sabato 28 gennaio 2017

ALLONTANA QUESTE TENEBRE



ALLONTANA QUESTE TENEBRE





Madre Cosmica,
allontana da me questa oscurità!
Quando siedo con gli occhi chiusi,
avvolto dalle tenebre create da me,
fai divampare sul mio cielo
l'aurora radiosa dell'intuizione.

***

Madre Divina,
solleva lo schermo luminoso
del tuo filmato cosmico
e mostrami il tuo volto misericordioso
che disperde ogni illusione.

***

Oh luce radiosa!
Risveglia il mio cuore,
risveglia la mia anima,
infiamma la mia oscurità,
strappa il velo del silenzio 
e pervadi il mio tempio con la tua gloria.

***

Padre Celeste,
distruggi la nostra radicata e falsa opinione
di essere dei fragili esseri umani.
Manifestati come luce
che sta dietro alla nostra ragione,
col bagliore intenso della tua saggezza.



Paramahansa Yogananda


giovedì 26 gennaio 2017

LA SECONDA VENUTA DI CRISTO E IL SENSO DELLA STORIA

LA SECONDA VENUTA DI CRISTO


E IL SENSO DELLA STORIA

Dinaweh


Siamo dunque giunti ai tempi finali di questo ciclo e di questa razza. Ciò non vuol dire che il mondo finirà, ma che finirà "questo" mondo, sì. 
Abbiamo più volte detto della fine del tempo lineare... 
Alla fine del tempo lineare, corrisponde così anche la fine dei tempi, per come l'umanità terrestre li ha conosciuti fino a questo punto della sua storia. E' arrivato il momento della resa dei conti, poiché un ciclo è finito e ne sta iniziando uno nuovo.
La Rivelazione, conosciuta anche con il nome di Apocalisse, redatta secondo la tradizione dall'apostolo Giovanni, corrisponde a ciò che l'umanità sta vivendo proprio adesso, nonostante la maggior parte di essa ne sia del tutto ignara. 
Per questo sono sempre più attuali le parole del Cristo, riportate nel vangelo di Matteo 24, 37-44:

37Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo.38Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell'arca,39e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta del Figlio dell'uomo. 40Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l'altro lasciato. 41Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l'altra lasciata.
42Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. 43Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa.44Perciò anche voi state pronti, perché nell'ora che non immaginate, il Figlio dell'uomo verrà.

Ma chi era il Cristo e cosa voleva dire agli uomini, quando afferma che "non passerà questa generazione" che il Figlio dell'uomo ritornerà?

In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della Terra fino all’estremità del cielo. Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre. 
Mc 13,24-32
Sì, può sembrarvi una domanda stupida, o fuori luogo: ma chi era il Cristo, secondo voi? E di cosa stava parlando? 
Lasciate stare per un attimo tutto quello che avete sentito dire su di Lui da coloro i quali si arrogano da sempre il diritto di parlare in nome suo; entrate per un attimo in voi stessi e riceverete davvero tutte le risposte!
Egli era ed è un Maestro di saggezza, che aveva perfettamente realizzato la sua natura divina ed era in costante e continua connessione con la Fonte, Padre/Madre di tutto il creato. 
Per i cristiani è "il Figlio di Dio", mentre egli diceva di se stesso di essere "il Figlio dell'Uomo". Che paradosso, dunque! In nuce già in questa definizione che Egli dava di se stesso, ci voleva ricordare che tutto quello che aveva realizzato lui lo avremmo potuto realizzare anche noi, se solo avessimo ascoltato le sue parole e le avessimo messe in pratica. Ognuno di noi è sempre in tempo naturalmente per farlo, ma l'ora si avvicina e ci si deve affrettare e non conviene perdere tempo, per non rischiare di essere lasciati nel campo e non essere prelevati dalle navi, insieme agli altri eletti. 
La Terra dunque si appresta, per volere divino, a grandissimi sconvolgimenti, poiché è necessario, come già in altre partizioni del tempo umano-terrestre era accaduto, ripulire e rigenerare un pianeta che ha necessità di vibrare ad una dimensione più elevata (lo abbiamo già ricordato più e più volte dalle pagine di questo blog)! Chi dunque sarà pronto per essere accolto tra i pionieri di una nuova era di pace e di prosperità, sarà prelevato dalle navi extraterrestri, prima dell'inizio della fine di questo mondo, quello che abbiamo conosciuto fino ad ora; gli altri lasceranno il corpo e saranno costretti, per continuare la loro evoluzione, ad incarnarsi in altri pianeti meno evoluti, ancora colmi di violenza e sopraffazione, ove quelle anime saranno confinate per un lungo ciclo di incarnazioni, prima di evolvere a stadi di sviluppo animico superiore. 

Come Entità stellare Gesù il Cristo era giunto fino a noi con lo scopo di far evolvere il genere umano dal suo stato di involuzione ad uno di perfezione. Altri Maestri, prima e dopo di lui, erano e sarebbero venuti ad incarnarsi sulla Terra in momenti particolarmente bui e difficili. 
Gesù, divenuto il Cristo, aveva detto agli uomini di quel tempo che avrebbero potuto realizzare cose ben più grandi di quelle che aveva compiuto lui e li aveva esortati ad amare il proprio prossimo come loro stessi, poiché aveva visto che non esisteva alcuna separazione tra gli Esseri; aveva visto e riconosciuto la materia vibrare nella luce ed essere luce; aveva compreso le leggi cosmiche che regolano tutto l'Universo e l'intera creazione. 
Dopo gli anni trascorsi tra gli Esseni, dopo i suoi viaggi in Palestina, Siria, Persia, Afganistan, India e Tibet e infine, dopo il suo ritiro nel Deserto, Gesù era diventato Cristo ed era pronto per condividere con gli uomini la conoscenza e l'amore infinito del Padre, che gli si era rivelato!  
Ecco perché possiamo parlare di una vera e propria scienza, quando ci avviciniamo con intelligenza e maturità di interpretazione alle sue parole; quelle riportate nei Vangeli e in tutti gli scritti che, legittimati o meno dalla chiesa, riportano episodi della sua vita e citano i suoi insegnamenti.
E' vero che Gesù usava due modi di parlare ben differenti: uno, per parabole, alla folla dei discepoli che lo seguiva occasionalmente; l'altro, per i Dodici, che erano da lui dei veri e propri iniziati. 
Non passerà questa generazione.... Egli intendeva una "generazione astrologica", che comprende duemila anni, cioè dall'inizio alla fine dell'era dei Pesci, per arrivare all'inizio dell'era (astrologica) dell'Aquario, che è quella appena iniziata e che stiamo vivendo noi oggi.

Non possiamo più quindi condizionare il messaggio e le parole profetiche del Cristo limitandole ad un Credo religioso! Facciamo uscire definitivamente dalle chiese il suono delle sue parole, poiché Egli è venuto dalle stelle, tanto è vero che da una stella si fece riconoscere, agli albori della sua incarnazione sulla Terra e dalle stelle Egli sta per fare ritorno. Lo incontreremo a bordo di un'astronave di Luce, insieme alla schiera di Esseri luminosi che lo accompagnerà. Sono gli Angeli della tradizione cristiana, questi Esseri extraterrestri più evoluti della razza umana, che da sempre hanno accompagnato la nostra storia travagliata, limitando i nostri danni e proteggendoci dalla proterva ignoranza di una scienza senza coscienza.

Gesù è quindi un Maestro di saggezza e di conoscenza, che ha cercato di insegnare all'umanità le leggi cosmiche che stanno alla base della Creazione! Con lo stesso piglio e la stessa determinazione con cui la scienza studia il corpo umano e la materia tutta, allo stesso modo dobbiamo cominciare a studiare scientificamente le leggi dello Spirito, il quale poi è colui che anima e muove la materia. Essa infatti, come più volte abbiamo sottolineato, non è altro che Spirito condensato. La sua vibrazione, cioè, appare più lenta e più densa rispetto a quella dello Spirito, che in una dimensione parallela vive e sfugge alla percezione sensoriale, ma non per questo è meno reale o consistente della materia stessa, che di per sé non potrebbe sussistere se non fosse alimentata ed "energizzata" da Quello.

Quale dunque il senso della storia? 

Lo si vedrà in tutta la sua manifestazione rivelarsi in questi ultimi tempi e già si sta rivelando, almeno alle coscienze più attente e alle anime più evolute. Esiste un chiaro piano di evoluzione micro e macrocosmico, che le grandi tradizioni occulte ed esoteriche ben conoscono da tempi immemorabili, che prevede una ciclicità evolutiva dei vari piani di coscienza in tutto l'Universo, secondo dei ritmi e delle ere cosmiche ben precise, per cui civiltà umane-umanoidi dotate di Ego sum, come quella terrestre, sono destinate ad avvicinarsi a densità energetiche sempre più sottili e sempre più luminose, fino a vibrare completamente nella Luce, senza infine più avvalersi di un supporto fisico-eterico e quindi destinate a diventare Angeliche. Ma per compiere questo processo ci vogliono evidentemente miliardi di anni. 
Quello che siamo in procinto di vivere adesso è un salto evolutivo importante, il primo dopo la caduta in terza dimensione, che vedrà la Terra purificarsi per vibrare in quinta dimensione, insieme a tutte quelle anime che avranno fatto un lavoro su di sé e faranno parte quindi della schiera degli eletti, di cui parla il vangelo.
Gesù quindi tornerà a breve sulla Terra per il grande raccolto. 
Occorre prepararci per non fare come le vergini stolte che non avevano olio nelle lampade per accogliere lo sposo, al suo sopraggiungere nel cuore della notte. Vedete quanta delicatezza e quanta sensibilità questo grande Maestro usasse per farsi comprendere da una folla di gente grezza e ignorante, come era quella che i suoi passi e i suoi occhi incontrarono durante l'ultima sua incarnazione sulla Terra! [vedi: incantodiluce, Il piano divino per la Terra: i servitori dell'umanità (parte terza) - Il Giorno del Giudizio (Il Raccolto) 31.07.2014 - Il giorno del Giudizio].

A conclusione di questa mia riflessione vorrei darvi l'opportunità, da questa stessa pagina, di assistere ad una conferenza molto interessante di Piergiorgio Caria, allievo spirituale di Eugenio Siragusa che vi darà l'opportunità di approfondire gli argomenti trattati su questo post.
Che l'ascolto di questo video dia quindi a tutti voi lo stimolo e la curiosità per fondare la vostra crescita umana e spirituale, non più sul credo di verità considerate inequivocabili (Dio, Gesù, i Vangeli) o giudicate contestabili e opinabili (UFO, extraterrestri, Angeli), ma sulla conoscenza e sullo studio di realtà incontestabili e incontrovertibili, poiché avvalorate da testimonianze e documenti veritieri e accessibili a tutti.





IL PELLEGRINAGGIO - Raimon Panilkkar

Ancora uno spunto, tratto dalla bella intervista di Raimon Panikkar. La vita di ogni uomo è come un pellegrinaggio, verso la piena realizzazione di sé o verso la perdita parziale o totale di sé. La vita è la sfida che ci pone sempre di fronte al rischio di perderci, ma anche alla gioia di ritrovarci. Allora il pellegrinaggio diventa la metafora più consona per Panikkar sul senso del vivere. Ogni momento è un momento sempre nuovo; ogni sorriso, ogni abbraccio, ogni amore risulta come una scoperta sempre nuova; è quella rinnovata innocenza che ci infonde la gioia di essere anima e corpo uniti, nella realtà del quotidiano cercare, gioire, soffrire.

Dinaweh



IL PELLEGRINAGGIO 


di Raimon Panikkar

Soltanto i pesci morti vanno con la corrente, nei fiumi; i pesci vivi vanno controcorrente e quindi il Pellegrinaggio è l'atto di uscire da te stesso, per raggiungere lo sconosciuto, per affrontare i pericoli della vita. Fa parte del pellegrinaggio il rischio di perdersi.

Tutta la bellezza della vita è il rischio, è la novità; è quello che non si conosce. L'uomo è un pellegrino che viene dall'Atman e va all'Atman. Nel mondo cristiano si direbbe "...che viene dal nulla e che va alla realizzazione totale con la visione facciale, faccia a faccia con la divinità, nella forma che si identifica con essa". 
Il pellegrinaggio è tale quando tu vai e non sai nemmeno se ritornerai; quando tu parti verso un qualcosa che è un mito, ma è un po' sconosciuto; verso quello che è difficile, verso quello che è pericoloso, ma che d'altra parte senti che lo devi fare. E' curioso che in tante  religioni, beh, l'Islam... Finché non hai fatto un pellegrinaggio alla Mecca, non sei pienamente realizzato in quanto musulmano. Quella bella frase: "quando io feci il mio primo pellegrinaggio alla Kaba, vidi la Kaba, ma non vidi il Signore della Kaba. Quando feci il secondo pellegrinaggio alla Mecca, allora vidi il Signore della Kaba, ma non vidi la Kaba. Quando feci il terzo pellegrinaggio, non vidi né la Kaba, né il Signore della Kaba". E questo è il pellegrinaggio!
E' questa αμνοσία, questa ignoranza infinita, di cui parlava Sponticus, che è la beatitudine suprema. Questo per me è forse una delle metafore più profonde e universali del senso della vita. Un pellegrinaggio verso...
Il pellegrinaggio è la scoperta di ogni passo come un ultimo passo e come un passo che è uguale agli altri, a cui seguirà un secondo, un terzo, ecc. E perciò è in tante tradizioni ed è la disciplina massima; è il simbolo del senso della vita. 


Io faccio il cammino camminando. Gli altri possono essere ispirati dal mio "camminare", ma non seguire il mio cammino! 

E questo non è individualismo, perché libertà è libertà e libertà non vuol dire "libertinaggio"; è l'assenza di condizionamenti estrinseci, esteriori all'essere. Prendere questa tua responsabilità e questa libertà di non lasciarti condizionare da niente.
Nella vita non ci sono scorciatoie, né tecniche, né yoghiche né niente, per evitarti tutti i passi che si devono fare. Perciò la mia allergia alle ruote: un pellegrinaggio non si può fare in macchina. Il passo dev'essere passo umano.

Nel 1994 Panikkar, per il suo settantaseiesimo compleanno compie il suo pellegrinaggio sul monte Kailash in Tibet:

per me è stata un'esperienza molto importante: cercare di raggiungere i 6000 metri, quando non sei abituato e non sei un alpinista. Veramente, non sapevo se ritornavo o no. Ho scritto anche una poesia, dopo il mio pellegrinaggio al Kailash, per dire che il pellegrinaggio reale è il pellegrinaggio interiore, ma che senza il pellegrinaggio esteriore, non c'è il pellegrinaggio interiore. Siamo di nuovo al superamento del dualismo. Un pellegrinaggio esteriore non serve a niente. Un pellegrinaggio esclusivamente interiore, neanche. Devi fare il pellegrinaggio interiore per renderti conto dell'inadeguatezza del pellegrinaggio esteriore e quello è lo scatenamento, lo stimolo per un pellegrinaggio interiore che si può fare o al medesimo tempo, o anche più tardi. Tante volte sembra che il pellegrinaggio interiore sembra che possa prescindere dallo spazio, dal tempo e dal corpo. No! Il corpo appartiene alla realtà. Questa dicotomìa corpo/anima è micidiale; non esiste. Io ho sacralizzato il Kailash, perché ho scoperto la sacralità di quel luogo e al Kailash ho celebrato la messa, che è stata una cosa straordinaria. Sia i cristiani, sia i buddhisti parlano della creazione continua, della impermanenza; ogni momento è nuovo. Quando io scopro un tramonto, non dico: "mi ricorda il tramonto dell'anno scorso", noo! Se non lo vivo come un momento unico..., se io non ti dò un abbraccio, come fosse l'ultimo o il primo, è una πολιτές, non serve a niente. Se io ti dico che ti amo: " e questo me lo hai detto ieri...", allora l'amore è finito! Se noi non partecipiamo a questo dinamismo di una realtà sempre nuova e sempre libera... La rivelazione di Gesù è che non c'è legge, ma nemmeno leggi fisiche... che le leggi sono piccole rette che noi mettiamo per capire, per manipolare, per più o meno prevedere come la realtà funziona, ma se noi perdiamo questa innocenza che ogni istante è un dono, è unico e non è inerzia!



martedì 24 gennaio 2017

ONDE ELF, TORRI GWEN E H.A.A.R.P.

O N D E    E L F
T O R R I      G W E N
E     H.A.A.R.P.



IL CREATORE CREO'
GLI ESSERI VIVENTI
PER RISONARE 
CON LA FREQUENZA SCHUMANN
IN MODO DA POTER EVOLVERE 
IN MODO ARMONIOSO.

LA IONOSFERA
E'STATA USATA E MANIPOLATA
DAGLI SCIENZIATI 
DEL GOVERNO USA 
(MOLTI DI LORO EX-NAZISTI)
USANDO UN TRASMETTITORE
CHIAMATO 

H.A.A.R.P.
(HIGH-FREQUENCY ACTIVE AURORAL
RESERCH PROGRAM)

SITUATO A GAKONA 
(ALASKA - USA)




LE ONDE ELF 
GENERATE CON H.A.A.R.P.
USANDO DELLE TORRI  GWEN




 SONO IN GRADO
DI CAUSARE CAMBIAMENTI
IMPORTANTI DEL CLIMA




E DI MODIFICARE 
IL COMPORTAMENTO
DI MILIONI DI INDIVIDUI




domenica 22 gennaio 2017

Una chiaccherata con Raimon Panikkar: LA NUOVA INNOCENZA


Traggo ancora una volta spunto da un documentario-intervista della televisione svizzera italiana, girato qualche anno fa, a Raimon Panikkar, filosofo, scrittore e soprattutto ricercatore della Verità attraverso un viaggio compiuto nell'arco di tutta una vita, alla comprensione profonda delle tre grandi religioni: induismo, buddhismo e cristianesimo. Godetevi le parole semplici, fiorite dal cuore di un uomo che per tutta la vita ha cercato di unire la Saggezza e la Verità, al di fuori dei dogmi, delle credenze cattedratiche e delle presunzioni teologiche di ciascun credo religioso, riportando l'uomo alla sua propria verità, quella insita in lui ancor prima che Maestri come Cristo, Buddha o Maometto solcassero le vie di questo mondo. Il dialogo è possibile, quando l'incontro è comunicazione del cuore. Ogni uomo ha fede, ogni uomo sulla Terra è religioso, anche quello che si proclama ateo. Avere fede, non significa "credere in" o "credere a" qualcuno o qualcosa. E', piuttosto un atteggiamento di resa, di disposizione alla chiamata che qualsiasi vita ha necessità di realizzare sul pianeta, nell'incontro tra spirito e materia, tra le ombre e la luce, la gioia e il dolore, che sono insite della vita, di ogni vita. E' bello vivere, se solo ci lasciamo trasportare come una foglia sull'acqua del fiume, con leggerezza e resilienza al momento sempre presente, che poi è la stessa eternità in pillole...
"LA NUOVA INNOCENZA" oltre ad essere il capitolo tratto dal dialogo con l'intervistatore è anche il titolo di un libro di Panikkar, in Italia edito da Feltrinelli
Buona lettura.

Dinaweh


Una chiaccherata



Con Raimon Panikkar

LA NUOVA INNOCENZA





Io penso che l'uomo è anche terra e dunque "terracqueo" e che il luogo, la geofisica appartiene anche all'essere umano. Penso esista anche una "geografia delle religioni", non soltanto una "storia delle religioni". L'uomo non è soltanto un essere storico, è anche un essere geografico [viene in mente Fernand Braudel, n.d.r.] e non soltanto da un punto di vista esterno: l'ambiente, ecc., ma anche in senso molto più profondo, radicale, nel senso delle "radici". Io sono nato nel Mediterraneo, di madre spagnola (catalana) e padre indiano e ho cercato sempre posti... anzi, non l'ho cercati: i posti hanno cercato me! Dopo tre quarti della mia vita in giro per il mondo, sentivo la necessità di ritirarmi (che non vuol dire isolarsi) in un posto più nascosto, vicino al mare, perché io sono al 100% occidentale e 100% orientale. Non sono una split-personality: metà e metà e quando parlo a persone che sanno qualcosa del Cristianesimo allora io dico loro: "vuol dire che Cristo è metà uomo e metà Dio?". No. Tutto UOMO, tutto DIO e io mi sento tutto Occidentale, non metà e tutto Orientale, non metà e quindi il Mediterraneo per me vuol dire qualcosa e non soltanto per me! Penso che sia uno dei luoghi più profondi dell'esperienza umana degli ultimi seimila anni, cominciando dall'Egitto. Qui io riesco a rispettare i ritmi di natura, senza farmi prendere dalla frenesia del mondo attuale.

Quando io parlo in inglese faccio un gioco di parole: Alone e All one e distinguo la solitudine, che è questa pienezza personale, dall'isolamento. L'isolamento non va bene. Ho internet, certo; io sto in comunione con tutto il corpo mistico di Buddha, di Cristo o con la terra o con il mare. Siamo 'elementi'. Gli elementi sono parte del nostro Essere e non una cosa esterna. La relazione uomo-Terra non è una relazione estrinseca. E' intrinseca e la Terra non è un luogo omogeneo terracqueo dappertutto; ogni terra ha il suo profumo, le sue radici, le sue onde e per trovare questo occorre stare sulla terra a piedi nudi, per stare in contatto, veramente con la terra!

Per me è stata una "fortuna", l'avere avuto due genitori completamente differenti e non soltanto perché l'uno indiano e l'altra occidentale, spagnola o catalana; anche perché il temperamento era diverso. C'è di mezzo anche la figura di Gandhi, senza la quale io - dice - non sarei mai nato, perché mio padre, che fuggì dall'Inghilterra quando conobbe Gandhi, approdò in Spagna e lì conobbe mia madre. Fu uno dei primi freedom-fighters; poi, quando si avvide della monumentale figura carismatica e animica di Gandhi, rinunciò definitivamente alla politica, lasciando a lui il passo per cambiare l'India. Riconobbe la Statura animica di quell'uomo e ammise che non avrebbe potuto mai superarlo. Fu per questo motivo che lasciò la politica.
L'India è violenta, l'India è passiva e l'India ha tradito Gandhi al 100%. E l'India che è così fiera di quaranta secoli di civiltà, non è stata capace di presentare all'India indipendente uno stile di vita, uno stile parlamentare, uno stile civile o economico o di civiltà diverso, che non fosse l'imitazione senza creatività del modello anglosassone. In tutto! Quindi il colonialismo britannico è stato un successo totale, totale! Dopo cinquant'anni l'India va per un cammino falso: Computerland, Bangalore...  L'India sta sviluppando adesso una classe media dove più di cento milioni di abitanti vivono meglio di quasi tutto il Centrafrica, a fronte dell'80% della popolazione che vive peggio di prima, a tutti i livelli: economici, sociali e spirituali!...

La mia convinzione è che il tempo delle riforme, politiche, religiose, economiche, è già passato. Siamo andati troppo al di là... Quello che ci vuole non è una riforma; non è nemmeno una riforma violenta, buttando bombe intellettuali o bombe fisiche qui e là: è una trasformazione, una metamorfosi. Qui nel Mediterraneo si può parlare di Metamorfosi! E l'India (forse è un idealismo mio) potrebbe, teoricamente,... - non dò un modello: primo perché penso che sia impossibile, secondo perché credo nella creatività umana, la creatività scaturisce dal nulla e quindi..., ma se uno vede che si trova in un cul de sac, forse potrà uscirne e, se lo vede una civiltà che ancora ha radici - e la civiltà indiana è molto complessa, ma è 'importante' nella storia dell'umanità - potrebbe forse offrire qualsiasi spunto per vedere un cammino seguire in questa umanità che, cadendo nella modernità e stando peggio (e in questo non sono solo a pensare così, è quasi unanime), non ha futuro... Questo è un po' la tesi del libro che si intitola L'astuzia di Indra.

Perché non c'è futuro?

Il futuro, parlando secondo il linguaggio della modernità, è un futuro lineare, quindi si può evincere quello che stiamo vivendo adesso. Se tutto il mondo dovesse utilizzare la stessa quantità di carne che utilizza una sesta parte del mondo (sono gli Stati Uniti), in tre anni non ci sarebbe più un albero sul pianeta. Se tutti i Cinesi avessero le automobili che hanno in Occidente, non si potrebbe respirare sulla Terra... quindi questo non ha futuro! Se un Paese può soltanto prosperare e andare bene se esporta più di quello che importa, una bambina di tre anni sa che questo non può funzionare dappertutto. C'è un momento in cui si arriva alla saturazione, In questo senso penso si possa dire - anche scientificamente parlando - NON HA FUTURO!

Perciò le cose che stanno oggigiorno sul tappeto sono molto più profonde di quello che sembra, perciò, ritirarsi un po' anche in una caverna (che è stata anche la mia grande tentazione...). Avevo già un posto io nell'Himalaya, ma allora ho pensato che dovevo rinunciare a me stesso e non sono stato capace di rinunciare al mondo e allora la grande rinuncia è la rinuncia della rinuncia.... E allora uno è libero, non ha un ruolo da giocare o una tesi da difendere... è libero! Il prezzo della libertà..., da una parte la gioia, dall'altra... che non hai il potere e vabbè, tanto meglio!

Se questa civiltà non ha futuro, se una specie di piccole riforme (plus ca chances, plus c'est la meme chose...), non va, allora dobbiamo approfondire molto di più e andare alle radici: chiamale metafisica, chiamale religione, chiamale come vuoi... Questa è la sfida dell'umanità attuale. Questa è la sfida del Terzo Millennio; non trovare un internet più umano, o una televisione più qualificata. Il problema non è morale: uomini buoni e cattivi... dappertutto e sempre...
Il problema è ad un altro livello e per tale livello è necessario...


lasciare cristallizzare le intuizioni che si facciano diamante, se possibile, perché il diamante dev'essere puro e un cuore che non è puro non può pensare. 
PENSARE! ...che vuol dire "soppesare l'amore di ogni cosa per trovare il suo posto!"


Io rifiuto come prete cattolico, apostolico romano di appartenere ad una setta che soltanto da duemila anni sta sulla Terra! Non vuol dire un'apostasia. Nel concreto si trova l'Universale e nell'Universale si trova tutto. Come direbbe san Pietro: "tutta la razza umana è razza sacerdotale". Siamo i mediatori tra Cielo e Terra o come diceva anche Pietro. La Vulgata traduce in una forma ambigua, ma in greco siamo "σϋνεργόϳ" , una sinergiacooperatores tra il divino e tutto il creato.
Sant'Agostino, quando era già vecchio, nel suo libro delle Rectractationes al finale della sua vita ha questa frase geniale, en passant, tra due virgole: "quella religiosità che esisteva fin dall'inizio [virgola], che noi oggigiorno chiamiamo 'Cristianesimo'...[e continua...], quindi: il cristianesimo non è una setta che ha soltanto duemila anni da quando esiste sulla Terra. E' l'espressione concreta ed è anche l'incarnazione di quello che esiste fin dall'inizio e all'inizio, quando c'era la Parola che si fece Carne, non più tardi! La storia del Cristianesimo si potrebbe ridurre in una semplificazione (tutte le semplificazioni sono pericolose) a queste tre autoconsapevolezze. Dopo i primi secoli di persecuzioni e di un minimo di identità differenziata; la Cristianità è questo ideale fantastico, globalizzante (quando dico 'globalizzante' ho tutta l'ironia per vedere che in questa ideologia globalizzante ora ci sono antichi residui di questa cristianità) che prende tutto l'uomo: è la cultura, è l'arte, è la guerra, sono le Cattedrali, è l'Inquisizione, è il Regno di Dio sulla Terra: Bonifacio VIII, Alessandro VI..., tutta la storia fino al Cinque-Seicento praticamente è la Cristianità: Sacrum Romanum Imperium Germanicum...
E quest'idea è straordinaria: un'idea unitaria della vita dell'uomo, del corpo di Dio: la Cristianità. Per tante ragioni è costato in Occidente quasi tre secoli, da Erasmo a Lutero, Pico della Mirandola, ecc., che si rendono conto che per essere "cristiani" non bisogna essere con i Guelfi o con i Ghibellini, non bisogna affermare che gli Stati Pontifici sono di diritto divino e allora? Che rimane? Rimane il Cristianesimo, una dottrina, un credo. 
La Cristianità, eccetto nell'ideale di alcuni, e di alcuni personaggi molto importanti anche del nostro tempo, penso sia finita. 
Il Cristianesimo, come dottrina, come teologia, come sistema, CROLLA. Nelle nuove generazioni si vede. Non dico che rimane, perché sono momenti kairologici, non sono momenti kronologici; una cosa sta implicata nell'altra. 

Dobbiamo servirci delle parole: io la definirei Cristianìa. Se la prima (Cristianità) è totalizzante, è politica, è culturale, è piena..., se la seconda (Cristianesimo) è più dottrinale, credale, la terza (Cristianìa) è più ESPERIENZIALE. Tu parli alle nuove generazioni e anche ai non giovani, di tutta questa dottrina cristiana... o non la conoscono, o la disprezzano o gli risulta un po'..., non dice loro niente. Ma parlagli del Sermone della Montagna, di un signore che venti secoli fa dice quelle cose delle Beatitudini! Si entusiasmano, dicono: "ah qui c'è qualcosa!"



Questa Cristianìa funziona un po' come seme, come punto di fermentazione, lievito. Vuol dare più sapore alle diverse cose: il compito dei missionari è di essere sale, quindi che l'induismo e l'islam siano più saporiti, più belli e più buoni, che si ppossano godere mangiando questo cibo anche spirituale. 

E quest'esperienza è la Cristianìa e per considerarla 'Cristianìa' noi dobbiamo superare le categorie per giudicare se sei dentro, se sei fuori. E' di un altro ordine di cose. E' dell'ordine della saggezza, del saporire, dell'Amore.


Professor Panikkar, uno dei problemi tanto discussi nella chiesa cristiana degli ultimi secoli è il problema del celibato dei sacerdoti. E' fondamentale il celibato per il sacerdozio?

Posso dare una duplice risposta. Dal punto di vista mio personale o dal punto di vista più tradizionale. Nei due casi è direi NO. Il celibato non è fondamentale per niente e la prova è che san Pietro non era celibe, che la maggioranza degli apostoli erano sposati e che nella tradizione ebraica dove è nato il Cristianesimo storicamente uno non è pienamente Ebreo, nella vera comunità come adulto, se non è sposato. Nella chiesa cattolica apostolica romana di rito orientale i preti si possono sposare. Nella chiesa del Kerala, unita anche a Roma, i preti si possono sposare, quindi non è assolutamente fondamentale. Il celibato è due cose: una viene da quest'idea d'un monachesimo tipo Sannyasin che rinuncia al mondo e soprattutto alla continuazione del karma, che vuol dire i figli e allora, se rinunci a questo, non hai bisogno di avere una successione. La linea karmatica in me che sono arrivato già alla realizzazione per essere un uomo realizzato, non occorre avere successione; perché il celibato, fondamentalmente è questo; non è il problema della cosiddetta "castità". E'  il problema di formare una famiglia, avere figli e continuare una linea karmatica.
L'altro è un'ordine meno ideale, idealista di visione e più pratico. Dal momento che la Chiesa da organismo vivo diventa Organizzazione efficiente, è molto più efficiente, semplice e meno caro, avere questi preti che non abbiano una famiglia con tutta una serie di cose, poi Militia Christi, metà guerriero, metà monaco, per difendere.... beh, tutta la mentalità delle Crociate! Ancora in tante congregazioni e famiglie religiose i Superiori si chiamano Generali! la Militia Christi. Questa visione che ormai è quasi decaduta ma che comunque per secoli dentro questo era più pratico, più efficiente, più semplice avere questo gruppo di sacerdoti o di preti non sposati.
Gesù non era sacerdote; non apparteneva alla tribù di Levi, la tribù sacerdotale  e se il sacerdote cristiano segue un po' l'impronta di Gesù, non è il sacerdozio tradizionale né nell'ebraismo né in tante altre religioni.
E' anche per ciò che nel rito latino dell'ordinazione sacerdotale il sacerdote è ordinato "secondo l'Ordine di Melchisedek"; questa figura così straordinariamente bella, misteriosa che unisce la tradizione ebraica con Abramo, prima di Abramo, superiore ad Abramo, non appartiene al popolo eletto e nemmeno ad Abramo; non era circonciso, non credeva in Dio, a Jahvè sicuramente no; a lui Abramo paga tributo, con un simbolismo estremamente forte e perciò il sacerdozio cristiano non è soltanto il sacerdozio istituzionalizzato secondo le tradizioni del tempo, ma qualcosa di molto più Universale. Tu entri da una porta: c'è bisogno di un'iniziazione, ci credo. Ma non rimani là seduto sulla porta. Vai dappertutto. Poi nel sacerdozio, per ragioni storiche, si è fatto del sacerdote un monaco, un amministratore, un mistico, un predicatore, un uomo dei sacramenti..., tante cose che, povero, sta un po' troppo lavoro sulle spalle di una sola persona. E adesso, dovuto a tutta questa crisi (crisi vuol dire discernimento), si sta discernendo tutte queste funzioni karismatiche, come le chiama san Paolo.

C'era una dimensione molto patriarcale. Lei ha detto che il sacerdote era monaco, guerriero, ecc., quindi non crede che il matrimonio dei sacerdoti aggiunga ai sacerdoti una dimensione di tenerezza, che è così necessaria?

Un grande sociologo gesuita che è stato professore ad Harvard di studi religiosi, compagno mio in quel tempo, diceva: 

"il celibato per i sacerdoti dev'essere libero, con una sola eccezione: 
il VESCOVO DEV'ESSERE SPOSATO!", 
perché se non è sposato, come può rappresentare l'altra metà del genere umano?!

Quindi, i preti possono fare quello che vogliono, ma il vescovo, no. Dev'essere sposato! [ride]. Evidentemente! Poi qui non vorrei fare una critica troppo negativa, troppo psicoanalitica, troppo manicheistica che da Agostino in poi vede nel sesso un peccato, nella femmina un'occasione di peccato. Per i monaci primitivi i due grandi nemici del monaco del deserto sono il Vescovo e la donna! [ride...]. Siamo un po' più maturi e penso che oggi questa discriminazione tra i sessi è come una discriminazione etnica. All'inizio, quando i cattolici sono andati nelle Filippine, i Filipinos non potevano essere ordinati sacerdoti, perché non erano capaci di capire le sottigliezze della Scolastica latina e  un po' per il colore della loro pelle, considerato repellente alla razza bianca... E' costato secoli per ammettere "i non bianchi" come sacerdoti e costa secoli per ammettere "i non-maschi... "

...facciamo ancora una distinzione che dimostra forse la nostra mancanza di innocenza. Se io, quando parlo con te e quando vedo in te "il maschio" o "la femmina"...
ti prego....!!! [allarga le braccia]...
Trai che sei una persona umana, tanto meglio se sei femmina e io se sono maschio...
Ci manca innocenza per superare questa discriminazione.


Nel concreto, occorre trovare l'Universale e stabilire una comunione in profondità attraverso la Terra, che rappresenta le radici, con gli Indù o con i Tibetani o con gli Argentini. Quella critica così profonda di Simone Weil del razzismo: "essere senza radici" che è la grande tentazione dell'uomo moderno che, con la scusa di poter volare, di andare dappertutto, pensa di essere già Universale. Questa è la forma più povera di essere "non- Universale".




Bellissima la descrizione di Panikkar della statua bronzea dell'Arcangelo Gabriele che si trova a Montserrat (Catalunia) mentre annuncia a Maria la nascita di Gesù. Riporto qui la sua fantastica e commovente descrizione. Non ho trovato l'immagine reale, ma potete seguire le sue parole.  E' una poesia e una preghiera di ringraziamento insieme! Ascoltate!



E' un Angelo che non è disumanizzato e che non è né maschio, né femmina. Ha tutta la bellezza femminile, ma allo stesso tempo ha tutta la bellezza maschile! Una bellezza perfetta! Non è metà e metà. E poi mi piace perché ha corpo e non ha corpo; ha pace e nello stesso tempo non sa nemmeno lei/lui cosa deve annunciare. E' un segreto che annuncia. Il segreto è un segreto per tutti; il miracolo è un miracolo per tutti. Quando Maria chiede: "Come?", l'Angelo risponde "non lo so", non c'è un "come". Si fa e basta"! E' il primato della prassi, della vita e poi lei/lui stessa/o non sa cosa annunzia quasi. Pensa: che cos'è che io ti sto dicendo? E l'Annunciazione non è soltanto a Maria, è a tutti quanti noi. Ci annuncia che avremo un Figlio, che noi siamo anche Theotokos, "Madre di Dio" e in questo senso, il senso della maternità significa avere un figlio. 

Gli Angeli non sono al di fuori degli Esseri umani. 
Il segreto del cuore che è vuoto! E un cuore vuoto è un cuore puro.


LA NUOVA INNOCENZA

Lei ha spesso parlato di una "nuova innocenza", che non è più la prima. Qual è la prima innocenza e qual è la seconda innocenza che si deve recuperare?

La prima innocenza è la visione globale olistica, dove Bene e Male non sono separati, né distinti. E' l'innocenza di Adamo ed Eva, se lei vuole, o del bambino, quando ancora non ragiona. Questa innocenza si perde con la conoscenza. La conoscenza è conoscenza perché c'è la discriminazione: e se  c'è discriminazione allora c'è bene e male, vero e falso, ecc.; 

Il peccato è rimanere qui, rimanere nella pura conoscenza e che i Buoni sceglieranno questa parte, i Cattivi quest'altra e poi vedremo cosa accade...

Quindi la condizione umana è quella della perdita dell'innocenza e sarebbe cattivo pensare che questa non c'è [la conoscenza] e voler ritornare alla prima [l'innocenza]. Secondo, tutto l'esempio biblico del Paradiso penso che Jahvè è stato molto più misericordioso mettendo due Angeli con le spade di fuoco che potessero impedire la tentazione più grande dell'uomo di poter tornare in Paradiso. Il Paradiso è sempre perduto. 

Quindi la Nuova Innocenza è questo atteggiamento: dopo aver perso la prima, perché la prima dovevamo perderla, grazie a Dio! Che non vuole ritornare in Paradiso per riguadagnare la prima innocenza, ma che accetta la condizione umana come è e si stupisce e guarda il sole come la prima volta, l'amico come la prima volta, tutte le cose in un'altra forma che spontaneamente conosce, ma non giudica. Una parola, eh! Non è facile. Non è facile!

Perché se io giudico, giudico. Eh va bene, giudica! Cerca di esser giusto nel tuo giudizio, ma la nuova innocenza NON GIUDICA.

Vede, gode, soffre; non aspetta un'altra cosa e quindi non è una filosofia, non è una parola del pensiero, è un atteggiamento che si esaurisce in ogni momento. Per me è questo: che non vuole ritornare, che non vuole niente, ma che gode il momento...
...E come si fa? Ah!" Come? 
Non c'è come! 
Ecco perché io amo Maria,
 perché tra le altre cose, attraverso al risposta di Gabriele, ha capito che non c'è come, ma che tutto è possibile.  

Se noi non viviamo la vita come un miracolo costante, allora capisco perché tutto sia noioso e che per divertirsi dobbiamo fare ogni volta cose un po' più strane! E Allora? E' questo. E' una parola, evidentemente e poi è curioso che questa innocenza sia stata così dimenticata da tutta una tradizione, quando d'un'altra tradizione ci viene detto che una delle "politiche", nel senso più profondo della parola è la non-violenza A-himsa, abbiamo dimenticato che la parola "innocenza", "in-nocere" "non nuocere" "A-himsa"...

Non violenza quindi vuol dire innocenza. 
La non violenza è la innocenza.




lunedì 16 gennaio 2017

IL CAMBIAMENTO: CRESCENTE POLARIZZAZIONE TRA OMBRA E LUCE. IL CASO UDO ULFKOTTE



IL CAMBIAMENTO:
CRESCENTE POLARIZZAZIONE


TRA OMBRA E LUCE.
IL CASO UDO ULFKOTTE

(Dinaweh)

Come abbiamo avuto modo di ricordare nel post precedente, le forze in campo - l'Ombra e la Luce - sono al rush finale, pronte a sfidarsi su questo pianeta per l'ultima volta e, questa volta, definitivamente. Sappiamo che il piano divino ha già previsto la vittoria della Luce e ha già deciso che Gaia compirà il suo salto dimensionale. 
Ciò non toglie che il gioco non si faccia duro e che ogni anima non venga passata al crogiolo delle prove: le prove sono quelle messe in campo non tanto dalla personalità, ma dall'anima stessa, che reclama per sé il passaggio con Gaia alla quinta dimensione! 
Un passaggio di tale portata però occorre meritarselo; occorre superare l'esame più arduo, quello con le proprie paure più recondite, con le resistenze al cambiamento che incombe su ogni essere vivente di questo e di altri pianeti del sistema solare e della Galassia. 
Tale cambiamento non è qualcosa che si può fermare o una scelta che si può evitare: esso è un processo inesorabile e di portata cosmica, che avviene a prescindere da che lo si voglia o no. Fa parte dell'evoluzione dell'Universo e delle civiltà che lo abitano; si può descrivere come il processo di crescita dell'uomo, che da neonato diventa bambino, poi adolescente, fino a diventare giovane, adulto e infine anziano, fino alla morte del corpo fisico, prima di una nuova rinascita, magari in un'altro Universo, Galassia o dimensione...


A riprova di ciò che è stato ricordato nel post precedente,
"Tutto viene mosso con ancora più enfasi e ciò significa che ogni creatura vivente sul Pianeta verrà spinta a risolvere le proprie dinamiche interiori distorte, in nome della Luce.
Ciò porterà una polarizzazione ancora più netta e potente negli eventi globali."
(Gaetano Pedullà)

riporto la testimonianza di un'anima risvegliata, che ha pagato con la vita il coraggio di dire di no alla menzogna che lei stessa aveva per lungo tempo accettato, come giornalista del mainstream occidentale. Si tratta del giornalista tedesco Udo Ulfkotte, trovato morto a 56 anni per un attacco cardiaco.
Nel suo libro-denuncia "Giornalisti comprati" (2014), egli descriveva i metodi con cui la CIA imbecca, istruisce e paga (fino a 20 mila dollari) i giornalisti tedeschi e non solo (in genere tutti quelli dei Paesi occidentali o filo-occidentali, tra cui anche i giornalisti italiani), perché scrivano e raccontino storie favorevoli all'establishment politico americano.
Prima di tutto - raccontava Udo Ulfkotte -  è necessario dare autorevolezza al giornalista a libro paga, facendo riportare i suoi articoli, offrendogli copertura internazionale e premiando i suoi libri. Nel momento in cui però dovesse trasgredire alle regole (cioè la linea filo-atlantica), le conseguenze sarebbero altrettanto note, ossia la perdita del lavoro e il triste isolamento professionale.
Negli ultimi tempi Udo Ulfkotte stava indagando su presunte violazioni della Costituzione tedesca da parte della cancelliera Angela Merkel. 
Godetevi la sua denuncia televisiva, che gli ha procurato la sua condanna a morte, fino a quando sarà possibile vederla su internet, prima che venga oscurata.