vogliamo ricavarne buoni frutti non ha necessità di essere compressa, poiché come noi respira ed ha bisogno di aria per permetterle di dar vita all'attività batterica che sta alla base della vita. Significa scoprire che non ha bisogno di alcun concime, sia esso chimico che organico, proprio come un piccolo d'uomo al quale non bisogna in-seminare nulla di ciò che già non sia presente in lui, ma semmai trar fuori da lui ogni potenzialità nascosta e disvelarla.
La terra infatti se è ben trattata, se è ricca di specie diverse, non viene calpestata, è lasciata coperta, non viene rivoltata come un calzino, è capace di migliorare di anno in anno ed è quello che fa da miliardi di anni, senza che l'uomo operi alcun intervento che non vada nella stessa direzione della natura. Ci accorgeremmo che in modo analogo tutto questo vale anche per l'uomo, il quale se non è schiacciato, non viene represso, annullato, stravolto nella sua vera essenza, può dare il meglio di sé, soprattutto se, come le piante di un orto sinergico, egli sa stare in compagnia e vive in condivisione con i suoi simili.
Le consociazioni tra le piante sono molto importanti, poiché rappresentano un arricchimento e non un impoverimento del suolo. Allo stesso modo l'uomo scopre che la biodiversità in natura funziona anche con i propri simili e che la diversità rappresenta una ricchezza, un valore aggiunto, soprattutto quando è accettata e condivisa.
Nella terra la biodiversità crea l'armonia; cessano le malattie e si evitano le epidemie, poiché le piante, messe insieme, diventano un organismo molto più forte, utilizzano i diversi batteri a loro vantaggio, sono attaccate da parassiti diversi e tra gli insetti che attirano, molte volte ci sono gli insetti predatori dei parassiti, quindi si crea un'armonia, tutto può armonicamente coesistere; tutto rientra nel gioco della vita e tutto fa parte della creazione. 
Alla fine non possiamo che affermare con Masanobu Fukuoka, l'iniziatore dell'agricoltura naturale, che il vero scopo dell'agricoltura non è quello di produrre dei raccolti, ma di coltivare e migliorare l'uomo.





   

LETTERA ALLE MADRI, AI PADRI, AGLI INSEGNANTI...

LETTERA ALLE MADRI, 
AI PADRI, 
AGLI INSEGNANTI...



Quello che vogliamo è un altro mondo, fatto di amore, 
empatia tra gli esseri, 
dove le persone si possano incontrare, ove sia possibile condividere le piccole, 
come le grandi azioni. 
Tutti siamo una famiglia, 
quella umana, 
che altro non chiede se non la pace, 
la solidarietà, 
la compassione per ogni essere vivente che si muove sul pianeta, 
la gioia delle cose semplici.

Non siamo interessati alla carriera, 
al posto fisso,
non siamo qui per fare sgambetto agli altri.
Siamo giunti sin qui per parlare in fratellanza, per ascoltare, ancora di più!

Lasciateci alle nostre immaginazioni che creeranno un mondo migliore, se solo la smetterete di annoiarci con le vostre considerazioni cattedrattiche; 
esse sono solo lo specchio della vostra indifferente incredulità e delle vostre prigioni mentali.
Abbiamo necessità di spazi liberi 
e di cieli immensi,
abbiamo la casa nel cuore 
e non ci servono mura a separarci tra noi.

La natura, 
il canto degli uccelli 
e il suono del vento
ci basta per nutrire i nostri corpi 
e le nostre anime.

Ritornare a casa significa per noi
essere sempre nella 'nostra' verità
e non tradire mai il valore dell'amicizia.
Vogliamo essere immersi nella natura incontaminata
e ritornare ad imparare da lei 
e osservarla,
senza disturbare il suo movimento... entrare nella vibrazione del creato in punta di piedi, 
senza turbarne la bellezza,
 la grazia 
e la serena calma 
che tutto lo pervade.

Non abbiamo bisogno di molte cose, soprattutto quelle inutili, che non ci danno vitalità, né gioia.
Non ci interessa altro che questo,
VIVERE!

Potete aiutarci?

   
ARAMASS KOSTERIO RAMASYR
Gaia, 29 gennaio 2018

mercoledì 24 gennaio 2018

E S T A SI D ' A M O R E

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E S T A S I   D '  A M O R E 



Volo dentro e attorno a te,
come un bruco
tramutatosi in farfalla
dai variopinti colori
punteggia l'aere
dispiegando le sue piccole e forti ali,
così ora mi libro in alto
e in basso,
a baciare la terra amata
che mi ha condotto a te,
mio fiore prediletto
tra tutti i bottoni colorati
che inneggiano 
con la loro delicata e tenace presenza
al Creatore Sommo
di tutti gli amori
e di tutti i cuori.

Tu sei il fiore più amato
del mio giardino dorato.
A lungo attesi la mia metamorfosi
e il tuo nobile e delicato stelo,
non appena sbattei le nuove ali,
riconobbi tra i mille 
del Creato.

La tua dolce fragranza 
inebria 
il mio fragile e prezioso volo
e, posandomi su di te,
mi perdo nel sogno d'amore
a lungo cercato 
fino allo sfinimento 
di giorni freddi e di notti infinite.

Scenda su di noi ora
il raggio dorato dello splendido
Sole celeste
a infondere il suo manto 
d'Amore.





a Kate Charlotte Serena Margot
con amore

Aramass Kosterio Ramasyr
Gaia, 22 gennaio 2018



martedì 9 gennaio 2018

IL CAVALLO DI TROIA

IL CAVALLO DI TROIA


Dinaweh


Quale fu lo stratagemma dell'astuto Ulisse, per por fine alla strenua resistenza dei Troiani, dopo una guerra durata ben dieci lunghi anni? 
L'inganno! 
Facendo leva sulle superstizioni e sulle paure inconsce di un popolo che si sentiva braccato e allo strenuo delle forze, egli, simbolo dell'astuzia e creatore sommo di artefizi, indusse gli stremati Troiani ad aprire le porte della fortificata e inespugnabile città davanti a ciò che ai loro occhi stupefatti appariva come un segno degli Dèi benevoli, una volta che le navi dei Greci avevano visto allontanarsi dalle coste della loro amata patria. Forse che ciò non stava a significare quindi la fine della lunga guerra e quello il simulacro di un dono del Cielo, apparso lì come a suggellare la bramata vittoria sull'esercito nemico?

Fu quello il primo esperimento nel creare quella che potremmo definire una "dissonanza cognitiva"? Dietro la parvenza di un beneficio si nasconde un maleficio. La guerra cessa, le navi spariscono e con esse gli accaniti assalitori. Appare improvvisamente, posto lì dall'astuto nemico col favore delle tenebre, un enorme cavallo di legno, portatore silente di un virus letale, poiché all'interno della sua pancia nascondeva in realtà quello stesso nemico che si credeva vinto e ripiegato dietro le linee del cessato assedio.
Fare leva sul mito, un mito buono, quale quello di far credere ad una benevolenza superiore che sorprende e si manifesta in quello stesso spazio che poco prima era stato il teatro di una lotta accanita e sanguinosa, viene interpretato come premio, come il segno della vittoria sul male! Tuttavia nonostante lo stupore e il timore per quell'enorme effigie considerata un dono soprannaturale, viene stabilito di farla entrare all'interno delle mura, a patto di rimandare ogni libagione e rito di ringraziamento al giorno successivo, in attesa della luce del sole. 
Ma la luce non fece in tempo a sopravvenire, prima che dalla pancia di quel carrarmato ante-litteram non uscissero i Greci con Ulisse armati di tutto punto, pronti a sorprendere l'ignaro nemico in casa propria e a incendiarne la città!

Quale migliore metafora della legge sui vaccini obbligatori di massa, vero e proprio "cavallo di Troia", come più volte ribadito anche durante le manifestazioni che hanno colorato le strade e le piazze di tante città italiane da Gianni Lannes, il quale, evidentemente, ben conosce il pensiero e la profetica affermazione di Rudolf Steiner, il fondatore dell'antroposofia, che già nel 1917, esattamente cento anni fa, aveva previsto una indicibile ri-programmazione sull'uomo e che scrisse:


Rudolf Steiner

   

"nel futuro si eliminerà l'anima 
per mezzo di farmaci. 
Con il pretesto di un punto di vista salutare, si troverà un vaccino mediante il quale 
l'organismo umano verrà trattato
quanto prima possibile,
eventualmente direttamente
alla nascita, in modo tale
che l'essere umano 
non possa sviluppare
il pensiero dell'esistenza
di anima e spirito.
Verrà affidato a medici materialisti
il compito di 
eliminare l'anima dall'umanità."

Rudolf Steiner

  

NO PASARAN!


¡NO PASARAN!


Sempre attuale il richiamo a tenere alta la guardia; occorre non cedere alle minacce e al pizzo delle multe della Republic of Italy-Corporation. 

Lo dobbiamo ai nostri figli amatissimi.
Non possiamo tradire la loro fiducia.

Portiamo avanti il testimone lasciatoci dal giudice IMPOSIMATO,
che invitava tutti i cittadini italiani alla DISOBBEDIENZA CIVILE.

IN ALTO I CUORI!


Rimane con noi un altro 
"Grande Vecchio", 

il dottor DARIO MIEDICO, 
che ha appena fondato il movimento SI-AMO, per portare avanti una società libera dai vaccini e per una libera istruzione.

Guarda il video
senza censure!





lunedì 8 gennaio 2018

ADDIO, GIUDICE FERDINANDO IMPOSIMATO


ADDIO,


GIUDICE 
FERDINANDO IMPOSIMATO 



Dinaweh


Nell'Italia delle stragi impunite che il giudice Ferdinando Imposimato aveva così pervicacemente denunciato, nulla è mai trapelato dal megafono corrotto del mainstream nazionale, nulla dalle loro fake-televisions che imbrattano l'ormai ex-tubo catodico delle più 'trendy' flat screen-tv! Quei gingilli tecnologici, diffusori di menzogne e idiozie, che arredano la quasi totalità delle case di tutto il pianeta (non escluse le baraccopoli del Terzo/quarto mondo), con particolare riferimento a quelle del popolo bue italiota, prostrato e ipnoticamente rimbecillito davanti alla loro effigie (il più figo vitello d'oro del momento), si sono sempre ben guardate dal redigere informazioni coerenti e veritiere sugli ultimi cinquanta-sessant'anni di storia nazionale (sempre ammesso che una nazione qui sia mai esistita... Forse del Bel Paese meglio sarebbe ribadire con il Metternich: "l'Italia? Un'espressione geografica...", con buona pace dei massoni clericali dell'unico vero stato facente funzioni, quello del Vaticano e dei loro amici mafiosi d'oltreatlantico)...

Voglio qui far notare come le voci di quei grandi uomini, prive di interessi e affari di ogni sorta, siano da sempre lontano dai riflettori mediatici, a differenza di quelle dei perigliosi e infausti burattini collocati lì dal sistema dei tecno-burocrati di Bruxelles, i quali, non appena scoreggiano idiozie dall'orifizio anale superiore, subito riscuotono l'attenzione del grande pubblico, fungendo da ripetitori di egregore asfittiche e programmate per la massa addormentata dei loro schiavi-elettori. 

Ferdinando Imposimato ci ha lasciato. 

Non fosse per l'età avanzata, potrebbe persino venire il sospetto che nell'Italia delle prebende, degli interessi privati e degli omicidi su commissione (vedi Aldo Moro), essendo lui contrarissimo ai vaccini obbligatori - e quindi non avendo corso il rischio di avvelenamento da quelli - possa essere stato avvelenato intenzionalmente da tutti quelli col culo sporco e la bocca imbavagliata da interessi personali e istituzionali, che mal sopportavano il suono delle trombe di Gerico scaturire da una mente fervida e da un animo incorruttibile come quello dello scomodissimo giudice. 






"Morto un Andreotti se ne fa un altro", potremmo sentenziare, senza tema di smentita... In effetti nessun organo istituzionale, né partito politico si è mai guardato dal dare voce, in tutta la storia repubblicana, all'appassionata e professionale indagine del nostro magistrato sui mandanti le stragi, da quella di piazza Fontana a quella di piazza della Loggia e della stazione di Bologna, per non parlare del delitto Moro, della collusione tra i servizi segreti americani, il Mossad e la mafia, la massoneria nostrana, gli intrallazzi del Vaticano e della politica italiana e il loro complice silenzio sulla scomparsa di Emanuela Orlandi; e che dire ancora delle conclusioni persino ovvie circa il false flag delle torri gemelle di New York, che videro Ferdinando Imposimato tra coloro (i pochi) che denunciarono al Tribunale internazionale penale dell'Aja tale operazione come una vera e propria strategia del terrore, atta a giustificare la guerra infinita cui seguì e che ancora oggi incendia il mondo? 
Che cosa sanno gli Italians dell'inganno durevole, perpetrato ai loro danni e che ne potranno mai sapere, dal momento che sono complici e assuefatti dai loro padroni, distolti continuamente da telegiornali che assomigliano sempre più a rotocalchi da strapazzo, tipo "Stop" o "Novella 2000", nel propinare continuamente domestici serial killer familiari, piuttosto che di ascoltare sulle tre reti nazionali le stesse addomesticate notizie, confezionate a Washington e riportate pari pari dall'ANSA 'nazionale'? Di quale giornalismo si sta parlando? Esiste ancora? E' mai esistito? Il giornalismo d'inchiesta o quello degli inviati nelle zone di guerra lo ricordo legato a figure come Pierpaolo Pasolini, Enzo Biagi o Tiziano Terzani, ognuno diverso dall'altro per orientamento culturale, ideologico e politico, ma ognuno mosso dall'autentica ricerca delle fonti, dalla passione per un mestiere che si faceva sul campo, dove era più bravo chi arrivava prima a carpire le notizie e a commentarle.

L'ultima battaglia civile cui il giudice Imposimato non si era voluto sottrarre è stata quella contro la legge sull'obbligo di vaccinazione di massa, perché "qualsiasi provvedimento sanitario obbligatorio, è contrario alla libertà di scelta dei cittadini", citando lo stesso statista Aldo Moro.
Ferdinando Imposimato è ed è stato uno degli ultimi Grandi Vecchi che hanno visto sorgere questo Paese dalle ceneri del fascismo e della seconda guerra mondiale; con lui se ne va un pezzo importante della memoria storica delle ultime generazioni di quel periodo e, soprattutto, se ne va quella memoria testimoniale che indusse i padri fondatori della Carta costituzionale a non dimenticare gli obbrobri della guerra, con la promessa di fondare la nuova società repubblicana su valori come quello della libertà, della giustizia e dell'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. 






Oggi abbiamo l'impressione di essere tornati indietro da tutti i punti di vista, anche per ciò che riguarda la mancanza di futuro e di senso per le giovani generazioni! Occorre dunque sostituire prontamente personaggi come Ferdinando Imposimato con anime pronte a dire la verità e disposte anche a morire per essa, come aveva dimostrato lui stesso durante gli anni più bui della repubblica, fino al suo ultimo respiro!