mercoledì 13 agosto 2014

The Shift (Il cambiamento)



THE SHIFT



(Il cambiamento)



"Io ascolto 
e suono quello che sento.
Non complico le cose...
Io le semplifico.
A volte basta soltanto
starsene fermi
mettersi in ascolto
e la musica arriva
...la musica di ognuno di noi".



Ho pensato di farvi un regalo, ma toccherà a voi concedervi solo un po' di tempo per apprezzare questo bel film documentario! 


Personalmente mi trovo in un momento particolare della mia esistenza; in qualche modo sto cercando delle risposte e la vita mi ha presentato stamattina l'opportunità di vedere questo film.
Non mi sono concentrato sulla figura di Wayne W. Dyer, autore conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, quanto piuttosto sul titolo: "Il cambiamento".

Ognuno di noi può sentire il magico fluire della vita, solo nel momento in cui si arrende, quando "molla gli ormeggi" che lo incatenano alla fissità, alla paura di lasciare le proprie sicurezze, le false certezze, che altro non sono che illusioni della mente, tutte le identificazioni, quelle sociali e quelle familiari, che non ci permettono di comprendere chi siamo realmente e di cosa siamo venuti a fare sulla Terra.

Siamo stati abituati a credere e a organizzare le nostre vite, in relazione a tutti i condizionamenti che con noi e il nostro spirito non hanno proprio nulla a che fare...

Giunge così il momento di tornare ad essere quegli spiriti liberi, quei "vasi vuoti", per essere finalmente riempiti dalle grazie che la vita ci offrirà su un piatto d'argento!
Ma com'è difficile comprendere questa semplice verità! Mi ha colpito molto la frase che ho scritto in calce al post, tratta proprio da una delle più belle scene del film: "Io ascolto e suono quello che sento. Non complico le cose... Io le semplifico. A volte basta soltanto starsene fermi mettersi in ascolto e la musica arriva... la musica di ognuno di noi".

Ho sentito vibrare quelle parole dentro di me, non tanto e non solo perché ho con il pianoforte un rapporto di amore antico, ma soprattutto perché è esattamente quello che sto vivendo in questo periodo della mia esistenza, ove tutti i nodi sembrano venire al pettine, come un momento di grazia profondissima, anche quando non tutto ciò che arriva ha il tepore di una carezza; spesso invece fa male, ma se è pur vero che "la verità vi renderà liberi", come diceva il Cristo, allora vale davvero la pena 'vedere', morire per poi rinascere. 

Lo starmene fermo mi pone  nella condizione di saper ascoltare, come mai ero riuscito a fare prima. 
Sembra una contraddizione, o una sciocchezza pensare una cosa del genere e, invece, è la soluzione a tutte le congetture della mente, a tutte le resistenze, a tutte le paure. 
Incredibile ma vero, soltanto nel silenzio - e qualche volta nel digiuno - possono arrivare comprensioni in modo molto lucido e inequivocabile.

Ringrazio con voi la vita che sempre mi sorprende, mi travolge e mi fa rimanere senza fiato di fronte alla bellezza che l'universo esprime di sé attraverso la comunione coi fratelli e le sorelle, nel sentirmi parte 
di tutto il mondo soltanto concentrando il pensiero cosciente alla realtà vera: tutti proveniamo dalla stessa identica matrice la quale elargisce sempre, se solo glielo permettiamo, i suoi doni e le sue meraviglie.

Spesso si è portati a pensare che un evento imprevedibile o tragico nella nostra vita o in quella dei nostri cari possa scatenare l'irreparabile, dimenticando che il più delle volte simili eventi sono solo l'inizio per noi di una nuova nascita, di un cambiamento appunto che ci toglie dalla nostra zona di comfort e ci getta nel turbine della vita che continuamente ci chiede di tornare ad essere chi siamo realmente, al di là dii tutte le maschere e i falsi bisogni.
Quando l'Ego viene letteralmente colpito da eventi imprevedibili sembra che ci caschi il mondo addosso, 
perché non abbiamo più il controllo e non sappiamo più da che parte girarci.
E' allora che la vita ci offre l'opportunità di revisionare il nostro veicolo e l'intera idea che ci siamo fatti di noi stessi e del mondo che ci circonda.
In quel magico istante o in quegli istanti che ci sembrano interminabili ci viene data la possibilità di rivedere e di dare una svolta che riempa tutto il vuoto 
che a lungo ci siamo portati dietro, come uno zaino pesantissimo sulle spalle. 
Allora possiamo mollarlo, benedicendolo comunque, perché ci ha finalmente permesso di soffrire, al punto da decidere di lasciarlo andare.





Allora e soltanto allora sgorgherà dal profondo del nostro cuore una felice beatitudine ove le persone che più ci hanno fatto soffrire saranno da noi benedette e ringraziate. Un passo dietro l'altro scaleremo la montagna per incontrare il nostro Sé e saremo connessi alla fonte, da cui tutto spira e volge. 



Dinaweh







  

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