martedì 1 dicembre 2015

Agli amici e sostenitori del blog

Agli amici 
e sostenitori del blog



Cari amici,

attualmente vivo una condizione di grave difficoltà economica: non avendo un'occupazione stabile, faccio fatica a pagare l'affitto e le spese, oltre a non potermi ancora permettere un'abbonamento per una connessione internet, che mi consentirebbe di essere molto più costante nella pubblicazione di nuovi post; per fortuna una cara amica mi offre la possibilità di collegarmi da casa sua, ma per questo devo comunque allontanarmi dal mio luogo di residenza per diversi chilometri. 


Scrivere sul blog significa divulgare i frammenti di luce della nuova conoscenza, affrontare temi legati alla crescita personale, stimolare uno sguardo a tutto campo sulla realtà che ci circonda, facendo in modo di divenire tutti noi, nel nostro piccolo, dei semi di luce, degli operatori di pace e di fratellanza che possono fare la differenza nel mondo; significa innescare negli altri un processo di risveglio.


Il blog come strumento di luce e rinnovata consapevolezza è anche il mezzo attraverso cui coltivare amicizie, avere contatti con relatori, organizzare eventi, seminari, conferenze, creare scambi e dialogo tra le persone, cercare il confronto e a volte offrire ospitalità a chi partecipa a gruppi o seminari nella mia zona; per non interrompere questo dialogo che cresce ed è attivo in rete ormai da tre anni a questa parte, mi sento di chiedere a tutti voi un piccolo contributo volontario, se questo vi viene dal cuore, se è nelle vostre corde, per aiutarmi a proseguire questo "servizio", questa "missione", nonostante tutte le difficoltà che si possono incontrare sul cammino.






Chi di voi dunque ritenesse opportuna questa mia richiesta potrà offrire il proprio contributo (anche piccolo) facendo un versamento sulla carta "postepay" intestata a mio nome o, se preferisce, sul mio numero di conto corrente bancario. Per qualsiasi chiarimento non esitate a contattarmi.
Conto corrente bancario:

UNICREDIT 
IT 23 N 02008 31950 000103870032EUR - PEIRANO LUCA 



carta Postepay  
4023 6009 3960 9816
intestata a Luca Peirano
C.F.:PRNLCU63A06D969F 




Un sentito grazie a tutti voi per l'attenzione e la fiducia

Dinaweh


Dear friends,

I currently live a state of severe economic difficulty : not having a stable job, I struggle to pay rent and expenses, in addition to not being an internet connection, which would allow me to be much more consistent in publication of new posts; Luckily a dear girl friend offers me the opportunity to connect from her internet connection, but why do I still have to get away from my place of residence for several kilometers .

Write Blog means spreading the fragments of light of new knowledge, address issues related to personal growth, stimulate a look across the board on the world around us, making sure to become all of us, in our small, light seeds, the agents of peace and brotherhood that can make a difference in the world; trigger means in the other a process of Awakening.

The blog as a tool of light and renewed awareness is also the means by which to cultivate friendships, have contact with speakers, organize events, seminars, conferences, exchanges and create dialogue among people, seek confrontation and sometimes offer hospitality to those who participate in groups or seminars in my area; not to interrupt the dialogue that grows and is active in the network for the past three years now, I would ask all of you a small voluntary contribution, if you come from the heart, if it is in your string, to help me continue this "service", this "mission", despite all the difficulties that may be encountered on the way.


Who among you then deem appropriate my request can make a contribution ( even small ) making a payment on card " postpay " letterhead in my name or , if you prefer , on my bank account number. 

Bank Account 


UNICREDIT 
IT 23 N 02008 31950 000103870032EUR - PEIRANO LUCA 





Postepay card  
4023 6009 3960 9816

owned by LUCA PEIRANO

Fiscal code: 
PRNLCU63A06D969F 

Introduzione a "La Scienza dello Spirito della Terra"

Cari amici,

dopo la simpatica - spero - lettura del post precedente che vede coinvolte le nostre amiche nella cura e nel rispetto della terra, sempre più persone sentono il bisogno di amarla (questa nostra madre) compreso il sottoscritto, che sta sempre di più coinvolgendosi in progetti che hanno a che fare con lei! 

A questo proposito spero di fare cosa gradita, soprattutto per chi si è avvicinato da poco alla lettura del blog, riproponendo parte di un articolo già postato qualche tempo fa, che ha a che fare con l'amore per la terra e la dedizione che sempre più persone sentono in cuore di doverle, anche e soprattutto in situazioni difficili come questa; proprio come dei bimbi che, nel momento del pericolo, si attaccano disperatamente alle gambe della mamma, anche noi sentiamo il bisogno di starle vicino, di sentire di più la sua presenza, di onorarla e rispettarla, come se presagissimo la fine di un mondo ormai imminente e l'inizio di qualcosa di nuovo. Ebbene, c'è una spiegazione per questa così forte attrazione sempre più consapevole in molte parti del pianeta. La permacultura segna solo l'inizio di quella che io definisco "La scienza dello Spirito della Terra", una nuova disciplina che si accrediterà l'interesse di gran parte della nuova umanità risorgente e di cui, quando sarà il momento vi parlerò. Per ora siamo "all'abc" e va bene così. Interessante partire da quello che c'è, perché tutto ciò che esiste è un tassello fondamentale, che, come uno scalino dietro l'altro, ci permette di giungere alla cima della montagna, o alle Sorgenti della vita stessa. Solo così potremo dissetarci un giorno all'acqua dell'Amore conoscente (non più della Conoscenza e basta!)...

Per ora vi basti ridare uno sguardo a queste poche righe che seguiranno; cominciamo a porre le basi per una nuova consapevolezza, per una nuova metafisica della realtà, ove la materia non si presenta altro che come luce manifesta agli occhi 3D, ma che già in essere è perfezione allo stato puro, poiché di quella stessa matrice essa si compone.

Buona lettura. Un abbraccio a tutti.

Dinaweh

Permacultura: 
curare la terra per guarire gli uomini

Dinaweh

Ci troviamo oggi all'inizio di una nuova tappa, in questa lunga storia dell'umanità. Coloro che se ne rendono conto iniziano a prepararsi per il grande cambiamento che si annuncia. Conviene essere ben consapevoli di tutto quello che ci ha portati alla situazione attuale per cambiare radicalmente  il nostro atteggiamento e le nostre abitudini, e poter così partecipare all'elaborazione di un altro stile di vita, di un'altra cultura. Riconciliarci con la natura e sentirci in armonia, in equilibrio. Tornare ad essere i figli di Gaia, predatori utili invece che essere parassiti distruttori del Pianeta. Saper vivere con e non contro la vita organica. E' un progetto in cui è necessario riuscire a integrare la pratica spirituale con la realizzazione materiale."
Emilia Hazelip e la Libera Scuola di Agricoltura Sinergica "Emilia Hazelip", Agricoltura Sinergica. Le origini, l'esperienza, la pratica, Terra Nuova edizioni,  maggio 2014.





La Permacultura è un concetto pratico che si può applicare ad ogni ambiente nel quale viviamo, permettendoci di creare un eco-sistema produttivo che ci fornisca cibo, energia, rifugio, il soddisfacimento delle necessità materiali, così come quelle spirituali. In termini pratici si tratta di fare sintesi tra l'eco-sistema e la sua geografia: osservazione e progettazione di un sistema olistico capace di integrare tutti gli aspetti fisici ed energetici nel rapporto tra uomo e ambiente, non escluso il portato culturale caratteristico e peculiare di ciascun territorio. 
Va da sé che si debba instaurare una relazione di reciproca fiducia e amorevole compassione nei confronti di ogni essere vivente, a cominciare dalla 'terra' che ci ospita e che ci è madre! Essere in armonia con la terra significa ritornare alle radici comuni di tutta l'umanità nella ricerca di un giusto rapporto tra le risorse disponibili e il loro uso a vantaggio della comunità umana che vi co-abita. 
Significa tornare a cooperare con la natura e con gli altri esseri viventi che la abitano, a cominciare dai nostri simili e con-simili (gli anima-li), nella reciproca cura del suolo e degli individui, a qualsiasi specie appartengano. Come non serbare una particolare cura e amorevole benevolenza nei confronti delle api, per esempio?  Si sa infatti che la loro estinzione causerebbe l'intero collasso del ciclo alimentare e quindi dell'intera vita su Gaia.
Si tratta quindi di una visione, di un sogno e di un reale progetto, possibile già ora! Per questo siamo qua e vogliamo rendere partecipi tutte le persone di buona volontà alla realizzazione concreta per la costruzione fattiva di un mondo nuovo, che ricorda le sue antiche radici affondare nella terra, traendo da essa vigore e vera evoluzione.

Quando ce lo immaginiamo questo nuovo mondo, non possiamo che vederlo in uno spazio di comunità e condivisione, di compartecipazione attiva e dinamica, ove l'interesse per il bene comune è al primo posto, poiché non vi sia più differenza tra il benessere personale e quello altrui: siamo tutti un unico corpo!
La compassione prenda il posto della competizione e le famiglie non siano più quel luogo impermeabile di tragedie, di violenze e prevaricazioni, ma imparino a vivere in una cerchia più ampia di persone, ove gli adulti siano parimenti investiti del ruolo di genitore, dove i figli possano partecipare del dono della compartecipazione, avere riferimenti genitoriali e parentali diffusi nell'ambito dell'intera comunità, evitando così di esser preda di scatti d'ira dettati dallo stress della schiavitù energetica e abitativa cui da sempre sono stati sottoposti i loro genitori; i riferimenti per la loro crescita si dilateranno e ciò darà loro la possibilità di stemperare i conflitti, qualora si presenteranno, in comunità di giovani, bambini e adulti più ampie e solidali. 

Sistemi di energia alternativa e pulita, gestiti direttamente da ogni villaggio libereranno dalla schiavitù delle multinazionali del monopolio energetico, che strangolano le persone, costrette al pagamento di bollette sempre più onerose, liberandole dalla delega e dalla dipendenza da interessi alieni al benessere dei singoli e delle comunità! Ognuno possa costruirsi la propria casa nel rispetto della natura e del villaggio cui sente di appartenere. L'educazione delle giovani generazioni torni ad essere patrimonio dell'intera comunità, attraverso pratiche iniziatiche vere e proprie, riti di passaggio come accadeva in passato nelle tribù dei nativi d'America o in Africa, ma ancor prima in Atlantide, Lemuria, Egitto...

Si dia ampio spazio al movimento del corpo, attraverso pratiche e discipline come la ginnastica, lo yoga, il tai-chi, la meditazione, l'educazione all'ascolto, come pratica funzionale anche all'alimentazione.
Ognuno, una volta diventato adulto, non sia più discepolo o allievo di alcuna scuola, né di alcun Maestro, ma usi la propria Maestria per trasmettere e mettere a servizio i propri talenti a beneficio della collettività. Ciascuno, come portatore di talenti offra il proprio contributo al benessere della collettività, ricevendo in cambio i benefici di quei talenti di cui è privo, in un reciproco scambio di coccole, attenzioni e carezze.
Arriverà un giorno che non avremo più necessità del denaro, poiché il trasferimento di quell'energia avverrà attraverso la donazione completa di sé. 

Quando accadrà?

Quando l'umanità si convincerà dei maggiori benefici che questo cambiamento di paradigma porterà con sé. Non è possibile lasciare andare un valore se non si fa esperienza di uno più elevato. Solo così avremo modo di ristabilire un rapporto autentico con Madre Terra, solo dopo che lo avremo ristabilito con noi stessi.

Cari amici, tutto questo è Permacultura! Possiamo scegliere di essere o diventare 'i portatori sani' di una nuova luce, di un nuovo respiro per costruire nuovi cieli e il giardino più bello e affascinante del nostro Universo, la Terra!



"L'obiettivo finale dell'attività agricola 
non è la crescita dei raccolti,
ma la coltivazione e il miglioramento dell'essere umano."



Masanobu Fukuoka


"Contadine a tutto Gas" L'orto condiviso


 "Contadine a tutto Gas"
L'orto condiviso 
 Rapallo (Ge)

Dinaweh




Finalmente: ce l'abbiamo fatta! 
E' stata una bellissima esperienza che ha coinvolto tanti amici, 
per arrivare a festeggiare, tutti insieme, la festa del Raccolto delle olive, 
domenica 29 novembre, 
sulle alture di Rapallo.


...Ma, lasciate che vi racconti di questo bell'esperimento che, un manipolo di donne coraggiose e agguerrite, ha deciso di intraprendere dal luglio del 2014, rilevando un terreno ad oliveto e orto ormai abbandonato all'incuria del tempo; si tratta di una proprietà sulle alture di Rapallo, cittadina rivierasca del levante ligure incastonata nel bellissimo Golfo del TIgullio, che le impavide Manuela e Laura hanno ricevuto in comodato d'uso gratuito per un periodo stabilito con i proprietari i quali, pur di non vedere andare in rovina quel fazzoletto di terra abbarbicato sulle colline prospicienti il mare, hanno accettato di buon grado di affidarlo alle amorevoli cure delle nostre pioniere. In realtà, all''inizio, l'entusiasmo era tale che alcune altre del gruppo dei GAS della zona (Gruppo di Acquisto Solidale) si erano unite al progetto, per poi perdersi lungo il faticoso cammino che la terra esige da chi con lei si vuol misurare, non smettendo tuttavia di essere prodiga e di elargire i suoi beneamati frutti, quando 'sente' l'amore con cui la si riconosce e la si cura... 
I primi momenti sono stati - dal loro racconto tutt'oggi appassionato - molto faticosi e duri, poiché si trattava di ripulire le "fasce" dell'oliveto, completamente sommerse dall'erba alta e dai rovi, nonché da un'invasione di repellenti roditori (topi) che avevano trovato lì il loro habitat naturale... Ci voleva un forte intento per continuare e non desistere dall''impresa. 
Dopo diversi mesi di pulizia, finalmente si cominciavano a vedere la forma e la dimensione del terreno, prima irrimediabilmente nascosto dalla rigogliosa vegetazione spontanea e abbruttito dalla sporcizia che un anziano custode vi aveva precedentemente accumulato. Plastica, ferro vecchio, cartoni e bottiglie sparsi qua e là ora potevano lasciare spazio a tutta la creatività esplosiva, alla voglia di fare, al desiderio di prendersi cura e alla conseguente soddisfazione del raccolto di frutta e verdura di stagione!

Con il passare del tempo l'orto delle "Contadine a tutto Gas" diventa un punto di riferimento per amici, famiglie, bimbi, con i quali a volte si organizzano giornate e pranzetti vegetariani dal sapore antico... Sono state già sperimentate giornate per la raccolta delle erbe spontanee, grazie alla gentile collaborazione di Linda, un'amica botanica che si presta volentieri, non appena riesce a liberarsi dai propri impegni di lavoro; insieme ai bimbi si sono fatte scorpacciate di pansoti alla ligure, cimentando la loro curiosità  all'impasto e alla fattura dei deliziosi speciali ravioli...
E poi c'è Anne che, col suo accento francese, ha preferito lasciare la sua Savoia (una volta nostra...) per ritemprarsi al clima della bella Liguria. Non è stato facile per lei ambientarsi subito; la differenza linguistica, la cultura d'oltralpe e la sua indole indipendente l'ha misurata presto con i tempi e le modalità delle scelte condivise, con il pacato e naturale avvicendarsi dei ritmi della terra, con la paziente osservazione dei processi e delle modalità silenti dell'alchemica forza della natura. 
Il suo entusiasmo, oggi supportato dalle solide basi di una sfida vinta e superata, ha fatto sì che in occasione della festa, riuscisse a trascinarsi dietro uno stuolo di bambini gioiosi e festanti...         
A Manuela, Laura e Anne si è aggiunta anche Alessandra che si alterna con loro nella cura dell'orto, partecipando attivamente alle allegre e gioiose iniziative che via via, secondo il ciclo delle stagioni si organizzano, coinvolgendo amici e simpatizzanti. La sua indole giocosa e 'bambina' la porta ad essere la migliore organizzatrice di eventi ludici e festosi per i più piccoli. Dobbiamo a lei infatti la costruzione della magnifica "Olivia", la più bella spaventapasseri che possa essere mai stata vista sulla faccia della Terra...
Dulcis in fundo, Anna che, come una Vestale del tempo antico, segue da lontano, con amabile discrezione ed entusiasmo, incalza, protegge e promuove ogni attività, ogni iniziativa del gruppo, tessendo contatti e scambi con l'esterno, attraverso la rete e il delicato ma incisivo contatto personale... 



L'aspetto peculiare delle "Contadine a tutto Gas" è  di essere un'iniziativa prettamente"al femminile"; un modo per siglare quell'antica alleanza con madre Terra, che sa nutrire, sa custodire, sa ammansire la protervia dell'uomo ai cicli di natura, forgia la pazienza, rinsalda la volontà, allevia le ferite...  E poi i colori, il profumo della terra e dei suoi doni hanno a che fare con la sensibilità di una madre che cresce i suoi figli con la delicatezza e i frutti che solo lei potrebbe elargire, con liberalità, con pazienza e tenace ostinazione. Entrare in contatto con la terra diventa una meditazione, una cura dell'anima prima che del corpo, una preghiera di ringraziamento per la gratuità con cui ella sa donarsi e un esempio per noi a fare altrettanto, sempre, in continuazione, secondo i cicli del nostro respiro, che diventano sempre più in sintonia con quelli della Terra! 


E poi, la festa del raccolto delle olive...

La festa del Raccolto


domenica 29 novembre

Ed eccoci finalmente alla festa del Raccolto! Qualche sfrondatura agli olivi più alti ci ha permesso di raccogliere qualche quintale in più di olive e, alla fine il raccolto è stato ottimo: acidità allo 0,5% e resa del 17%! Un record, per un oliveto che era stato abbandonato da così tanto tempo... Non potevano mancare i bambini e lo spaventapasseri, che più che a far da guardia all'orto è rivolto verso il mare per il saluto al sole! Il suo nome? Olivia, naturalmente femmina anche lei! Ed ora un po' di foto della bellissima giornata...


                  le torte di zucca

le torte con le erbe spontanee

Manuela

la festa

la siesta sull'amaca

la degustazione comunitaria

Laura

la preparazione di "Olivia"


Anne
















Alessandra

"Olivia" in costruzione

Anna

gli ultimi ritocchi

"Olivia" e Alessandra

"Come sono bella!"

Lorenzo prepara la buca per "Olivia"

finalmente in piedi!
 

e infine la giornata giunge al termine e il sole si confonde e muore
dietro il promontorio di Portofino







THE END


venerdì 27 novembre 2015

Janua Picta

Dedico questa poesia alla mia città di origine, Genova, il cui nome dà il titolo al componimento. 
"Janua Picta", dal latino "Porta dipinta", poiché i marinai di tutte le latitudini che vi approdavano dal mare, potevano rimanere subito colpiti dai colori sgargianti dei suoi palazzi che si riflettevano sull'acqua salmastra...

E' un componimento amoroso e nostalgico, che mi ero sentito di dedicare a tutti i liguri che nella prima metà del secolo scorso furono costretti a lasciare la loro regione, Genova in particolare, per trovare fortuna di là dall'oceano: Argentina, Brasile, Stati Uniti... 

...E anche a quei Genovesi che, durante le giornate del G8 di quel fatidico 2001, hanno saputo dare accoglienza e aiuto ai manifestanti pacifici che venivano selvaggiamente picchiati e violentati dalle Forze del Disordine Organizzato, mentre i facinorosi Black Block potevano indisturbati saccheggiare la città, davanti alle braccia conserte dei tutori dell'ordine...
Lì, in quella città che mi ha dato i natali ci sono le mie radici, il ricordo della mia famiglia, la presenza di un padre ingombrante che era conosciuto da tutti come "il Comandante" della Nave scuola Garaventa, una nave ove ragazzi di diversi ceti sociali erano costretti ad approdare per evitare il carcere minorile, o perché 'viziati' in famiglie troppo abbienti, evitassero di prendere una brutta china...

Insomma chi conosce Genova, si potrà ritrovare nelle descrizioni a mo' di versi che, come immagini repentine, hanno impresso la mente e il cuore di chi scrive. 

Una condivisione quindi, e un invito a tutti gli amici lettori a sfogliare alcuni dei componimenti poetici che nel corso degli anni ho voluto raccogliere in un volume, facilmente acquistabile in rete, all'indirizzo sotto indicato.

Buona lettura, dunque. 

La poesia, come la musica, deve essere ascoltata e, chi la legge, deve saper far trasparire i moti dell'anima e il linguaggio delle emozioni, proprio come quando si suona uno strumento musicale...

Dinaweh
  



Janua Picta



Un pugno nello stomaco
sei per me
tu che ti affastelli di case
aggrappate alla roccia
ti volti abituata come sei
dalla parte del vento
che ti sferza,
ti asciuga gli intonaci dipinti,
sbattere di persiane verdi e bianche
si sente ancora il precipitare di pioggia che scroscia
e arrovelli i tuoi giorni
piovosi d’inverno e afosi d’estate
come un viandante silenzioso e diffidente
nascondi il tuo volto.

Un giorno lontano brillavano
di colori i tuoi palazzi
e di oro erano rivestiti
i saloni patrizi
di mercanti nobilitati,
fattisi dal borgo
di faticosi negozi
quando oltremare i tuoi figli
passavano sotto salsedine e sole
di mari lontani
giornate e mesi
senza tornare

rimangono le antiche
vestigia
con nicchie di madonne
rubate
tra vicoli scuri,
acciottolati di rosso
si abbracciano al mare
e lo temono tuttavia,
come si teme il forestiero
che può entrare tra le mura
e rubare i preziosi forzieri,
e gli arazzi di seta indiana

eppure da sempre
hai accolto il pellegrino
e il contrabbandiere -
insieme al turco
e all’ebreo - trovavano
rifugio
mentre si partiva per terrasanta
allestivi bastimenti
dal tuo utero lambito di acqua salata
sputavi legni pronti per la pugna
dal Galata svanivano
pensieri di pace

e valorosi e violenti
facinorosi crociati
si battevano di là dal mare,
da te partendo,
per portare a casa qualcosa
nel nome del Nazareno.

Oggi sei ancora lì, affacciata
sullo stesso specchio d’acqua salmastra,
sembri una regina stanca
Superba ti chiamarono
quando la tua effigie
di tela bianca, crociata di rosso
spadroneggiava sul mare Tirreno,

mentre il faro
scandisce ancora il tempo delle notti di terzo millennio
fendendo con il suo raggio luminoso
il buio
non più per la salute dei naviganti
ma per l’amore dei suoi abitanti,
abitanti di mare più che di terra,
spaesati comunque
tra il frastuono di auto filanti
su nastri d’asfalto sospesi
tra il porto e le case
e il rotare metallico
di treni lenti e affollati
che come edera
si attaccano tra il mare
e le ciminiere
di fabbriche dismesse

è allora che il mio sguardo,
come a cercar conforto e vigore
si volge
ai tuoi muri a secco
culminanti di “cocci aguzzi di bottiglia”
a incorniciare ancora
le cröze ostinate
che si arrampicano  in salita
sulle cime dei tuoi colli spuntati

e le macchie di capperi in verticale
rivestono le pietre antiche
con il loro candido fiore.

Poi sul mare ti fai prendere,
ti lasci andare
come una bella donna
mostri il meglio di te:
da su, sulla Spianata,
si apre il golfo alla vista
come le gambe fa la ragazza
col proprio uomo
quando cade in amore.

Spumano le onde
negl’inverni di maestrale,
quando gabbiani famelici
ti spettinano i capelli
sfiorando i campanili
e le torri

mentre i nobili palazzi
bianchi di marmo fasciati
si sono rifatti il look
da quando i Grandi
sono venuti a violentare i tuoi spazi
a chiudere le tue strade
con reti e cancelli
con la loro arroganza
e i loro sbirri,
alcuni vestiti di nero
hanno messo a ferro e fuoco
le tue strade
mentre una folla di giovani
di anziani, di ribelli
faceva sentire la sua voce


i tuoi abitanti li salvavano
dai bastoni e dalle botte,
aprendo loro i portoni
nascondendoli per le scale
e gli appartamenti,
suggellando un patto antico
di amicizia tra i popoli.
Gente di mare
poco avvezza ai sorrisi
scorbutica e mugugnona
non dimentica del lavoro e della fatica,
poco amante della retorica e delle chiacchere
si scioglie però all’onestà  della parola data.

A me cosa hai lasciato?
Nulla o poco meno
Chi ti è figlio
spesso l’hai dimenticato.

Del resto già molte volte facesti così
in passato
quando era necessario
prendere il largo dalla miseria
salutandoti a denti stretti
tanti dei tuoi  salpavano lontano
di notte per non sbagliare,
per non farsi incontrare,
per dar meno pena agli occhi
dei cari rimasti…

Sono dovuto emigrare anch’io
di qua dal mare
in cerca di fortune
che ancora faccio fatica a trovare
lontano da te
lontano dal cuore,
a udire altri suoni
a mirare altri colori
altre lingue e odori.

Non so se mi manchi,
non so se da te tornerei.
Conservo il ricordo nelle mie ossa
e negli occhi rivedo ogni stazione
che a te mi ha legato
Boccadasse rimane in me attaccata
come il turchese incastonato
nell’argento che l’accoglie. 







La poesia Janua Picta è tratta da: Luca Peirano,  Incanto e disincanto. Versi poetici di luoghi comuni e metafisici, Gruppo editoriale L'Espresso, www.ilmiolibro.it.